Raffaele Innato ha scritto: 24 Settembre, 2008 21:26
Caro SalvaTores,
giustamente, in una creativa e simpatica satira, hai messo in evidenza la differenza abissale tra i Politici di qualche decennio fa e i politicanti di adesso. Con il distinguo che, nel centrosinistra di oggi e in qualche anziano politico di centro e di qualcuno di destra, qualche politico lo puoi trovare ancora, perchè ha frequentato da ragazzo la scuola del partito e seguiva un ideale.
I signori “irridenz” che tu hai menzionato e che si fregiano di sedere su poltrone importanti pur non essendo all’altezza del compito, sono quasi tutti ex scartine di partiti coinvolti in tangentopoli, che hanno pensato bene di trovarsi una nuova collocazione nella società imprenditoriale, di un movimento chiamato forzatamente e abusivamente “forza Italia”. Un movimento che nelle intenzioni vuol essere un partito “unico” (in effetti è unico al mondo), senza avere una base idealistica e programmatica sociale democratica di riferimento. Dice di essere contro il comunismo, e appoggia e condivide tutto quello che comunismo non è. Infatti, quando si chiede al capo indiscusso del movimento se è antifascista, risponde che ha altro a cui pensare. Dialoga con tutti, ma solo se gli interlocutori rispondono alle sue richieste, altrimenti, sono comunisti. Qualunque cosa succede in Italia, se risulta negativa, la colpa è della sinistra o della CGIL, se risulta positiva è per merito della destra. Se perde le elezioni ci sono stati brogli, se le vince è perchè gli italiani hanno saputo scegliere. Se il giorno prima ha usato una espressione infelice, è stato sicuramente frainteso e additato falsamente da una stampa comunista. Se l’espressione gli viene bene, diventa subito uno statista. Se la magistratura lo condanna è certamente un complotto orchestrato dai giudici rossi. Se viene assolto i giudici hanno saputo giudicare bene. Accetta d’intervenire ai talkshow se deve parlare senza contradditorio, se per errore di calcolo si trova di fronte un giornalista che non è nella sua lista dei simpatizzanti, lascia e se ne va. Insomma, una persona veramente democratica e altruista (infatti, fa quello che vogliono gli italiani che conosce solo lui), attorniato da gente che sa fare bene il proprio mestiere, stendere il tappetto al suo passaggio, e gli affari personali. Tanto a pagare e soffrire sono sempre i soliti tifosi elettori, che per un gioco perverso di ottusità non votano per il proprio interesse, ma per simpatia “irridente”.
Dice un nuovo proverbio: “Irride bene chi irride ultimo!”
"L'isolamento dalle persone, il rifiuto di convivere con gli altri porta inevitabilmente alla morte dell'individuo." (Raffaele Innato)
24 settembre 2008
21 settembre 2008
Il mio maestro "unico" e i dilettanti al governo allo sbaraglio.
Dopo aver frequentato per tre anni la scuola privata a pagamento in un'istituto religioso, la quarta e la quinta elementare le ho dovute frequentare in un'istituto pubblico col "maestro unico". Che come denominazione calza a pennello per la sua unicità in tutto. La mattina, fin dalla prima lezione, quando s'iniziava un dettato, il mestro aveva premura di chiedere se qualcuno non avesse con sè la penna. In caso di risposta negativa, la prestava lui, ma in cambio di danaro (ogni ora costava una cifra 5 o 10 lire).
Quando si accorgeva di avere oggetti personali che in casa non gli servivano, come poteva essere un quadro, ci diceva che dovevamo acquistarlo, facendo una colletta, perchè serviva come abbellimento in aula. Tutte le mattine, s'inventava l'elezione del capo classe. Il quale non veniva eletto regolarmente dalla classe con il semplice voto o perchè si era distinto per capacità, ma veniva scelto in base alla offerta massima in danaro di chi versava una maggiore quota in lire al maestro. Spesso, però devo dire con tutta onestà, diventava coscienzioso. Ci chiedeva di fare offerte in danaro per i più poveri che s'intascava regolarmente, inventandosi in cambio dei bollini della croce rossa e similari.
