30 dicembre 2007

Presentazione video del libro

Ho visto le persone abbracciarsi, ho visto i religiosi svestirsi, ho visto i ricchi spogliarsi degli averi, ho visto i giudici criticarsi, ho visto i politici eleggere il popolo, ho visto i guerrafondai chiedere aiuto ai pacifisti, ho visto sorridere i lavoratori nelle fabbriche, ho visto il mare, i monti e i territori liberarsi dai rifiuti, ho visto l'aria tersa, poi... ho visto troppi non vedere. (Raffaele Innato)

Anno 2009: perchè tutti gli abitanti della Terra possano trovare la strada della pacificazione degli uomini e il rispetto dei diritti inalienabili delle persone. La vita è un diritto per tutti e come tale deve essere rispettata.

Ognuno di noi ha un suo percorso di vita. Tutto parte dal luogo di nascita, dalla condizione socioeconomica dei genitori (se ci sono), dal paese d'origine, dal contesto politico nazionale e internazionale, e da altri fattori condizionanti. Per cui nessuno parte uguale all'altro. Questo fa si che ci fa essere fin dalla nascita diseguali e ingiusti verso gli altri. Quando riusciremo a far nascere tutti dalla stessa linea di partenza, solo allora ci sentiremo eguali e giusti verso gli altri. (Raffaele Innato)

Quanto povera è la ragione dell'essere umano di fronte al cambiamento, quando è necessità cosmopolita della propria esistenza. (Raffaele Innato)

Ci sono persone che per godere del bene della vita hanno bisogno di poco tempo, altre pur avendo molto più tempo non ci riescono mai. (Raffaele Innato)

Io, non mi stancherò mai di difendere i più deboli, da qualunque parte provengano, non perchè sono buono, ma semplicemente egoista e previdente. Perchè, quando lo diventerò io, ci sarà certamente qualcuno più forte che mi difenderà. (Raffaele Innato)

Quando una società ha come riferimento solo il benessere economico è evidente che a morire sono i valori umani. (Raffaele Innato)

Quando il dubbio mi assale ho la ragione dalla mia parte, quando la certezza mi prende perdo ogni ragione d’essere. (Raffaele Innato)

29 novembre 2007

Sinistra, destra o centro?

Si parla di sinistra, di destra e di centro. Siamo i soliti tifosi e non sportivi di calcio. Sinistra, sinistra, centro, destra, ancora destra cross al centro "rete". Il solito centravanti ha fatto goal e la solita folla festante ed euforica si alza in piedi per osannare il vincitore eterno che non invecchia mai e che continua a portare i trofei nella propria immodesta dimora per mostrarli ai soliti amici intimi. Loro, i festanti tornano a casa contenti e gioiosi che la loro squadra ha vinto, anche se non hanno trofei da portare a casa. Loro si accontentano della soddisfazione! Anche se poi al ritorno a casa si ritroveranno i soliti atavici problemi di sempre che non riescono a risolvere mai. Perchè i ricchi diventano più ricchi e i poveri diventano più poveri.
Chissà dove si trova la sinistra, la destra o il centro?

24 novembre 2007

La violenza non ha sesso.

Quando sono costretto ad assistere impotente ad immagini di gratuita violenza capisco quanto siamo lontani anni luce dalla pace e dalla concordia.
Io sono contro a qualsiasi forma di violenza! Sono assolutamente intollerrante verso i violenti! Non esiste il sesso dei violenti, ma esistono solo i violenti e i criminali. Naturalmente, l'uomo (sesso maschile) essendo dotato di forza maggiore della donna erroneamente crede di poterla usare come arma di prepotenza a suo favore. E' legittimo e giusto che le donne manifestino contro la violenza. Quello che io non reputo equilibrato è quando le donne manifestano solo contro la violenza degli uomini. La violenza non ha connotati sessuali. Altrimenti ci dovremmo chiedere: Perchè tante madri uccidono innocenti bambini? Perchè tante madri vendono i propri figli? Perchè tante madri massacrano di botte i figli? Perchè delle infermiere uccidono poveri vecchi malati? Perchè delle donne uccidono e usano violenza verso altre donne? Perchè tante donne abusano sessualmente di minorenni? Certamente le violenze e gli abusi per la maggior parte vengono dagli uomini. Non dimentichiamo che le guerre e le battaglie sono state sempre combattute tra uomini per mostrare la superiorità di forza. E' una incultura che ci portiamo da secoli che ha giustificato l'atteggiamento prepotente dell'uomo in sfavore della donna. Questo atteggiamento di superiorità è stato usato anche dalle religioni patriarcali. Però, questo non può giustificare nè essere un buon motivo perchè l'uomo debba usare violenza alla donna. E nemmeno che la donna si debba vendicare di altrettanto violenza sull'uomo. I soli legittimi a manifestare con forza dovrebbero essere i bambini che subiscono le violenze da ambedue i sessi.
La verità, che moltissimi voglio nascondere, è che ci trasciniamo un sistema sociale fallace e ambiguo da sempre, qualcuno comanda qualche altro subisce, per cui chiunque si sente in diritto di contestare o di appropriarsi di una propria giustizia calzata a suo piacimento. Invece, sarebbe necessario cambiare pagina scrivendo un'altra storia per far comprendere che ci vuole rispetto reciproco. L'uomo ha bisogno della donna, come la donna ha bisogno dell'uomo. Pari dignità e pari condizioni, se vogliamo convivere in maniera corretta e in pace per il bene di tutti.

19 novembre 2007

18 novembre 2007

Siamo alle solite tragedie!

Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una tragica e devastante tragedia, nella quale sono morti, secondo le “stime”, non meno di 5.000 persone, forse addirittura 10.000. I feriti sarebbero 12.500, gli sfollati un milione e mezzo. Stiamo parlando dello Stato del Bangladesh nell'Asia meridionale con una popolazione di 147.000.000 abitanti.
No, non stiamo parlando della solite guerre che imperversano nel mondo dove si mietono centinaia e forse migliaia di trucidati al giorno. E nemmeno di centinaia di morti da incidenti stradali, ma neanche di tanti morti sul lavoro o di morti di malattie da inquinamento ambientale. Stiamo semplicemente parlando di un ciclone battezzato col nome Sidr, una tempesta tropicale devastante che ha colpito e ha distrutto decine di migliaia di deboli resistenti abitazioni.
Per cercare di rispondere all'emergenza i governi europei hanno disposto l'invio di aiuti immediati. Dall'Italia sono partiti generi di prima necessità come viveri e tende. Ulteriori aiuti stanno arrivando da tutti i Paesi. Assistiamo con positività alla classica benevola raccolta di aiuti e beneficenza da parte di tutti i Paesi, associazioni, enti assistenziali, mass media e persone del nostro Pianeta, che in maniera magniloquente assicurano e mostrano la volontà reale di un aiuto certo e necessario per le zone e le persone sofferenti di questa calamità gravissima. Orbene, tutto questo raccoglierci in favore dei più bisognosi mi trova in perfetta sintonia e ne sono felice e partecipe, ma dove non mi trova affatto d’accordo è che attraverso una semplice e momentanea beneficenza ci si possa sentire con la “coscienza a posto” tranquilli di aver contribuito ad appoggiare e sostenere dei nostri fratelli, che hanno un solo torto: “quello di essere poveri e indifesi”. Quindi, dopo aver fatto il nostro nobile gesto, tutti torniamo ai nostri posti abitudinari, dando il nostro appoggio alle missioni di pace e quant’altro, col nostro classico perbenismo e la vita, anzi la morte continua. Anche il Papa, nel tradizionale incontro domenicale con i fedeli ha ricordato la tragedia e ha fatto appello alla solidarietà internazionale perché "sorregga quei fratelli così duramente provati". Peccato che, sempre così attento nelle sue preghiere, non abbia anche ricordato al “Signore” di avere un occhio di riguardo nelle tragedie, perchè i poveri e i diseredati non c’entrano nulla con le guerre e i disastri dei conflitti di potere che provocano i potenti.

