16 novembre 2008

Commento su L'espresso "Non mi do pace per la violenza che monta." Guido Boscolo

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 23:01
Io distinguerei due tipi di violenza.
C’è una violenza personale quando nasce da un malessere proprio, per ragioni che riguardano la propria sfera famigliare o fatti che si possono addebitare a questioni che riguardano uno stato d’insofferenza verso persone che vivono vicino al proprio ambiente.
C’è una violenza sociale, che invece riguarda i gruppi d’individui, che nutrono un malessere verso una società che non sentono di condividere, per cui reagiscono in branchi o in associazioni a delinquere, scaricando su i più deboli le proprie meschinità e incapacità di confrontarsi.
Questa violenza, si acuisce quanto più la società si dimostra debole ed incapace al rispetto delle regole democraticamente condivise. Regredisce, quando la società riesce a dare quelle risposte di pacifica convivenza e uguaglianza dei diritti doveri di ognuno.

15 novembre 2008

Commento su L'espresso “Salve, sono Nino” Nino Foggy

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 22:24
Caro Nino,
sei il benvenuto tra noi.
Come tu stesso affermi, in una società le regole democraticamente stabilite vanno rispettate da tutti. Poi, c’è sempre l’eccezione che conferma la stessa regola. Nel caso che tu denunci, bisognerebbe vedere se, la strada che improvvisamente porta il segnale del limite di velocità a 50km/h, sia uguale in toto al resto della strada che invece il limite è a 90km/h. In tal caso si dovrebbe intervenire a conformare il limite. Se, invece, il tratto in oggetto è diverso e pone un rallentamento, per cui il segnale è giusto, allora si è obbligati a rispettare quel limite.
Io, capisco il problema e l’esigenza dei tuoi genitori, che appena possono fiondano verso il loro amato figlio. Però considerando che il tratto del limite a 50km/h è breve, non vedo il guadagno della visita se dura un minuto in più.
La cosa importante è che i tuoi ti amano come ci fai capire, e che devi fare eccezione alla regola, per cui devi correre molto rapidamente verso la guarigione senza porre limite alla velocità. Anzi, se vuoi, ti è permesso un bel gesto col tuo dito medio verso l’alto, per dire: “ti ho fregato! E continuo per la mia lunga strada.”
Un abbraccio
Raffaele

Commento su L'espresso "Bolzaneto. Giustizia è sfatta." Salva Tores

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 19:46
Chi ha la disavventura di entrare nelle aule di giustizia italiana, si fa un’idea di come sia faragginosa e complicata affrontare una causa, aspettarsi una sentenza giusta ed equilibrata.
La maggior parte delle cause sono gestite dagli avvocati che, all’insaputa dei propri clienti, decidono come è più comodo e conveniente affrontare il contenzioso in corso. Il giudice, di solito, acquisisce una serie di fascicoli con prove e controprove, perizie, testimonianze, riferimenti a leggi ed a sentenze già emesse. Per prassi consolidata, considerando anche le tantisssime cause in corso che ogni giudice deve giudicare, tendono a rinviare le udienze prolungando per anni una sentenza, che il più delle volte non soddisfa nessuna delle parti.
I fatti del Bolzaneto, sono stati visti e commentati da più parti, ma: “Quella notte è cominciata una settimana prima. Quando a Bolzaneto sono arrivati un centinaio di agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria”. Così un poliziotto anonimo dichiara e ammette che “nella polizia c’è ancora tanto fascismo, c’è la sottocultura di tanti giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della penitenziaria. L’intervento lo hanno fatto i colleghi del Reparto Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a dirigerlo c’erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro che la questura di Genova che è stata esautorata. E’ stata una follia. Sia per le vittime, che per la nostra immagine, che per i rischi di una sommossa popolare. Quella notte in questura c’era chi bestemmiava perché se la notizia fosse arrivata alle orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di Brignole, si rischiava un’insurrezione”.La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un “lager” comincia lunedì con l’arrivo dei Gom, reparto speciale istituito nel 1997 con a capo un ex generale del Sisde, e già protagonista di un durissimo intervento di repressione nel carcere di Opera. “Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a Bolzaneto è stata una sospensione dei diritti, un vuoto della Costituzione. Ho provato a parlarne con dei colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non dobbiamo avere paura, perché siamo coperti”.Quella notte. “Il cancello si apriva in continuazione - racconta il poliziotto - dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all’interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli…Comunque c’è stato chi di noi ha approvato, chi invece è intervenuto, come un ispettore che ha interrotto un pestaggio dicendo “questa non è casa vostra”. E c’è stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha vergogna”…
E’ evidente che azioni criminose di questa portata, non possono essere il frutto solo di alcuni “prestanti” poliziotti, che decidono autonomamente di attuarle se non hanno un ordine ben preciso dall’alto.
E’ evidente che in Italia i criminali di professione non sono mai condannati, perchè hanno ricevuto il libero arbitrio. Mentre la gente “dei semplici” che sono la stragrande maggioranza, è stata già condannata con sentenza definitiva ad una vita di lavoro precario dipendente perenne, con enormi sacrifici, poco o niente soddisfazioni, arresti domiciliari a vita…
Così ingiustizia è stata già fatta!
…E tutto questo è accaduto per una mela della verità che fu strappata dall’albero della conoscenza, a cui solo ad alcuni è permesso accedere.
Mistero della vita!