Un giorno, un alunno gli chiese in prestito una penna, il maestro non se lo fece dire due volte, perchè in cambio doveva ricevere il solito affitto. Ebbene, quella volta, gli andò male perchè l'alunno minacciò di riferirlo al direttore. Però, il ragazzo non superò l'anno.
Credete che il mio racconto sia inverosimile? Tutt'altro, ometto per opportunità il nome del maestro..., gli anni di riferimento sono 1958/59 e 1959/60, in una scuola pubblica della città vecchia di Taranto.
Ho voluto raccontare un fatto accaduto circa 50 anni fa.
La televisione non la possedeva quasi nessuno, il telefono idem, internet non esisteva, la radio non era un mezzo di grande diffusione, l’auto era una chimera…Eravamo usciti da una guerra disastrosa voluta dal pensiero “unico” di un personaggio unico. Eravamo in un periodo di ricostruzione con l’analfabetismo a livelli disastrosi. Noi bambini di allora, per necessità, andavamo a lavorare nelle piccole botteghe come garzoni per guadagnarci la “settimana” e imparare un mestiere. Io, per fortuna ero uno dei privilegiati, ci andavo solo d’estate. Le scuole erano sprovviste di riscaldamento e di strutture adeguate, i maestri usavano ancora la bacchetta (da non confondersi con quella magica del sig. B.) per bacchettare noi alunni. Il clima che si respirava non era molto roseo e c’erano ancora i residui postfascisti. La maggior parte delle abitazioni erano fatiscenti, la gente per lavorare era costretta ad emigrare, la povertà si toccava a tutti i livelli e la gente si arrangiava come poteva. Il mio maestro unico, molto probabilmente deceduto, diciamo che come uso di espedienti esagerava, commettendo reato e abusando di una posizione di privilegio per arrotondare uno stipendio che, allora, era sufficientemente remunerato da permettergli una vita dignitosa. Questo suo atteggiamento da estortore, non ha prodotto in noi bambini, un insegnamento nobile e moralistico, anzi, in talune occasioni, poteva essere emulato da noi per commettere reato.
Quindi, la morale di questa triste vicenda si può riassumere che, in tutte le cose della vita, in modo particolare nelle professioni di grande responsabilità e importanza strategica come la scuola, per un popolo che vuole essere democratico, evoluto, rispettoso, moderno e tecnologicamente avanzato, “quattro occhi vedono sempre meglio di due” e due maestri concettualmente sono meglio di uno solo, per evitare che l’insegnamento di un’unico pensiero possa risultare nefasto a bambini che per loro natura sono sempre indifesi.
La Gelmini farebbe bene a tenerlo in dovuto conto.
Quando si accorgeva di avere oggetti personali che in casa non gli servivano, come poteva essere un quadro, ci diceva che dovevamo acquistarlo, facendo una colletta, perchè serviva come abbellimento in aula. Tutte le mattine, s'inventava l'elezione del capo classe. Il quale non veniva eletto regolarmente dalla classe con il semplice voto o perchè si era distinto per capacità, ma veniva scelto in base alla offerta massima in danaro di chi versava una maggiore quota in lire al maestro. Spesso, però devo dire con tutta onestà, diventava coscienzioso. Ci chiedeva di fare offerte in danaro per i più poveri che s'intascava regolarmente, inventandosi in cambio dei bollini della croce rossa e similari.
Un giorno, un alunno gli chiese in prestito una penna, il maestro non se lo fece dire due volte, perchè in cambio doveva ricevere il solito affitto. Ebbene, quella volta, gli andò male perchè l'alunno minacciò di riferirlo al direttore. Però, il ragazzo non superò l'anno.
Credete che il mio racconto sia inverosimile? Tutt'altro, ometto per opportunità il nome del maestro..., gli anni di riferimento sono 1958/59 e 1959/60, in una scuola pubblica della città vecchia di Taranto.
Ho voluto raccontare un fatto accaduto circa 50 anni fa.