12 novembre 2007

E' bollettino di guerra infinita...

Qualcosa di molto grave sta accadendo nella nostra controversa e debole società. Stiamo vivendo un periodo di vera difficoltà sociale e politica. I governi di tutto il mondo, oramai, non riescono a dare più risposte concrete ai fabbisogni della gente. Tutti i cittadini chiedono maggiore attenzione ai problemi personali o alla categoria di appartenenza perché possano migliorare la propria condizione di vita. Ogni giorno siamo spettatori complici di un sistema sociale e politico che porta a estremi difficoltà di conduzione ordinaria della quotidianità.
Da tutto il mondo ci arrivano immagini e notizie deturpanti e desolanti di stragi, omicidi, incidenti mortali, inquinamento ambientale, armamenti sofisticati e distruttivi, violazioni dei diritti umani, violenze gratuite sui bambini, sulle donne e quant'altro. Ci stiamo abituando ad accettare qualsiasi bruttura e spesso ne costruiamo altre come esempio da imitare. Dai mass media, per interesse di parte, si va alla ricerca di immagini sempre più cruente o di fatti che servono solo a far parlare, e guidare i lettori o gli spettatori a seguire dei filoni perversi e senza risoluzioni positive per l'interesse generale. In nome di una libertarietà, e non di libertà che non esiste, si vuol far passare qualsiasi cosa, che stranamente fa solo comodo ai potentati e ai soliti furbi del mercato globalizzato. Il lavoro non è più un diritto per vivere, ma è diventato un libero mercato della globalizzazione dove il lavoratore sottomesso, oltre ad essere malpagato e maltrattato psicologicamente, deve ringraziare per il solo fatto che lavora. La scuola, istituzione fondamentale di una società, è in balia del pressappochismo, non avendo una precisa guida ed un programma che possano veramente essere fondamenta di certezza per il futuro di tanti giovani studenti per una realizzazione di vita sana e duratura. La famiglia (comunque la si vuole intendere), seme fecondo della società, è in crisi profonda, basta leggere giornali o vedere trasmissioni televisive o ascoltare la radio o solamente camminando per strada, per accorgersi di come è diventato difficile l’idea di famiglia che trascina la società nella legalità, nel rispetto, nella lealtà e nel benessere vero per tutte le persone. E’ divenuta una cosa astratta, sulla quale però tutti ci vogliono costruire qualcosa che fa comodo ai propri interessi di bottega. La politica, meglio dire i politicanti, non vogliono accettare che la politica sia fatta dai cittadini che vivono la quotidianità dei problemi, per cui possono evidenziare quali sono i veri nodi da sciogliere e per proporli a risoluzione agli amministratori e governanti eletti dal popolo “sovrano”. Essi rimangono nella propria nicchia a studiare come possono sfruttare il loro periodo di gestione di potere a proprio favore o a favore delle lobby di appartenenza, lasciando una parvenza di interesse per il popolo. I giornali e gli organi d’informazione, purtroppo, a parte qualche rara eccezione, seguono i filoni dei potentati, dando informazioni di parte e non pubblicano o non danno spazio sufficiente a chi, invece, cerca di parlare di problemi veri della collettività e, magari, riesce a dare delle risoluzioni benefiche possibili. Si preferisce discutere di beghe tra personaggi della politica, dello spettacolo, del sociale più o meno famosi o di sport parlato, piuttosto che andare nel vivo delle questioni di interesse generale. Così facendo si costruisce, per forza di cose, una società allo sbando senza capo e né coda. Anche, nelle famose lettere al direttore dei giornali, invece di dare spazio ai lettori sensibili che esprimono delle opinioni e delle proposte su questioni di interesse collettivo, si continua a dare spazio ai famosi politicanti, che ne hanno già tanto in tutti i settori dell’informazione. Mi riferisco, anche, ai rappresentanti delle religioni, che oltre ad avere i propri siti d’informazione notevole finanche nelle scuole, occupano spazio quotidianamente su tutti gli organi d’informazione pubblica e privata. "La fede non s’insegna ma si pratica nei gesti altruistici, aiutando nel concreto i poveri e i deboli (es. Maria Teresa di Calcutta)". Piuttosto, sarebbe opportuno che i religiosi fossero più trasparenti e aperti alla società di cui ne fanno parte, privandosi di alcuni privilegi e donandoli a chi ha realmente bisogno. Una società sana non si costruisce con le parole altisonanti per ricevere applausi o accondiscendenze fatue, ma col rispetto verso le persone più umili, la lealtà, la legalità e il vivere in sintonia con gli altri simili. Bisogna stare insieme per aiutarci e comprendere che se vogliamo bene a questo mondo, al quale dovremmo essere grati per l’ospitalità ricevuta e non per essere i padroni, dobbiamo rispettarlo col comportarci da persone oneste e dignitose, vivendo senza conflittualità ma in buona pace nell’uguaglianza per tutti i popoli e nella giusta sopravvivenza.
Se riusciremo a comprendere questo ci possiamo aspettare un futuro roseo. Se non lo capiremo la nostra storia di uomini si sta già esaurendo, spegnendosi nel disinteresse generale.

07 novembre 2007

Insani gesti di giovani diventati assassini.

Ennesima strage in una scuola superiore, questa volta compiuta in una provincia della Finlandia, paese ricco di laghi e foreste, conosciuto principalmente per le bellezze naturali incontaminate; almeno otto i morti, fra cui la direttrice dell'istituto, una decina di feriti, fra cui il giovane killer, che ha cercato di togliersi la vita sparandosi in testa. Il copione è molto simile a quello di altri delitti che accadono e si commettono in altre provincie del nostro pianeta. Come al solito, in questi tragici e ingiustificati episodi criminosi, rimangono molte ombre e molti interrogativi. Ci si chiede quale può essere la causa che abbia potuto provocare, in un giovane "per bene", l'insano gesto per tramutarlo in un feroce e lucido assassino. La risposta, se c'è, dovrebbe essere ricercata in un sistema sociale mondiale che presenta moltissime falle create dall'incuranza e dalla negligenza dell'uomo, che persegue simboli e sigle di poteri che, nella maggior parte dei casi, vengono interpretate distortemente in diaboliche gesta, per motivi che neanche l'attore o il protagonista stesso sanno capire o ne conoscano la provenienza, finendo per eliminare delle innocenti vite, compresa la sua, che, invece, hanno il diritto e il dovere di esistere perchè devono contribuire allo sviluppo di una società sana e collaborativa per il bene e l'interesse comune. Un massacro inutile e inconcepibile in un luogo di cultura e d'informazione, che dovrebbe preparare e costruire un sano futuro a dei ragazzi incoscenti e incolpevoli, che hanno solo la colpa di ereditare le violenze fratricide di generazioni che l'hanno preceduti, le quali non hanno saputo insegnare e dimostrare la bontà e la gioia di gesti sani che traguardano la bellezza del vivere nella comunità. Poco prima della strage, aveva fatto l'annuncio in un video su YouTube (mezzo di comunicazione formidabile se viene utilizzato a scopi benefici), con un sottofondo di musica hard rock, in cui si definisce un "esistenzialista cinico" e si dice "pronto a morire per la causa", cioè la eliminazione di "tutti coloro che considero indegni della razza umana". Queste contorte e scorbutiche frasi, evidenziano il disorientamento e l'offuscamento mentale di questa vittima di un sistema disgregante, che non riesce a spiegare e formare le nuove generazioni a guardare con fiducia, in una prospettiva che dia benessere e pace in un mondo pieno di conflittualità e di ingiustizia perenni.
Ancora una volta, queste tristi e tragiche vicende dovrebbero insegnarci che bisogna assolutamente cambiare pagina per percorrere la strada della solidarietà degli uomini e dei popoli, altrimenti rivedremo sempre lo stesso film già visto.

