26 dicembre 2008

Unico baluardo contro la casta dei furbi.

Caro Di Pietro,

sei rimasto l'unico baluardo sincero contro un sistema di connivenze e furberie. Tieni duro perchè la gente ti segue e incomincia a capire, che il gioco di destra e sinistra è una sceneggiata per tenere il popolo diviso su due fronti contrapposti, così da continuare a mantenere un potere e fare i propri interessi di bottega, a scapito di gente che lavora onestamente con duri sacrifici, ricevendo solo briciole di contentino democratico.
Continua perchè la fiducia in te cresce, ancor più quando la casta cerca di attaccarti per difendere i suoi troppi privilegi. Questi ben pensanti signori hanno quasi svenduto l'Italia allo straniero e fanno credere di amare una Patria che da anni non esiste più. Tieni duro per dare agli italiani onesti una speranza per continuare a credere che esistono persone serie, che amano la giustizia come legalità, uguaglianza e rispetto del prossimo.
Diffida sempre da chi possiede curriculum poco affidabili.
Auguri a te e famiglia

10 dicembre 2008

Commento su L'espresso "Le catene di Domenici sono anche le mie." Vanna Vignoli

Raffaele Innato ha scritto: 10 Dicembre, 2008 19:22
A proposito delle dichiarazioni del sindaco di Firenze Leonardo Domenici per la questione moralità nel PD: “Mi sarei dovuto incatenare tutti i giorni”. I giornalisti hanno chiesto al nostro premier di commentare la notizia del sindaco di Firenze, incatenato a Roma davanti alla sede di Repubblica. “Cosa volete che vi dica. E allora io chissà per quanto tempo mi sarei dovuto incatenare. Avrei dovuto farlo tutti i giorni”, ha risposto il Premier.
Mai una frase fu così azzeccata!

08 dicembre 2008

16 novembre 2008

Commento su L'espresso "Non mi do pace per la violenza che monta." Guido Boscolo

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 23:01
Io distinguerei due tipi di violenza.
C’è una violenza personale quando nasce da un malessere proprio, per ragioni che riguardano la propria sfera famigliare o fatti che si possono addebitare a questioni che riguardano uno stato d’insofferenza verso persone che vivono vicino al proprio ambiente.
C’è una violenza sociale, che invece riguarda i gruppi d’individui, che nutrono un malessere verso una società che non sentono di condividere, per cui reagiscono in branchi o in associazioni a delinquere, scaricando su i più deboli le proprie meschinità e incapacità di confrontarsi.
Questa violenza, si acuisce quanto più la società si dimostra debole ed incapace al rispetto delle regole democraticamente condivise. Regredisce, quando la società riesce a dare quelle risposte di pacifica convivenza e uguaglianza dei diritti doveri di ognuno.

15 novembre 2008

Commento su L'espresso “Salve, sono Nino” Nino Foggy

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 22:24
Caro Nino,
sei il benvenuto tra noi.
Come tu stesso affermi, in una società le regole democraticamente stabilite vanno rispettate da tutti. Poi, c’è sempre l’eccezione che conferma la stessa regola. Nel caso che tu denunci, bisognerebbe vedere se, la strada che improvvisamente porta il segnale del limite di velocità a 50km/h, sia uguale in toto al resto della strada che invece il limite è a 90km/h. In tal caso si dovrebbe intervenire a conformare il limite. Se, invece, il tratto in oggetto è diverso e pone un rallentamento, per cui il segnale è giusto, allora si è obbligati a rispettare quel limite.
Io, capisco il problema e l’esigenza dei tuoi genitori, che appena possono fiondano verso il loro amato figlio. Però considerando che il tratto del limite a 50km/h è breve, non vedo il guadagno della visita se dura un minuto in più.
La cosa importante è che i tuoi ti amano come ci fai capire, e che devi fare eccezione alla regola, per cui devi correre molto rapidamente verso la guarigione senza porre limite alla velocità. Anzi, se vuoi, ti è permesso un bel gesto col tuo dito medio verso l’alto, per dire: “ti ho fregato! E continuo per la mia lunga strada.”
Un abbraccio
Raffaele

Commento su L'espresso "Bolzaneto. Giustizia è sfatta." Salva Tores

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 19:46
Chi ha la disavventura di entrare nelle aule di giustizia italiana, si fa un’idea di come sia faragginosa e complicata affrontare una causa, aspettarsi una sentenza giusta ed equilibrata.
La maggior parte delle cause sono gestite dagli avvocati che, all’insaputa dei propri clienti, decidono come è più comodo e conveniente affrontare il contenzioso in corso. Il giudice, di solito, acquisisce una serie di fascicoli con prove e controprove, perizie, testimonianze, riferimenti a leggi ed a sentenze già emesse. Per prassi consolidata, considerando anche le tantisssime cause in corso che ogni giudice deve giudicare, tendono a rinviare le udienze prolungando per anni una sentenza, che il più delle volte non soddisfa nessuna delle parti.
I fatti del Bolzaneto, sono stati visti e commentati da più parti, ma: “Quella notte è cominciata una settimana prima. Quando a Bolzaneto sono arrivati un centinaio di agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria”. Così un poliziotto anonimo dichiara e ammette che “nella polizia c’è ancora tanto fascismo, c’è la sottocultura di tanti giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della penitenziaria. L’intervento lo hanno fatto i colleghi del Reparto Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a dirigerlo c’erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro che la questura di Genova che è stata esautorata. E’ stata una follia. Sia per le vittime, che per la nostra immagine, che per i rischi di una sommossa popolare. Quella notte in questura c’era chi bestemmiava perché se la notizia fosse arrivata alle orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di Brignole, si rischiava un’insurrezione”.La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un “lager” comincia lunedì con l’arrivo dei Gom, reparto speciale istituito nel 1997 con a capo un ex generale del Sisde, e già protagonista di un durissimo intervento di repressione nel carcere di Opera. “Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a Bolzaneto è stata una sospensione dei diritti, un vuoto della Costituzione. Ho provato a parlarne con dei colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non dobbiamo avere paura, perché siamo coperti”.Quella notte. “Il cancello si apriva in continuazione - racconta il poliziotto - dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all’interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli…Comunque c’è stato chi di noi ha approvato, chi invece è intervenuto, come un ispettore che ha interrotto un pestaggio dicendo “questa non è casa vostra”. E c’è stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha vergogna”…
E’ evidente che azioni criminose di questa portata, non possono essere il frutto solo di alcuni “prestanti” poliziotti, che decidono autonomamente di attuarle se non hanno un ordine ben preciso dall’alto.
E’ evidente che in Italia i criminali di professione non sono mai condannati, perchè hanno ricevuto il libero arbitrio. Mentre la gente “dei semplici” che sono la stragrande maggioranza, è stata già condannata con sentenza definitiva ad una vita di lavoro precario dipendente perenne, con enormi sacrifici, poco o niente soddisfazioni, arresti domiciliari a vita…
Così ingiustizia è stata già fatta!
…E tutto questo è accaduto per una mela della verità che fu strappata dall’albero della conoscenza, a cui solo ad alcuni è permesso accedere.
Mistero della vita!

07 novembre 2008

05 novembre 2008

Il primo discorso da Presidente di Barack Obama.

Barack Obama


Buonasera Chicago! Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta che hanno dato le file davanti le scuole e le chiese, mai così lunghe nella storia di questo paese, fatte da gente che ha atteso tre ore, quattro ore, molti per la prima volta nella loro vita, perché credevano che questa volta poteva essere diverso, e che la loro voce poteva essere quella differenza. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. E’ la risposta che ha guidato tutti coloro ai quali per lungo tempo e da molti è stato detto: siate scettici, abbiate dubbio e paura, riguardo a quello potrà succedere! ...e li ha guidati a mettere le proprie mani sul cammino della storia per dirigerlo ancora una volta verso la speranza di un giorno migliore. C’è voluto molto tempo, ma stasera, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in questa elezione, in questo specifico momento, oggi il cambiamento è in America. Poco prima, in serata, ho ricevuto una chiamata di straordinaria cortesia dal Senatore Mc. Cain. Il Sen. Mc Cain si è battuto a lungo e con tenacia in questa campagna. E ha combattuto ancora più a lungo e con tenacia per il Paese che ama. Ha sostenuto per l’America sacrifici che molti di noi non potrebbero nemmeno immaginare. Siamo grati per il servizio reso all’America da questo leader audace e coraggioso. Mi congratulo con lui. Mi congratulo con il Governatore Palin per ciò che sono riusciti a realizzare. E sono impaziente di lavorare con loro per rinnovare la promessa di questo Paese, nei mesi che verranno. Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio, un uomo che ha fatto una campagna elettorale di cuore, che ha parlato in nome degli uomini e delle donne coi quali è cresciuto per le strade di Scranton e coi quali torna in treno a casa, in Delaware: il vice presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. E non sarei qui stanotte se non fosse stato per il sostegno incessante del migliore amico dei miei ultimi 16 anni, pilastro della nostra famiglia, amore della mia vita, la First Lady Michelle Obama. Sasha e Malia: vi amo più di ciò che possiate immaginare; vi siete meritate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. E anche se non è più con noi, io so che mia nonna ci sta guardando, come ci guarda la famiglia grazie alla quale io sono ciò che sono. Mi mancano, stasera, e so che il debito che ho nei loro confronti è incommensurabile! A mia sorella Maya, a mia sorella Alma, a tutti i miei fratelli e le mie sorelle: grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato. Al responsabile del mio staff elettorale, David Plouffe, taciuto eroe di questa campagna, che ha realizzato la migliore, la migliore campagna politica, penso, della storia degli Stati Uniti d’America! Al mio capo stratega, David Axelrod che è stato mio partner in ogni passo del cammino percorso. Alla migliore squadra elettorale mai messa assieme nella storia politica: a voi tutto ciò è dovuto, e vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per realizzarlo. Ma al di sopra di tutto, non dimenticherò mai coloro ai quali realmente appartiene questa vittoria. Appartiene a voi! Appartiene a voi! Non sono mai stato un candidato favorito per questa carica. Non abbiamo mai avuto né molto denaro né molto consenso. La nostra campagna non è stata ordita nelle stanze di Washington. È cominciata nei cortili di Des Moines, nei soggiorni di Concord, sotto i portici di Charleston. E’ stata fatta da uomini e donne che hanno dato quel poco che avevano da dare: 5 o 10 o 20 dollari per la causa. Ha tratto la propria forza da quei giovani che hanno respinto il mito di una generazione apatica e hanno lasciato le proprie case e le proprie famiglie per lavori che offrivano pochi soldi e ancor meno riposo. Ha preso la propria energia da quei meno giovani che hanno sfidato il freddo gelido e il caldo bruciante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti, e dai milioni di americani che hanno prestato la propria opera volontaria e lavorato e provato che, più di due secoli dopo, il governo delle persone, dalle persone e per le persone non è stato inghiottito dalla Terra. Questa è la vostra vittoria! E io so che non avete fatto tutto ciò che avete fatto per vincere un’elezione. E so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché capite l’enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte stiamo festeggiando, sappiamo bene che le sfide che ci attendono domani saranno le più importanti della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria del secolo. Anche se stanotte siamo qui, sappiamo che ci sono dei coraggiosi americani che si stanno svegliando nei deserti dell’Iraq e nelle montagne dell’Afghanistan per rischiare le proprie vite per noi. Che ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro bambini si saranno addormentati e si chiederanno come faranno con l’ipoteca o a pagare il conto del medico o a risparmiare abbastanza per l’università dei loro figli. Ci sono nuove energie da imbrigliare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire, minacce da fronteggiare, alleanze da ricostruire. La strada che abbiamo davanti è lunga. La salita è ripida. Potremmo non arrivarci in un anno e nemmeno in un mandato. Ma, America, non ho mai auto tanta speranza quanta ne ho stasera sul fatto che ci arriveremo! Io vi prometto che noi ci arriveremo! Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutto ciò che deciderò o con le mie politiche da Presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma sarò sempre onesto con voi riguardo alle sfide che dovremo affrontare. Vi ascolterò, soprattutto quando non sarete d’accordo. E, sopra ogni cosa, vi chiederò di partecipare alla ricostruzione di questa nazione, nell’unico modo in cui l’America è stata fatta per 221 anni - - edificio per edificio, mattone per mattone, mano callosa per mano callosa. Ciò che è cominciato 21 mesi fa nel cuore dell’inverno non può terminare in questa notte d’autunno. Questa vittoria da sola non è il cambiamento che vogliamo. E’ solo l’opportunità di realizzare quel cambiamento. E ciò non può accadere se ritorniamo indietro al modo in cui le cose erano. Non può accadere senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. Dunque facciamo appello ad un nuovo spirito di patriottismo e di responsabilità, per cui ognuno di noi si rimbocchi le maniche e lavori duramente e si prenda cura non solo di sé stesso ma anche degli altri. Ricordiamoci che se la crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere un Wall Street ricco e un "Main Street" (n.d.t inteso nel senso del popolo, della gente comune) in sofferenza. In questo paese, nasciamo e moriamo come Una Nazione, Un Popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo. Ricordiamoci che è stato un uomo originario di questo stato a portare per primo lo stendardo del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori dell’autostima, della libertà individuale e dell’unità nazionale. Quei valori sono valori che tutti noi condividiamo. E mentre il Partito Democratico vince un’importante elezione stanotte, noi lo facciamo con una dose di umiltà e determinazione a sanare le divisioni che hanno ostacolato il nostro progresso. Come disse Lincoln di fronte ad una nazione ben più lacerata della nostra, noi non siamo nemici ma amici. Anche se le nostre passioni possono averci infiammato, non devono rompersi i nostri legami di affetto. E per quegli americani il cui sostegno non ho ancora guadagnato: posso non aver vinto il vostro voto stanotte, ma sento le vostre voci, ho bisogno del vostro aiuto. E sarò anche il vostro Presidente. E per tutti coloro che stanotte ci guardano al di là delle nostre sponde, da palazzi e parlamenti, per coloro radunati attorno alle radio negli angoli dimenticati del mondo: le nostre storie sono differenti, ma il nostro destino è comune, ed una nuova alba per una leadership americana è a portata di mano.

