29 giugno 2008

Commento su L'espresso “Ma la stampa che fa per la nostra democrazia?” (Francesco Polverini)

Raffaele Innato ha scritto: 27 Giugno, 2008 18:50
Conviene sempre precisare il significato del termine in discussione. Democrazia: “concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare, dell’uguaglianza giuridica dei cittadini, dell’attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla costituzione. La nostra democrazia è esercitata per mezzo di rappresentanti liberamente eletti”. La funzione democratica viene esercitata da tre poteri con compiti diversi. Legislativa crea le norme che disciplinano la vita degli individui sottoposti all’autorità statale che regolano tutti i rapporti sociali. Esecutiva tende a far eseguire praticamente la volontà dello Stato per il raggiungimento dei suoi fini. Giurisdizionale mira a difendere l’ordinamento giuridico contro qualsiasi violazione che venga compiuta sull’interpretazione e sull’applicazione delle leggi.
Riassumendo, i cittadini votano liberamente i parlamentari per essere rappresentati, questi formano il Governo che dovrebbe eseguire la volontà del popolo sovrano, sotto l’occhio attento del potere giuridico a garanzia della giustizia e della democrazia. Spiegato così fila tutto liscio. Invece, succede che il popolo non ha la possibilità di proporre leggi direttamente, se non attraverso organismi chiamati partiti che hanno la funzione di delegati del popolo. I quali a loro volta si alleano con altri partiti per formare delle coalizioni per vincere le elezioni, per attuare un programma di maggioranza a discapito del programma dell’opposizione, votata comunque dal popolo sovrano. Nella stessa maggioranza ci sono forze o partiti che pur avendo un bassissimo consenso, riescono a condizionare leggi, che il più delle volte sono contrarie al volere del popolo sovrano tutto. E’ evidente che siamo di fronte ad una democrazia limitata, sia perché il popolo non decide direttamente e sia perché chi li rappresenta non attua la reale volontà popolare. Allora, per avere una vera democrazia, si dovrebbe responsabilizzare il popolo a prendere, almeno, le decisioni più importanti direttamente, attraverso la conoscenza del diritto costituzionale, che dovrebbe essere impartito e spiegato fin dalla prima elementare a scuola. Ricevere la patente di diritto che gli servirà per votare non per sentito dire, ma perché a conoscenza della Costituzione. Esempio, se si vuole cambiare l’ordinamento scolastico o il sistema d’insegnamento, ogni individuo patentato dovrebbe segnalare la propria proposta scritta e firmata ad un organismo, preposto all’accoglimento delle proposte liberamente eletto per capacità meritorie, che possa raccoglierle tutte e dopo accurata consultazione sottoporle a definizione di una o più proposte da segnalare come proposta di legge, dopo aver consultato gli stessi propositori che devono approvarla a maggioranza. Quindi, non una proposta di legge nata da uno o più parlamentari per volere di qualche interesse di lobby, ma da centinaia di migliaia di persone che hanno buona conoscenza del problema per interesse della società. Certo, rispondendo nel merito alla lettera di Francesco, bisogna dire che una buona e sana informazione della stampa, con fascicoli, cd o dvd che sappiano parlare anche al popolo poco informato e interessato, potrebbe essere un’aiuto a questa democrazia non proprio democratica. Però, non possiamo caricare la stampa, che ha tanti difetti compreso quello di filtrare notizie, di responsabilità ulteriori, quando la prima informazione culturale tocca alla scuola e alla società. Ci preoccupiamo di sostenere materie e insegnanti di religione, che hanno già una loro sede naturale, la chiesa ed il Vaticano, e non teniamo in seria considerazione le materie che servono a formare laicamente l’individuo, che avrà l’onere di lavorare e la responsabilità di decisioni e di scelte che serviranno alla sopravvivenza dell’uomo e alla sua continuità materiale della sua esistenza. Lasciando democraticamente ad ognuno di rispondere sul proprio operato alla sua coscienza.

Raffaele Innato ha scritto: 29 Giugno, 2008 16:08
>A59
Per una maggiore informazione chiarificatrice e democratica: l’inchiesta di Brescia e i retroscena sulle dimissioni.Dopo questi anni di protagonismo, sono partite contro Di Pietro diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d’ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza) ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento.Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall’avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello), la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l’ex pm e una società di assicurazioni. L’inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi, Cesare Previti e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto iniziò il giorno dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre partecipava alla conferenza dell’Onu sulla criminalità, Previti avrebbe telefonato all’ispettore ministeriale Dinacci e l’avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all’ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l’inchiesta su Di Pietro. Il 6 ottobre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l’inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l’incriminazione per lo stesso. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino. In questa inchiesta emerge l’esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato “Achille”.Il 18 Ottobre 1996 mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro la procura generale di Brescia rimuove dall’incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta “grave inimicizia” con Di Pietro che “giunge al livello di pervicace odio privato” e il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura non gli dà ragione. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che prende il posto di Salamone (Raimondo Giustozzi) chiede subito l’assoluzione per tutti gli imputati ed è quello che avverrà successivamente.La prima chiamata in politicaNel 1994, quando il Governo Berlusconi I era in formazione, Silvio Berlusconi propose a Di Pietro il ministero dell’Interno; Di Pietro rifiutò in quanto intendeva proseguire il suo lavoro in Magistratura, si dice su consiglio di Scalfaro e Borrelli. Tuttavia, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006, Berlusconi ha rinnegato di aver mai fatto tale offerta (contraddicendo però ciò che aveva lui stesso riferito nel gennaio 1996). Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti.Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell’Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.L’incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi assolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste.A fine 1997 si tengono le elezioni suppletive e Di Pietro accetta la candidatura per un seggio al senato offerta dall’Ulivo al collegio uninominale del Mugello in Toscana, dove nella precedente votazione la coalizione aveva vinto con il 66,5% dei consensi. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e Franco Checcacci per la Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda un suo movimento, Italia dei Valori.La differenza sostanziale tra Di Pietro e Silvio Berlusconi è che se il primo è chiamato in giudizio, dà subito le dimissioni da incarichi istituzionali e si difende in aula. Mentre il secondo usa l’incarico per farsi leggi ad personam e difendersi dalle accuse, che spesso vanno in prescrizione.

