29 ottobre 2007

I miei co...emendamenti.


1) Non nominare il nome di un politico che politico non è.

2) Vivi la vita nel rispetto dell'ambiente, delle persone, degli animali e delle cose.

3) Non guardare la televisione se non per trasmissioni e documentari d'interesse culturale e scientifico. Abbassi l'auditel di trasmissioni inutili e dannose.

4) Naviga su internet solo per comunicare e per informarti.

5) Esci spesso da casa e incontrati con i tuoi simili e dialoga.

6) Se ti capita di assistere ad una ingiustizia, denunciala perchè potrebbe capitare anche a te di subirla.

7) Non delegare agli altri ciò che puoi fare da te.

8) Leggi abbastanza e studia bene, ti servirà sempre.

9) Non accanirti al gioco ti potresti rovinare seriamente. Tanto non vincerai mai quanto basta.

10)Non farti raccomandare, rafforzi il potere di chi non rispetta la tua dignità.

11) Non fumare, tanto non ti risolve alcun problema, anzi te lo aggrava.

12) Non correre, tanto se arrivi in anticipo devi aspettare, se arrivi tardi vuol dire che sei ancora integro.

13) Se ci sono incomprensioni conviene sempre chiarire.

14) Se sei depresso, ricordati che la vita è al di sopra di tutto. Goditela!

15) Se quello che credevi il tuo amore ti ha lasciato, c'è sempre qualcuno/a che prenderà il suo posto.

16) Se stai per incavolarti ricorda che non vale la pena, dopo starai meglio.

17) Se vuoi affrontare il matrimonio, ricorda che c'è sempre tempo. Ti può capitare di cambiare idea.

18) Conviene conoscere prima il proprio paese e dopo conoscere gli altri.

19) Conosci bene te stesso e saprai riconoscere gli altri.

20) Ama i tuoi genitori come loro sanno amare te.

21) Non lavorare mai troppo, fai solamente il tuo dovere sei pagato per questo.

22) La vita è una cosa meravigliosa, amala.


23) Dai sfogo alla tua gioventù, divertiti, ma non scordarti della vecchiaia.

24) Rispetta l'anziano, un giorno lo diventerai.

25) Se un giorno diventerai avvocato non difendere l'indifendibile.


26) Ama e rispetta la tua città, vivrai meglio e più a lungo.

27) Se vedi attraversare un pedone lascialo passare, domani lascieranno passare pure te.

28) Se la strada ti sembra più lunga, ti conviene fare più soste ne avrai bisogno.

29) Se il lavoro che stai per fare è insicuro informa il responsabile, ti potrai salvare la vita.

30) L'automobile è un mezzo di trasporto di persone e come tale deve essere usato.

31) Se la squadra del tuo cuore ha perso, non trovare giustificazioni, ma complimentati con la squadra che ha vinto.

32) Se sai di avere torto ammettilo vuol dire che hai "ragione".

33) Se non sai, meglio chiedere che rimanere ignorante.

34) Nell'umiltà sta la tua forza mantienila.

35) L'ipocrisia è uno dei grandi mali. Non essere ipocrita per un grande bene.

36) Goditi i piaceri della vita, ma non scordarti i dispiaceri perchè da essi troverai giovamento.

37) Non promettere mai ciò che non puoi mantenere.

38) Aiuta gli altri e aiuterai te stesso.

39) La giusta strada è sempre da costruire.

40) Tenere a debita distanza chi racconta sempre barzellette e di mestiere non fa il comico.

41) Maltrattare un proprio simile, vuol dire non aver rispetto neanche di se stesso.

42)
Colui che combatte per il giusto è sempre nei cuori degli onesti.

43) Se solo apprezzassimo la natura vivremmo meglio la nostra vita.

44)
L'incertezza dà l'aire alla conoscenza, che è tutta da scoprire.

45)
La bellezza esteriore negli anni svanisce, quella interiore migliora diventando sempre più interessante e affascina.

46)
Facciamo parte di uno straordinario Universo dal quale abbeverarsi di Amore.

21 ottobre 2007

I detti corretti.