Commento su L'espresso "Oggi è una bella giornata. Godiamoci l'attimo fuggente". Antonio Porta

Raffaele Innato ha scritto: 5 Novembre, 2008 13:46
Si è aperto uno spiraglio dal tunnel lungo e buio, in cui il mondo si è incamminato.
Dobbiamo inseguire quella piccola filtrante luce. Non dobbiamo correre, dobbiamo stare attenti a non inciampare e a non scontrarci, per non disperderci in meandri tortuosi e inconcludenti. Questo è il momento di stare uniti perchè possiamo salvarci da chi ci ha messo crudelmente in questa situazione senza ritorno. Tornare indietro significherebbe disconoscere le nostre capacità di saper guardare avanti. Ci conviene fermarci il tempo di riflettere, dopodichè prendere con passo decisivo, quel percorso di convenienza e collaborazione che ci faccia arrivare, quanto prima, ad allargare quello spiraglio di speranza, tanto da farci attraversare tutti verso quella luce che è la nostra salvezza e il nostro benessere.
Cogliere l’attimo per rinascere!

Da oggi è nata una democrazia. Il cittadino della razza umana Barak Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d'Amarica!

Il senatore dell'Illinois Barack Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti: 47 anni, figlio di un'americana del Kansas e di un cittadino del Kenya, da oggi porta il suo messaggio riformista di cambiamento. Il neo Presidente ha dichiarato:"Se c'è qualcuno qua fuori che ha dubitato un solo istante che l'America è il luogo dove tutto è possibile, che si chiede se i sogni dei padri fondatori sono ancora vivi, che ancora mette in dubbio il potere della democrazia, questa notte ha avuto la sua risposta. La strada che abbiamo di fronte è lunga. La scalata ripida. Potremmo non farcela in un anno o in un mandato, ma l'America ho speranza che possa farcela, anzi ce la farà, come popolo".
Anch'io mi sento speranzoso, che la strada del cambiamento tracciata da Obama possa fare da apripista al mondo intero, per creare quella fiducia e quella solidarietà, di cui ne avremmo un gran bisogno.
Io ho un sogno: "che tutti i popoli possano comprendere quanto i conflitti e le disuguaglianze sono portatori di disastri e la pacificazione invece è portatrice di vita e di amore."

01 novembre 2008

Commento su L'espresso "Siamo uomini o tifosi?" Francesco Polverini

Raffaele Innato ha scritto: 1 Novembre, 2008 20:07
Caro Francesco,
in parte risulta vero che ci vogliamo sentire dire o recepire l’informazione per quello che ci fa più convenienza. Quando si va dal medico nessuno vorrebbe sentire di avere una malattia seria. Il danno minore di una disinformazione nello sport e nel calcio, è poca cosa (non giusta) rispetto ad una disinformazione che invece tocca interessi e valori esistenziali dell’uomo. Ancora maggiore diventa il danno se la disinformazione risulta falsa, sconvolgendo una sacrosanta verità. Da qui poi nascono le ribellioni e la rabbia. Allora, ragione vuole che qualsiasi notizia deve essere letta tra le righe, controllata, verificata e darle il giusto peso, a seconda l’importanza dell’argomento e del suo trascendere. Mai farsi prendere solo dal titolo a carattere cubitale! Ponderare, ascoltare e risentire più volte, se necessario, senza farsi prendere dall’ansia o dal panico. Se avete notato, le notizie che più si vogliono far risaltare all’opinione pubblica, vengono date con enfasi e gridando, quelle meno rilevanti da far ascoltare, sono date con tono più basso e breve. Se ricordate bene il tg di “canale 5″ è stato il primo in Italia a gridare i titoli di apertura. Ora mi sembra evidente che il pluralismo dell’informazione è di assoluta importanza, specialmente se a detenere i mezzi d’informazione sia un solo proprietario o anche più proprietari che hanno l’unico fine di gestire i flussi per interessi privati. Bene è stato l’avvento di internet che riesce a far sentire più voci fuori dal coro. E bene facciamo noi se non ci chiudiamo nella lotta fratricida di stare o da una parte politica o dall’altra. Noi, invece, dobbiamo capire e comprendere che non dobbiamo avere nessun timore di parlarci, di dialogare, di sentirci e di ricercare la verità, che probabilmente non sta tutta da una parte, ma che è bene conoscerla, per prendere decisioni e strade che più si addicono al nostro interesse di persone vere che fanno il loro dovere e che pretendono i loro diritti, compresa la giusta e vera informazione.
Un caro saluto

31 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Sono tornati i giovani. Qualcosa cambierà” (Stefania Rossini)

Raffaele Innato ha scritto: 31 Ottobre, 2008 13:19
Cara Rossini,
la sua interessante lettera mi dà lo spunto per esporre e far conoscere cosa ho scritto alcuni anni fa nel mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà”(pubblicato solo nel dicembre 2007), precisamente a pag. 42 e 43 cap.1: “…si stava creando l’idea di una globalità del Pianeta, solo attraverso il mercato internazionale dei prodotti per la libera concorrenza, come scambi di merci, spiegandola come una giusta condizione di parità di prodotti a garanzia di qualità e di costi inferiori, diritti dei popoli, liberi di scegliere in un clima di democrazia, il miglior prodotto.In realtà, si costringevano le popolazioni tutte ad accettare supinamente ogni prodotto imposto da un mercato, gestito da grandi imprese e finanzieri, promovendo, così, un sistema capitalistico sempre più individualistico ed egoistico, sulle basi di un mondo globalizzato fittiziamente. Di fatto, facendo perdere il clima solidale e di collaborazione dei popoli, che fino ad allora si era cercato di avviare a costruzione con grande difficoltà.
In questo putiferio generale egocentrico, nel marasma inquietante di una società decadente e moribonda, dove tutto era divenuto il contrario di tutto. Incredibilmente, però, pian piano dal ventre di questo organismo malsano sono usciti gli anticorpi benefici. Cioè sono nati e si sono formate associazioni, movimenti e gruppi spontanei, sempre più numerosi, di centinaia di milioni di persone, che sono serviti a fare da apripista.
Questi rivendicavano più giustizia, solidarietà, pace, uguali diritti e doveri: evidenziavano una molteplicità di guasti e di storture in un sistema capitalistico individuale globalizzato. Contestavano le disparità enormi che favorivano i ceti più privilegiati rispetto ai meno abbienti. Con il passare del tempo, questo divario diventava sempre più ampio e in maniera proporzionale cresceva anche il malessere degli scontenti.
Un po’ a ragione e un po’ a torto, questi movimenti, per farsi ascoltare, usavano mezzi e modi ora pacifici e ora un po’ cruenti.
Col trascorrere del tempo, però, questa massa di persone diventava sempre più grande, più convinta e mobilitata a voler cambiare le regole per una società più umana.
La certezza e la determinazione di questa moltitudine di gente per un cambiamento reale della società, si palesavano dal fatto che, tutti i propri componenti, appartenenti a larghi e diversi strati sociali ed economici, seppure con diverse credenze religiose cominciavano a ritrovarsi e confluire sugli stessi valori di solidarietà. Aggregandosi compattamente in un’unica collettività e rivendicando il diritto per tutti ad avere e godere della stessa parità, senza alcuna discriminante. Fatto del tutto nuovo che, rispetto ai tanti movimenti contestatori del passato non era mai avvenuto poiché manifestavano, perlopiù, per ragioni ideologiche, di classe e di religione.
Quindi, questo loro nuovo modo di evidenziarsi e di proporsi, il far parlare dei problemi reali, il far discutere la gente tra la gente, il far prevalere la ragione dei valori reali rispetto a quelli futili e fatui, ha fatto breccia nei cuori e nelle menti delle persone. Prima a quelle più sensibili e poi a quelle meno sensibili. Fino ad allargarsi sempre di più, a macchia d’olio. Tanto che, tutti noi planetari, presi da piccoli o grandi problemi di vita quotidiana, dopo essere stati in condizione di letargia finalmente, abbiamo aperto i nostri occhi e abbiamo iniziato a prendere coscienza che la situazione mondiale stava davvero degenerando.
Paradossalmente, alcuni degli stessi oggetti virtuali, si sono ritorti contro il sistema, aiutando di molto la diffusione dei pensieri e delle immagini, propagandando i reali obiettivi e quindi accelerando la ragione di necessità del cambiamento.
Perciò la nostra è stata una vera rivoluzione avvenuta dal basso, cioè dal popolo. Non è stata imposta da una Nazione potente o da alcuni governi o governanti, ma è stato il frutto di una presa di coscienza generale, nata da una esigenza oggettiva ed obiettiva della situazione gravissima in cui era caduta la popolazione mondiale…”
Con questo, ho voluto evidenziare che “l’onda” degli studenti e delle persone operose che, in questi giorni hanno manifestato pacificatamente e massicciamente contro una legge imposta, non nasce da un disegno politico preconfezionato da qualche stratega o da una sola parte del mondo politico, ma è il frutto delle aberrazioni e delle politiche fallimentari di questi ultimi decenni di una politica nazionale e internazionale, che ha copiato maldestramente, una politica oligarghica costruita solo sul valore del danaro e dell’apparenza, in danno forse irreversibile di una politica, che invece ha bisogno del contributo di idee e di valori della gente e dei popoli, per costruire un mondo senza danaro, ma vissuto in una reale solidarietà dei popoli per il benessere comune.
Una piccolissima e speranzosa fiammella si è accesa, ma non basta, bisogna continuare per vedere la luce nel suo splendore naturale, altrimenti ritorneremo nel buio pesto.
Un caro saluto

