31 gennaio 2008

Commento su L'Espresso "Qui scoppia un Sessantotto". (Adriana Ferrante-Paolo Bressano-Francesco Beradini)

Raffaele Innato ha scritto: 31 Gennaio, 2008 12:18
Sono una persona che ha vissuto, partecipato attivamente e democraticamente al movimento studentesco del ‘68. Io sono certo di aver contribuito a migliorare una società che fino ad allora si trascinava grossi problemi sociali e morali (analfabetismo diffuso, intolleranza verso i più deboli, padre padrone, portatori di handicap segregati in stanze chiuse, sudditanza della donna, omicidi e violenze sulle donne tollerate dalla legge, lavoro senza regole, pochi laureati, diversità celate, insegnamento unilaterale, scarsa libertà di espressione, ecc…). Ancora oggi, io partecipo attivamente e democraticamente (in famiglia, sul lavoro, per le strade, scrivo articoli sulla stampa e sul mio blog, partecipo a riunioni di interesse sociale e politico, ho scritto un libro su come si può creare una sincera solidarietà nel mondo) a migliorare la nostra società, che certamente ha avuto una caduta sociale e morale in questi ultimi 15-20 anni, che col ‘68 centra poco. Io penso, che ognuno di noi farebbe bene a farsi un sincero e sano esame di coscienza, guardarsi dentro e chiedersi: “Cosa faccio seriamente io per migliorare questa società che sta andando a rotoli?”.

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30 gennaio 2008

29 gennaio 2008

Commento su L'Espresso "Mastella e gli interessi del Paese". (Marco Bazzoni)

Raffaele Innato ha scritto: 29 Gennaio, 2008 11:52
Sono d’accordo che, prima di andare alle elezioni, si debba cambiare la legge elettorale scegliendo noi elettori i candidati, che abbiano la fedina penale pulita e che abbiano da proporre riforme che facciano bene al Paese. Il fatto che il centrodestra proponga le elezioni subito senza cambiare la legge, la dice lunga di come vorrebbero governare il Paese o meglio come gestire meglio interessi di bottega.

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27 gennaio 2008

22 gennaio 2008

Per non morire sul lavoro

Commento su L'Espresso "Il mancato coraggio del papa". (Francesco Mira)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Gennaio, 2008 18:01
Alcune volte nella vita ci vuole coraggio a rinunciare, ma ci vuole molto più coraggio ad affrontare. Se il Papa Ratzinger non avesse paura a portare la parola della Chiesa, da non confondere con quella del Signore e della Sua grande sapienza, non avrebbe bisogno di camminare circondato dalle sue “guardie del corpo”. Il Signore osava portare la Sua parola fra la gente, camminando con la gente. Non aveva bisogno d’interpretare il significato di “giustizia”, Gesù la giustizia la indossava, faceva parte del suo corpo e del Suo alto pensiero. Non ci scordiamo mai che l’uomo per quanto giusto possa essere è sempre fallibile.

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17 gennaio 2008

Commento su L'Espresso "Mastella va giudicato come tutti". (Avv. Vittorio Porzio)

Raffaele Innato ha scritto: 17 Gennaio, 2008 15:05
Caro avvocato V. Porzio, sono molto d’accordo con lei in buona parte. Sarei pienamente d’accordo con lei, se anche come categoria di avvocato non difendesse l’indifendibile, in modo che i processi si potrebbero ridurre di tempo e con più giustizia.

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16 gennaio 2008

10 gennaio 2008

Commento su L'Espresso "La moratoria che vorremmo". (Maria Mantello)

Raffaele Innato ha scritto: 10 Gennaio, 2008 18:42
Cara Maria sono d’accordissimo con te. Il 14 Dicembre 2007 è stato pubblicato il mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà” da una piccola Casa Editrice di Taranto, nel quale invito il lettore a seguirmi in questo viaggio su di un pianeta dove le cose che tu hai descritto sono fortemente marcate. E’ un nuovo modo di vedere e vivere la vita, che io propongo, per far uscire l’uomo dal lungo tunnel buio in cui si è infilato e da cui non riesce più a vedere la luce.

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09 gennaio 2008

Il pulpito e la predica



Il pulpito e la predica.
Il Papa Benedetto XVI dall'alto della Sua figura religiosa, che io rispetto, ci ammonisce a non pensare che la globalizzazione instauri da sola, automaticamente un ordine mondiale più giusto. Dal profeta Isaia: "nebbia fitta avvolge le nazioni", io aggiungerei avvolge le persone e determinate persone. Questo tipo di globalizzazione non è certo sinonimo di ordine e pacificazione mondiale, tutt'altro. Basta accendere il televisore o aprire il giornale o andare per strada, per accorgersi come i conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle materie prime rendono difficile la costruzione di un mondo più giusto e solidale. Si ha bisogno assolutamente di una speranza, che faccia prevalere il bene comune in favore di tutti i popoli.
Benedetto XVI dice: "se c'è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell'ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l'umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile". Fin qui l'omelia non fa una grinza. Quale uomo giusto non è d'accordo con queste affermazioni? Io sono moderatamente d'accordo con Lui. La nota stonata non sta nel discorso che è condivisibilissimo, ma sta nel fatto che: "da quale pulpito viene la predica". Ci si dice di aiutare i bambini a non morire, basta pure un solo euro per salvare la vita ad una creatura che non ha alcuna colpa se non quella di nascere in un mondo sbagliato. Questo lo dice una persona che indossa delle vesti che in base al costo monetario potrebbe salvare alcune migliaia di bambini. Quindi, di che speranza stiamo parlando? La verità è che avremmo bisogno di meno parole ma più fatti concreti, altrimenti, non ci resta che pregare!