La televisione non la possedeva quasi nessuno, il telefono idem, internet non esisteva, la radio non era un mezzo di grande diffusione, l’auto era una chimera…Eravamo usciti da una guerra disastrosa voluta dal pensiero “unico” di un personaggio unico. Eravamo in un periodo di ricostruzione con l’analfabetismo a livelli disastrosi. Noi bambini di allora, per necessità, andavamo a lavorare nelle piccole botteghe come garzoni per guadagnarci la “settimana” e imparare un mestiere. Io, per fortuna ero uno dei privilegiati, ci andavo solo d’estate. Le scuole erano sprovviste di riscaldamento e di strutture adeguate, i maestri usavano ancora la bacchetta (da non confondersi con quella magica del sig. B.) per bacchettare noi alunni. Il clima che si respirava non era molto roseo e c’erano ancora i residui postfascisti. La maggior parte delle abitazioni erano fatiscenti, la gente per lavorare era costretta ad emigrare, la povertà si toccava a tutti i livelli e la gente si arrangiava come poteva. Il mio maestro unico, molto probabilmente deceduto, diciamo che come uso di espedienti esagerava, commettendo reato e abusando di una posizione di privilegio per arrotondare uno stipendio che, allora, era sufficientemente remunerato da permettergli una vita dignitosa. Questo suo atteggiamento da estortore, non ha prodotto in noi bambini, un insegnamento nobile e moralistico, anzi, in talune occasioni, poteva essere emulato da noi per commettere reato.
Quindi, la morale di questa triste vicenda si può riassumere che, in tutte le cose della vita, in modo particolare nelle professioni di grande responsabilità e importanza strategica come la scuola, per un popolo che vuole essere democratico, evoluto, rispettoso, moderno e tecnologicamente avanzato, “quattro occhi vedono sempre meglio di due” e due maestri concettualmente sono meglio di uno solo, per evitare che l’insegnamento di un’unico pensiero possa risultare nefasto a bambini che per loro natura sono sempre indifesi.
La Gelmini farebbe bene a tenerlo in dovuto conto.
Commento su L'espresso "Si può essere credenti non praticanti?"(Francesco S. Liberoinformazione)
Raffaele Innato ha scritto: 21 Settembre, 2008 16:56
Credere in un ideale o nelle riflessioni profonde di chi ha ritenuto di ricevere una illuminazione o di chi predica qualcosa che è fuori dalla nostra possibilità e cognizione umana, è umanamente possibile. Accade da sempre e si combatte, anche, in nome del proprio credo. Il problema nasce quando gli stessi credenti pretendono che gli altri debbano praticare dottrine, luoghi o riti che secondo un sentire comune, portano ad aprire le porte della beatitudine e del benessere comune. Basterebbe che fosse lo stesso credente a praticare quello che egli stesso predica a favore della solidarietà, perchè ciò avvenisse. E mi riferisco, non di certo, al praticare simbolicamente i luoghi o i riti abituali, ma a comportarsi e seguire il sentire di una propria coscienza, che abbia come rispetto le persone, gli animali e le cose della natura. Spogliarsi dell’egoismo, dell’arroganza, della proprietà, del danaro, dell’ambiguità, dell’ipocrisia e aprendo le porte all’umiltà, alla sincerità, alla fratellanza, all’uguaglianza e alla distribuzione equa dei beni, contribuendo con gli stessi diritti e doveri a rendere il mondo e le persone più giuste perchè possano vivere nell’amore.
Allora, credere e praticare si può e si deve!
Credere in un ideale o nelle riflessioni profonde di chi ha ritenuto di ricevere una illuminazione o di chi predica qualcosa che è fuori dalla nostra possibilità e cognizione umana, è umanamente possibile. Accade da sempre e si combatte, anche, in nome del proprio credo. Il problema nasce quando gli stessi credenti pretendono che gli altri debbano praticare dottrine, luoghi o riti che secondo un sentire comune, portano ad aprire le porte della beatitudine e del benessere comune. Basterebbe che fosse lo stesso credente a praticare quello che egli stesso predica a favore della solidarietà, perchè ciò avvenisse. E mi riferisco, non di certo, al praticare simbolicamente i luoghi o i riti abituali, ma a comportarsi e seguire il sentire di una propria coscienza, che abbia come rispetto le persone, gli animali e le cose della natura. Spogliarsi dell’egoismo, dell’arroganza, della proprietà, del danaro, dell’ambiguità, dell’ipocrisia e aprendo le porte all’umiltà, alla sincerità, alla fratellanza, all’uguaglianza e alla distribuzione equa dei beni, contribuendo con gli stessi diritti e doveri a rendere il mondo e le persone più giuste perchè possano vivere nell’amore.