Commento su L'espresso “Altro che riforma. E’una semplice operazione di cassa”(Anna Caturano)

Raffaele Innato ha scritto: 30 Ottobre, 2008 21:51
E’ evidente che questo governo eletto, ahimè, democraticamente dal popolo sovrano con una legge elettorale antidemocratica (porcata), non vuole bene al paese. Sta solo cercando di comandare e non di governare. Qualsiasi proposta venga dall’opposizione in parlamento o dalla gente nelle piazze a manifestare un dissenso a decreti legge inopportuni, non viene presa in considerazione, anzi, si dimostra come un fastidio. Purtroppo, siamo in presenza di persone intolleranti, che non amano ascoltare chi la pensa in maniera differente da loro. D’altronde, la provenienza di queste persone è ben nota per l’antidemocraticità innata. Ad iniziare dal capo supremo che avrebbe voluto, se ricordate bene, il 100% dei voti per governare senza alcuna opposizione e che auspicava di fare il partito unico, cioè solo il suo partito. Per proseguire con il partito post fascista, che con qualche eccezione, sappiamo quale idea di democrazia hanno potuto assimilare in così poco tempo dalla svolta di Fiuggi, insieme ad una lega che pensa all’Italia come nazione di appartenenza, solo quando c’è da ritirare lo stipendio da parlamentari nella Roma ladrona. Quindi, si fa bene ad opporsi in massa e pacificamente, senza cadere nelle provocazioni di frange ben note, dimostrando che il paese ha bisogno di essere governato con leggi condivise e dopo aver ascoltato tutte le proposte di chi è a conoscenza dei problemi reali. E farebbe bene anche il Presidente della Repubblica a schierarsi con la gente e col paese che soffre e che ama la nazione, e non fare l’equidistante, che non serve a nessuno, se non a chi già ha il potere in parlamento e al governo sul popolo, il quale, invece, sta dimostrando compattamente di avere, per il futuro dei giovani, un idea diversa di come riformare la scuola e la società per migliorarle.

26 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Tutti in piazza. Finalmente!" (Alfredo Giannini)

Raffaele Innato ha scritto: 26 Ottobre, 2008 19:14
La manifestazione del 25 c.m. ha mostrato, ancora una volta, che c’è un popolo di centrosinistra onesto, legale, leale, garbato, pacifico, intelligente, serio, composto da persone e famiglie che chiedono al governo, prima, e all’opposizione, dopo, di costruire un Italia che rispetti il popolo che lavora, che vuole lavorare, che vuole vedere un futuro per i figli basato sulle certezze e in condizioni dignitose. Leggendo e guardando i volti delle persone presenti, si capiva la delusione di una politica che non sa ascoltare e che non sa guardare i problemi della gente. Questi politici (magari lo fossero!) non riescono a vedere più del loro naso, non sono capaci di avere idee lungimiranti, vivono alla giornata. Un giorno va bene il petrolio, domani va bene il nucleare, nel frattempo l’India ha mandato una sonda sulla luna per trovare l’elio-3, di cui avranno bisogno per far funzionare i futuri reattori a fusione nucleare che tutto il mondo sta studiando per produrre energia. Con sole 10 tonnellate di Elio-3, si possono soddisfare i bisogni energetici dei cinesi per almeno mezzo secolo ».
Con la mia lettera alla gentile Rossini, ho voluto evidenziare che le parole dette da Veltroni, secondo me, sono esatte. Il problema dell’Italia è che non abbiamo gente o politici capaci di saper governare questo nostro grande paese. Non ci scordiamo che noi tutti (centrosinistra o centrodestra) siamo tutti figli di quella generazione che dopo la seconda guerra mondiale, dopo pochi anni, è riuscita a ricostruire dalle rovine un grande paese. Noi ci meritiamo una classe dirigente onesta e capace all’altezza di un popolo operoso che non ha grandi pretese, se non quelle di avere: un posto di lavoro adeguatamente remunerato, un tetto non oneroso per abitare, una scuola pubblica che funzioni, una sanità che curi bene senza speculare, una giustizia che funzioni con sentenze più celeri e più giuste, la possibilità di vivere in un clima democratico, dove le idee altrui siano rispettate e dove poter manifestare pacificamente il proprio dissenso, senza la paura di trovarsi o in galera o con la testa rotta. Io credo che questa manifestazione, riuscita bene grazie alla gente che vi ha partecipato, contiene un messaggio di bisogno verso tutti coloro che hanno la pretesa di dirigerci, che è quello di smetterla di pensare ai propri meschini interessi di parte e personali, ma di aver la consapevolezza che c’è un popolo italiano e gente perfettamente integrata, che chiede a chi non ha interesse generale e incapace di dare le dimissioni, e chi ha interesse reale per il paese di accettare l’aiuto e le idee che vengono dalla base.
Io mi sono permesso di coniare una sigla A.R.C.A. (A=Ascoltare, R=Riflettere, C=Capire, A=Agire).
Speriamo bene!

23 ottobre 2008

22 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Aiutare i poveri a spese di altri poveri" (Roberto Blanco)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Ottobre, 2008 19:59
Mentre si vogliono aiutare i poveri togliendo i soldi dalle tasche dei poveri,Adriana Lima indossa il “Black diamond miracle bra”, il super reggiseno più caro della storia creato da Victoria’s Secret. L’indumento costa la modica cifra di 4 milioni di euro ed è composto da 3.900 pietre preziose, migliaia di minuscoli diamanti neri, 117 diamanti da un carato ciascuno e 34 rubini. La sua peculiarità sono le due grosse (e rarissime) lacrime di diamante nero da 100 carati.Questa si che è vera solidarietà! Quando si dice la bontà umana!Propongo una Robin tax alla Tremonti, una bella raccolta in danaro dai 15 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà (meno di 30 centesimi di euro per ognuno), per regalarlo alla signora Veronica Lario, ne avrebbe tanto di bisogno, poveretta!?

18 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Tra Cofferati e Guzzanti chi è il padre migliore?" (Paola De Cesare)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Ottobre, 2008 21:32
Lasciando la decisione ai figli di giudicare i padri, posso solo esprimere un parere sulla personalità pubblica dei due politici.
Cofferati ha dimostrato di saper fare bene il ruolo da sindacalista in uno dei periodi più difficili ma anche denso di significativi successi per il sindacato stesso: l’accordo sulla concertazione del 1993, la riforma delle pensioni del 1995, il no alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il quale il 23 marzo 2002 al Circo Massimo di Roma parla davanti ad una folla di circa tre milioni di persone, in una delle maggiori manifestazioni italiane del dopoguerra. Il passaggio alla politica lo ha visto meno protagonista in positivo, per colpe che di certo non possono essere addebitate solo a lui.
Guzzanti Paolo, da buon socialista anticomunista, ha pensato bene di scegliere la strada del partito della libertà, dove poter esprimere liberamente tutto quello che dice il suo capo, poi a ravvedersi che forse anche il capo qualche errore di democrazia lo commette. Se lo dice il Guzzanti bisogna credergli!? Ma chi Guzzanti? Sabina, Corrado o Caterina? Mah… Mai mettere il naso nelle famiglie… si finisce che ci si confonde e non si sa come va a finire.

17 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Io professore, massacrato in una scuola privata” (Angelo Rossi)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Ottobre, 2008 19:19
Caro Angelo,
questa sua brutta esperienza le ha fatto comprendere quanto difficile è insegnare. In questa società dove il danaro è il padrone, pretendere d’insegnare a ragazzi che non hanno nessuna voglia d’imparare perchè tanto non cambia la loro prospettiva di vita, diventa quasi impossibile. L’errore o la conseguenza di questo malessere, sta nella mancanza di valori e di ideali della nostra società. Se tutto il sistema sociale economico si basa sulla valorizzazione del danaro e della sua potenza, è ovvio che tutti gli altri valori vengono svalutati, perdono significato. Quando si è molto giovani, non si riesce a distinguere quale può essere la strada più giusta da percorrere. Sono gli eventi esterni che trascinano a seguire le mode o i luoghi comuni dei ragazzi, facendoli assomigliare a degli automi telecomandati. Per fortuna non tutti i ragazzi sono figli condizionati di questo malessere. Ci sono ragazzi che hanno voglia di sapere e d’imparare. Seguono con interesse le lezioni cercando di capire quale può essere il proprio futuro. Da questi ragazzi bisogna prendere esempio per costruire una scuola vera, nella quale preparare gli insegnanti ad insegnare. Si, perchè non basta essere preparati culturalmente per fare il professore, è necessario avere la capacità di saper insegnare. Un buon insegnante deve riuscire a capire come stimolare gli alunni a seguire le lezioni.
Noi ragazzi del ‘68 di una scuola tecnica, eravamo una classe molto “movimentata”, il nostro professore d’italiano giovane, ma con la predisposizione all’insegnamento, aveva compreso che insegnare alla classica maniera non avrebbe portato a risultati positivi, quindi, pensò bene di diventare uno di noi, usando il metodo partecipativo d’interrogarci dal posto col libro aperto, che si poteva tranquillamente sfogliare e commentare. Ebbene, noi diventammo dei ragazzi interessati e bravi.
Ci fosse stato un’altro insegnante avremmo continuato sulla falsa riga.
Ogni buon mestiere ha bisogno sempre di un buon maestro, non “unico”.
Non si arrenda, la vita continua.
Un caro saluto

16 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Caro Saviano, la tua partenza è una sconfitta per noi non per te” (Mauro Ottonello, Genova)