07 novembre 2008

05 novembre 2008

Il primo discorso da Presidente di Barack Obama.

Barack Obama


Buonasera Chicago! Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta che hanno dato le file davanti le scuole e le chiese, mai così lunghe nella storia di questo paese, fatte da gente che ha atteso tre ore, quattro ore, molti per la prima volta nella loro vita, perché credevano che questa volta poteva essere diverso, e che la loro voce poteva essere quella differenza. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. E’ la risposta che ha guidato tutti coloro ai quali per lungo tempo e da molti è stato detto: siate scettici, abbiate dubbio e paura, riguardo a quello potrà succedere! ...e li ha guidati a mettere le proprie mani sul cammino della storia per dirigerlo ancora una volta verso la speranza di un giorno migliore. C’è voluto molto tempo, ma stasera, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in questa elezione, in questo specifico momento, oggi il cambiamento è in America. Poco prima, in serata, ho ricevuto una chiamata di straordinaria cortesia dal Senatore Mc. Cain. Il Sen. Mc Cain si è battuto a lungo e con tenacia in questa campagna. E ha combattuto ancora più a lungo e con tenacia per il Paese che ama. Ha sostenuto per l’America sacrifici che molti di noi non potrebbero nemmeno immaginare. Siamo grati per il servizio reso all’America da questo leader audace e coraggioso. Mi congratulo con lui. Mi congratulo con il Governatore Palin per ciò che sono riusciti a realizzare. E sono impaziente di lavorare con loro per rinnovare la promessa di questo Paese, nei mesi che verranno. Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio, un uomo che ha fatto una campagna elettorale di cuore, che ha parlato in nome degli uomini e delle donne coi quali è cresciuto per le strade di Scranton e coi quali torna in treno a casa, in Delaware: il vice presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. E non sarei qui stanotte se non fosse stato per il sostegno incessante del migliore amico dei miei ultimi 16 anni, pilastro della nostra famiglia, amore della mia vita, la First Lady Michelle Obama. Sasha e Malia: vi amo più di ciò che possiate immaginare; vi siete meritate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. E anche se non è più con noi, io so che mia nonna ci sta guardando, come ci guarda la famiglia grazie alla quale io sono ciò che sono. Mi mancano, stasera, e so che il debito che ho nei loro confronti è incommensurabile! A mia sorella Maya, a mia sorella Alma, a tutti i miei fratelli e le mie sorelle: grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato. Al responsabile del mio staff elettorale, David Plouffe, taciuto eroe di questa campagna, che ha realizzato la migliore, la migliore campagna politica, penso, della storia degli Stati Uniti d’America! Al mio capo stratega, David Axelrod che è stato mio partner in ogni passo del cammino percorso. Alla migliore squadra elettorale mai messa assieme nella storia politica: a voi tutto ciò è dovuto, e vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per realizzarlo. Ma al di sopra di tutto, non dimenticherò mai coloro ai quali realmente appartiene questa vittoria. Appartiene a voi! Appartiene a voi! Non sono mai stato un candidato favorito per questa carica. Non abbiamo mai avuto né molto denaro né molto consenso. La nostra campagna non è stata ordita nelle stanze di Washington. È cominciata nei cortili di Des Moines, nei soggiorni di Concord, sotto i portici di Charleston. E’ stata fatta da uomini e donne che hanno dato quel poco che avevano da dare: 5 o 10 o 20 dollari per la causa. Ha tratto la propria forza da quei giovani che hanno respinto il mito di una generazione apatica e hanno lasciato le proprie case e le proprie famiglie per lavori che offrivano pochi soldi e ancor meno riposo. Ha preso la propria energia da quei meno giovani che hanno sfidato il freddo gelido e il caldo bruciante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti, e