Allora, credere e praticare si può e si deve!
19 settembre 2008
17 settembre 2008
Commento su L'espresso "Non c'è democrazia senza la scuola pubblica"(Dr. Gianluca Fiusco, Riesi Cl)
Raffaele Innato ha scritto: 17 Settembre, 2008 18:43
Mi pare ovvio e scontato che senza una scuola pubblica funzionale in Italia, non si può parlare di democrazia.
La scuola non può e non deve essere appannaggio di pochi eletti, ma fonte di cultura dei popoli, nessuno escluso.
Fin dalle elementari si dovrebbe spiegare ai bambini che solo uno stato realmente democratico può salvaguardare e rispettare i valori della solidarietà tra gli uomini. Si dovrebbe spiegare e insegnare che nella scuola vige il diritto dell’uguaglianza, che nessuno deve misurarsi col valore del danaro o della proprietà. Quando si varca la soglia della scuola bisogna sentirsi figli della cultura per il bene collettivo di tutta la comunità.
Il fatto che ci siano le scuole private, si asseconda il modo di pensare che, siccome sono strutture private e gestite da privati, sono diverse. Quindi, si falsa il concetto della scuola aperta e uguale per tutti. Ecco che poi, affiorano le differenze e si apre il mercato che il privato è migliore e il pubblico è fannullone, con le conseguenze devastanti che chi può pagare può accedere alla cultura ed elevarsi, diversamente è costretto a piegarsi al sapere degli altri. Creando a priori disuguaglianze legate alle condizioni economiche e non alle capacità di merito. Aprendo la strada dell’antidemocraticità.
Mi pare ovvio e scontato che senza una scuola pubblica funzionale in Italia, non si può parlare di democrazia.
La scuola non può e non deve essere appannaggio di pochi eletti, ma fonte di cultura dei popoli, nessuno escluso.
Fin dalle elementari si dovrebbe spiegare ai bambini che solo uno stato realmente democratico può salvaguardare e rispettare i valori della solidarietà tra gli uomini. Si dovrebbe spiegare e insegnare che nella scuola vige il diritto dell’uguaglianza, che nessuno deve misurarsi col valore del danaro o della proprietà. Quando si varca la soglia della scuola bisogna sentirsi figli della cultura per il bene collettivo di tutta la comunità.
Il fatto che ci siano le scuole private, si asseconda il modo di pensare che, siccome sono strutture private e gestite da privati, sono diverse. Quindi, si falsa il concetto della scuola aperta e uguale per tutti. Ecco che poi, affiorano le differenze e si apre il mercato che il privato è migliore e il pubblico è fannullone, con le conseguenze devastanti che chi può pagare può accedere alla cultura ed elevarsi, diversamente è costretto a piegarsi al sapere degli altri. Creando a priori disuguaglianze legate alle condizioni economiche e non alle capacità di merito. Aprendo la strada dell’antidemocraticità.
16 settembre 2008
Commento su L'espresso "Si faccia avanti la classe dei semplici” (Fabio Sicari)
Raffaele Innato ha scritto: 15 Settembre, 2008 19:49
Più che di uomini semplici, noi avremmo bisogno di una vita più semplice. La persona semplice è priva di malizia, è ingenua, modesta e alla buona. Quindi, non ci possiamo aspettare che la classe dei semplici si scuota. Altrimenti, non potremmo chiamarli più semplici. Il mondo dei furbi, che fa il proprio vantaggio con accortezza e scaltrezza, per l’uso personale, ha avuto sempre la meglio sul mondo dei semplici. La storia millenaria insegna: nella politica, nelle religioni, nell’economia e nel sociale, come i furbi hanno predominato e dominano ancora. Inventano o spaventano con teorie personalizzate i popoli dei semplici per trascinarli al loro volere, creando un capro espiatorio da sconfiggere per il benessere e l’aspirazione individuale.