Raffaele Innato ha scritto: 16 Ottobre, 2008 21:09
Caro Roberto,
non so se un luogo diverso dall’Italia ti possa dare più tranquillità. Non so se al tuo posto sceglierei di rimanere o di andarmene. So che è giusto che tu faccia la tua vita di persona libera, come hai dimostrato di esserlo denunciando fatti e persone appartenenti a quella malavita, che tanto malessere e devastazione crea in un mondo che avrebbe bisogno di civile convivenza e amore del vivere solidale.
Sono un meridionale come te e come te ho vissuto la mia adolescenza da esterno tra gente abituata alla legge della mala. Io abitavo di fronte al boss della città, morto molti anni fa. Quasi quotidianamente, noi abitanti del quartiere, assistavamo ai combattimenti tra bande e famiglie contro famiglie. Poi, arrivava puntualmente il boss che metteva tutti al proprio posto. Noi ragazzi e gente del quartiere, avevamo nei confronti del boss, il senso del timoroso rispetto. Bisogna dire che i bravi ragazzi e le persone per bene godevano del suo rispetto e della sua protezione gratuita. Se un delinquente si permetteva di darci fastidio lui interveniva in nostro favore. Questo modo di fare, ai nostri occhi, lo faceva diventare simpatico. Però, noi per la nostra strada legale e loro i malavitosi per la loro strada illegale. La delinquenza di allora si finanziava dalla prostituzione, dal gioco d’azzardo, dall’usura e dal pizzo, non per tutti. Ho avuto modo di conoscere da vicino i malavitosi con le loro debolezze e la loro arroganza di “dritti”. Noi a Taranto usiamo dire che il dritto muore sempre dalla mano del più fesso, proprio perchè nei confronti del più fesso si sentono troppo sicuri. Quindi, persone in carne ed ossa con qualche pregio ma molti difetti. Uomini, nati dal malessere di una società malata che pur tecnologicamente moderna e avanzata, si trascina un malcostume atavico, dove ci deve essere: il furbo e il fesso, il criminale e il buono, l’onesto e il disonesto, il ricco e il povero, il padrone e lo schiavo, il lavoratore e il disoccupato, l’arrogante e l’umile, l’eroe e il vigliacco, il dirigente strapagato e l’operaio malpagato, il corrotto e l’incorrotto… Tutte persone che fanno parte di un circuito vizioso e viziato da ingiustizia millenaria, chi comanda e chi subisce, con giustificazioni diverse, pensate e tramandate da mentecatti per favorire i più egoisti e i più scaltri, ma che porta ad un solo fine per tutti, la tragedia umana e la fine di tutto.
Allora, chi riesce ad evidenziare ed a sdradicare questo marciume, cercando di riportare ogni uomo sulla diritta via della solidarietà umana e del felice convivere, in un mondo più giusto e più equo per tutti, ha solamente da guadagnare, in termini di benessere corporeo e di soddisfazione di vita, chi invece, rimane impigliato nella rete di questo sistema perverso non avrà mai conosciuto la libertà del vivere.
Un caro saluto
Raffaele

14 ottobre 2008

E se anche a Brindisi le chiedessero il pizzo?















Lina Wertmüller

Lina Wertmüller, la signora del cinema italiano, pantaloni a scacchi rossi e bianchi, pendant con l´immancabile montatura bianca sugli occhietti, aveva allestito a Taranto e a Martina Franca il set "Mannaggia alla miseria", dove avrebbe girato tutte le scene del suo film. Dopo aver girato diverse scene, ha spostato il set da Taranto a Brindisi per sfuggire alle continue richieste di denaro (pizzo).
La scelta di girare in Puglia era perchè è bella e porta fortuna, luogo prescelto per il suo primo set con "I basilichi". Quindi, nessuna esitazione, l´idea di Lina Wertmüller sulla Puglia rimane, malgrado le improvvide richieste di pizzo ricevute in terra tarantina che hanno costretto la troupe ad un improvviso cambiamento di programma. In 70 fra regista, attori, tecnici e produttori sono approdati ieri a Brindisi con un giorno d´anticipo, stavolta adeguatamente scortati dalla polizia. A Taranto, invece, erano rimasti alquanto scoperti, con poca protezione.
Il lavoro perciò prosegue, tensione alle spalle, mentre Lina Wertmüller impartisce le sue direttive. Da parte mia, rimasto costernato per l'accaduto riprovevole, come cittadino tarantino, la regista con tutta la sua troupe hanno la massima solidarietà.
Però vorrei fare una osservazione. Quasi tutte le pellicole della Wertmüller riflettono in maniera inequivocabile il suo impegno politico e sociale, con i personaggi principali aderenti all'anarchismo, al comunismo (se uomini) e al femminismo (se donne). Anche la trama e le azioni principali degli attori riflettono i conflitti socio-economici "lotta di classe" presenti nella storia dell'Italia. Alcune critiche rivolte alla regista sono state quelle di rappresentare il sud-Italia e i sud italiani secondo l'ottica di luoghi comuni che ha sicuramente il suo massimo picco in "Io speriamo che me la cavo" dove un professore proveniente dal nord Italia arriva per sbaglio in un comune in provincia di Napoli a portare ordine in una scuola afflitta da evasione scolastica e governata da una preside assenteista e da bidelli che chiedono il pizzo sulla carta igienica ed i gessetti. I bambini vengono prima mostrati come piccoli criminali, ma poi il professore riesce ad andarci d'accordo fino a tirare fuori il loro lato dolce ed affabile. Il film, ambientato a Corzano (comune inesistente nella realtà) mostra case diroccate, strade cadenti e immondizia in ogni dove ed è stato girato nelle zone periferiche di Taranto e nel centro storico di Corato.
Ora il fatto di preferire Brindisi a Taranto, dopo la richieste di pizzo, mi fa pensare che per la grande regista, fare le battaglie politiche-sociali, stando dietro una macchina da presa pescando e inventando immagini desiderate, risulta molto differente e più comodo, che farle restando sul posto e affrontarle nella realtà.
E se anche a Brindisi le chiedessero il pizzo?

24 settembre 2008

Commento su L'espresso "Trionfa un nuovo movimento: l'Irridentismo" (Salva Tores)

Raffaele Innato ha scritto: 24 Settembre, 2008 21:26
Caro SalvaTores,
giustamente, in una creativa e simpatica satira, hai messo in evidenza la differenza abissale tra i Politici di qualche decennio fa e i politicanti di adesso. Con il distinguo che, nel centrosinistra di oggi e in qualche anziano politico di centro e di qualcuno di destra, qualche politico lo puoi trovare ancora, perchè ha frequentato da ragazzo la scuola del partito e seguiva un ideale.
I signori “irridenz” che tu hai menzionato e che si fregiano di sedere su poltrone importanti pur non essendo all’altezza del compito, sono quasi tutti ex scartine di partiti coinvolti in tangentopoli, che hanno pensato bene di trovarsi una nuova collocazione nella società imprenditoriale, di un movimento chiamato forzatamente e abusivamente “forza Italia”. Un movimento che nelle intenzioni vuol essere un partito “unico” (in effetti è unico al mondo), senza avere una base idealistica e programmatica sociale democratica di riferimento. Dice di essere contro il comunismo, e appoggia e condivide tutto quello che comunismo non è. Infatti, quando si chiede al capo indiscusso del movimento se è antifascista, risponde che ha altro a cui pensare. Dialoga con tutti, ma solo se gli interlocutori rispondono alle sue richieste, altrimenti, sono comunisti. Qualunque cosa succede in Italia, se risulta negativa, la colpa è della sinistra o della CGIL, se risulta positiva è per merito della destra. Se perde le elezioni ci sono stati brogli, se le vince è perchè gli italiani hanno saputo scegliere. Se il giorno prima ha usato una espressione infelice, è stato sicuramente frainteso e additato falsamente da una stampa comunista. Se l’espressione gli viene bene, diventa subito uno statista. Se la magistratura lo condanna è certamente un complotto orchestrato dai giudici rossi. Se viene assolto i giudici hanno saputo giudicare bene. Accetta d’intervenire ai talkshow se deve parlare senza contradditorio, se per errore di calcolo si trova di fronte un giornalista che non è nella sua lista dei simpatizzanti, lascia e se ne va. Insomma, una persona veramente democratica e altruista (infatti, fa quello che vogliono gli italiani che conosce solo lui), attorniato da gente che sa fare bene il proprio mestiere, stendere il tappetto al suo passaggio, e gli affari personali. Tanto a pagare e soffrire sono sempre i soliti tifosi elettori, che per un gioco perverso di ottusità non votano per il proprio interesse, ma per simpatia “irridente”.
Dice un nuovo proverbio: “Irride bene chi irride ultimo!”

21 settembre 2008

Il mio maestro "unico" e i dilettanti al governo allo sbaraglio.

Dopo aver frequentato per tre anni la scuola privata a pagamento in un'istituto religioso, la quarta e la quinta elementare le ho dovute frequentare in un'istituto pubblico col "maestro unico". Che come denominazione calza a pennello per la sua unicità in tutto. La mattina, fin dalla prima lezione, quando s'iniziava un dettato, il mestro aveva premura di chiedere se qualcuno non avesse con sè la penna. In caso di risposta negativa, la prestava lui, ma in cambio di danaro (ogni ora costava una cifra 5 o 10 lire).
Quando si accorgeva di avere oggetti personali che in casa non gli servivano, come poteva essere un quadro, ci diceva che dovevamo acquistarlo, facendo una colletta, perchè serviva come abbellimento in aula. Tutte le mattine, s'inventava l'elezione del capo classe. Il quale non veniva eletto regolarmente dalla classe con il semplice voto o perchè si era distinto per capacità, ma veniva scelto in base alla offerta massima in danaro di chi versava una maggiore quota in lire al maestro. Spesso, però devo dire con tutta onestà, diventava coscienzioso. Ci chiedeva di fare offerte in danaro per i più poveri che s'intascava regolarmente, inventandosi in cambio dei bollini della croce rossa e similari.
Un giorno, un alunno gli chiese in prestito una penna, il maestro non se lo fece dire due volte, perchè in cambio doveva ricevere il solito affitto. Ebbene, quella volta, gli andò male perchè l'alunno minacciò di riferirlo al direttore. Però, il ragazzo non superò l'anno.
Credete che il mio racconto sia inverosimile? Tutt'altro, ometto per opportunità il nome del maestro..., gli anni di riferimento sono 1958/59 e 1959/60, in una scuola pubblica della città vecchia di Taranto.
Ho voluto raccontare un fatto accaduto circa 50 anni fa.
La televisione non la possedeva quasi nessuno, il telefono idem, internet non esisteva, la radio non era un mezzo di grande diffusione, l’auto era una chimera…Eravamo usciti da una guerra disastrosa voluta dal pensiero “unico” di un personaggio unico. Eravamo in un periodo di ricostruzione con l’analfabetismo a livelli disastrosi. Noi bambini di allora, per necessità, andavamo a lavorare nelle piccole botteghe come garzoni per guadagnarci la “settimana” e imparare un mestiere. Io, per fortuna ero uno dei privilegiati, ci andavo solo d’estate. Le scuole erano sprovviste di riscaldamento e di strutture adeguate, i maestri usavano ancora la bacchetta (da non confondersi con quella magica del sig. B.) per bacchettare noi alunni. Il clima che si respirava non era molto roseo e c’erano ancora i residui postfascisti. La maggior parte delle abitazioni erano fatiscenti, la gente per lavorare era costretta ad emigrare, la povertà si toccava a tutti i livelli e la gente si arrangiava come poteva. Il mio maestro unico, molto probabilmente deceduto, diciamo che come uso di espedienti esagerava, commettendo reato e abusando di una posizione di privilegio per arrotondare uno stipendio che, allora, era sufficientemente remunerato da permettergli una vita dignitosa. Questo suo atteggiamento da estortore, non ha prodotto in noi bambini, un insegnamento nobile e moralistico, anzi, in talune occasioni, poteva essere emulato da noi per commettere reato.
Quindi, la morale di questa triste vicenda si può riassumere che, in tutte le cose della vita, in modo particolare nelle professioni di grande responsabilità e importanza strategica come la scuola, per un popolo che vuole essere democratico, evoluto, rispettoso, moderno e tecnologicamente avanzato, “quattro occhi vedono sempre meglio di due” e due maestri concettualmente sono meglio di uno solo, per evitare che l’insegnamento di un’unico pensiero possa risultare nefasto a bambini che per loro natura sono sempre indifesi.
La Gelmini farebbe bene a tenerlo in dovuto conto.