dai milioni di americani che hanno prestato la propria opera volontaria e lavorato e provato che, più di due secoli dopo, il governo delle persone, dalle persone e per le persone non è stato inghiottito dalla Terra. Questa è la vostra vittoria! E io so che non avete fatto tutto ciò che avete fatto per vincere un’elezione. E so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché capite l’enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte stiamo festeggiando, sappiamo bene che le sfide che ci attendono domani saranno le più importanti della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria del secolo. Anche se stanotte siamo qui, sappiamo che ci sono dei coraggiosi americani che si stanno svegliando nei deserti dell’Iraq e nelle montagne dell’Afghanistan per rischiare le proprie vite per noi. Che ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro bambini si saranno addormentati e si chiederanno come faranno con l’ipoteca o a pagare il conto del medico o a risparmiare abbastanza per l’università dei loro figli. Ci sono nuove energie da imbrigliare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire, minacce da fronteggiare, alleanze da ricostruire. La strada che abbiamo davanti è lunga. La salita è ripida. Potremmo non arrivarci in un anno e nemmeno in un mandato. Ma, America, non ho mai auto tanta speranza quanta ne ho stasera sul fatto che ci arriveremo! Io vi prometto che noi ci arriveremo! Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutto ciò che deciderò o con le mie politiche da Presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma sarò sempre onesto con voi riguardo alle sfide che dovremo affrontare. Vi ascolterò, soprattutto quando non sarete d’accordo. E, sopra ogni cosa, vi chiederò di partecipare alla ricostruzione di questa nazione, nell’unico modo in cui l’America è stata fatta per 221 anni - - edificio per edificio, mattone per mattone, mano callosa per mano callosa. Ciò che è cominciato 21 mesi fa nel cuore dell’inverno non può terminare in questa notte d’autunno. Questa vittoria da sola non è il cambiamento che vogliamo. E’ solo l’opportunità di realizzare quel cambiamento. E ciò non può accadere se ritorniamo indietro al modo in cui le cose erano. Non può accadere senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. Dunque facciamo appello ad un nuovo spirito di patriottismo e di responsabilità, per cui ognuno di noi si rimbocchi le maniche e lavori duramente e si prenda cura non solo di sé stesso ma anche degli altri. Ricordiamoci che se la crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere un Wall Street ricco e un "Main Street" (n.d.t inteso nel senso del popolo, della gente comune) in sofferenza. In questo paese, nasciamo e moriamo come Una Nazione, Un Popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo. Ricordiamoci che è stato un uomo originario di questo stato a portare per primo lo stendardo del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori dell’autostima, della libertà individuale e dell’unità nazionale. Quei valori sono valori che tutti noi condividiamo. E mentre il Partito Democratico vince un’importante elezione stanotte, noi lo facciamo con una dose di umiltà e determinazione a sanare le divisioni che hanno ostacolato il nostro progresso. Come disse Lincoln di fronte ad una nazione ben più lacerata della nostra, noi non siamo nemici ma amici. Anche se le nostre passioni possono averci infiammato, non devono rompersi i nostri legami di affetto. E per quegli americani il cui sostegno non ho ancora guadagnato: posso non aver vinto il vostro voto stanotte, ma sento le vostre voci, ho bisogno del vostro aiuto. E sarò anche il vostro Presidente. E per tutti coloro che stanotte ci guardano al di là delle nostre sponde, da palazzi e parlamenti, per coloro radunati attorno alle radio negli angoli dimenticati del mondo: le nostre storie sono differenti, ma il nostro destino è comune, ed una nuova alba per una leadership americana è a portata di mano.