Invece, sarebbe opportuno e necessario affidarci alla nostra capacità di esseri intelligenti e pragmatici. Dovremmo capire che la vera ricchezza dell’uomo non è il potere o il danaro o l’individualismo fine a se stesso, ma è racchiusa nella semplicità dei valori dei diritti umani, riconoscendo il rispetto della natura, dell’uomo, dell’individualismo come contributo intellettivo in favore della solidarietà umana. Senza la quale nè un mondo di semplici nè un mondo di furbi potranno sentirsi mai forti e certi per una lunga e salutare soppravvivenza.
Più che di uomini semplici, noi avremmo bisogno di una vita più semplice. La persona semplice è priva di malizia, è ingenua, modesta e alla buona. Quindi, non ci possiamo aspettare che la classe dei semplici si scuota. Altrimenti, non potremmo chiamarli più semplici. Il mondo dei furbi, che fa il proprio vantaggio con accortezza e scaltrezza, per l’uso personale, ha avuto sempre la meglio sul mondo dei semplici. La storia millenaria insegna: nella politica, nelle religioni, nell’economia e nel sociale, come i furbi hanno predominato e dominano ancora. Inventano o spaventano con teorie personalizzate i popoli dei semplici per trascinarli al loro volere, creando un capro espiatorio da sconfiggere per il benessere e l’aspirazione individuale.
Invece, sarebbe opportuno e necessario affidarci alla nostra capacità di esseri intelligenti e pragmatici. Dovremmo capire che la vera ricchezza dell’uomo non è il potere o il danaro o l’individualismo fine a se stesso, ma è racchiusa nella semplicità dei valori dei diritti umani, riconoscendo il rispetto della natura, dell’uomo, dell’individualismo come contributo intellettivo in favore della solidarietà umana. Senza la quale nè un mondo di semplici nè un mondo di furbi potranno sentirsi mai forti e certi per una lunga e salutare soppravvivenza.
05 settembre 2008
Visita al padre.

Questo racconto fa parte dei "Racconti d'Agosto" proposti da L'espresso. La direttrice Stefania Rossini ha predisposto un sondaggio per il più votato. Se vi è piaciuto potete votarlo sul Sondaggio http://espresso.repubblica.it/polls.jsp?idpoll=2039207 alla voce "Visita al padre". Grazie.
03 settembre 2008
Commento su L'espresso "Cosa manca alla sinistra?" (arch. Francesco Vinci, Siracusa)
Raffaele Innato ha scritto: 2 Settembre, 2008 21:03
Prima di capire cosa manca alla sinistra, dovremmo conoscere cosa s’intenda per sinistra. Quando si parlava o si faceva riferimento alla sinistra, come pensiero filosofico, s’intendevano i valori della solidarietà. L’obiettivo da raggiungere era il potere agli operai, una casa, un lavoro e una vita dignitosa per tutti i cittadini. Si parlava di uguaglianza e diritti uguali per tutti, giustizia compresa. C’era la consapevolezza che si lottava per conquistare una legittimità da cittadino e da uomo. La controparte o l’avversario da battere, era il padrone, colui che sfruttava il lavoro degli altri per arricchirsi e comandare. Quindi, si aveva ben chiara la posizione, se si stava con gli operai e gli oppressi si era di sinistra, viceversa si era di destra e con il padrone. Ogni nazione, ogni società aveva nel suo interno la distinzione dei ruoli e le lotte intestine. Questo è durato fino a quando c’è stata la guerra fredda e fino all’abbattimento del muro di Berlino 1989.