Commento su L'espresso "Si può essere credenti non praticanti?"(Francesco S. Liberoinformazione)

Raffaele Innato ha scritto: 21 Settembre, 2008 16:56
Credere in un ideale o nelle riflessioni profonde di chi ha ritenuto di ricevere una illuminazione o di chi predica qualcosa che è fuori dalla nostra possibilità e cognizione umana, è umanamente possibile. Accade da sempre e si combatte, anche, in nome del proprio credo. Il problema nasce quando gli stessi credenti pretendono che gli altri debbano praticare dottrine, luoghi o riti che secondo un sentire comune, portano ad aprire le porte della beatitudine e del benessere comune. Basterebbe che fosse lo stesso credente a praticare quello che egli stesso predica a favore della solidarietà, perchè ciò avvenisse. E mi riferisco, non di certo, al praticare simbolicamente i luoghi o i riti abituali, ma a comportarsi e seguire il sentire di una propria coscienza, che abbia come rispetto le persone, gli animali e le cose della natura. Spogliarsi dell’egoismo, dell’arroganza, della proprietà, del danaro, dell’ambiguità, dell’ipocrisia e aprendo le porte all’umiltà, alla sincerità, alla fratellanza, all’uguaglianza e alla distribuzione equa dei beni, contribuendo con gli stessi diritti e doveri a rendere il mondo e le persone più giuste perchè possano vivere nell’amore.
Allora, credere e praticare si può e si deve!

17 settembre 2008

Commento su L'espresso "Non c'è democrazia senza la scuola pubblica"(Dr. Gianluca Fiusco, Riesi Cl)

Raffaele Innato ha scritto: 17 Settembre, 2008 18:43
Mi pare ovvio e scontato che senza una scuola pubblica funzionale in Italia, non si può parlare di democrazia.
La scuola non può e non deve essere appannaggio di pochi eletti, ma fonte di cultura dei popoli, nessuno escluso.
Fin dalle elementari si dovrebbe spiegare ai bambini che solo uno stato realmente democratico può salvaguardare e rispettare i valori della solidarietà tra gli uomini. Si dovrebbe spiegare e insegnare che nella scuola vige il diritto dell’uguaglianza, che nessuno deve misurarsi col valore del danaro o della proprietà. Quando si varca la soglia della scuola bisogna sentirsi figli della cultura per il bene collettivo di tutta la comunità.
Il fatto che ci siano le scuole private, si asseconda il modo di pensare che, siccome sono strutture private e gestite da privati, sono diverse. Quindi, si falsa il concetto della scuola aperta e uguale per tutti. Ecco che poi, affiorano le differenze e si apre il mercato che il privato è migliore e il pubblico è fannullone, con le conseguenze devastanti che chi può pagare può accedere alla cultura ed elevarsi, diversamente è costretto a piegarsi al sapere degli altri. Creando a priori disuguaglianze legate alle condizioni economiche e non alle capacità di merito. Aprendo la strada dell’antidemocraticità.

16 settembre 2008

Commento su L'espresso "Si faccia avanti la classe dei semplici” (Fabio Sicari)

Raffaele Innato ha scritto: 15 Settembre, 2008 19:49
Più che di uomini semplici, noi avremmo bisogno di una vita più semplice. La persona semplice è priva di malizia, è ingenua, modesta e alla buona. Quindi, non ci possiamo aspettare che la classe dei semplici si scuota. Altrimenti, non potremmo chiamarli più semplici. Il mondo dei furbi, che fa il proprio vantaggio con accortezza e scaltrezza, per l’uso personale, ha avuto sempre la meglio sul mondo dei semplici. La storia millenaria insegna: nella politica, nelle religioni, nell’economia e nel sociale, come i furbi hanno predominato e dominano ancora. Inventano o spaventano con teorie personalizzate i popoli dei semplici per trascinarli al loro volere, creando un capro espiatorio da sconfiggere per il benessere e l’aspirazione individuale.
Invece, sarebbe opportuno e necessario affidarci alla nostra capacità di esseri intelligenti e pragmatici. Dovremmo capire che la vera ricchezza dell’uomo non è il potere o il danaro o l’individualismo fine a se stesso, ma è racchiusa nella semplicità dei valori dei diritti umani, riconoscendo il rispetto della natura, dell’uomo, dell’individualismo come contributo intellettivo in favore della solidarietà umana. Senza la quale nè un mondo di semplici nè un mondo di furbi potranno sentirsi mai forti e certi per una lunga e salutare soppravvivenza.

05 settembre 2008

Visita al padre.


Questo racconto fa parte dei "Racconti d'Agosto" proposti da L'espresso. La direttrice Stefania Rossini ha predisposto un sondaggio per il più votato. Se vi è piaciuto potete votarlo sul Sondaggio http://espresso.repubblica.it/polls.jsp?idpoll=2039207 alla voce "Visita al padre". Grazie.

03 settembre 2008

Commento su L'espresso "Cosa manca alla sinistra?" (arch. Francesco Vinci, Siracusa)

Raffaele Innato ha scritto: 2 Settembre, 2008 21:03
Prima di capire cosa manca alla sinistra, dovremmo conoscere cosa s’intenda per sinistra. Quando si parlava o si faceva riferimento alla sinistra, come pensiero filosofico, s’intendevano i valori della solidarietà. L’obiettivo da raggiungere era il potere agli operai, una casa, un lavoro e una vita dignitosa per tutti i cittadini. Si parlava di uguaglianza e diritti uguali per tutti, giustizia compresa. C’era la consapevolezza che si lottava per conquistare una legittimità da cittadino e da uomo. La controparte o l’avversario da battere, era il padrone, colui che sfruttava il lavoro degli altri per arricchirsi e comandare. Quindi, si aveva ben chiara la posizione, se si stava con gli operai e gli oppressi si era di sinistra, viceversa si era di destra e con il padrone. Ogni nazione, ogni società aveva nel suo interno la distinzione dei ruoli e le lotte intestine. Questo è durato fino a quando c’è stata la guerra fredda e fino all’abbattimento del muro di Berlino 1989.
Dopodichè, si sono allargate volutamente le frontiere da parte dei finanzieri, banchieri e speculatori, con la complicità dei governi, dando vita a grandi società di capitali e multinazionali, che con la falsa globalizzazione, senza responsabilità personali dirette, hanno piegato e costretto operai, impiegati e anche buona parte dei liberi professionisti a diventare loro dipendenti o sudditi, omologando tutti i cittadini della terra a seguire mode e valori virtuali, per puro tornaconto, inquinando e devastando tutto quello che di prezioso la natura ha messo a disposizione per la sopravvivenza dell’uomo, esautorandolo anche di una sua legittima dignità. Ora, la diga del pensiero collettivista è stata straripata, ricostruirla è davvero molto difficile. Bisognerebbe, fare qualche passo decisivo indietro, rimettere ad ognuno le proprie e rispettive responsabilità, far capire che abbiamo intrapreso una strada senza ritorno, e che se vogliamo ricostruire veramente un mondo migliore fatto di uomini e persone giuste, dobbiamo essere più umili e pragmatici. E non è importante essere di sinistra, ma è importante che ci crediamo tutti, lavorando per lo stesso interesse che è quello di continuare a vivere e non di morire, come ora sta accadendo per l’ingordigia di pochi e la negligenza di molti.

Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 12:43
>A59
Probabilmente non sono stato sufficientemente esauriente.
Io ho descritto una sinistra che c’era e che ora non c’è più. Mentre, prima del 1989 si sapeva ancora o s’immaginava cosa s’intendesse per “sinistra”, oggi proprio per l’avvento di una globalizzazione falsa, perchè priva di valori solidali e piena di spot illusori, ha portato l’ideale comunista-socialista a mescolarsi nella globalizzazione dei capitali, diventando faragginoso e inconcludente. Mistificando e falsando i concetti di solidarietà in concetti di profitto e di convenienza individualistica, perdendo il suo scopo di interesse collettivistico, che porta a unire le comunità e a renderle più coese e più umane, quando sono saldi i principi dei diritti umani.
Allora, chi oggi è più vicino all’ideale della solidarietà, chi ha senso di valori umani da rispettare, chi ha il senso di appatenenza ad un ideale di vita comunitaria, chi si sente più vicino ad ideali del socialismo e del rispetto dei ruoli nell’uguaglianza dei popoli, dovrebbe rinunciare e rifiutare quei valori e quegli oggetti che rappresentano le storture e le devianze di un mercato globalizzato privatistico, che ha un solo scopo: “produrre per vendere”, costi quel che costi (guerre, disastri, morti bianche, omicidi, suicidi, immigrazioni incontrollate, terrorismo, sopraffazioni, ingiustizie, devastazioni, ecc.) pur di fare profitto. Bisognerebbe iniziare a diventare anticonformisti, se si vuole cambiare questo trend catastrofico.


Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 19:15
Cari commentatori,
noi stiamo cercando di dare una risposta alla domanda: “cosa manca alla sinistra?”.
Ebbene, in Italia esistono gli uomini di sinistra, ma non esiste la sinistra. Il PD evocato da più parti non può essere considerato un partito di sinistra. Lo ha dichiarato lo stesso Veltroni. L’arcobaleno è sfumato sul nascere. Rifondazione si è spaccata in due. In Parlamento non c’è più rappresentanza. I dirigenti della sx che si sono succeduti in questo decennio, hanno dimostrato molto attaccamento alla poltrona e poco interesse ai problemi della gente. Però, vedete quando si cerca di analizzare un problema, bisogna andare un pò a ritroso, per cercare di capire dove ricercare il guasto. Non a caso nei miei precedenti commenti, ho evidenziato che a cascata il problema nasce simbolicamente dalla caduta del muro di Berlino. Proprio, perchè i signori che governano il mondo, dovevano dare un segnale forte a coloro che avevano sognato l’idealismo socialista, per dire che da oggi il mondo diventa un’unica famiglia globalizzata, gestita da chi ha i capitali e il potere. Dopodichè, si sono mossi tutti coloro che sono legati ai signori del potere, per dottrinare la gente a seguire la nuova strada del falso benessere e della falsa democrazia.L’Italia non è stata e non è uno Stato indipendente. L’Italia non ha le risorse primarie per rendersi autonoma. Anzi, ha bisogno di legarsi necessariamente ad altre nazioni per sopravvivere. Lo ha fatto con la Russia e con gli Stati Uniti durante la guerra fredda, una parte sovvenzionava i comunisti, l’altra sovvenzionava la Democrazia Cristiana. Ora, è legata per fortuna all’Europa (non a caso è stata la promotrice dell’Europa Unita) con un occhio di riguardo agli Stati Uniti e un occhio sparso qua e là, in cerca di petrolio. Il debito pubblico dell’Italia sappiamo essere enorme e crescente. In queste condizioni è difficile fare la voce grossa, si ha bisogno di scegliere una strada che renda il paese più vivibile, meno legato e vincolato al petrolio e al gas, più efficente e meno legato alla burocrazia, una maggiore e migliore cultura con una scuola che sappia insegnare e sviluppare le menti dei giovani, per uno sviluppo produttivo reale del paese. Quindi, in questo quadro difficoltoso e problematico, ci vorrebbe una dirigenza (non in questo Governo) che sappia affrontare e risolvere in positivo i contrasti che emergono dall’influenza negativa della globalizzazione centralizzata.
E in questo, gli uomini della sinistra uniti dovrebbero far emergere l’idea che da un processo di solidarietà e di valori comuni condivisi, si possa creare quel clima di socialità necessario al paese e non solo, che porti a far comprendere le persone distratte da spot e immagini falsate, che è la strada giusta da percorrere se vogliamo far prevalere l’umanità e la vita, altrimenti, c’è solo la legge della jungla e il baratro.

01 settembre 2008

A proposito di "Giustizia".

Sabato pomeriggio, mentre ero intento a mangiare un piatto di spaghetti al sugo, guardavo la trasmissione"linea blù", e interessato alla bellezza della natura, stavo ammirando il paesaggio e i fondali dell'isola di Gorgona colonia penale prima e carcere di massima sicurezza fino ai nostri giorni. L’isola “piatta” è una risorsa unica: praterie di Posidonia vera e propria “nursery” della fauna ittica dell’alto Tirreno, le catacombe più importanti a nord di Roma, la Villa Romana di Agrippa, il Sanatorio di Punta Marchese dove fu confinato anche Sandro Pertini, una flora e una fauna caratterizzate da molteplici rarità dovute ad un’evoluzione “in isolamento” e un eccezionale flusso migratorio. Non trascurando le strutture del carcere, intese come “monumento” moderno della storia del nostro paese che va dai briganti della Maremma ai prigionieri austriaci per arrivare agli anni di Piombo e alle stragi di mafia. Nella parte più chiusa, si trovano le baie e scogliere tra le più belle di tutto l’Arcipelago Toscano. Tuttora, l’isola ospita il penitenziario ed è quindi un’isola chiusa, nella quale si può sbarcare soltanto con un permesso del Ministero degli Interni o per fondati motivi dovuti alla navigazione, come avaria di bordo o mare grosso. La sua popolazione è quindi formata soltanto da detenuti e da guardie. L’isola, malgrado la sua costa irta di rocce e spaccature, ha un aspetto pianeggiante e tranquillo: cactus, ulivi e agave, si inseriscono dolcemente in questo pezzo di terra mite di clima e di colori, che con i suoi campi coltivati a grano e orzo, colmi di assolato silenzio, ci riporta ad una immagine di vita campestre ed invidiabile.
La conduttrice, quindi, con la sua doverosa curiosità, ci porta a scoprire i luoghi e le stanze del carcere, che non hanno nulla da invidiare alle stanze di dignitose abitazioni civili, e ci spiega in che modo carcerati e carcerieri vivono la loro quotidianità: cucinano e mangiano dei buoni piatti di pesce fresco, godono di passeggiate ariose, partecipando in maniera propositiva alla vita dell'isola. Insomma, una sana e salubre vita che si possono permettere solo poche persone benestanti. La mia mente, in risposta a quelle immagini televisive mi ha rimandato in un baleno alle scene di disagio sociale, di quelle persone oneste, dignitose, ma povere che tra i rifiuti sono alla ricerca di cibo per sfamarsi.
Allora, mi chiedo e chiedo: "qual'è il limite della libertà? E quali i confini dell'ingiustizia?"

31 agosto 2008

Commento su L'espresso “Vi siete accorti che gli insegnanti virano a destra?” (Roberto Buscetta)

Raffaele Innato ha scritto: 31 Agosto, 2008 19:51
La scuola è un’attività educativa, predisposta all’insegnamento collettivo per trasmettere alle giovani generazioni gli elementi fondamentali di una civiltà, di una cultura o di avviare al possesso di una data disciplina o alla pratica di una determinata professione.
Chi ha il compito di educatore è l’nsegnante. Il quale esercita una professione delicata e di notevole importanza. Si deduce che per poter svolgere bene il suo compito, debba possedere una sana e ottima cultura, preparazione e acquisizione della materia da insegnare, capacità di dialogo e di confronto, e che sappia attrarre l’attenzione degli studenti, stimolando i meno attenti e valorizzare i talenti. L’indirizzo e la strada da percorrere spetta al popolo e alla politica. Che hanno il compito di scegliere e di proporre quale tipo di società desiderano attuare per lo sviluppo e il benessere della comunità. La scuola non può essere lasciata solo nelle mani del corpo insegnanti. A loro si deve dare l’aiuto delle istituzioni e della società, comprese tutte le strutture e le attrezzature che servono per mettere l’insegnante e lo studente nelle condizioni di lavorare al meglio. La scuola è parte intriseca della società, per cui non può essere privata (in tutte e due i sensi), ma deve servire tutti e quindi pubblica. I giovani che hanno svolto il compito di imparare, devono essere messi nelle condizioni di lavorare per la società che gli ha preparati, e non disperderli in lavori poco confacenti all’insegnamento ricevuto.
Gli insegnanti non devono virare da nessuna direzione, se non in quella di svolgere la professione con serietà e responsabilità, badando più alla crescita degli studenti e meno a quella della propria carriera. Devono poter ricevere uno stipendio dignitoso ed adeguato alla loro professionalità. Insomma, l’insegnante deve poter e saper fare l’insegnante.

Commento su L'espresso "Ho sedici anni e mi vietano di leggere" (Francesca Colella, Isernia)

Raffaele Innato ha scritto: 31 Agosto, 2008 19:04
Cara Francesca,
hai posto un problema molto serio. Devo dire che non ero a conoscenza di questa assurdità. In uno Stato di diritto, come vorrebbe essere l’Italia, ne vietano uno sacrosanto ed essenziale: il diritto del sapere!
Se non si apre la cultura ai giovani e alle nuove generazioni, che futuro potremo aspettarci da questa nazione? Si parla sempre dei problemi dei giovani rapportati alla droga, al fumo, all’alcool ed una mancanza di regole e leggi che possano far fronte, ai danni enormi che queste schiavitù provocano. E poi, si limita l’ingresso alla porta della conoscenza, luogo di riflessione e di comprensione, dove si possono trovare le risposte ai bisogni esistenziali dell’individuo.
Il fine dell’uomo e la sua stessa sopravvivenza, sono legati dalla sete del sapere, della conoscenza della sua origine e dei misteri della vita. Se si toglie ai giovani il diritto alla lettura e allo studio, li stiamo privando della stessa vita. L’uomo si è evoluto grazie soprattutto alle scitture tramandate nei secoli. Le nazioni democratiche che hanno praticato il libero pensiero, hanno avuto ragione di quelle nazioni dittatoriali, che invece, ne hanno bloccato la libertà della conoscenza e del sapere.
Io ho un figlio della tua stessa età e posso comprendere meglio la tua delusione. Considera che, Pasquale, legge in media un libro al giorno. Immagina, se avesse trovato come te il divieto, come ci sarebbe rimasto male?
Il Ministro Bondi per i Beni e Attività Culturali, al premio Campiello ha detto che la cultura generale e’ una questione essenziale. “L’obiettivo e’ estendere la platea dei lettori. Bisogna partire dai giovani, dalla scuola e ribaltare la tendenza”. Staremo a vedere!Nel frattempo, se ti fa piacere, mi puoi mandare una email al mio blog: http://raffaeleinnato.blogspot.com,/ mi scrivi il tuo recapito e ti mando gratuitamente un libro scritto da me con la mia dedica.
Per qualcuno che provoca danno, c’è sempre qualcuno che aggiusta. Almeno, si spera.:)
Un caro saluto

24 agosto 2008

Commento su L'espresso "Niente tatto, siamo inglesi." (gman3738)

Raffaele Innato ha scritto: 24 Agosto, 2008 19:05
In effetti, da parte delle televisioni e anche dalla carta stampata, c’è l’abitudine di pronunciare o scrivere frasi straniere preconfenzionate, omettendo il significato nella lingua italiana. Non so il motivo di questo vezzo. Però concordo sul fatto che sarebbe giusto e opportuno fare una normale traduzione. Anche perchè pochi possono conoscere parole o frasi di altri paesi (arabo, cinese, svedese, finlandese, russo, indiano, giapponese, rumeno, tedesco, inglese…).
Capisco che la globalizzazione porta a conformare tutto, alla faccia del mercato libero o di una invera migliore possibilità di scelta. Capisco, anche, che per internazionalizzarci, abbiamo bisogno pure delle famose tre “i” (inglese, impresa, informatica) del sig. B…onaventura. Ma forse, sarebbe meglio che insieme a queste tre “i” ci aggiungessimo la “I” più importante, quella della lingua italiana. Visto che non siamo mai riusciti a fare gli italiani, come un signore famoso osò dire dopo aver unito l’Italia, almeno cerchiamo di capirci parlando la nostra lingua, quella sola italiana… per intenderci! Poi, il cacio sui maccheroni è sempre ben gustato se non è avariato.
csv btr itrhk srvcl! Traduzione: A buon intenditore poche parole!