Commento su L'espresso "Oggi è una bella giornata. Godiamoci l'attimo fuggente". Antonio Porta

Raffaele Innato ha scritto: 5 Novembre, 2008 13:46
Si è aperto uno spiraglio dal tunnel lungo e buio, in cui il mondo si è incamminato.
Dobbiamo inseguire quella piccola filtrante luce. Non dobbiamo correre, dobbiamo stare attenti a non inciampare e a non scontrarci, per non disperderci in meandri tortuosi e inconcludenti. Questo è il momento di stare uniti perchè possiamo salvarci da chi ci ha messo crudelmente in questa situazione senza ritorno. Tornare indietro significherebbe disconoscere le nostre capacità di saper guardare avanti. Ci conviene fermarci il tempo di riflettere, dopodichè prendere con passo decisivo, quel percorso di convenienza e collaborazione che ci faccia arrivare, quanto prima, ad allargare quello spiraglio di speranza, tanto da farci attraversare tutti verso quella luce che è la nostra salvezza e il nostro benessere.
Cogliere l’attimo per rinascere!

Da oggi è nata una democrazia. Il cittadino della razza umana Barak Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d'Amarica!

Il senatore dell'Illinois Barack Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti: 47 anni, figlio di un'americana del Kansas e di un cittadino del Kenya, da oggi porta il suo messaggio riformista di cambiamento. Il neo Presidente ha dichiarato:"Se c'è qualcuno qua fuori che ha dubitato un solo istante che l'America è il luogo dove tutto è possibile, che si chiede se i sogni dei padri fondatori sono ancora vivi, che ancora mette in dubbio il potere della democrazia, questa notte ha avuto la sua risposta. La strada che abbiamo di fronte è lunga. La scalata ripida. Potremmo non farcela in un anno o in un mandato, ma l'America ho speranza che possa farcela, anzi ce la farà, come popolo".
Anch'io mi sento speranzoso, che la strada del cambiamento tracciata da Obama possa fare da apripista al mondo intero, per creare quella fiducia e quella solidarietà, di cui ne avremmo un gran bisogno.
Io ho un sogno: "che tutti i popoli possano comprendere quanto i conflitti e le disuguaglianze sono portatori di disastri e la pacificazione invece è portatrice di vita e di amore."

01 novembre 2008

Commento su L'espresso "Siamo uomini o tifosi?" Francesco Polverini

Raffaele Innato ha scritto: 1 Novembre, 2008 20:07
Caro Francesco,
in parte risulta vero che ci vogliamo sentire dire o recepire l’informazione per quello che ci fa più convenienza. Quando si va dal medico nessuno vorrebbe sentire di avere una malattia seria. Il danno minore di una disinformazione nello sport e nel calcio, è poca cosa (non giusta) rispetto ad una disinformazione che invece tocca interessi e valori esistenziali dell’uomo. Ancora maggiore diventa il danno se la disinformazione risulta falsa, sconvolgendo una sacrosanta verità. Da qui poi nascono le ribellioni e la rabbia. Allora, ragione vuole che qualsiasi notizia deve essere letta tra le righe, controllata, verificata e darle il giusto peso, a seconda l’importanza dell’argomento e del suo trascendere. Mai farsi prendere solo dal titolo a carattere cubitale! Ponderare, ascoltare e risentire più volte, se necessario, senza farsi prendere dall’ansia o dal panico. Se avete notato, le notizie che più si vogliono far risaltare all’opinione pubblica, vengono date con enfasi e gridando, quelle meno rilevanti da far ascoltare, sono date con tono più basso e breve. Se ricordate bene il tg di “canale 5″ è stato il primo in Italia a gridare i titoli di apertura. Ora mi sembra evidente che il pluralismo dell’informazione è di assoluta importanza, specialmente se a detenere i mezzi d’informazione sia un solo proprietario o anche più proprietari che hanno l’unico fine di gestire i flussi per interessi privati. Bene è stato l’avvento di internet che riesce a far sentire più voci fuori dal coro. E bene facciamo noi se non ci chiudiamo nella lotta fratricida di stare o da una parte politica o dall’altra. Noi, invece, dobbiamo capire e comprendere che non dobbiamo avere nessun timore di parlarci, di dialogare, di sentirci e di ricercare la verità, che probabilmente non sta tutta da una parte, ma che è bene conoscerla, per prendere decisioni e strade che più si addicono al nostro interesse di persone vere che fanno il loro dovere e che pretendono i loro diritti, compresa la giusta e vera informazione.
Un caro saluto