Dopodichè, si sono allargate volutamente le frontiere da parte dei finanzieri, banchieri e speculatori, con la complicità dei governi, dando vita a grandi società di capitali e multinazionali, che con la falsa globalizzazione, senza responsabilità personali dirette, hanno piegato e costretto operai, impiegati e anche buona parte dei liberi professionisti a diventare loro dipendenti o sudditi, omologando tutti i cittadini della terra a seguire mode e valori virtuali, per puro tornaconto, inquinando e devastando tutto quello che di prezioso la natura ha messo a disposizione per la sopravvivenza dell’uomo, esautorandolo anche di una sua legittima dignità. Ora, la diga del pensiero collettivista è stata straripata, ricostruirla è davvero molto difficile. Bisognerebbe, fare qualche passo decisivo indietro, rimettere ad ognuno le proprie e rispettive responsabilità, far capire che abbiamo intrapreso una strada senza ritorno, e che se vogliamo ricostruire veramente un mondo migliore fatto di uomini e persone giuste, dobbiamo essere più umili e pragmatici. E non è importante essere di sinistra, ma è importante che ci crediamo tutti, lavorando per lo stesso interesse che è quello di continuare a vivere e non di morire, come ora sta accadendo per l’ingordigia di pochi e la negligenza di molti.
Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 12:43
>A59
Probabilmente non sono stato sufficientemente esauriente.
Io ho descritto una sinistra che c’era e che ora non c’è più. Mentre, prima del 1989 si sapeva ancora o s’immaginava cosa s’intendesse per “sinistra”, oggi proprio per l’avvento di una globalizzazione falsa, perchè priva di valori solidali e piena di spot illusori, ha portato l’ideale comunista-socialista a mescolarsi nella globalizzazione dei capitali, diventando faragginoso e inconcludente. Mistificando e falsando i concetti di solidarietà in concetti di profitto e di convenienza individualistica, perdendo il suo scopo di interesse collettivistico, che porta a unire le comunità e a renderle più coese e più umane, quando sono saldi i principi dei diritti umani.
Allora, chi oggi è più vicino all’ideale della solidarietà, chi ha senso di valori umani da rispettare, chi ha il senso di appatenenza ad un ideale di vita comunitaria, chi si sente più vicino ad ideali del socialismo e del rispetto dei ruoli nell’uguaglianza dei popoli, dovrebbe rinunciare e rifiutare quei valori e quegli oggetti che rappresentano le storture e le devianze di un mercato globalizzato privatistico, che ha un solo scopo: “produrre per vendere”, costi quel che costi (guerre, disastri, morti bianche, omicidi, suicidi, immigrazioni incontrollate, terrorismo, sopraffazioni, ingiustizie, devastazioni, ecc.) pur di fare profitto. Bisognerebbe iniziare a diventare anticonformisti, se si vuole cambiare questo trend catastrofico.
Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 19:15
Cari commentatori,
noi stiamo cercando di dare una risposta alla domanda: “cosa manca alla sinistra?”.
Ebbene, in Italia esistono gli uomini di sinistra, ma non esiste la sinistra. Il PD evocato da più parti non può essere considerato un partito di sinistra. Lo ha dichiarato lo stesso Veltroni. L’arcobaleno è sfumato sul nascere. Rifondazione si è spaccata in due. In Parlamento non c’è più rappresentanza. I dirigenti della sx che si sono succeduti in questo decennio, hanno dimostrato molto attaccamento alla poltrona e poco interesse ai problemi della gente. Però, vedete quando si cerca di analizzare un problema, bisogna andare un pò a ritroso, per cercare di capire dove ricercare il guasto. Non a caso nei miei precedenti commenti, ho evidenziato che a cascata il problema nasce simbolicamente dalla caduta del muro di Berlino. Proprio, perchè i signori che governano il mondo, dovevano dare un segnale forte a coloro che avevano sognato l’idealismo socialista, per dire che da oggi il mondo diventa un’unica famiglia globalizzata, gestita da chi ha i capitali e il potere. Dopodichè, si sono mossi tutti coloro che sono legati ai signori del potere, per dottrinare la gente a seguire la nuova strada del falso benessere e della falsa democrazia.L’Italia non è stata e non è uno Stato indipendente. L’Italia non ha le risorse primarie per rendersi autonoma. Anzi, ha bisogno di legarsi necessariamente ad altre nazioni per sopravvivere. Lo ha fatto con la Russia e con gli Stati Uniti durante la guerra fredda, una parte sovvenzionava i comunisti, l’altra sovvenzionava la Democrazia Cristiana. Ora, è legata per fortuna all’Europa (non a caso è stata la promotrice dell’Europa Unita) con un occhio di riguardo agli Stati Uniti e un occhio sparso qua e là, in cerca di petrolio. Il debito pubblico dell’Italia sappiamo essere enorme e crescente. In queste condizioni è difficile fare la voce grossa, si ha bisogno di scegliere una strada che renda il paese più vivibile, meno legato e vincolato al petrolio e al gas, più efficente e meno legato alla burocrazia, una maggiore e migliore cultura con una scuola che sappia insegnare e sviluppare le menti dei giovani, per uno sviluppo produttivo reale del paese. Quindi, in questo quadro difficoltoso e problematico, ci vorrebbe una dirigenza (non in questo Governo) che sappia affrontare e risolvere in positivo i contrasti che emergono dall’influenza negativa della globalizzazione centralizzata.