Un proverbio o detto, è una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica, frutto della saggezza popolare di verità che sono state desunte dall'esperienza comune. Di frequente un detto nasce da un'abbreviazione di una stravagante storia, nella quale viene espressa la credenza di superstizioni popolari con molte allegorie, similitudini oltre ad un formato letterario. Siccome, come tutte le cose dell’universo e del mondo, sono suscettibili di cambiamenti, proviamo a correggere i detti da renderli più attinenti alla nostra realtà:

Chi ride il venerdì, piange la domenica e sta tranquillo tutta la settimana.
D’Aprile e anche in altri mesi, ogni goccia un barile.
Fatta la legge, senza controindicazioni, trovato l'inganno.
I panni sporchi sani si lavano in famiglia.
Il lavoro quando è soddisfacente, ben pagato e duraturo nobilita l'uomo.
Il vino scioglie la lingua ed apre i cuori dopo gli incidenti stradali.
Il mondo è fatto a scale fisse, chi le scende e chi le sale a piedi.
Impara l'arte mettila da parte e divulgala.
L'erba del vicino è sempre più verde se curata.
La corda troppo tesa e poco resistente si spezza.
La diagnosi sbagliata spaventa più della malattia.
La gentilezza può aprire tutte le porte.
La notte porta consiglio se te lo ricordi.
La speranza è sempre la penultima a morire.
Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Settembre... pazzerelli lasciano il sole e prendono gli ombrelli.
La prudenza non deve essere mai troppa. Il troppo stroppia.
La reazione è più dura dell'azione se sei sopravvissuto.
L'occasione può fare l'uomo ladro.
Moglie buona e buoi buoni di tutti i paesi.
Quando la gatta non c'é, i topi ballano, comunque, quando sono grossi.
L'ospite è come il pesce, dopo solo un giorno già puzza.
Mal comune, mezzo gaudio e mezza catastrofe.
Ogni promessa fatta da persone serie è debito.
Tutto il mondo è un paese inquinato.
A far la barba si sta bene un giorno, a prender moglie si sta bene un mese, ad ammazzare il maiale si sta bene un anno e a fare il politico si sta bene per tutta la vita.
A tavola non s'invecchia, ma s'ingrassa.
Can che abbaia non morde, ma disturba.
Chi ben inizia è a metà dell'opera, sì ma poi deve terminarla.
Si accettano suggerimenti mandando una mail: raffaeleinnato@gmail.com

15 ottobre 2007

Confine tra costumi religiosi e leggi di uno Stato laico.

Più passa il tempo e più mi rendo conto che c’è bisogno di chiarire bene il confine tra l’insegnamento delle religioni e la loro dottrina, e il vivere quotidiano in uno Stato laico.
Si discute molto tra politici o tra opinionisti: se è giusto o no portare o indossare vesti o copricapi che possono essere in contrasto con le leggi e la dignità di un popolo di uno Stato laico.
Ognuno, a seconda delle proprie concezioni ideologiche o provenienze di fede religiosa, si esprime in favore o contro, se indossare o meno un costume, che vuole rappresentare la propria religione. Si fanno una serie di manifestazioni che coinvolgono gente comune con schieramenti di diversa estrazione, e trasmissioni con commentatori del giornalismo, della politica e della cultura che, a seconda della propria appartenenza, esprimono pareri in contraddizione fra loro . Alla fine, ognuno rimane sulle proprie posizioni, senza risolvere mai una questione, che, secondo me, può essere risolta con una logica che sta nella ratio.
Se lo Stato è laico, è lapalissiano che tutti, e dico tutti, devono vestire secondo gli usi e il rispetto delle leggi di quello Stato. Poi, il religioso o l’adepto di qualsiasi dottrina, nessuno escluso, nei luoghi considerati sacri (chiese, moschee, sinagoghe, templi, etc…)o quando si organizzano festività religiose, può indossare liberamente ciò che la propria dottrina dice di indossare. Altrimenti, ci troviamo di fronte a situazioni che, proprio per il fatto che esistono diverse religioni e modi diversi d’interpretarle, creano solo conflittualità inutili e conseguenze anche tragiche che possono finire in inutili tragedie. Invece, è cosa giusta che la fede, se la si vuole mostrare, la si mostri nei luoghi adatti a predicare il proprio culto, senza creare problemi o forzature a chi non fa parte di quella dottrina o a chi la pensa diversamente.
Io, aggiungo che è cosa ancora più giusta mostrare la propria fede nel fare del bene al prossimo, non mostrarla esteriormente con le vesti(alcune volte costose), ma praticarla fattivamente con l’aiutare i più deboli e i più bisognosi ad uscire da una condizione di svantaggio perpetuo, per creare un mondo vero di solidarietà sincera tra tutti i popoli. Perché, in questo mondo da noi frastagliato e deturpato, ne abbiamo un grande bisogno.