04 novembre 2007

Cari amici del mio blog.

Un abbraccio fraterno a tutti voi per la vostra simpatia.
Sento il dovere ma soprattutto il piacere di mandare i miei sinceri saluti a tutti i ragazzi, ragazze e famiglie italiane che sono sparse per il mondo, che per motivi diversi hanno scelto di trascorrere la loro vita lontani dal loro paese natio e dall'Italia.
Noto con piacere che molti di voi leggono il mio blog e che le vostre visite aumentano sempre di più. Ogni giorno ricevo decine e decine di visite dall'Italia, da tutta Europa e anche da altri continenti. Questo mi dice che siete sensibili e interessati ai miei argomenti e che mi spronate ad andare avanti. Il mio scopo prioritario è di poter colloquiare con voi perchè, insieme, dobbiamo e possiamo fare una cosa importante: migliorare il nostro mondo. Sembra ed è un compito arduo, ma io sono convinto che da persone sensibili quali noi siamo, possiamo riuscirci, sfruttando in modo appropriato la grande tecnologia della comunicazione istantanea. Quando un architetto, un ingegnere od un artista pensano di costruire un'opera grandiosa, sanno che ci vorrà tempo e molta pazienza ma, soprattutto, amore e voglia di realizzarla perchè alla fine verrano ripagati con la soddisfazione e la gioa di vedere compiuta un'opera straordinaria, alla quale pochi ci credevano. Certo il progetto è molto importante e ambizioso. Ebbene, noi dobbiamo fare questo: costruire pietra su pietra un grande progetto di vera "democrazia" per il bene dell'umanità. Nel quale dobbiamo tener conto della solidarietà degli uomini, attraverso la quale dobbiamo dare benessere, pace ed una vita degna d'essere vissuta nell'amore, nella salubrità e nella fratellanza, senza distinzioni di sesso, di religione, di bandiere, di lingue, di razza e quant'altro contribuiscono a creare distorsioni, conflitti, distruzioni e precarietà dell'essere. Ormai, si percepisce sempre di più un clima di odio e di crudeltà tra popoli, nello stesso Stato e nelle stesse famiglie. Assistiamo, increduli e inermi alle stragi delle guerre, alle tragedie di omicidi e incidenti stradali, ad atti e atteggiamenti criminali, talvolta inspiegabili, di persone che fino ad un minuto prima, erano o sembravano per bene. Questo, rende ancor più tragica la situazione che stiamo vivendo negli ultimi decenni. Stiamo perdendo i valori importanti di stima e di rispetto del prossimo e il valore della nostra stessa vita, probabilmente non riusciendo a recepire l'importanza degli stessi. E ciò, ci fa essere impreparati a capire che stiamo perdendo la cognizione per la quale noi siamo su questo mondo meraviglioso, al quale dobbiamo essere enormemente grati. Ecco che il nostro progetto deve partire dal fatto che, tutti dobbiamo poter contare e partecipare, collaborando a trovare le giuste soluzioni perchè tutti gli esseri viventi si possano sentire fratelli ed uguali senza appartenenza di parte.
Svestiamoci da questa abulia che ci sta soffocando e reagiamo in maniera energica per il nostro interesse comune. A voi chiedo una collaborazione partecipativa, perciò aspetto le vostre osservazioni e i vostri importanti suggerimenti.

03 novembre 2007

Di quale giustizia stiamo parlando?

Prendo spunto dalla tragedia e dall'omicidio della povera Signora Giovanna Reggiani a Tor di Quinto per opera di un pregiudicato romeno per dire alcune cose.
Questa sarà l'ennesima storia di cui se ne parlerà per un pò di tempo sui giornali, nelle solite trasmissioni un pò macabre e un pò spettacolari, nei talkshow e per la strada. Si scriveranno o si diranno le stesse cose scritte o dette in altre simili occasioni, per creare un pò di scalpore e per significare e suggerrire che qualcuno dovrà intervenire, in primis il governo o gli organi istituzionali, che la colpa è di qualcuno o di qualche altro, come succede sempre fino alla prossima tragedia che arriverà di certo. E' una storia lunga e ripetitiva fino alla noia. Nel frattempo le famiglie colpite direttamente soffrono chiedendo e aspettando una giustizia che mai arriverà. Per il semplice motivo che in questo sistema di pseudodemocrazia non esiste "la giustizia". Come si può parlare di giustizia se ci sono evidenti discriminazioni sociali. In questo maltrattato mondo ci sono persone (intoccabili) ricchissime e potenti che possono fare e disfare le cose e le situazioni a secondo il proprio tornaconto e persone poverissime e indifese che devono subire senza poter alzare un dito. Io non voglio giustificare l'atto atroce o l'esecutore di questo efferrato delitto, perchè è stata una inumana carognata criminale da condannare severamente. Ma, se i romeni o altri popoli, costretti da condizioni sociali pessime per motivi legati a situazioni degradate ereditate da scelte politiche e ambientali scellerate e disgreganti, non fossero costretti a emigrare come rifiuti umani per mangiare e per lavorare, penso che non ci saremmo mai trovati di fronte a questi episodi criminosi, per il solo fatto che non ci sarebbe stata l'occasione che ha poi portato la tragedia. Osserviamo e riflettiamo sull'individuo che ha commesso l'atroce crimine. In una strada buia sta passando una ignara donna, lui, l'animale in quel momento non vede una persona, no lui vede una preda da braccare e da depredare. Non dimentichiamo che prima dell'omicidio quest'individuo non possedeva niente, adesso continua a non possedere niente, ma paradossalmente si trova in una condizione meno svantaggiosa perchè ha dove dormire e mangiare pur senza lavorare. Ciò dimostra che da un'individuo che non ha niente da perdere ci si può aspettare di tutto. Allora, ecco che la "società civile" non deve intervinere dopo che è successo il fatto condannando a destra e a manca, senza arrivare ad una conclusione sensata e senza risolvere il problema a monte. Deve, invece, intervinere prima che accada l'irreparabile per creare le condizioni di umana socialità, tale che se qualcuno commette un crimine abbia sempre qualcosa da perdere. E se giustizia ci deve essere si deve intervenire anche per chi inquina o degrada l'ambiente, perchè anche questi commettoni crimini disastrosi che tolgono la vita.

01 novembre 2007

Strano modo d'intendere il divertimento.