26 giugno 2008

Commento su L'espresso "Signor Presidente, chieda scusa a noi malati di tumore." (Irene Gironi Carnevale)

Raffaele Innato ha scritto: 26 Giugno, 2008 18:02
Cara Irene,
hai fatto bene ad evidenziare la crudeltà di un linguaggio che tende a insultare ed a offendere persone sofferenti. Invece, sarebbe opportuno da parte di chi legifera ed a maggior ragione di un Presidente del Consiglio, che usassero questi termini di disagio sociale per prendere in considerazione le problematiche serissime di chi purtroppo soffre di queste tristi patologie e che, il più delle volte, si trova a fronteggiarle con disagi enormi, senza l’aiuto di quelle persone che ti riconoscono solo quando puoi servire e non quando dovresti essere aiutato. Ti auguro che tu possa continuare a combattere fiera di difendere diritti e la tua salute.
“Ci sono persone che per godere del bene della vita hanno bisogno di poco tempo, altre pur avendo molto più tempo non ci riescono mai.” (Raffaele Innato)

Pena di morte per gli stupratori dei bambini?

Stuprare un bambino merita la pena di morte. Così McCain e Obama si sono dichiarati favorevoli alla pena di morte per stupro sui minori, contestando con forza la sentenza della Corte Suprema statunitense, che ieri ha deciso (con un solo voto di maggioranza) che lo stupro, incluso lo stupro sui minori, e' ''un crimine che non provoca, e non e' intenzionato a provocare, la morte della vittima'' e che la pena di morte e' applicabile ai soli assassini.
Dal repubblicano John McCain è facile aspettarsi questo atteggiamento rigido. Ma dal democratico Barack Obama, non me lo sarei mai aspettato, anche se con qualche leggera sbavatura, sottolineando come la pena capitale debba essere applicata solamente in circostanze limitate. Il candidato democratico ha dichiarato: ''Ritengo che lo stupro di un bambino sia un crimine atroce. Se uno Stato decide circostanze precise e limitate, allora la pena di morte e', almeno in potenza, applicabile e non viola la nostra costituzione''.
Gli Stati Uniti d'America, non riescono proprio a liberarsi della pena di morte per reati considerati gravi. Non si vuole proprio capire che se succedono fatti gravissimi, non sono dovuti solo per colpa dell'individuo o di alcuni individui, ma sono imputabili molto alla società, che non riesce a creare le condizioni giuste perchè queste gravità non accadano, non attrezzandosi adeguatamente ai bisogni e alle problematiche sociali gravi.
Quando una società basa molti dei suoi valori sull'economia del denaro o dei capitali, dando l'immagine sfalsata che chiunque possa godere della massima libertà per commettere qualsiasi follia, tralasciando e accantonando i valori reali della sana convivenza e solidarietà degli uomini, allora, non diventa difficile per buona parte degli individui mentalmente carenti e insani, commettere atrocità gratuite, pur esistendo pene gravissime come la pena di morte.

25 giugno 2008

Commento su L'espresso “Riscaldamento globale in crescita e ragione in estinzione” (Andrea Bucci)

Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 12:38
Come al solito si suole passare da un eccesso all’altro. Se gli scienziati provano che c’è o ci può essere un problema serio del clima fra qualche tempo, c’è sempre qualcuno che ci mette lo zampino, spiegando che sono notizie uscite apposta nel periodo giusto per far sentire la propria voce. Per poi cercare di spiegare senza nessuna valutazione tecnico scientifica una propria opinione peregrina, invece di chiedersi responsabilmente se esiste un problema reale o se la scoperta degli scienziati cerca di spiegare che l’uomo dovrebbe avere più rispetto dell’ambiente in cui vive, anche per puro interesse della sua specie. Senza fare grossi allarmismi catastrofici, sarebbe il caso di approfondire il tema, essendo d’interesse mondiale, per trovare delle soluzioni che ci possano mettere al riparo da eventuali danni irreparabili.Non vorrei che un bel giorno ci trovassimo tutti chini, in ginocchio e a mani giunte, a pregare per un miracolo che non potrà mai avvenire. Fosse anche l’esistenza di un Dio che a ragione ci direbbe :”Non posso più farmi carico della presenza di uomini miscredenti di voi stessi, perciò vi lascio al destino della vostra estinzione, amen!”
Per A59,
che centra Prodi col problema climatico mondiale? Poi, 120 anni fa l’uomo era diverso, non c’era la tecnologia di cui disponiamo oggi, la popolazione mondiale era meno della metà, non c’erano tutti i milioni di obbrobri costruiti in questo secolo senza un minimo rispetto dell’ambiente, fabbriche e industrie che producono veleni, città inquinate da miliardi di veicoli, milioni di velivoli che rovinano l’atmosfera, miliardi di tonnellate di rifiuti di ogni genere, guerre combattute con armi devastanti, concimi e conservanti velenosi per alimenti, grandi disastri in mare di petroliere affondate, fiumi avvelenati da sostanze chimiche, migliaia di centrali nucleari, terreni non più coltivabili ecc…, di questo cataclisma a chi dobbiamo dare la colpa, alla natura?
Un caro saluto

Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 20:24
Il fatto che esistano grosse speculazioni, su tutto e di più, è da tempo risaputo. Però, non ci si può nascondere dietro un dito, che l’uomo per suo egoismo sfrenato e avidità di potere, non stia costruendosi un futuro di morte. L’esempio è a pochi metri da tutti noi. Quaranta, cinquant’anni fa noi adolescienti facevamo il bagno sotto casa, perchè il mare era pulito, ebbene adesso per trovare un poco di mare decente, dobbiamo allontanarci moltissimo. Quando si staccava il frutto dalla terra, sentivi il profumo e il sapore della natura. Le città erano sgombre da veicoli inquinanti, c’erano i primi bus e le carrozze. Si respirava aria sana e benefica. Le stagioni erano quattro, oggi non si sa. L’invenzione del motore a scoppio, ha portato progresso tecnologico, ma regresso di vita. Oggi si muore facilmente d’incidente stradale, è all’ordine del giorno. Siamo tutti dei drogati da pubblicità ingannevole. Si pensa che si può ottenere di tutto. Abbiamo perso la cognizione della realtà vivendo nel mondo del virtuale. Ognuno nel suo angolo, sogna un mondo tutto suo, non pensando che ci sono gli altri. Gente che non aiuta a sfamare i bambini, ma riempie di coccole, di vestiti, di mangiare e di attenzioni il gatto o il cane, razze diverse.Ancora oggi c’è la schiavitù di donne, bambini e uomini. Si uccide per futili motivi. Alla famiglia si è data responsabilità enorme, mentre la società è assente. Cosa ci dobbiamo aspettare ancora per dire che ci stiamo estinguendo?