07 ottobre 2007

La tassa

La tassa è percepita per tutti coloro che la pagano con dispiacere, come un obbligo di cui se ne potrebbe fare a meno. Poi, però gli stessi che non la vorrebbero pagare, si rivolgono allo Stato per chiedere aiuto. Si deduce che c’è un controsenso e una illogicità, se non addirittura una non conoscenza dell’importanza della tassa, come contributo per la gestione e la distribuzione equa dei servizi per tutta la popolazione del territorio di appartenenza. La tassa deve essere pagata da tutti in proporzione alla propria capacità di reddito. Se si produce di più e si introita di più, bisogna pagare di più. Viceversa, si pagherà di meno. L’ottimizzazione sarebbe che tutti producessero molto e che tutti potessero pagare la tassa e ricevere ottimi servizi. Il problema di uno Stato, nasce quando ci sono persone che non producono reddito e quindi non possono pagare(società malata). A questi, sarà o meglio dire, dovrebbe essere data più attenzione e più aiuto. Invece, succede che queste persone sfortunate, oltre ad essere le più danneggiate da un sistema iniquo, non ricevono il giusto supporto per diventare proliferi o ricevere gli aiuti necessari per una vita dignitosa.
Ma, da chi parte la battaglia a non pagare la tassa o a pagarla di meno?
Purtroppo, da quelle persone fortunate che godono di benessere economico, che si possono permettere di fare una vita piena di agi e godimenti. Quando, invece, dovrebbero essere le prime a sentire, un obbligo morale e di giustizia, il dovere di contribuire alla partecipazione di una società più equilibrata dalla quale ricevono molto. Se, si riflette bene, questo è un egoismo perverso. La maggior parte di queste persone, fin dalla nascita hanno potuto godere dell’aiuto dei servizi messi a disposizione dallo Stato senza pagare un contributo, perché incapaci a produrre. Quando, poi, incominciano a produrre, per loro fortuna molto, allora si sentono defraudati e penalizzati. Non solo, siccome, sono diventati dei benestanti, e suscettibili di furti o angherie nei loro confronti, chiedono allo Stato più sicurezza per essere cautelati. Se hanno delle imprese chiedono che lo Stato li agevoli perché i loro capitali, essi l’investono per dare più lavoro . Anche, se poi, per molti di questi, i loro capitali l’investono fuori dal proprio Stato. Per non parlare di benestanti che cambiano la loro residenza, guarda caso, dove non si paga la tassa. La cosa ancora più strana, è che ci sono, tra questi, persone che vogliono loro gestire il proprio Stato. Il quale funziona se viene pagata la tassa che loro non vogliono pagare.
La conclusione è che in uno stato sociale democratico la tassa si deve pagare e la gestione deve essere affidata alle persone capaci e responsabili che la sanno amministrare bene, salvaguardando soprattutto gli interessi e l’incolumità di tutti per una giustizia equa per tutti, senza favorire i cosiddetti “furbetti del quartiere” .

05 ottobre 2007

Proposta alternativa salutare per una riduzione drastica allo spreco di energia.