Da un pò di anni che i ragazzi per divertirsi hanno preso l'abitudine di uscire in tarda serata per poi ritirarsi la mattina dopo. Io penso che questa moda o modo di divertirsi danneggi molto i ragazzi e i giovani. Dalle notizie e dai dati che ci pervengono dopo i weekend, la situazione che si presenta è a dir poco allarmante. Non c'è un fine settimana dove non ci sono tragici incidenti alle uscite dalle discoteche o dai locali dove i giovani amano divertirsi. La colpa di questi assurdi avvenimenti di solito viene attribuita alla droga e all'alcol, che sicuramente sono le principali cause di queste tragedie. Ora, io faccio un semplice ragionamento. Che cosa spinge i ragazzi al divertirmento? Diciamo che è un'attitudine naturale allo svago per sentirsi liberi e scaricare la tensione o i problemi della quotidianità, ritrovandosi con un gruppo di coetanei con cui godere di questo lasso di tempo che si ha a disposizione. La decisione di come divertrsi o come passare questo tempo lo si decide insieme per trovare il luogo o l'attrazione che più sono confacenti alla esigenza del momento. Tutto questo mi sembra legittimo e naturale. Quindi stiamo dicendo che ci vogliamo divertire nel rispetto della convivenza reciproca. Ora, però dobbiamo concordare sul fatto che dopo dobbiamo tornare a casa piacevolmente stanchi, ma sani. Invece, succede molto spesso che si rischia di non tornare più a casa, o nella migliore delle ipotesi si va a finire in ospedale o si viene fermati dalla polizia col rischio di finire in galera per rissa o per aver guidato sotto effetto di sostanze stupefacenti e alcool. Questo, a mio modo di vedere, non mi sembra che sia il massimo del divertimento! Anzi, sembra di essere tornati da un luogo di guerra dopo una cruenta battaglia. Certo per fortuna non succede a tutti i ragazzi, e menomale! Però una riflessione conviene farla per capire perchè i ragazzi da una serata o nottata di divertimento devono uscire malconci o morire. Io penso che l'uomo è portato per natura a stare sveglio il giorno ed andare a dormire la notte, perchè così ha la possibilità di avere le forze e la mente sempre nel pieno delle proprie funzioni. Quindi, se invece di uscire la notte per ritirarsi la mattina seguente, si uscisse in prima serata per ritirarsi intorno alla mezzanotte o l'una, probabilmente non succederebbero quelle tragedie, perchè si uscirebbe da casa abbastanza riposati, e si starebbe molto attenti e svegli durante la serata, per cui non ci sarebbe la necessità nè di provare supporti evanescenti nè di bere molto alcool tale da renderli vulnerabili a qualsiasi evenienza e stonati il giorno dopo. Anche perchè, non penso che ci possa essere un motivo per cui se esci di notte ti diverti, se esci di sera ti annoi. Mi pare più logico e più giusto il contrario. Io, lo posso dire per esperienza personale, e vi posso garantire che non sono stato uno stinco di santo per il divertimento, e se sto ancora sano è perchè questa tesi mi sembra più appropriata, sia per un sano divertimento sia per un sano ritiro a casa. "Per continuare a divertirsi c'è bisogno di essere in vita e sani."

29 ottobre 2007

I miei co...emendamenti.


1) Non nominare il nome di un politico che politico non è.

2) Vivi la vita nel rispetto dell'ambiente, delle persone, degli animali e delle cose.

3) Non guardare la televisione se non per trasmissioni e documentari d'interesse culturale e scientifico. Abbassi l'auditel di trasmissioni inutili e dannose.

4) Naviga su internet solo per comunicare e per informarti.

5) Esci spesso da casa e incontrati con i tuoi simili e dialoga.

6) Se ti capita di assistere ad una ingiustizia, denunciala perchè potrebbe capitare anche a te di subirla.

7) Non delegare agli altri ciò che puoi fare da te.

8) Leggi abbastanza e studia bene, ti servirà sempre.

9) Non accanirti al gioco ti potresti rovinare seriamente. Tanto non vincerai mai quanto basta.

10)Non farti raccomandare, rafforzi il potere di chi non rispetta la tua dignità.

11) Non fumare, tanto non ti risolve alcun problema, anzi te lo aggrava.

12) Non correre, tanto se arrivi in anticipo devi aspettare, se arrivi tardi vuol dire che sei ancora integro.

13) Se ci sono incomprensioni conviene sempre chiarire.

14) Se sei depresso, ricordati che la vita è al di sopra di tutto. Goditela!

15) Se quello che credevi il tuo amore ti ha lasciato, c'è sempre qualcuno/a che prenderà il suo posto.

16) Se stai per incavolarti ricorda che non vale la pena, dopo starai meglio.

17) Se vuoi affrontare il matrimonio, ricorda che c'è sempre tempo. Ti può capitare di cambiare idea.

18) Conviene conoscere prima il proprio paese e dopo conoscere gli altri.

19) Conosci bene te stesso e saprai riconoscere gli altri.

20) Ama i tuoi genitori come loro sanno amare te.

21) Non lavorare mai troppo, fai solamente il tuo dovere sei pagato per questo.

22) La vita è una cosa meravigliosa, amala.


23) Dai sfogo alla tua gioventù, divertiti, ma non scordarti della vecchiaia.

24) Rispetta l'anziano, un giorno lo diventerai.

25) Se un giorno diventerai avvocato non difendere l'indifendibile.


26) Ama e rispetta la tua città, vivrai meglio e più a lungo.

27) Se vedi attraversare un pedone lascialo passare, domani lascieranno passare pure te.

28) Se la strada ti sembra più lunga, ti conviene fare più soste ne avrai bisogno.

29) Se il lavoro che stai per fare è insicuro informa il responsabile, ti potrai salvare la vita.

30) L'automobile è un mezzo di trasporto di persone e come tale deve essere usato.

31) Se la squadra del tuo cuore ha perso, non trovare giustificazioni, ma complimentati con la squadra che ha vinto.

32) Se sai di avere torto ammettilo vuol dire che hai "ragione".

33) Se non sai, meglio chiedere che rimanere ignorante.

34) Nell'umiltà sta la tua forza mantienila.

35) L'ipocrisia è uno dei grandi mali. Non essere ipocrita per un grande bene.

36) Goditi i piaceri della vita, ma non scordarti i dispiaceri perchè da essi troverai giovamento.

37) Non promettere mai ciò che non puoi mantenere.

38) Aiuta gli altri e aiuterai te stesso.

39) La giusta strada è sempre da costruire.

40) Tenere a debita distanza chi racconta sempre barzellette e di mestiere non fa il comico.

41) Maltrattare un proprio simile, vuol dire non aver rispetto neanche di se stesso.

42)
Colui che combatte per il giusto è sempre nei cuori degli onesti.

43) Se solo apprezzassimo la natura vivremmo meglio la nostra vita.

44)
L'incertezza dà l'aire alla conoscenza, che è tutta da scoprire.

45)
La bellezza esteriore negli anni svanisce, quella interiore migliora diventando sempre più interessante e affascina.

46)
Facciamo parte di uno straordinario Universo dal quale abbeverarsi di Amore.

21 ottobre 2007

I detti corretti.

Un proverbio o detto, è una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica, frutto della saggezza popolare di verità che sono state desunte dall'esperienza comune. Di frequente un detto nasce da un'abbreviazione di una stravagante storia, nella quale viene espressa la credenza di superstizioni popolari con molte allegorie, similitudini oltre ad un formato letterario. Siccome, come tutte le cose dell’universo e del mondo, sono suscettibili di cambiamenti, proviamo a correggere i detti da renderli più attinenti alla nostra realtà:

Chi ride il venerdì, piange la domenica e sta tranquillo tutta la settimana.
D’Aprile e anche in altri mesi, ogni goccia un barile.
Fatta la legge, senza controindicazioni, trovato l'inganno.
I panni sporchi sani si lavano in famiglia.
Il lavoro quando è soddisfacente, ben pagato e duraturo nobilita l'uomo.
Il vino scioglie la lingua ed apre i cuori dopo gli incidenti stradali.
Il mondo è fatto a scale fisse, chi le scende e chi le sale a piedi.
Impara l'arte mettila da parte e divulgala.
L'erba del vicino è sempre più verde se curata.
La corda troppo tesa e poco resistente si spezza.
La diagnosi sbagliata spaventa più della malattia.
La gentilezza può aprire tutte le porte.
La notte porta consiglio se te lo ricordi.
La speranza è sempre la penultima a morire.
Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Settembre... pazzerelli lasciano il sole e prendono gli ombrelli.
La prudenza non deve essere mai troppa. Il troppo stroppia.
La reazione è più dura dell'azione se sei sopravvissuto.
L'occasione può fare l'uomo ladro.
Moglie buona e buoi buoni di tutti i paesi.
Quando la gatta non c'é, i topi ballano, comunque, quando sono grossi.
L'ospite è come il pesce, dopo solo un giorno già puzza.
Mal comune, mezzo gaudio e mezza catastrofe.
Ogni promessa fatta da persone serie è debito.
Tutto il mondo è un paese inquinato.
A far la barba si sta bene un giorno, a prender moglie si sta bene un mese, ad ammazzare il maiale si sta bene un anno e a fare il politico si sta bene per tutta la vita.
A tavola non s'invecchia, ma s'ingrassa.
Can che abbaia non morde, ma disturba.
Chi ben inizia è a metà dell'opera, sì ma poi deve terminarla.
Si accettano suggerimenti mandando una mail: raffaeleinnato@gmail.com

15 ottobre 2007

Confine tra costumi religiosi e leggi di uno Stato laico.