E in questo, gli uomini della sinistra uniti dovrebbero far emergere l’idea che da un processo di solidarietà e di valori comuni condivisi, si possa creare quel clima di socialità necessario al paese e non solo, che porti a far comprendere le persone distratte da spot e immagini falsate, che è la strada giusta da percorrere se vogliamo far prevalere l’umanità e la vita, altrimenti, c’è solo la legge della jungla e il baratro.
Prima di capire cosa manca alla sinistra, dovremmo conoscere cosa s’intenda per sinistra. Quando si parlava o si faceva riferimento alla sinistra, come pensiero filosofico, s’intendevano i valori della solidarietà. L’obiettivo da raggiungere era il potere agli operai, una casa, un lavoro e una vita dignitosa per tutti i cittadini. Si parlava di uguaglianza e diritti uguali per tutti, giustizia compresa. C’era la consapevolezza che si lottava per conquistare una legittimità da cittadino e da uomo. La controparte o l’avversario da battere, era il padrone, colui che sfruttava il lavoro degli altri per arricchirsi e comandare. Quindi, si aveva ben chiara la posizione, se si stava con gli operai e gli oppressi si era di sinistra, viceversa si era di destra e con il padrone. Ogni nazione, ogni società aveva nel suo interno la distinzione dei ruoli e le lotte intestine. Questo è durato fino a quando c’è stata la guerra fredda e fino all’abbattimento del muro di Berlino 1989.
Dopodichè, si sono allargate volutamente le frontiere da parte dei finanzieri, banchieri e speculatori, con la complicità dei governi, dando vita a grandi società di capitali e multinazionali, che con la falsa globalizzazione, senza responsabilità personali dirette, hanno piegato e costretto operai, impiegati e anche buona parte dei liberi professionisti a diventare loro dipendenti o sudditi, omologando tutti i cittadini della terra a seguire mode e valori virtuali, per puro tornaconto, inquinando e devastando tutto quello che di prezioso la natura ha messo a disposizione per la sopravvivenza dell’uomo, esautorandolo anche di una sua legittima dignità. Ora, la diga del pensiero collettivista è stata straripata, ricostruirla è davvero molto difficile. Bisognerebbe, fare qualche passo decisivo indietro, rimettere ad ognuno le proprie e rispettive responsabilità, far capire che abbiamo intrapreso una strada senza ritorno, e che se vogliamo ricostruire veramente un mondo migliore fatto di uomini e persone giuste, dobbiamo essere più umili e pragmatici. E non è importante essere di sinistra, ma è importante che ci crediamo tutti, lavorando per lo stesso interesse che è quello di continuare a vivere e non di morire, come ora sta accadendo per l’ingordigia di pochi e la negligenza di molti.
Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 12:43
>A59
Probabilmente non sono stato sufficientemente esauriente.
Io ho descritto una sinistra che c’era e che ora non c’è più. Mentre, prima del 1989 si sapeva ancora o s’immaginava cosa s’intendesse per “sinistra”, oggi proprio per l’avvento di una globalizzazione falsa, perchè priva di valori solidali e piena di spot illusori, ha portato l’ideale comunista-socialista a mescolarsi nella globalizzazione dei capitali, diventando faragginoso e inconcludente. Mistificando e falsando i concetti di solidarietà in concetti di profitto e di convenienza individualistica, perdendo il suo scopo di interesse collettivistico, che porta a unire le comunità e a renderle più coese e più umane, quando sono saldi i principi dei diritti umani.