Noi, ormai, viviamo in un mondo di ipocrisia e di interessi fittizi. Mi riferisco a tutte quelle persone che parlano bene ma razzolano male per puro interesse di parte. E che contribuiscono ad aggravare, in particolare, il problema ambientale e l’inquinamento del nostro pianeta.
La gente più avveduta parla, ed a ragione, della desertificazione del pianeta e dell’inquinamento dal petrolio. Si fanno una miriade di convegni di scienziati, che propongono soluzioni diversificate di come sfruttare energie alternative ecocompatibili, da quella solare alla eolica…Però, si evidenzia che i costi di utilizzo sono rilevanti e che comunque sono un'alternativa insufficiente. Come alternativa energetica, si fa anche l’esempio della colza, già in uso in alcuni Paesi, che si ricava dall’agricoltura. Tutto questo perché si vuole mantenere un ritmo di vita nel mondo sempre più frenetico, dove ognuno è libero di fare quello che più gli conviene, mantenendo i propri privilegi fatui intatti.
Ora, essendo io un umile cittadino del mondo, ahimè, mi sono permesso di fare una riflessione. Perciò mi rivolgo a coloro che governano, che sono persone certamente di grande cultura e di grandi risorse programmatiche.
Ebbene, io sono arrivato alla conclusione (qualcuno mi smentisca) che, uno dei mali più gravi che sta portando alla distruzione il mondo, è il veicolo ad uso privato. Perché personifica un atteggiamento socialmente discriminante ma, soprattutto, perché è causa di guasti ambientali, sociali e politici.
Se invece di utilizzare i veicoli individuali si utilizzassero veicoli collettivi o pubblici, io sono sicuro che risolveremmo grande parte dei problemi di: inquinamento ambientale, risorse energetiche, sprechi d’acqua, disastri ecologici, malattie gravi e allergie, ammassi di rifiuti ecc…
Sono anni che si sta parlando del petrolio come fonte di energia in esaurimento, concausa di disastrose guerre e conflitti per accaparrarselo a tirare avanti, non avendo trovato energia alternativa sufficiente al fabbisogno mondiale di tanti inutili veicoli e aggeggi personalizzati. Basterebbe già questo a far capire che converrebbe utilizzare i mezzi di trasporto collettivi e non inquinanti! Per non parlare degli innumerevoli incidenti quotidiani di migliaia e migliaia di vite che si perdono sulle strade e in mare. “Ma, questo c’interessa poco, perché pensiamo che le disgrazie succedono solo agli altri e non a noi!” Eppoi, non saremmo più liberi di scorazzare ubriachi e drogati in lungo e in largo come ci piace fare ora, fare gare illecite procurando stragi e fregandocene degli altri, in favore di una libertarietà non condivisa, ma che pretendiamo come diritto ineludibile per noi stessi e, invece, dovere per gli altri a rispettarla.
Quindi, sarebbe cosa giusta e seria affrontare quanto prima il problema dei veicoli privati. Secondo il mio modesto parere ci vuole un serio programma che preveda di dotare le città di mezzi ecologici e comodi, con corsie preferenziali, sufficienti alle esigenze di tutti i cittadini, con fermate comode e confortevoli. Si andrebbe incontro, anche, alle esigenze della popolazione più anziana, sempre più numerosa ed emarginata. Così, tutte le strade in mancanza di ingorgo veicolare ormai ridottissimo, si potrebbero dotare di piste ciclabili tranquillamente percorribili. I soli veicoli che si potrebbero utilizzare dovrebbero essere per i servizi di: ordine pubblico, sanità, protezione civile, trasporti, società di sevizi anche privati, ma che dovrebbero servire al solo scopo di lavoro precipuo. Già, questo farebbe risparmiare sul personale dell’ordine pubblico, sugli incidenti, sulla spesa sanitaria e quant’altro. Non si avrebbe più bisogno di costruire strade su strade, tanti porticcioli con danno alla natura e al paesaggio. Poi si tenga conto che anche la criminalità, non avendo mezzi propri, avrebbe molti problemi a svolgere una serie di reati come: il contrabbando, le rapine, gli scippi, lo spaccio, il furto di veicoli, la prostituzione, ecc…Ci sarebbe un migliore e più capillare controllo. I viaggi e gli spostamenti più lunghi si potrebbero fare in treni confortevoli o con mezzi di trasporto collettivi ecologici. Si diversificherebbe l’economia. Insomma, si cambierebbe il modo di vivere come società più partecipativa e più salutare. Non più soli con se stessi depressi, ma insieme agli altri rinvigoriti.
Il problema della nostra cara società è che ci viene inculcato un metodo di democrazia molto ambiguo e fallace. I mass media ci fanno credere che per godere di una libertà individuale, dobbiamo acquistare qualsiasi prodotto per ogni esigenza personale, dal tagliaunghie allo yacht. Si capisce che è cosa impossibile ottenere ciò per chiunque. La libertà può essere intesa tale, quando non crea danni ad alcuno e non compromette gli equilibri. Il motore è stato una invenzione che ha portato progresso ed evoluzione all’uomo. Finché usato con parsimonia e intelligenza è positivo. Ma quando si va oltre, ad un uso spropositato e sconveniente, porta ad un regresso ed a una negatività che è sotto gli occhi di tutti, con danni irreversibili. “Se il fumo mi fa male e il medico mi ha diagnosticato una vita molto breve se continuo a fumare, non mi resta che smettere. E’ inutile che provo a filtrare il fumo, la realtà tragica non cambia.”
La vita sociale non deve essere vista come una concorrenza tra individui per migliorare il proprio tornaconto o benessere individuale, ma deve intendersi come collegialità e collaborazione tra individui per migliorare il benessere collettivo. Altrimenti, che ci stiamo a fare insieme, se ognuno pensa solo a se stesso. Di quale socialità e società stiamo parlando? Quale cultura diffondiamo alle nuove generazioni? Di quale difesa del pianeta ci stiamo interessando? Quale informazione stiamo dando?
Un caro saluto da una persona che comincia ad indignarsi e preoccuparsi seriamente dell’apatia e dell’incoscienza dell’uomo.