Più passa il tempo e più mi rendo conto che c’è bisogno di chiarire bene il confine tra l’insegnamento delle religioni e la loro dottrina, e il vivere quotidiano in uno Stato laico.
Si discute molto tra politici o tra opinionisti: se è giusto o no portare o indossare vesti o copricapi che possono essere in contrasto con le leggi e la dignità di un popolo di uno Stato laico.
Ognuno, a seconda delle proprie concezioni ideologiche o provenienze di fede religiosa, si esprime in favore o contro, se indossare o meno un costume, che vuole rappresentare la propria religione. Si fanno una serie di manifestazioni che coinvolgono gente comune con schieramenti di diversa estrazione, e trasmissioni con commentatori del giornalismo, della politica e della cultura che, a seconda della propria appartenenza, esprimono pareri in contraddizione fra loro . Alla fine, ognuno rimane sulle proprie posizioni, senza risolvere mai una questione, che, secondo me, può essere risolta con una logica che sta nella ratio.
Se lo Stato è laico, è lapalissiano che tutti, e dico tutti, devono vestire secondo gli usi e il rispetto delle leggi di quello Stato. Poi, il religioso o l’adepto di qualsiasi dottrina, nessuno escluso, nei luoghi considerati sacri (chiese, moschee, sinagoghe, templi, etc…)o quando si organizzano festività religiose, può indossare liberamente ciò che la propria dottrina dice di indossare. Altrimenti, ci troviamo di fronte a situazioni che, proprio per il fatto che esistono diverse religioni e modi diversi d’interpretarle, creano solo conflittualità inutili e conseguenze anche tragiche che possono finire in inutili tragedie. Invece, è cosa giusta che la fede, se la si vuole mostrare, la si mostri nei luoghi adatti a predicare il proprio culto, senza creare problemi o forzature a chi non fa parte di quella dottrina o a chi la pensa diversamente.
Io, aggiungo che è cosa ancora più giusta mostrare la propria fede nel fare del bene al prossimo, non mostrarla esteriormente con le vesti(alcune volte costose), ma praticarla fattivamente con l’aiutare i più deboli e i più bisognosi ad uscire da una condizione di svantaggio perpetuo, per creare un mondo vero di solidarietà sincera tra tutti i popoli. Perché, in questo mondo da noi frastagliato e deturpato, ne abbiamo un grande bisogno.

07 ottobre 2007

La tassa

La tassa è percepita per tutti coloro che la pagano con dispiacere, come un obbligo di cui se ne potrebbe fare a meno. Poi, però gli stessi che non la vorrebbero pagare, si rivolgono allo Stato per chiedere aiuto. Si deduce che c’è un controsenso e una illogicità, se non addirittura una non conoscenza dell’importanza della tassa, come contributo per la gestione e la distribuzione equa dei servizi per tutta la popolazione del territorio di appartenenza. La tassa deve essere pagata da tutti in proporzione alla propria capacità di reddito. Se si produce di più e si introita di più, bisogna pagare di più. Viceversa, si pagherà di meno. L’ottimizzazione sarebbe che tutti producessero molto e che tutti potessero pagare la tassa e ricevere ottimi servizi. Il problema di uno Stato, nasce quando ci sono persone che non producono reddito e quindi non possono pagare(società malata). A questi, sarà o meglio dire, dovrebbe essere data più attenzione e più aiuto. Invece, succede che queste persone sfortunate, oltre ad essere le più danneggiate da un sistema iniquo, non ricevono il giusto supporto per diventare proliferi o ricevere gli aiuti necessari per una vita dignitosa.
Ma, da chi parte la battaglia a non pagare la tassa o a pagarla di meno?
Purtroppo, da quelle persone fortunate che godono di benessere economico, che si possono permettere di fare una vita piena di agi e godimenti. Quando, invece, dovrebbero essere le prime a sentire, un obbligo morale e di giustizia, il dovere di contribuire alla partecipazione di una società più equilibrata dalla quale ricevono molto. Se, si riflette bene, questo è un egoismo perverso. La maggior parte di queste persone, fin dalla nascita hanno potuto godere dell’aiuto dei servizi messi a disposizione dallo Stato senza pagare un contributo, perché incapaci a produrre. Quando, poi, incominciano a produrre, per loro fortuna molto, allora si sentono defraudati e penalizzati. Non solo, siccome, sono diventati dei benestanti, e suscettibili di furti o angherie nei loro confronti, chiedono allo Stato più sicurezza per essere cautelati. Se hanno delle imprese chiedono che lo Stato li agevoli perché i loro capitali, essi l’investono per dare più lavoro . Anche, se poi, per molti di questi, i loro capitali l’investono fuori dal proprio Stato. Per non parlare di benestanti che cambiano la loro residenza, guarda caso, dove non si paga la tassa. La cosa ancora più strana, è che ci sono, tra questi, persone che vogliono loro gestire il proprio Stato. Il quale funziona se viene pagata la tassa che loro non vogliono pagare.
La conclusione è che in uno stato sociale democratico la tassa si deve pagare e la gestione deve essere affidata alle persone capaci e responsabili che la sanno amministrare bene, salvaguardando soprattutto gli interessi e l’incolumità di tutti per una giustizia equa per tutti, senza favorire i cosiddetti “furbetti del quartiere” .

05 ottobre 2007

Proposta alternativa salutare per una riduzione drastica allo spreco di energia.