23 giugno 2008

Commento su L'espresso “Il papa e il peccatore” (Gianni Di Fusco, Pordenone)

Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 13:03
Fin da piccolo mi sono sempre chiesto, ma chi è Dio? In chiesa o in sacrestia i preti ci spiegavano che Dio è l’essere perfettissimo Signore del Cielo, della Terra e di ogni luogo. Ed io mi chiedevo: “se Dio è l’essere perfettissimo perchè ha sbagliato a creare tanti ingiusti?” E perchè dà agli ingiusti il governo dei popoli? Così ho cominciato ad avere qualche dubbio. O Dio non è perfetto oppure questi preti si rivolgono ad un Dio sbagliato. Se Dio non è perfetto non ci conviene ascoltarlo perchè rischiamo di sbagliare. Se i preti si rivolgono ad un Dio sbagliato ci conviene non ascoltarli perchè sbaglieremmo. E’ un dubbio atroce. Allora, mi chiedo ma esiste Dio? A ben vedere le ingiustizie nel mondo, devo pensare che se esiste non si accorge di noi o meglio non ci pensa e se ci pensa non interviene a portare le dovute correzioni. Se non esiste ed è probabile, allora stiamo sprecando tempo prezioso a chiedere aiuto a vuoto. Ora, il papa dice di rappresentare il dio in terra come portatore della sua parola. Ma se come abbiamo dedotto, la nostra preghiera cade nel vuoto, perchè il papa continua a rivolgersi a Dio? Forse perchè la speranza è l’ultima a morire? Nel frattempo, si accontenta di rivolgersi ai potenti, chiedendo aiuto materiale, visto che non arriva quello spirituale. Ma, se lo spirito si è fatto benedire, perchè il papa continua fare finta che esiste? Forse perchè si vuole sostituire a Dio? Io, questi potenti proprio non li capisco!

22 giugno 2008

"Utopia" sostantivo usato da chi non vuole cambiare?

Cara Rossini,
mi capita spesso, durante una conversazione, che mentre si parla della necessità di attuare un certo progetto o una certa idea che traguardano lontano, mi si risponde col sostantivo femminile "utopia". Ultimamente, anche lei, a proposito della mia lettera "Siamo una bella compagnia", ha usato questo termine. Ebbene, è da tempo che mi sforzo a far comprendere alla persona con la quale interloquisco, che non è esatto o meglio è improprio l'uso che se ne fa di questo termine. Il significato dato nel campo filosofico è di un disegno di una società perfetta, nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza del tutto felice. Nel luogo comune, è l'aspirazione o speranza generosa ma spesso irrealizzabile. Di già io contesto che una società perfetta, intesa come bene realizzabile per tutti, non possa essere attuata. Per il semplice fatto che se all'idea di una convivenza e convenienza di vita benefica per tutti, si accompagna la decisione del popolo a metterla in pratica, non si può dire di essere degli utopisti, ma di avere attuato la volontà del popolo sovrano. E, credo che nessuno possa confutarlo. Lo stesso si può dire per tutte quelle aspirazioni o speranze che se accompagnate dalla giusta volontà e caparbietà di realizzazione dell'uomo, possono diventare realtà e non pura fantasia. E posso fare un paio di esempi per significarne tantissimi accaduti. Il viaggio dell'uomo sulla Luna. Quante coppie di innamorati osservando la Luna, sognavano di poter volare per toccarla da vicino. Ebbene, il primo allunaggio di un essere umano fu quello di Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, il 20 luglio 1969, questo per l'uomo è stato possibile. Chi si sognava di poter parlarsi da luoghi così lontani e addirittura guardarsi in video? Ebbene è successo. Quindi, perchè usare spesso a sproposito che, la realizzazione di un grande e importante progetto, è utopia. Non è forse più giusto dire che è utopistico convivere in un mondo dove le ingiustizie, le ineguaglianze, le guerre, i conflitti, le prevaricazioni, i crimini, gli abusi, le devastazioni dell'ambiente sono all'ordine del giorno; e tutti, in questo marasma, che prospettano, senza voler cambiare il proprio stato di vantaggio, una possibile pace ed equità?
"Quanto povera è la ragione dell'essere umano di fronte al cambiamento, quando è necessità cosmopolitica della propria esistenza." (Raffaele Innato)

Commento su L'espresso "Resistere, resistere, resistere. Che altro sennò". (Marco Scipolo, giornalista)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Giugno, 2008 12:20
Sono 14 anni che ci trasciniamo questo pesante e ingombrante fardello di un signore, che per aspirazioni personali e per legittimare i suoi affari non proprio trasparenti, si è volutamente reso protagonista nella politica italiana, grazie ai suoi mezzi di forte potere mediatico, per ascendere ai posti di comando istituzionali e cambiare le leggi a proprio uso e all’uso di gruppi appartenenti ad una schiera di persone, che con la democrazia hanno poca dimestichezza. Il fatto che egli riceva un consenso dal popolo elettore per governare, non lo mette al riparo da una sua illegittimità a candidarsi. Infatti, è proverbiale e risaputo il suo abnorme conflitto d’interesse, che in una nazione democratica non potrebbe essere possibile, in quanto qualsiasi decisione al Parlamento viene inficiata da un suo interesse personale. Il populismo creato intorno a questo signore è il frutto di una lunga e mediatica pubblicità, studiata appositamente per renderlo simpatico e attraente ad un certo tipo di persone, molte delle quali ignare della scelta demagogica espressa. Basta osservare gli anni dei suoi mandati al governo del Paese per rendersi conto quanto l’Italia sia peggiorata sotto tutti gli aspetti sociali, economici e politici, complice di una dipendenza associata di altri partiti, anche del centro sinistra, che sono stati colpevolmente assoggettati allo status quo. La scesa in campo politico di questo signore ha reso la politica italiana snervante e condizionata. Il popolo non ha potuto godere di un periodo di sana riflessione, per capire come meglio procedere a riprendere la diritta via, persa nella corruzione ad ampio raggio in tutti i meandri della nostra società. Ed oggi la situazione è diventata ancor più grave col dare ampio mandato ad una coalizione che ha come obiettivo gli interessi personali e di gruppi, raccontando ipocritamente agli italiani che faranno ogni sforzo per aiutare i più deboli. S’intende, sempre con le risorse della collettività (dipendenti, pensionati, artigiani, commercianti e imprenditori che dichiarano il giusto reddito). Invece, non ci permettiamo di toccare fino in fondo chi non dichiara tutto o chi evade o chi elude, pena complotti della magistratura o frutto di dicerie popolari, o quant’altro. Certo riaddrizzare una situazione molto compromessa come questa è difficile e gravosa, ma siamo obbligati a farlo, lavorando sui posti di lavoro, nelle strade, nelle piazze, negli ipermercati, nei diversi luoghi dove far sentire realmente la nostra voce onesta, dignitosa, sensibile, solidale; non solo per resistere, resistere, ma per proporre e proporre percorsi più giusti e più equi, per il bene del popolo italiano e non solo.