20 agosto 2008

Commento su L'espresso "Ma come fanno operai, precari, lavoratori dipendenti a votare Berlusconi?" (Federico Passaro, Genova)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Agosto, 2008 20:59
15aprile 2008
Egregio Signor Presidente Silvio Berlusconi,
mi pregio scriverLe per chiarire meglio il risultato delle votazioni per l’elezioni politiche 2008, dove Lei ha ottenuto la maggioranza dei voti e dei seggi, sia al Senato della Repubblica e sia alla Camera della Repubblica.Mi preme sottolineare che io non l’ho votata, anche se ho apprezzato la Sua cordiale e amichevole lettera che mi ha fatto recapitare durante la campagna elettorale, ma Le faccio, comunque, gli auguri di un buon governato avendo ottenuto una larga maggioranza di seggi nel Parlamento, per l’interesse di tutti gli italiani che sono 60.000.000 di persone, di cui ben 47.000.000 con diritto al voto alla Camera e 43.000.000 al Senato.E a proposito dei votanti, Le faccio presente che la Sua coalizione ha ottenuto alla Camera: 17.628.865 voti su oltre 47.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui ben 18.880.951 che hanno votato sono all’opposizione e 9.450.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 28.380.951 che non sono d’accordo col Suo programma. Al Senato la Sua coalizione ha ottenuto 15.507.549 voti su oltre 43.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui 17.034.393 che hanno votato sono all’opposizione e 10.500.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 27.534.393 italiani che non sono d’accordo col Suo programma. Quindi la Sua coalizione rappresenta appena più di 1/3 degli italiani che hanno diritto al voto.
Siccome, la Repubblica Italiana è una democrazia parlamentare, la Costituzione Italiana Le riconosce la governabilità, per cui Lei è pienamente legittimato a governare con la Sua coalizione. Le dico questo perchè, nella sua funzione di Capo del Governo, dovrebbe tener conto che le Sue decisioni partono da una minoranza del popolo italiano, e non come erroneamente usate dire da anni, Lei e i Suoi collaboratori, quando dichiarate che gli italiani sono d’accordo con voi. Anche perchè, nella legislatura attuale in esurimento, avete usato sempre ripetere che l’Italia è spaccata in due, e che il governo Prodi non era legittimato a governare perchè voi avevate avuto la maggioranza di voti numerici rispetto alla coalizione del centrosinistra. Coerenza vuole che riconosciate una Vostra illegittimità a governare rispetto ai voti numerici ottenuti, essendo la Vostra coalizione di gran lunga in minoranza nel Paese Italia. E che questa legge elettorale è risultata antidemocratica, perchè partiti politici riconosciuti dallo Stato, di destra, di sinistra e della società civile, non hanno rappresentanti nel Parlamento. Quindi, da cittadino italiano mi permetto di esprimere la mia solidarietà verso tutti quegli italiani non rappresentati, e che le riforme e le leggi che Lei e la Sua coalizione vorrete realizzare siano rispettosi e condivisibili, almeno, dalla maggior parte degli italiani e non da una sola parte e per di più di minoranza.
Ringraziandola per la Sua attenzione, Le auguro un buon lavoro.
Cordialmente
R. Innato
Di fronte alle tante incoerenze e alle tante prevaricazioni che si susseguono e si perpetuano, mi sovviene una frase famosa e molto eloquente: “Adda passa’ a nuttat!”
Bisogna essere solo pazienti e molto informati. Mai perdere di vista il senso della giustizia per il giusto.

18 agosto 2008

Commento su L'espresso “Vacanze da cani” (Aurelio Giovine, Fabio Sicari)

Raffaele Innato ha scritto: 9 Agosto, 2008 18:40
Ho sempre trattato il cane da animale. Questo perchè ho rispetto degli animali. Non mi permetto di entrare nella loro vita animalesca. Come non chiedo che gli animali entrino nella mia vita di animale uomo. Ad ognuno il proprio ruolo. Non mi sento superiore al cane, ma neanche inferiore, siamo due razze diverse. Lui è cane e fa il cane, io sono uomo e faccio l’uomo. Io non so se il cane è il miglior amico dell’uomo, perchè non parlando il suo linguaggio non ne conosco la risposta. Invece, vedo molte persone parlare con i cani, li chiamano con termini: “Vieni da papà, vieni dalla mamma tua, vai dalla zia, amore di nonna, fatti accompagnare dalla cuginetta… Poi, vedo che molti padroncini usano vestirli con magliette e scarpette come se fossero dei bambini. Vedo anche che usano portare il cane ai centri di bellezza ed a fare idromassaggi… Sento parlare del proprio cane essere migliore degli uomini. Sento anche delle coppie giovani dire che preferiscono il cane ai bambini. Poi vedo molti amatori di cani randagi, che puntualmente vanno in punti lontani dalle proprie abitazioni, per lasciare qualsiasi tipo di cibo, senza sapere se può essere quello giusto, e non si preoccupano di pulire dai residui il luogo del pasto. Lasciando che siano i topi a fare il resto. Vedo anche molte persone baciare sul muso i cani e poi baciare sulle labbra il proprio bambino. Vedo molti padroncini portare l’occorrente per la defecazione, che normalmente non viene quasi mai utilizzato, se non costretti da qualche presenza in divisa. Insomma, vedo o credo di vedere persone umane.
Mi è capitato di parlare con questi padroncini dei loro familiari e del loro rapporto. Ebbene, dal loro esprimersi, non sembrano avere legami idilliaci, specialmente quando fanno riferimento ai propri genitori: “Sai, sono vecchi e malandati. Io lo dico sempre che forse sarebbe meglio se morissero così non soffrirebbero e non sarebbero d’impaccio a nessuno. Dopotutto, hanno fatto la loro vita!”
Da animali o da persone?


Raffaele Innato ha scritto: 11 Agosto, 2008 20:03
Cara dottoressa Mignani,
ho letto il suo curioso commento e devo dire che lei non è per niente egoista?!
Ci ha detto di possedere un cane pericoloso e possente. Lo usa per difesa personale e guardia? Se malauguratamente un bambino lo avvicina rischia di morire azzannato. Però se “correttamente avvicinato” si potrebbero evitare incidenti. Poi, ci dà un consiglio. Noi tutti genitori dovremmo fare dei corsi di specializzazione per insegnare ai nostri figli il modo corretto di avvicinare l’animale. Non solo, ma le istituzioni scolastiche dovrebbero, con tutti i problemi seri che si ritrovano ad affrontare, fare corretta educazione o informazione per evitare che il suo dogo possa arrecare danni.
Chiedo venia. Ma, non sarebbe più facile e logico che lei lasciasse il dogo argentino vivere nella sua terra d’origine nelle “pampas” dov’ è il suo naturale habitat e per cui nel 1928 fu il frutto d’incrocio di Bulldog, Bull Terrier e Mastini, utilizzata per i combattimenti, del lavoro di Antonio Nores Martínez, con la collaborazione del fratello Augustìn, allo scopo di creare un cane adatto alla Caza Mayor, cioè per la caccia alla grossa selvaggina nell’ambiente delle Pampas argentine: Puma, Pecari, e Cinghiali, e non per fare da balia a lei per non so quale motivo?
Un carissimo saluto a Giuseppe Guastella, con cui condivido molto meno cani e più bambini da amare.


Raffaele Innato ha scritto: 17 Agosto, 2008 19:29
Caro Osvaldo,
voglio rispondere alla sua, spero presunta, provocazione: “più cani e meno bambini.” Immagini se tutti gli uomini avessero più cani che bambini.Cosa succederebbe? Chi darebbe il cibo ai cani? Specialmente al suo cane piuttosto ingordo. Chi andrebbe a lavorare per mantenere i cani? Chi curerebbe i cani? E l’uomo che futuro avrebbe, da cani?
Quando il cane azzanna un bambino o una persona, si dice che dopotutto il cane è un animale e non ha colpa. Mentre viceversa se a maltrattare il cane è l’uomo, allora è da condannare. Un motivo ci deve essere se si fa questa distinzione! Che l’uomo è un animale evoluto che ragiona e il cane è semplicemente un animale.
Cerchiamo di amare l’uomo, il nostro simile, col quale dialogare e pianificare un mondo migliore, perchè ne abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza di razza. Altrimenti, siamo condannati a ritornare animali prossimi all’estinzione.
Un caro saluto


Raffaele Innato ha scritto: 18 Agosto, 2008 20:00
> Park01
se ti riferisci a questa dedica: «In questo luogo è deposta la spoglia di uno che fu bello senza vanità, forte senza insolenza, coraggioso senza ferocia. Egli possedeva tutte le virtù dell’uomo, senza i vizi. E questa lode non sarebbe che una bugiarda adulazione se ne fossero oggetto resti umani, non è che un omaggio giusto alla memoria di Boatswain, un cane che nacque a Terranova nel maggio 1803 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1808. Queste pietre segnano il posto di un amico. Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa» (Lord Byron).
Ebbene, è abbastanza evidente la sua delusione per le avversità patite durante la sua vita da adolescente romantico e dalle sue vicende personali. Egli, in questa dedica, più che sentire riconoscenza e affetto verso il suo cane, evidenzia una forte misantropia che lo porta ad essere poeta ribelle ed esule.

17 agosto 2008

Commento su L'espresso "Io donna, i fgli e la felicità" (Michela Mihich)

Raffaele Innato ha scritto: 17 Agosto, 2008 20:42
Pur essendo abbonato da decenni a L’espresso, non ho potuto leggere l’articolo in oggetto perchè il settimanale non mi è stato recapitato. Ma, comunque l’ho letto da internet.
Ebbene, non mi meraviglia affatto che una coppia senza figli possa vivere meglio di una con figli. Per il semplice motivo che la nostra società si basa sull’individualismo e sulla presunzione che ognuno di noi è libero di godere la vita come meglio crede. Il fatto che poi accadono tutta una serie di problematiche legate al metodo e alle leggi della nostra società, che ci portano ad essere infelici e disumani, non pare interessare molto. L’importante, che uno abbia la percezione di sentirsi realizzato e di vivere nella piena libertà, anche se questa viene tolta al suo prossimo. Se i figli non danno felicità, ragione vuole che è meglio non procrearli, quindi non procreando la nostra specie è condannata ad estinguersi. Deduco, che siamo dei puri egoisti. In quanto a noi è stato permesso di nascere, mentre a noi ci fa infelicità far nascere altri. Ma se non permettiamo ad altri di nascere, penso che si possa immaginare che vita da infelici faremmo. Gente che invecchia brutalmente senza vedere un futuro e la straordinarietà del vivere. Saremmo tutti dei morti viventi. O meglio, la stiamo già percorrendo questa strada infausta. La dimostrazione che questo stato sociale, legato al danaro e al potere, ci porta a pensare che sarebbe meglio non fare figli, vuole dire che siamo già degli infelici. Ma ci suggerisce anche che faremmo meglio a concepire la società in maniera diversa, cambiando completamente il nostro modo di vivere nella definizione dei ruoli, in una società che non abbia l’interesse dell’ egoismo individuale, ma l’interesse dell’egoismo collettivo. Che si tradurrebbe a favore del proprio egoismo.
Moltissime risposte di come si potrebbe vivere e meglio, le ho date in un mio libro “Viaggio sul pianeta della solidarietà”(non ancora conosciuto ai più). Nel quale dò una soluzione semplice ma efficace, di come l’uomo potrebbe vivere la sua vita in piena serenità e amore, spogliandosi dell’ipocrisia e rispettando la vera solidarietà.

14 agosto 2008

Ancora stupri e violenze.

Ennesimo stupro ai danni di una adolescente. A soli undici anni una ragazzina ecuadoriana, durante una festa, è stata violentata da quattro connazionali in un appartamento nel ponente di Genova la settimana scorsa. Due degli arrestati hanno 17 anni; i complici rispettivamente 18 e 22. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, prima l'hanno fatta ubriacare e poi, a turno, hanno abusato di lei. La ragazzina ha trascorso la notte vagando per la città, senza il coraggio e la forza di rientrare a casa. All'alba ha suonato alla porta dei genitori: piangeva, era dolorante, aveva le gambe piena di graffi. L'hanno accompagnata all'ospedale pediatrico Gaslini e i medici hanno confermato i sospetti: era stata violentata.
Ormai, le violenze piccole o grandi che siano, fanno parte del nostro quotidiano. Tutto sta diventando prassi: la droga, gli abusi, i furti, le prevaricazioni, la corruzione, le violenze, gli omicidi... C'è un menefreghismo di nostalgica memoria diffuso. Scarsa sensibilità ai valori e ai diritti umani. La notizia delle malefatte, viene data con enfasi e gridata dalle news, si accompagna con un piccolo commento, dopodichè viene scordata nel dimenticatoio generale. Ogni tanto una piccola manifestazione in piazza, interviste ai politici e ai criminologi, un paio di trasmissioni per fare qualche share in più, il tutto si sfuma nella becera e malsana quotidianità di una società alla ricerca di un benessere fittizio, lasciandosi morire senza mai aver provato a riscattare quanto c'è di meraviglioso in questo mondo, la vita.