Noi, ormai, viviamo in un mondo di ipocrisia e di interessi fittizi. Mi riferisco a tutte quelle persone che parlano bene ma razzolano male per puro interesse di parte. E che contribuiscono ad aggravare, in particolare, il problema ambientale e l’inquinamento del nostro pianeta.
La gente più avveduta parla, ed a ragione, della desertificazione del pianeta e dell’inquinamento dal petrolio. Si fanno una miriade di convegni di scienziati, che propongono soluzioni diversificate di come sfruttare energie alternative ecocompatibili, da quella solare alla eolica…Però, si evidenzia che i costi di utilizzo sono rilevanti e che comunque sono un'alternativa insufficiente. Come alternativa energetica, si fa anche l’esempio della colza, già in uso in alcuni Paesi, che si ricava dall’agricoltura. Tutto questo perché si vuole mantenere un ritmo di vita nel mondo sempre più frenetico, dove ognuno è libero di fare quello che più gli conviene, mantenendo i propri privilegi fatui intatti.
Ora, essendo io un umile cittadino del mondo, ahimè, mi sono permesso di fare una riflessione. Perciò mi rivolgo a coloro che governano, che sono persone certamente di grande cultura e di grandi risorse programmatiche.
Ebbene, io sono arrivato alla conclusione (qualcuno mi smentisca) che, uno dei mali più gravi che sta portando alla distruzione il mondo, è il veicolo ad uso privato. Perché personifica un atteggiamento socialmente discriminante ma, soprattutto, perché è causa di guasti ambientali, sociali e politici.
Se invece di utilizzare i veicoli individuali si utilizzassero veicoli collettivi o pubblici, io sono sicuro che risolveremmo grande parte dei problemi di: inquinamento ambientale, risorse energetiche, sprechi d’acqua, disastri ecologici, malattie gravi e allergie, ammassi di rifiuti ecc…
Sono anni che si sta parlando del petrolio come fonte di energia in esaurimento, concausa di disastrose guerre e conflitti per accaparrarselo a tirare avanti, non avendo trovato energia alternativa sufficiente al fabbisogno mondiale di tanti inutili veicoli e aggeggi personalizzati. Basterebbe già questo a far capire che converrebbe utilizzare i mezzi di trasporto collettivi e non inquinanti! Per non parlare degli innumerevoli incidenti quotidiani di migliaia e migliaia di vite che si perdono sulle strade e in mare. “Ma, questo c’interessa poco, perché pensiamo che le disgrazie succedono solo agli altri e non a noi!” Eppoi, non saremmo più liberi di scorazzare ubriachi e drogati in lungo e in largo come ci piace fare ora, fare gare illecite procurando stragi e fregandocene degli altri, in favore di una libertarietà non condivisa, ma che pretendiamo come diritto ineludibile per noi stessi e, invece, dovere per gli altri a rispettarla.
Quindi, sarebbe cosa giusta e seria affrontare quanto prima il problema dei veicoli privati. Secondo il mio modesto parere ci vuole un serio programma che preveda di dotare le città di mezzi ecologici e comodi, con corsie preferenziali, sufficienti alle esigenze di tutti i cittadini, con fermate comode e confortevoli. Si andrebbe incontro, anche, alle esigenze della popolazione più anziana, sempre più numerosa ed emarginata. Così, tutte le strade in mancanza di ingorgo veicolare ormai ridottissimo, si potrebbero dotare di piste ciclabili tranquillamente percorribili. I soli veicoli che si potrebbero utilizzare dovrebbero essere per i servizi di: ordine pubblico, sanità, protezione civile, trasporti, società di sevizi anche privati, ma che dovrebbero servire al solo scopo di lavoro precipuo. Già, questo farebbe risparmiare sul personale dell’ordine pubblico, sugli incidenti, sulla spesa sanitaria e quant’altro. Non si avrebbe più bisogno di costruire strade su strade, tanti porticcioli con danno alla natura e al paesaggio. Poi si tenga conto che anche la criminalità, non avendo mezzi propri, avrebbe molti problemi a svolgere una serie di reati come: il contrabbando, le rapine, gli scippi, lo spaccio, il furto di veicoli, la prostituzione, ecc…Ci sarebbe un migliore e più capillare controllo. I viaggi e gli spostamenti più lunghi si potrebbero fare in treni confortevoli o con mezzi di trasporto collettivi ecologici. Si diversificherebbe l’economia. Insomma, si cambierebbe il modo di vivere come società più partecipativa e più salutare. Non più soli con se stessi depressi, ma insieme agli altri rinvigoriti.
Il problema della nostra cara società è che ci viene inculcato un metodo di democrazia molto ambiguo e fallace. I mass media ci fanno credere che per godere di una libertà individuale, dobbiamo acquistare qualsiasi prodotto per ogni esigenza personale, dal tagliaunghie allo yacht. Si capisce che è cosa impossibile ottenere ciò per chiunque. La libertà può essere intesa tale, quando non crea danni ad alcuno e non compromette gli equilibri. Il motore è stato una invenzione che ha portato progresso ed evoluzione all’uomo. Finché usato con parsimonia e intelligenza è positivo. Ma quando si va oltre, ad un uso spropositato e sconveniente, porta ad un regresso ed a una negatività che è sotto gli occhi di tutti, con danni irreversibili. “Se il fumo mi fa male e il medico mi ha diagnosticato una vita molto breve se continuo a fumare, non mi resta che smettere. E’ inutile che provo a filtrare il fumo, la realtà tragica non cambia.”
La vita sociale non deve essere vista come una concorrenza tra individui per migliorare il proprio tornaconto o benessere individuale, ma deve intendersi come collegialità e collaborazione tra individui per migliorare il benessere collettivo. Altrimenti, che ci stiamo a fare insieme, se ognuno pensa solo a se stesso. Di quale socialità e società stiamo parlando? Quale cultura diffondiamo alle nuove generazioni? Di quale difesa del pianeta ci stiamo interessando? Quale informazione stiamo dando?
Un caro saluto da una persona che comincia ad indignarsi e preoccuparsi seriamente dell’apatia e dell’incoscienza dell’uomo.