19 giugno 2008

Commento su L'epresso "Ho capito in Spagna perchè l'Italia è ferma" (Claudia Giordano, Bari)

Raffaele Innato ha scritto: 19 Giugno, 2008 12:15
Caro A59,
i tuoi commenti sono sempre improntati sulla ribattuta. Se si dice una verità sulla negatività della destra, ribatti sulla negatività della sinistra. Quindi, non dai risoluzioni di sorta. Io, avevo proposto, in una mia lettera ” Siamo una bella compagnia”, di essere propositivi nei commenti, per cercare di dare risposte ai problemi seri di questo paese, contribuendo a svegliare e stimolare in positivo chi ci legge, e soprattutto chi dovrebbe prendere decisioni importanti. Siamo tutti capaci di vedere che la bottiglia è mezza piena o che è mezza vuota, dipende dal punto di vista. Resta il fatto che la bottiglia è a metà piena e a metà vuota. Il problema è se la bottiglia la vogliamo più piena o più vuota. Se Claudia giustamente critica il Caimano e ne spiega alcuni motivi, noi dovremmo avere la capacità di ricercare i metodi o i presupposti perchè un signore con enormi conflitti d’interessi non dovrebbe essere a capo di una repubblica democratica, quale dovrebbe essere l’Italia. Se un imprenditore non usa gli accorgimenti di sicurezza sul lavoro e di conseguenza muoiono dei lavoratori, non dobbiamo rispondere che in un paese comunista ne sono morti di più lavoratori. Noi, invece dobbiamo condannare l’imprenditore che ha volutamente sbagliato. Dobbiamo smettere di scaricare le nostre colpe su gli altri. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Noi come cittadini italiani abbiamo il dovere e il diritto di reclamare gli abusi e i soprusi di una politica che non vede e non vuol vedere le ingiustizie, le illegalità e le differenze enormi di chi gode di tutti i diritti, anche quelli non regolamentati, e di chi subisce solo doveri imposti. Siccome, ti reputo una persona intelligente e preparata, spero che tu diventi più propositivo a ricercare delle soluzioni concrete che ci possono essere utili a migliorare il nostro bel paese per il bene comune. Io sono disponibilissimo su questo terreno.

18 giugno 2008

Commento su L'espresso “Credevate davvero che Berlusconi avrebbe rinunciato alle leggi ad personam?” (Maurizio Coscarella)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Giugno, 2008 20:08
“Le teorie liberali hanno propugnato e praticano l’arte della separazione…Non ha precedenti in Paesi democraticamente più maturi del nostro una tendenza all’unificazione del potere politico col potere economico e col potere culturale attraverso il potentissimo strumento delle televisioni, incomparabilmente superiore a quello dei giornali che tuttavia furono chiamati il quarto potere, come quella che si intravede nel movimento di Forza Italia. L’unificazione dei tre poteri in un solo uomo o in un solo gruppo ha un nome ben noto nella teoria politica. Si chiama, come la chiamava Montesquieu, dispotismo.” (Norberto Bobbio)
Nella mia lettera del 15 maggio 2008, prendendo spunto da un atteggiamento antidemocratico del Presidente della Camera Fini (se il mal giorno si vedeva da questi atteggiamenti di nostalgica memoria ne avremmo viste delle brutte), avevo già preannunciato quello che già sta succedendo e che ancora di peggio succederà, se l’opposizione prima e il popolo italiano subito dopo, non iniziano a darsi una bella scrollata a prendere iniziative convincenti atte a spiegare ai signori governanti, che noi italiani abbiamo necessità di vivere in un paese democratico, nel quale tutti devono rispettare la Costituzione, che le leggi si promulgano in favore dei cittadini tutti, che la legge deve essere uguale per tutti, che chi si trova in conflitto d’interesse non può avere cariche politiche, che si devono rispettare la Nazione e la bandiera tricolore, che lo Stato italiano è laico, che abbiamo bisogno di una scuola pubblica seria e incentivata, che si deve investire nella ricerca, che la pubblica amministrazione ha bisogno di efficienza, di persone preparate e meritorie, che il privato deve essere messo in condizioni di saper produrre senza inquinamenti vari, che tutti devono poter avere un lavoro certo e lavorare in sicurezza, che al dirigente venga riconosciuto un reddito proporzionato alle sue capacità e responsabilità che si deve assumere, e all’operaio venga riconosciuto la sua capacità di saper operare con uno stipendio dignitoso e diritti, che alle persone meno abbienti si dia l’aiuto necessario a trovare una soluzione dignitosa ed un canale preferenziale per lavorare, che le forze dell’ordine siano messe nelle condizioni di operare per far rispettare le leggi, che la magistratura possa svolgere il suo compito in autonomia e accellerare i processi in tempi brevissimi, che nel sistema degli appalti e finanziario ci sia la massima trasparenza, che si costruiscano carceri moderne con strutture nelle quali il carcerato debba operare per pagarsi l’ospitalità ed essere recuperato, che gli anziani soli e i portatori di disabilità possano stare in strutture nelle quali venga dato loro le necessarie cure e attenzioni giuste, che lo sport non sia un mestiere ma una giusta e sana competizione, che la pubblicità debba essere coerente con le specificità del prodotto e non come pura attrazione a comprare comunque, che debba essere organizzato un servizio pubblico dei trasporti che disincentivi il mezzo privato, che le strutture sanitarie servano per curare e non per altri fini, insomma una società normale nella quale ognuno possa svolgere il suo compito in maniera responsabile e dalla quale ricevere il giusto compenso per una vita più giusta e più sana per il bene comune e non per il bene di qualcuno.
“Tenere a debita distanza chi racconta sempre barzellette e di mestiere non fa il comico.” (Raffaele Innato)

14 giugno 2008

Viviamo di percezione?