11 agosto 2008

Elettori creduloni?

Non ci ha messo molto tempo questo governo a scoprire le proprie carte. Persone incapaci, approfittatori, bugiardi e amanti dell'ingiustizia. Perfino l'editoriale Famiglia Cristiana attacca fortemente il governo. Definisce l'Italia "il paese da marciapiede, i segni del disagio li offre da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, ma c'è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le 'buffonate', che servono solo a riempire pagine di giornali". Il settimanale se la prende pure con le aziende che fanno enormi profitti, mentre il Pil è a zero. L'industria vola ma sui precari non si muove niente.
La reazione pacata (?) di alcuni rappresentanti del governo: Isabella Bertolini, del direttvo Pdl, ha parlato di "un colpo di sole", mentre Maurizio Gasparri ha definito il settimanale "criptocomunista".
Ma è ancora Famiglia Cristiana, sulla discriminazione dei rom, a ricordare le persecuzioni a danno delle minoranze: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". Poi cita la rivista francese Esprit, che ha scritto che "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari", e dice: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo". Poi risponde direttamente alle critiche del sottosegretario Giovanardi, che li aveva definiti "cattocomunisti". "Nessuna autorità religiosa ci ha rimproverato nulla del genere, e lui non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale".
E pensare che qualche mese fa questi eletti erano tutti devoti e credenti verso la Santa Romana Chiesa, pur di ottenere voti. E noi da buoni creduloni elettori che ci siamo fatti prendere in giro ancora una volta...

07 agosto 2008

Morte bianca?

Oggi 7 agosto c'è stato un'altro ennesimo incidente sul lavoro. E' morto in un incidente stradale alle porte di Torino, Andrea Pininfarina. Aveva 51 anni. Lascia la moglie, Cristina Pellion di Persano, e tre figli, Benedetta, Sergio e Luca. L'incidente è avvenuto poco dopo le 8 in via Torino, a Trofarello. Pininfarina stava raggiungendo con il suo scooter la sede dell'azienda, non molto distante dal luogo in cui è accaduto l'incidente. L'auto che lo ha investito gli ha tagliato la strada: lo scooter è stato travolto, è l'imprenditore è morto sul colpo. Alla guida dell'auto un uomo di 78 anni, in stato di choc.
Questa volta a morire non è stato un lavoratore qualunque, ma una persona molto nota e importante. Che da generazioni avevano fatto fortuna proprio sui veicoli. Il destino? La poca affidabilità del veicolo? La mancanza di sistemi di sicurezza? Libertà di facile guida dei veicoli per tutti? Permissivismo? Chissà?
Nel frattempo, poco dopo la diffusione della notizia dell'incidente, il titolo Pininfarina è stato sospeso per eccesso di rialzo in Piazza Affari, facendo segnare in pre-apertura un prezzo di 6,6 euro, l'11,44% in più rispetto alla chiusura di ieri, con il cordoglio del mondo politico, imprenditoriale e sindacale che lo lo ricordano come "un uomo perbene".

29 luglio 2008

Lettera aperta al Presidente Vendola.

Caro compagno Vendola,
mi permetto e mi pregio di scriverti perché ho molta stima e rispetto della tua persona e delle tue idee. Io, sono pugliese, da sempre difensore delle ingiustizie e delle prevaricazioni. In Italia, la politica e il paese non stanno attraversando un momento di buoni propositi e di concrete aspettative. Gli italiani, complice una legge elettorale antidemocratica, hanno eletto un Governo di destra e hanno mandato in Parlamento all'opposizione un centro moderato, e una sinistra a casa. Come ben sappiamo, però, nel nostro territorio nazionale la sinistra non è sparita, diciamo che sta meditando e medicandosi le ferite.
Ho sperato che tu diventassi il segretario di Rifondazione Comunista come punto di partenza per il riscatto della nuova sinistra, sia per la tua grande capacità di comunicatore e sia per il tuo carisma indiscutibile. Purtroppo, non è successo, ma ho apprezzato le tue parole dopo la sconfitta: "non abbandoniamo la battaglia, che non riguarda i giochi di potere nel Prc, ma la restituzione di una sinistra che parli al Paese".
Ebbene, da qui bisogna ripartire per iniziare un lungo ma sano cammino.
La tua lunga esperienza politica e la tua preparazione culturale, ti serviranno a trovare il percorso più giusto e più idoneo, per una lenta ma graduale risalita di consensi che potrà far tornare agli albori un partito di sinistra, che non può essere lasciato nelle sole piazze, seppur luoghi di dimostrazioni legittime e di ritrovo delle idee e delle persone. Da qui, voglio ripartire per iniziare a dire che dovremmo mettere in assoluto il valore della solidarietà, e quindi della collettività al centro della politica e della società, del rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra popoli e culture, tra le persone. Chi pratica la solidarietà non sbaglia mai. Perché è garante dell'uguaglianza, della giustizia, di una distribuzione più equa della ricchezza e aiuta i cittadini ed i popoli al rispetto dei diritti e dei doveri, per una vita più democratica e più sana. La solidarietà non deve essere intesa come carità o beneficenza, né come debole buonismo, ma come principio cardine da attuare nella politica, nella vita quotidiana, nel lavoro, nei rapporti tra le persone e nella comunione d'intenti benefici. Solidarietà vuol dire non essere egoisti, non isolarsi dagli altri, ma vivere e convivere con gli altri per amarsi e per traguardare lontano verso orizzonti di pace e di fratellanza. Per ottenere questo c'è bisogno di un impegno costante rivolto alla trasformazione sociale, culturale ed economica. Ci vuole un serio progetto di medio e lungo termine, ispirato al convincimento democratico della non violenza e di non prevaricazione delle idee diverse, ma alla creazione di una casa comune, nella quale accogliere le diversità come arricchimento e contributo ad una socialità più condivisa e più accettata. So bene, che la strada è lunga e impervia. Gli ostacoli sono molti e se ne aggiungono sempre degli altri. Ma qui sta la capacità e la perseveranza delle persone che, come te e me con responsabilità e ruoli diversi, credendo ad una società solidale, equa e giusta sapranno superare tutte le difficoltà per giungere alla meta ultima della convivenza pacifica, democratica e civile di tutti i popoli e degli uomini. Pertanto, non mi sottraggo dal dare un mio contributo pratico. Iniziando dal suggerire al partito un nome concreto: Partito della Solidarietà. Il colore della bandiera rosso del sangue e del fuoco, due elementi di vita essenziali. Sopra l'immagine di un bimbo appena nato (l'innocenza pura e la nuova vita), che guarda verso l'alto l'arcobaleno, che rappresenta il ponte della vita, sul quale inizierà il suo lungo cammino di pace e di benessere. Il programma deve avere come punti principali: il rispetto dell'uomo in tutte le sue forme, senza distinzione di sesso, di razza e di colore, dei diritti alla libertà di pensiero e di idee, e l'obbligo di partecipare alla vita sociale, contribuendo col suo lavoro e le sue capacità al miglioramento della società della quale è parte integrante. La società deve provvedere a dare l'istruzione necessaria al fine di collocarlo nell'ambito lavorativo per le sue attitudini, per soddisfare l'esigenza di una vita dignitosa. Bisogna, ridare dignità e riconoscere al lavoratore, la capacità di essere parte centrale di un sistema economico sociale, in grado di premiare la fatica e la costanza quotidiana di persone, che hanno la soddisfazione di partecipare attivamente alla vita sana dello Stato. Riconoscerne i meriti pubblicamente. Mentre per coloro i quali, non vogliono sentirsi parte attiva della vita del paese, bisogna che la legge li metta in grado di recuperarli, attuando una serie di correttivi e di formazione, che li guidi a capire l'importanza del partecipare. La scuola e la ricerca devono essere investite responsabilmente per preparare e migliorare le risorse del territorio e delle persone. Il nostro territorio deve essere in grado di soddisfare alla domanda energetica interna alla esigenza sufficiente ad una popolazione, che deve provvedere ai beni primari, senza sprechi. Bisogna considerare il risparmio energetico dal petrolio e dal carbone, e approvvigionarsi di energia alternativa che esiste sul territorio (eolica, solare, idraulica...). Ridare ai campi, ai terreni e ai coltivatori, la loro naturale capacità di produrre sano, bene e sufficiente al fabbisogno della popolazione. Le imprese che vogliono lavorare e investire sul territorio, saranno messe in grado di godere delle agevolazioni anche fiscali, ma devono soddisfare e rispettare il territorio, l'ambiente e i lavoratori. Devono pagare le tasse a seconda della capacità redditizie e reinvestire sul territorio per produrre sempre meglio e sempre più in sicurezza. Non più morti sul lavoro per inadempienza e negligenza delle imprese, ma più vita con accortezza e attenzione sulle regole e norme da rispettare con meno profitto. Coloro che non rispettano la legge devono essere condannati ed espiare la pena. Il crimine organizzato, i piccoli criminali e tutti i condannati devono essere messi in condizioni di non nuocere, facendo scontare loro le pene dei reati commessi, con severità rieducandoli e facendoli lavorare per guadagnarsi l'ospitalità delle carceri. Chi lavora bene sta meglio, chi non lavora o lavora male starà peggio in qualità e più a lungo. La magistratura deve essere in grado di giudicare bene e in tempi stretti. Chi dimostra di allungare i tempi senza giustificata motivazione verrà penalizzato. Le strade devono essere più sicure, con più illuminazione, con più controllo e chi sbaglia paga. Non si può accettare che un individuo o più individui, possano scorazzare e uccidere innocenti sulle strade e poi cavarsela con omicidio colposo. Allora, far partire l'educazione stradale nelle scuole, sui posti di lavoro, dare la patente dopo accurata visita psicologica e sociologica. I veicoli non devono poter superare velocità non consentite, con congegni da inserire per poter ridurre il numero di giri. Agevolare una politica dei trasporti pubblici ecologica che disincentivi l’uso del mezzo privato inquinante. La politica dei politici deve costare molto meno riducendo il numero degli eletti e degli amministratori e riducendo il potere di stare dappertutto. Abbattere gli obbrobri che offendono l'ambiente e rovinano il paesaggio. Noi abbiamo l'obbligo etico e morale di lasciare alle nuove generazioni un ambiente sano perché possano continuare nella specie umana, cosa che a noi è stato possibile. Insomma, temi concreti e realistici per portare le persone a pensare e muoversi con più sensibilità, al rispetto del prossimo e di noi stessi, per una vita semplice fatta di normale quotidianità, ma che vale la pena di viverla in pace e tra gente che si vuole bene.
Un caro saluto