12 luglio 2007

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano


Illustre Sig. Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
mi chiamo Raffaele Innato e sono cittadino italiano.
Mi rivolgo a Lei perchè è persona molto sensibile e importante.
Io ho appena concluso i miei 57 anni di età, rispetto ai Suoi che sono di 82 buone e intense primavere.
In tutti questi anni della mia vita, ho inseguito il sogno irrealizzato di una politica che guardasse agli interessi e alle aspettative dei più deboli, che creasse le premesse per realizzare una società basata sui valori dell'uguaglianza e sul rispetto della giustizia e che tenesse conto della solidarietà tra gli uomini per creare una pace vera, senza bisogno di ricorrere alla guerra per interessi che sono sempre di parte.
Io, come milioni di persone che hanno creduto ad un mondo socialista, mi sono sempre attivato per poter realizzare una società, dove avremmo trovato benessere e piacere di vivere in una grande comunità di persone per bene, nella quale, ognuno nel proprio ruolo e nel proprio lavoro, avrebbe contribuito a far crescere l'umana consapevolezza che tutti abbiamo bisogno di vivere questo lasso di tempo della nostra breve apparizione sulla Terra con amore.
Io, essendo figlio di un operaio galantuomo e di una casalinga amorevole, che hanno sacrificato un' intera vita per migliorare la vita dei propri quattro figli e la nostra società. Ho percepito da subito quanto dovesse essere difficile crearsi un percorso, che poi avrebbe potuto dare soddisfazioni e una vita dignitosa. Così, ho studiato e mi sono diplomato, non desistendo dal partecipare attivamente alle lotte per i legittimi diritti od a tutte quelle manifestazioni che richiamavano quella giustizia sociale, a cui ho sempre creduto ma che è sempre stata assente. Ho militato nel nostro partito e finanche partecipato nella mia città al "servizio d'ordine" del P.C.I. già con E. Berlinguer, poi con Natta, Occhetto, D'Alema, Veltroni…Quando Lei è venuto a Taranto da Ministro dell'Interno l'ho salutata con affetto e con ammirazione, perché ho sempre creduto e seguito il grande ideale di una società con eguali diritti, ed ero commosso ed emozionato, quando dai Suoi discorsi e dai discorsi dei dirigenti del partito, ascoltavo quelle frasi importanti dai contenuti alti di libertà, di democrazia, di lavoro per tutti, di benessere per le classi meno abbienti, pronunciate con enfasi e con sincera passione. Mi facevano sentire più fiducioso, meno debole, tanto che camminavo a testa alta perché fiero di perseguire la giusta strada, che mi avrebbe reso giustizia delle tante lotte e dai tanti sacrifici quotidiani.
Quando c'erano le elezioni politiche o amministrative, non avevo alcun dubbio, il mio voto era scontato. Ogni volta, la mia grande speranza era che il mio partito doveva governare, perché avrebbe saputo distribuire meglio la ricchezza del Paese e avrebbe costruito un futuro migliore per i tanti milioni di donne e di uomini che da sempre vivono in condizioni precarie. Quindi, mi prodigavo a divulgare in tutti i luoghi da me frequentati, dal posto di lavoro rinunciando di fatto alla carriera, alla strada con gli amici e i conoscenti dedicando gratuitamente molto del mio tempo libero. Nelle manifestazioni e con gli scioperi mi sono sempre speso per rafforzare quei sentimenti e quelle frasi forti che mi ridondavano frequentemente, le facevo mie. Poi, dopo le note peripezie e cambiamenti con divisioni interne del P.C.I., P.D.S., D.S., prossimo P.D., dal lungo tunnel dell'opposizione, già come D.S., si è passati, finalmente, a governare come centrosinistra: dalle grandi parole ai fatti. Grandi speranze e aspettative per milioni di italiani che aspettavano da una vita questo importante evento. Poi, invece, qualche barlume di luce e molte delusioni. Giustificate con motivazioni diverse: di congiuntura, di debiti pregressi, di eredità ricevute da errori e così via. Perciò, una impossibilità di governare per il bene comune delle persone comuni. Anzi, allargando ed espandendo il lavoro precario col beneplacito dei rappresentanti di tutte quelle categorie che vogliono bene a quei giovani, figli di genitori che contano poco. Ai quali non riconosciamo alcun futuro e nessuna certezza.
La situazione attuale è obnubilata. Da una parte si dice che abbiamo poche risorse economiche per favorire i giovani e le persone meno abbienti, però dall'altra ci sono quasi 10.000 militari impegnati in zone di guerra con costi esosi. Da una parte vogliamo ridurre le spese dello Stato sociale, però dall'altra manteniamo i grandi privilegi per i rappresentanti e i funzionari dello Stato. Da una parte vogliamo riformare la Previdenza sociale allungando l'età pensionabile, però dall'altra non si riportano i benefici previdenziali dei politici alla stessa stregua degli altri normali pensionati e non si riducono le pensioni privilegiate. Da una parte si parla di lavoratori in esubero nella Pubblica amministrazione, però dall'altra non si riducono il numero dei politici e degli amministratori.
Da una parte si dice che l'età di aspettativa di vita si è allungata, però dall'altra ci sono più di 1300 lavoratori, per la maggior parte giovani, che ogni anno muoiono di incidenti sul lavoro, ancora di più per incidenti stradali, per non parlare di morti sempre più numerosi per malattie d'inquinamento dell'ambiente o di malattie e incidenti invalidanti.
Da una parte si parla di maggiore sicurezza nelle città e far aumentare le Forze dell'ordine, però dall'altra si tolgono migliaia di poliziotti dall'ordine pubblico con le scorte ai politici e non solo.
Da una parte si dice di investire sulla meritocrazia, però dall'altra alimentiamo il nepotismo.
Da una parte si dice di fare la suddivisione dei rifiuti per riciclare, però dall'altra si permette che i rifiuti non si raccolgono dalle strade, lasciando gli operatori ecologici a non intervenire per mancanza di mezzi. Da una parte ci sono i cani imbellettati e ben curati trattati da persone, dall'altra ci sono le persone tra i rifiuti alla ricerca di cibo e trattati da cani… Insomma, ingiustizie, sprechi e contraddizioni che non agevolano un clima di pacificazione e di solidarietà umana.
Ora, caro il mio Presidente, Lei è persona di potere. E' il massimo esponente istituzionale della nostra Repubblica. Certamente non ha tutti i poteri e non ha la famosa bacchetta magica che risolve di colpo tutti i problemi e che riporta tutte le cose sul giusto binario della equità. Però Lei è persona che nella Sua vita ha profuso pensieri, idee e valori di legalità, eguaglianza, di democrazia sociale, di parità di diritti e doveri. Da un anno Lei Signor Presidente, ha una carica istituzionale molto importante che Le fa onore. Vive e risiede al palazzo del Quirinale, in un bel giardino dall'aria salubre su una superficie di 4 ettari. E' attorniato dal "reggimento dei corazzieri". Gode della collaborazione di centinaia di addetti che si prodigano a supportarLa per agevolare la Sua dimora, preoccupandosi di organizzare e sistemare al meglio tutto ciò per cui ha bisogno: la Sua persona, la Sua consorte ed il compito per cui Lei deve svolgere per il suo mandato. Inoltre, può scegliere di vivere nella tenuta Presidenziale di Castelporziano, presso Roma, e Villa Rosebery, a Napoli. Lo stanziamento nel 2006 per la Presidenza della Repubblica è stato di 217 milioni di euro. Legittimamente e legalmente ne ha tutto il diritto. Lo prevede la nostra Costituzione. Però, se me Lo permette, Lei ha sempre parlato bene da socialista e del "socialismo democratico", ha scritto più di un libro sull'argomento. Per questo ideale ha lottato, studiato ed è stato eletto al Parlamento come rappresentante del popolo più volte, stando quasi sempre all'opposizione. E' stato eletto Presidente della Camera ed ha fatto anche parte del Governo come Ministro nel Governo Prodi, oltre ad essere Senatore a vita. Questo dimostra che Lei ha dato molto alla politica, ma che ha avuto anche molto dalla politica.
Ebbene, da umile cittadino seguace socialista ed idealista, quale io sono stato, privo di privilegi, mi piacerebbe e ne sarei orgoglioso che Lei, appassionato della politica che ne ha fatto una Sua professione e che ha raggiunto la massima carica dello Stato, facesse un gesto di coerenza politica per confermare, quanto delle Sue idee socialiste riformiste dichiarate vivono e s'incarnano nella Sua persona. Un gesto personale non, necessariamente, istituzionale, con risorse personali in favore del Suo ideale che Le ha permesso di raggiungere una grande notorietà mondiale e anche un benessere economico significativo, perché promuova con fondi reali un progetto per la realizzazione di una piccola modesta comunità laica da portare da esempio, dove i bambini prima e le persone tutte si possano sentire uguali, senza distinzione di alcun genere. Dove tutti possano studiare secondo le capacità intellettive. Dove chi ha le capacità possa affermarsi, ma per aiutare chi di capacità ne ha meno. Dove s'impara a toccare la solidarietà degli uomini e dove nessuno possa sentirsi al di sopra delle parti. Dove tutti capiscano che conviene stare uniti per raggiungere gli obiettivi che fanno bene alla collettività. Dove Lei Signor Presidente non si deve sentire obbligato a camminare con la scorta o con le auto blu o attorniato da persone in divisa, dove si può mischiare con la gente normale, parlare e vivere con loro. Lì, con la gente che ha bisogno di attuare le Sue idee di riforme vere, dove si toccano i problemi del quotidiano, dove non si vive più soli emarginati ma insieme a collaborare ed aiutarsi. Così da assaporare la gioia di vedere, finalmente, iniziata la reale rivoluzione democratica di una società più giusta e più equa, per la quale Lei ed io, con ruoli e modi diversi, ci siamo battuti e continuiamo a batterci per seguire quell'orizzonte che illumini le menti a vivere una vita nella semplicità, nella pace e con amore, di cui ne abbiamo un enorme bisogno.
Certo della Sua sensibilità La ringrazio anticipatamente.
Un caro saluto da una persona semplice che per il bene dell'umanità, continua a credere che solo nella socialità e solidarietà degli uomini ci possa essere benessere e pace.