E' diventato luogo comune parlare il linguaggio della percezione. La percezione è l'atto con cui si acquisisce la consapevolezza e la conoscenza di una realtà esterna mediante i sensi, la sensazione d'intuire quello che sta accadendo o quello che può accadere, presentimento. Ci sono stati studi sulla psicologia Gestalt (forma), poi sostituiti dal cognitivismo. Resta il fatto, che con tutte le tecnologie e gli studi di ricerca avanzate, ci affidiamo ancora alla percezione. Lo stesso accade quando ci affidiamo alla magia, o al paranormale o alla stessa astrologia. Pur sapendo che non hanno nessuna base scientifica e che non combaciano con la realtà, molta gente si affida all'astratto (politici, attori, dirigenti, funzionari, giornalisti, casalinghe...), la lista numerica pare allungarsi sempre più. C'è un omicidio, senza avere elementi di prova, si sentenzia il colpevole. C'è un incidente, si dà subito la colpa a qualcuno o a qualcosa che non c'è mai stato. C'è un incontro sportivo si presuppone già il vincitore. Una notizia di una tragedia, per molti era una notizia scontata. Si uccide qualcuno, solo per il fatto che lo si era percepito come un nemico da battere. Si sono commessi e si commettono stragi e guerre durature perchè percepite a fin di bene. E' evidente che ci stiamo allontanando sempre di più dalla realtà dell'essere, viaggiamo verso una meta sconosciuta e illusoria, ma che immaginiamo di conoscere come la salvezza o la condanna della nostra esistenza. Già dalle diverse credenze e dalle religioni si è voluti costruire un mondo irreale, dove a tutti è permesso attingere la propria percezione di benessere o di malessere. Sarà che la nostra vita somigli ad un sogno perchè siamo di passaggio, o forse viviamo in una dimensione diversa da come la vediamo? Io credo, per il nostro bene, che sarebbe meglio fare come San Tommaso "se non vedo non credo o se non tocco non sento". Altrimenti, ho proprio la percezione che non andremo molto lontano.

08 giugno 2008

Commento su L'espresso "Meno sesso più progresso". (Demetrio Bertolini)

Raffaele Innato ha scritto: 8 Giugno, 2008 21:35
Ognuno è libero di vivere il proprio sesso. Per fare sesso si deve essere in due. Per fare un buon sesso bisogna volerlo entrambi. Non è necessario il conto dei rapporti, ma la qualità del rapporto sessuale. Ogni coppia sceglie di farlo seguendo un proprio istinto accompagnato da una buona dose di fantasia. Io penso che il progresso abbia cambiato il modo d’intendere il sesso, con più libertà e aiutando chi ha qualche problema, anche di natura psicofisica. Non confonderei la sessualità con i problemi di uno stress quotidiano, dovuto a incomprensioni famigliari che ci sono sempre state. Forse, prima di un certo progresso erano anche peggiori. Oggi il sesso si vive con più libertà di pensiero, poi ognuno ne può trarre un benessere soddisfacente o una sensazione di delusione. Non siamo tutti uguali e non ci sono regole come qualcuno vorrebbe imporre.

Commento su L'espresso "Sventurata la nazione che non sa trattenere i cervelli" (Mauro Piscozzi)

Raffaele Innato ha scritto: 8 Giugno, 2008 15:47
E’ evidente che non si percepisce l’importanza di avere i propri cervelli nel proprio territorio. Fosse solo per convenienza di trovare soluzioni di interesse socioeconomico, facendo risparmiare o sfuttare meglio le risorse locali. Ma, l’interesse è ben maggiore, se si pensa, al rispetto e alla riconoscenza che avrebbero gli altri paesi nei riguardi della nostra Nazione. Una nazione seria e capace, che sa produrre menti e personalità di alto valore umano e di conoscenza e di ricerca scientifica di spicco. Sarebbe un fantastico esempio di emulazione, da parte di tutti quei paesi che, pur avendo risorse economiche ingenti, non riescono a sfruttarle adeguatamente, pensando, invece, di sperperarle in danno di una migliore distribuzione enrgetica e capacità produttiva che sa guardare al mantenimento delle risorse, che poi, si ripercuotono sul mercato della globalizzazione. Faccio un semplice esempio per evidenziare l’importanza di tenere nel nostro Stato i nostri cervelli. Voglio ricordare che molte nazioni, sono arrivati a rapire i cervelli esteri perchè facessero delle scoperte al servizio della propria patria. Quindi, se una certa scoperta viene fatta nel nostro paese, che ha una cultura di formazione democratica, è certamente meglio di una scoperta fatta in un altro paese, dove ci può essere una cultura autoritaria e dittatoriale. Per cui i fini possono essere diversi e opposti. Per non parlare di come possa influire sulla politica internazionale, in favore di una visione più equilibrata di un modo di rispettare i diritti internazionali dell’uomo e dei popoli tutti per una migliore convivenza tra gli stessi stati. Le esperienze personali sono un’altra storia.

06 giugno 2008

05 giugno 2008

Commento su L'espresso "Va di moda l'anticomunismo". (Roberto Nizzoli)

Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 15:59
Il comunismo, in teoria politica, è la dottrina che propugna la creazione di una società in cui sia abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione e la distribuzione dei beni sia attuata in funzione dei bisogni di ciascun membro della società. L’idea che la proprietà privata sia inconciliabile con una società giusta ha indotto molti autori a immaginare sistemi basati su presupposti diversi. Già, Platone, nella Repubblica, affermò che i governanti di uno stato perfetto, ossia i filosofi, avrebbero dovuto vivere in condizioni di comunità dei beni per potersi dedicare interamente alla giustizia. Nel suo significato moderno, il termine comunismo è associato alle teorie di Karl Marx e Friedrich Engels che, insieme, stilarono il Manifesto del Partito comunista (1848), un testo scritto per un’organizzazione rivoluzionaria tedesca, la Lega dei comunisti, e destinato ad avere un’enorme risonanza nel mondo. Per Marx il tratto fondamentale della società che sarebbe succeduta al capitalismo, quando questo avesse esaurito la propria funzione storica, era l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Egli non cercò mai di prefigurare nel dettaglio l’organizzazione della società futura, considerando gli sforzi in questa direzione fantasie di utopisti. Il principale compito del “socialismo scientifico”, in quanto contrapposto al “socialismo utopistico“, era piuttosto, secondo Marx, la comprensione delle “leggi di movimento” della società capitalistica. La società comunista sarebbe stata caratterizzata da abbondanza di beni materiali, per cui gli esseri umani si sarebbero emancipati per sempre dalla necessità di lottare per sopravvivere. Divisione del lavoro e classi sociali sarebbero scomparse. Lo stato, che nel capitalismo ha il compito di regolare l’appropriazione della ricchezza prodotta nell’interesse delle classi dominanti, divenuto inutile si sarebbe dissolto. Marx distinse due fasi: nella prima, direttamente emergente dal capitalismo, la proprietà privata sarebbe stata abolita, ma la divisione del lavoro sarebbe rimasta e si sarebbe applicato il principio distributivo “a ciascuno secondo il suo lavoro”; nella seconda, realizzata l’abbondanza di beni, sarebbe subentrato il principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Ora, se si vuole discutere sulla praticità di attuare questo modello democraticamente (mai attuato da nessuna nazione al mondo), si apra un dibattito e si spieghi perchè si preferisca non attuarlo, invece, si insiste a continuare su di un capitalismo globalizzato che non riesce a portare benefici alla maggioranza degli abitanti del pianeta, ma soltanto ad una minoranza. Con le conseguenze devastanti, che sono sotto gli occhi di tutti. Quindi, più che anticomunismo io lo definirei semplicemente “egoismo”.

Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 21:44
Caro A59, cosa significa una volta arrivato al potere? Chi? La libertà d’informazione chi la fa? Non è mia intenzione riproporre un pseudo comunismo che è fallito per l’abuso di uomini egoisti, che con l’ideale comunista teorico non c’entrava. Io discuto sulla possibilità di rivedere, col senno di poi, la teoria di un comunismo democratico moderno, in cui non esistano nè poteri e nè gerarchie, ma un sistema in cui tutti devono contribuire, con le proprie capacità fisiche e intellettive, a lavorare per il bene collettivo in favore della solidarietà dei popoli. Sfruttare le risorse naturali per il bene comune e non per quello personale (egoismo). Il capitalista (proprietario individuale) di per sè è egoista, perchè usa il capitale come profitto individuale per produrre un bene collettivo, nella migliore delle ipotesi. Invece, eliminando la proprietà individuale, per trasformarla in proprietà di tutti, ottieni il risultato di usare il capitale non come profitto personale ma solo come bene collettivo, sempre. Non avresti più conflitti per acquisire quella proprietà per usi e profitti personali. Comunque, sarebbe sempre opportuno discutere per produrre positività, cercando d’intravedere, insieme, una strada più confacente alla nostra realtà di ospiti passeggeri del nostro pianeta. Senza arrivismi, senza personalismi, senza egoismi, ma aiutandoci a capire che vivere nell’uguaglianza e nella fratellanza è di benessere per tutti. La presa di posizione a tutti i costi, non porta mai al dialogo. Un caro saluto

Raffaele Innato ha scritto: 2 Giugno, 2008 18:26
Caro A59, come realizzare una società più equa e più giusta, la spiego nel mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà”. Inizialmente le domande che tu poni legittimamente, mi sono state fatte dalla responsabile della casa editrice, che dopo averlo letto e riletto più volte, ha dedotto che il mio suggerimento e la mia lunga riflessione di un cambiamento radicale della società, sarebbe auspicabile per aprire le porte ad una soluzione umanistica e solidale. Inizialmente le è sembrata una società con un “socialismo estremo”, poi ha compreso che è di un umanesimo estremo. Qualcuno l’ha definito una “favola sociologica” con risposte realizzabili. Qualche altro si è chiesto: utopia? Quando un architetto progetta un’ opera originale, c’è sempre scetticismo da chi la deve realizzare. Però alla fine prevale il buon senso dell’innovazione e della scommessa. Specialmente quando non si vedono molte alternative. Conviene a tutti noi investire nella positività di un mondo più giusto. Un caro saluto

Raffaele Innato ha scritto: 5 Giugno, 2008 12:37
Caro Abelincon, nel tuo commento confermi che: “il soggetto nato povero ma ambizioso, non ha alcun interesse verso dottrine politiche che propugnino il sovvertimento dell’articolata società borghese su basi livellatrici, altrimenti non riuscirebbe a compiere quella che costituisce la maggiore aspirazione della sua vita, ossia il salto sociale verso le classi più elevate.” Questo concetto è una contraddizione evidente, perchè l’aspirazione primaria del povero è il desiderio di riuscire a sopravvivere, in quanto deve esudire alle necessità urgenti di cibarsi e di trovare un rifugio. E il povero è costretto a fare di necessità una virtù, nell’escogitare qualsiasi mezzo per alimentarsi (chiedere l’elemosina, cercare cibo tra i rifiuti, rubacchiare, cercare un lavoro umile…), non essendo nelle condizioni di chi ha potuto studiare e non avendo una società solidale che lo aiuta, il suo percorso di vita sarà condizionato da una lunga miseria e sfruttamento dalla delinquenza, dalla criminalità, dagli speculatori in nero e ricchi. Diverso, invece, è per chi ha soddisfatto le prime necessità di sopravvivenza e che ha già una disponibilità di reddito sufficiente, per cui potrebbe, nella più augurata ipotesi, migliorare il suo status ottimizzandolo. Il capitalismo, in particolare quello globalizzato, ci chiarisce bene che la distanza tra i poveri e i ricchi è sempre più ampia, questa la dice lunga sulla negatività di questo liberalismo di un mercato che di valori individuali non ne ha, se non per far arricchire a dismisura i pochi contro i molti. Ed una società basata sulla disuguaglianza e sulla ingiustizia sociale è una società dittatoriale (altro che comunismo), in quanto a decidere le sorti del pianeta sono i pochi e non i molti, come democrazia vorrebbe. Non vedere e non saper valutare questo vuol dire essere privi di ogni cognizione intellettiva. Quando la società chiede più sicurezza, vuol dire che c’è sempre più gente affamata a bussare alla porta di casa. Se la maggioranza della popolazione non è in grado di pagare le tasse, perchè sempre più povera, di conseguenza, non ci possono essere forze dell’ordine e sistemi che possano assicurare alcuna sicurezza a nessuno, neanche ai ricchi (rivoluzione francese insegna). Il fatto che ci siano stati personaggi usurpatori che hanno sfruttato un certo tipo di comunismo, è la conferma di come il potere non deve essere mai dato ai pochi, ma deve essere distribuito in maniera democratica, ai vari settori di competenza della società tutta, responsabilizzando e controllando le persone meritorie che ricevono un incarico più delicato. Per quanto riguarda l’uso del tuo pseudonimo, ognuno è libero di configurarsi a propria immagine e somiglianza. Però, io sarei più cauto a farne un abuso, perchè Lincon, otre alle sue evidenti contraddizioni, è stato affetto per lungo tempo di una seria malattia depressiva.
A meno che, essendo tu povero, fra le tue grandi aspirazioni, hai quella di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America. Un saluto

04 giugno 2008

Commento su L'espresso “Lettera da Teheran” (Fathi Ketsas, Teheran)

Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 18:36
Devo dire che in politica chi usa la demagogia per sfruttare il potere non riceve la mia simpatia. Dalle informazioni che riceviamo dai mass media, il presidente Ahmadinejad sembra essere uno di questi. Domanda:“Le informazioni che noi riceviamo, quanto sono attendibili?” Il Middle East Media Research Institute, o brevemente MEMRI, è un’organizzazione no-profit finanziata prevalentemente dal governo americano, che si occupa delle pubblicazioni e traduzioni dal Vicino e Medio Oriente, con sede a Washington, D.C. e uffici a Gerusalemme, Berlino, Londra e Tokyo. Offre traduzioni dei media arabi e persiani. È stato fondato nel 1998 da Yigal Carmon,ex colonnello del Mossad più tardi divenuto consigliere per l’antiterrorismo di Shamir e Rabin, e da Meyrav Wurmser, direttrice del Centro di politica medio orientale presso l’Hudson Institute di Indianapolis. L’organizzazione ha raggiunto una visibilità sempre crescente dopo gli attentati dell’ 11 settembre, in seguito all’accresciuto interesse del pubblico occidentale per l’area mediorientale. MEMRI è una fonte gratuita di traduzioni inglesi di materiale pubblicato in arabo e persiano che vengono riportate sul proprio sito e offerte ai maggiori quotidiani occidentali. Il MEMRI è stato spesso accusato di parzialità e tendenze filo-israeliane, in particolare nella scelta del materiale da tradurre. Nell’ultima intervista del Presidente iraniano fatta dal tg1 oggi, alle domande della giornalista sulla possibilità di distruggere prima Israele e poi gli Stati Uniti, egli ha chiarito che fa riferimento ai loro regimi satanici e distruttivi, non ai popoli e ai territori. Qual’è la verità?

Commento su L'espresso “Non c’è niente di bianco in una morte sul lavoro” (Marco Bazzoni)

Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 16:53
Io sono un lavoratore d’industria ad alto rischio rilevante. So bene cosa significa il pericolo e la mancanza di sicurezza sul lavoro. Purtroppo, devo rilevare, che la sicurezza sugli ambienti di lavoro in generale è deficitaria. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza(r.l.s.), insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione e al medico competente, è uno dei soggetti chiamati a svolgere un ruolo di rilievo nel sistema di prevenzione introdotto dal d.lgs. n.626/1994 e successive modifiche. La novità del d.lgs.n.626/94 è quella di aver reso obbligatoria la presenza di un soggetto che rappresenti i lavoratori e al quale vengono riconosciute una serie di attribuzioni in materia di salute e sicurezza. Quindi, come rls tu Marco hai il compito di far rispettare la sicurezza sul lavoro, richiamando la società di appartenenza, al rispetto delle norme per prevenire e mettere in sicurezza gli impianti, il lavoratore o i lavoratori. Quando, si presentano delle anomalie o le apparecchiature non risultano essere in sicurezza, si ha l’obbligo di accertarsi che nessuno operi nei pressi di quell’area e di provvedere a svolgere tutta la procedura per il ripristino della sicurezza, dopodichè si dà il via ai lavori. Questo iter, se fatto bene, porta via un pò di tempo e un pò di costi. Quello che bisogna fare, è spingere le aziende a far comprendere, che è meglio spendere qualche soldo in più e risparmiare sulle vite dei lavoratori e che la troppa fretta non è mai buona consigliera. Se le aziende non ascoltano o non voglio ascoltare, allora, si devono mettere in atto tutte quelle forme democratiche di cui i lavoratori e i sindacati sono dotati. Perchè il primo, a riconoscere il pericolo di una morte disgraziata e prematura, deve essere il lavoratore, il quale deve sapere le norme di tutela e di sicurezza, al rls tocca farle rispettare e all’azienda rispettarle. Se questo triangolo funziona diventa difficile morire. Se, il triangolo non si chiude per altri motivi che possono dipendere da compromessi, fretta di produrre, omertà, pacche sulle spalle, ecc…, allora il rischio di morire è altissimo. Resta il fatto che la politica deve fare la sua importante parte a tutela della vita dei propri cittadini e che la morte non si distingue per il colore, ma per la sua crudezza.

Commento su L'espresso "Egregio Brunetta, si occupi dei raccomandati" (Benito Montesi, Terni)

Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 12:42
Non vi è dubbio che la macchina amministrativa della pubblica amministrazione italiana è un carrozzone, sul quale molti si aggrappano ed altri che comodamente si ritrovano seduti per farsi gongolare. Come in tutte le cose, nella P.A. ci sono persone che lavorano convintamente per il bene pubblico e persone che fanno da osservatori del lavoro. Ci sono i furbi e ci sono gli onesti. In questo tipo di società, che non è comunista, ma capitalistica (spesso si vogliono confondere i ruoli), si guarda molto agli affari personali e individuali, e non all’interesse comune. La nostra P.A. è costituita da milioni di persone sparse in tutti i settori della vita democratica di questo Paese, parte dal Presidente della Repubblica per finire al custode di un pubblico palazzo. In questo bailamme circolano una miriade d’interessi economici, politici, sociali e religiosi. Tutti gli abitanti del nostro paese, e non, devono passare obbligatoriamente dai diversi uffici, dalle molte stanze e dai lunghi corridoi della P.A., per risolvere e portare a buon fine la soluzione ad una propria esigenza personale o di gruppo di appartenenza. Siccome, la cultura capitalistica si basa sulla convenienza del proprio profitto, ecco che nascono i compromessi tra chi gestisce la P.A. e chi invece, la subisce o la sfrutta. I modi sono diversi: dall’appalto, al posto di lavoro, ai voti, alle poltrone ecc…giustificando gli intrighi e le complicità, inventandosi una serie di atti burocratici, legge e leggine che favoriscono ulteriormente questo andazzo. Succede, pure, che la persona onesta che lavora viene messa ad un angolo, diventando “fannullona”, la persona non proprio onesta viene premiata e diventa “lavoratrice” a tutti gli effetti. Fin quando la cultura del nostro Paese premierà gli affari personali e le lobby (capitalismo), la P.A. sarà sempre un marasma da cui non c’è via d’uscita. Nemmeno, per il Ministro Brunetta che per la sua statura piccola dovrebbe avere più possibilità. Perciò, si ha bisogno, assolutamente, di cambiare cultura, interpretando la vita nella maniera più virtuosa per una società più umana.

03 giugno 2008

Commento su L'espresso "Il 2 giugno? Una data del calendario" (Carmela Carpendu) Arborea Or

Raffaele Innato ha scritto: 3 Giugno, 2008 10:34
La festa del 2 giugno sancisce la scelta democratica degli italiani verso la Repubblica, chiudendo la storia monarca del Regno d’Italia durato fino al 2 giugno 1946. Quando, gli italiani votarono il referendum popolare e decisero per la repubblica. Fu eletta anche un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il capo provvisorio dello stato e per scrivere la nuova carta costituzionale. Sono trascorsi 62 anni da allora, ma si continua a rappresentarla con una parata militare, che secondo il mio modesto parere, è poco attinente. La scelta democratica del libero voto, senza l’uso delle armi, dovrebbe essere rappresentata dalla società civile, accompagnata da simboli che rappresentano l’unità del nostro popolo e l’aggregazione Nazionale. Dovrebbe essere partecipata da tutte le regioni italiane dal Nord al Sud, con balli e danze folkloristiche, con usi e tradizioni italiche pacifiche. Invece, si continua a mostrarla unicamente col simbolo delle armi e delle divise. Cerchiamo di dare un senso di pace e di gioia, smilitarizziamo almeno le feste! …Poi, si parla di “nuova Repubblica”.

02 giugno 2008

Commento su L'espresso “Ma che colpa abbiamo noi”. (Giuseppe Reitano)

Raffaele Innato ha scritto: 2 Giugno, 2008 13:07
Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli. Ma, anche le fortune dei padri ereditano i figli. Contestare l’operato dei padri è sempre facile, perchè ci sono i se e i ma, del dopo. La verità è che ognuno di noi è padrone della propria vita e delle proprie responsabilità. Ci si dovrebbe sempre interrogare se i nostri atteggiamenti, le nostre azioni, le nostre decisioni, i nostri egoismi portano positività, oppure sono la conseguenza di disastri e di tragedie che non vogliamo vedere. Nel passaggio da una generazione ad un'altra, non c’è mai una linea netta tra chi lascia e chi eredita, perchè non viviamo uguale periodo di vita. Non è esatto dire la vecchia e la nuova generazione. Ci sono persone che cavalcono più generazioni e giovanissimi che non cavalcano neanche la loro. Bisognerebbe parlare di modo di pensare delle persone, di chi vuole un certo tipo di sistema e di chi ne vuole l’opposto. La cosa migliore, sarebbe senza dubbio, quella di perseguire la strada del dialogo e di un percorso che aiuti l’umanità e non che la distrugga, come purtroppo sta accadendo nella nostra caotica società, dove domina la morte sulla vita. Su questo dovremmo fare mea culpa, ripensando alle scelte fatte dai nostri genitori, ma chiedendoci se non è arrivato il momento che ci diamo una bella e sostanziale scrollata!

01 giugno 2008

Commento su L'espresso "Ieri è nato mio nipote. Che mondo lo aspetta?” (Remo Vassallo)

Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 18:39
Penso che tu abbia espresso molto bene l’attuale situazione della nostra società. E, quindi, tuo nipote sta già subendo i malanni millenari dell’uomo. Nasce su di un pianeta straordinariamente bello, dove nessuno gli chiede se vuole soffermarsi, eredita le contraddizioni e le ingiustizie degli uomini, che ancora mettono in primo piano i conflitti e le guerre, appropriandosi di poteri che non hanno ragione d’essere. La società non si cura minimamente del suo futuro, se non quando le farà comodo. Il popolo è in balia di una sopravvivenza che sta diventando sempre meno sicura e nessuno si cura di assicurargli una vita più solidale e serena. Ognuno pensa di salvare il suo orticello, senza sapere che sta sacrificando e mortificando il suo essere umano. Dobbiamo sperare che la sua nascita sia di buon auspicio alle nuove generazioni perchè capiscano, che è sempre meglio volersi bene che odiarsi. Che è molto più importante essere che apparire. Non mi resta che fargli tanti auguri per essere una di quelle persone sensibili che contribuisca a portare l’uomo sulla diritta via, quella dell’amore.

La ricetta di Draghi e la mia.

Commento su L'espresso “La carica di quelli che lavorano” (Federica Capomagi)

Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 13:27
Purtroppo, cara Federica, mi duole, ma devo darti una brutta notizia, perchè da diversi anni a questa parte, gli stipendi si sono appiattiti anche nel privato. Causa una libera contrattazione dei salari che di fatto non esiste più, lasciando che l’aumento salariale avvenga in base all’inflazione programmata e non reale. Questa contrattazione riguarda tutte le fasce dei lavoratori (operai, impiegati e quadri), mentre per i dirigenti e le alte sfere, la contrattazione è molto diversa con aumenti anche esorbitanti. Ormai, in Italia si sono creati due ceti, quello basso che riguarda tutti coloro che producono e lavorano per sopravvivere, quello alto che sfrutta l’incapacità del popolo a non essere unito contro le disuguaglianze e contro gli speculatori. Ecco che poi nascono ad hoc i “fannulloni” come capro espiatorio, per creare maggiormente la divisione tra i lavoratori, facendo gongolare i furbi, che se ne stanno tranquillamente in posti di villeggiatura a godersi il frutto prodotto con molta fatica da altri.