"L'isolamento dalle persone, il rifiuto di convivere con gli altri porta inevitabilmente alla morte dell'individuo." (Raffaele Innato)






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12 giugno 2007

Lettera al potente

Carissimo potente,
ho il dubbio atroce che tu non sia a conoscenza, che il mondo è attraversato da una moria dell’ambiente.
L’uomo per poter vivere ha bisogno di un ambiente, nel quale ci siano le condizione giuste atte a farlo respirare, a cibarsi ed a curarsi. Tutto questo richiede un clima appropriato ed un ambiente sano.
Tu caro potente non hai percepito bene questo equilibrio della natura.
Per puro egoismo crei le diseguaglianze e le storture che , poi, inevitabilmente diventano le cause di guerra, cataclisma, atrocità, distruzioni e spogli l’uomo della sua dignità.
Tu credi di essere l’unico e il solo che possa gestire e giudicare cosa è giusto realizzare per il benessere dell’uomo, ma non ti accorgi che il tuo interesse è rivolto a te stesso.
Hai la capacità e la destrezza (anche senza tanti sforzi) di attorniarti di gente della tua stessa specie, pronti a farti lo sgambetto e prendere il tuo posto. Questo lo fai a danno di quelle persone che non ti appartengono.
Pensi di essere immortale e credi che nessuno ti possa mai eliminare. Ma, anche, se questo dovesse accadere, ti ritrovi subito uno spazio virtuale in altro loco immaginario, dove sei convinto di poter continuare la tua grande opera distruttiva.
Caro potente, dopo alcune migliaia d’anni, in uno spazio fantastico infinito di miliardi e miliardi di anni luce, stai riuscendo a devastare questo mondo eccezionale per la tua cupidigia che, credimi, non ha alcuna giustificazione.
Non ti accorgi che più credi di essere potente e più ti avvicini alla tua fine.
Dalle nostre parti di gente umile, si dice che: il più abile e furbo muore dalla mano del più fesso.
Nel tuo caso, puoi comprendere, muori dalla tua stessa potenza.
Caro il mio potente, so che per te è difficile, ma convinciti che è il tempo di fare una piccola e saggia riflessione. Cioè, riportare il tuo tempo al tuo inizio e fermarti. Poi, guardarti in giro e camminare insieme ad una specie, che per fortuna ancora esiste, la quale ha solo voglia e desiderio di vivere la propria vita nell’uguaglianza, nella sincerità, nella lealtà, nella solidarietà, e con la quale potrai trovare una serenità ed un amore che non hai mai posseduto.
Un caro saluto
da una persona semplice

29 aprile 2007

Opinionisti dell'improvvisazione.

Guardando la tv dei talk show, sempre più, mi accorgo che gli opinionisti o i critici di nuova generazione sono dei personaggi privi di ogni cultura conoscitiva della materia della quale si sta parlando, che arrancano ad esprimere pareri o dare giudizi, senza avere effettuato una pur minima riflessione sugli argomenti a cui si vogliono dare delle risposte concrete. Devo, purtroppo, prendere atto che il tutto si basa sull'improvvisazione di gente che fa spettacolo di bassa elevatura, che si trova a parlare in uno schermo a milioni di spettatori perchè raccomandata da qualche politico, o perchè parente di personaggi dello spettacolo, o perchè è balzata alla cronaca per eventi scabrosi. Discerne, chiaramente, che queste persone difficilmente possono essere all'altezza del compito di poter esprimere oggettivamente opinioni su cose o fatti a loro sconosciuti, sia dal punto di vista della conoscenza specifica e sia perchè privi di esperienza fattiva. Il fatto, ancora più grave, è che le persone che stanno ad ascoltare, a loro volta, si fanno condizionare, non dalla valutazione che si vuole dare all'argomento trattato, ma dalla simpatia o antipatia del pseudo opinionista o critico. Quindi, alla fine si stravolge qualsiasi ordine di validità che l'argomento invece pretende. Tutto ciò, porta a rendere la nostra società sempre più confusa da allontanarla dalla realtà dell'essere.
Io so, che, per nostra fortuna, esistono, persone culturalmente ben preparate, ogni tanto vengono invitate ad alcune trasmissioni radio-televisive, e che hanno esperienza di vita vissuta da vendere. Dalle quali si possono apprendere molte nozioni e informazioni utili per migliorare i rapporti sociali ed etici tra persone, popoli, generazioni che attualmente sono palesemente conflittuali. Ecco, che mi permetto di consigliare alle persone che hanno responsabilità gestionale, di sostituire, gli attuali opinionisti inventati al momento, con persone serie e responsabili che possono realmente aiutare a trovare soluzioni concrete, che possono servire alla nostra martoriata società.

14 gennaio 2007

Lettera aperta a Beppe Grillo

Carissimo Beppe,
spesso mi capita di aprire il tuo blog. E devo dire che trovo interessante molti dei tuoi argomenti. Che sono sempre all’insegna della giusta contestazione e proposizione, verso leggi, proposte, modi d’interpretare la vita politica, sociale, economica del nostro Paese, e non soltanto.
Oggi ho riaperto solitamente il tuo blog e ho visto l’intervista sulla globalizzazione dell’americano Premio Nobel per l’Economia, Stiglitz. Ascoltandolo, ho trovato il suo intervento molto interessante e per quanto mi riguarda scontato. Mi spiego. Io sono una persona che ha sempre apprezzato il tuo humour e la tua comicità, fin da quando sei apparso sugli schermi televisivi della Rai, in quanto mi distacco non molto dalla tua età anagrafica, e perché hai parlato sempre in modo schietto ( per questo sei stato defenestrato). Ora sto apprezzando, anche, il tuo impegno come evidenziatore delle cose che non vanno, perciò godi di un vasto pubblico, che ti segue e ti incoraggia a continuare. Ebbene, anch’io sono un tuo sostenitore. Però, a differenza di quello che legittimamente e correttamente ha fatto rilevare sul tuo blog il sig. Stiglitz, ovvero: -la globalizzazione, per come è stata gestita, assomiglia a un patto col diavolo. In ogni Paese, c'è qualcuno che si arricchisce; le statistiche sul Pil, per quello che valgono, presentano risultati migliori , ma il tenore di vita generale ed i valori fondamentali sono messi in pericolo. In alcune parti del mondo, i guadagni sono ancora più impalpabili, ed i costi più evidenti. La maggiore integrazione nell'economia globale ha portato ad un aumento della volatilità e dell'insicurezza, ed a una maggiore disuguaglianza, arrivando addirittura a minacciare i valori fondamentali. Non è giusto che le cose vadano in questo modo. Inoltre, dice che: Noi possiamo fare in modo che la globalizzazione funzioni, non solo per i ricchi e i potenti, ma per tutti, anche coloro che vivono nei Paesi più poveri. Il compito è arduo, e richiederà tempo. Abbiamo già aspettato troppo: è arrivato il momento di darsi da fare-. E fin qui concordo perfettamente, in particolare, quando dice che c’è un problema di sistema e che non possiamo più aspettare.
Ma di quale sistema parliamo?
Sono anni che sento la stessa litania che bisogna cambiare, cambiare e cambiare, in maniera ipocrita, per non cambiare mai. La cosa strana è che, chi parla di aiutare i poveri sono quelli che normalmente li sfruttano, anche non direttamente. Quindi, io stanco di questi bla, bla, bla, mi sono messo a scrivere un libro, che ho intitolato “Viaggio sul pianeta della solidarietà”. Nel quale mi permetto di dare una soluzione, non univoca, ma per far riflettere, di come si può vivere diversamente nel mondo in piena solidarietà dei popoli, eliminando le vere discrepanze, che sono quelle che, poi, portano alla deriva un sistema sociale fallace come il nostro. Ora, conoscendo la tua magnanimità in favore delle giuste cause, siccome, non l’ho ancora pubblicato, mi permetto di chiederti e ne sarei ben felice, che tu mi aiutassi a farlo conoscere ad una Casa editrice nota ad un vasto pubblico. Per farlo pubblicare e farlo leggere ad una più vasta platea, anche se già mi sto muovendo a tal fine, con molte difficoltà, essendo uno sconosciuto. Ti assicuro che non l’ho scritto per guadagnarci, anzi, se ci dovesse essere un mio guadagno sarei felicissimo di darlo in beneficenza a gente povera che ha veramente bisogno.
Se realmente, vogliamo che le cose possano cambiare, bisogna rompere gli argini delle ingiustizie ed ascoltare la voce, anche, di chi non è noto, così da prendere la diritta via, per il bene di tutti.
Io ho iniziato da tempo a farlo, e penso di dare un buon suggerimento. Spero, altrettanto, che tu con la tua forza aiuti la gente a riflettere verso un nuovo modo di vivere la vita, diversa e più giusta di questa. Io ci sto provando, aiutiamoci.