Allora, chi oggi è più vicino all’ideale della solidarietà, chi ha senso di valori umani da rispettare, chi ha il senso di appatenenza ad un ideale di vita comunitaria, chi si sente più vicino ad ideali del socialismo e del rispetto dei ruoli nell’uguaglianza dei popoli, dovrebbe rinunciare e rifiutare quei valori e quegli oggetti che rappresentano le storture e le devianze di un mercato globalizzato privatistico, che ha un solo scopo: “produrre per vendere”, costi quel che costi (guerre, disastri, morti bianche, omicidi, suicidi, immigrazioni incontrollate, terrorismo, sopraffazioni, ingiustizie, devastazioni, ecc.) pur di fare profitto. Bisognerebbe iniziare a diventare anticonformisti, se si vuole cambiare questo trend catastrofico.
Raffaele Innato ha scritto: 3 Settembre, 2008 19:15
Cari commentatori,
noi stiamo cercando di dare una risposta alla domanda: “cosa manca alla sinistra?”.
Ebbene, in Italia esistono gli uomini di sinistra, ma non esiste la sinistra. Il PD evocato da più parti non può essere considerato un partito di sinistra. Lo ha dichiarato lo stesso Veltroni. L’arcobaleno è sfumato sul nascere. Rifondazione si è spaccata in due. In Parlamento non c’è più rappresentanza. I dirigenti della sx che si sono succeduti in questo decennio, hanno dimostrato molto attaccamento alla poltrona e poco interesse ai problemi della gente. Però, vedete quando si cerca di analizzare un problema, bisogna andare un pò a ritroso, per cercare di capire dove ricercare il guasto. Non a caso nei miei precedenti commenti, ho evidenziato che a cascata il problema nasce simbolicamente dalla caduta del muro di Berlino. Proprio, perchè i signori che governano il mondo, dovevano dare un segnale forte a coloro che avevano sognato l’idealismo socialista, per dire che da oggi il mondo diventa un’unica famiglia globalizzata, gestita da chi ha i capitali e il potere. Dopodichè, si sono mossi tutti coloro che sono legati ai signori del potere, per dottrinare la gente a seguire la nuova strada del falso benessere e della falsa democrazia.L’Italia non è stata e non è uno Stato indipendente. L’Italia non ha le risorse primarie per rendersi autonoma. Anzi, ha bisogno di legarsi necessariamente ad altre nazioni per sopravvivere. Lo ha fatto con la Russia e con gli Stati Uniti durante la guerra fredda, una parte sovvenzionava i comunisti, l’altra sovvenzionava la Democrazia Cristiana. Ora, è legata per fortuna all’Europa (non a caso è stata la promotrice dell’Europa Unita) con un occhio di riguardo agli Stati Uniti e un occhio sparso qua e là, in cerca di petrolio. Il debito pubblico dell’Italia sappiamo essere enorme e crescente. In queste condizioni è difficile fare la voce grossa, si ha bisogno di scegliere una strada che renda il paese più vivibile, meno legato e vincolato al petrolio e al gas, più efficente e meno legato alla burocrazia, una maggiore e migliore cultura con una scuola che sappia insegnare e sviluppare le menti dei giovani, per uno sviluppo produttivo reale del paese. Quindi, in questo quadro difficoltoso e problematico, ci vorrebbe una dirigenza (non in questo Governo) che sappia affrontare e risolvere in positivo i contrasti che emergono dall’influenza negativa della globalizzazione centralizzata.
E in questo, gli uomini della sinistra uniti dovrebbero far emergere l’idea che da un processo di solidarietà e di valori comuni condivisi, si possa creare quel clima di socialità necessario al paese e non solo, che porti a far comprendere le persone distratte da spot e immagini falsate, che è la strada giusta da percorrere se vogliamo far prevalere l’umanità e la vita, altrimenti, c’è solo la legge della jungla e il baratro.
01 settembre 2008
A proposito di "Giustizia".
Sabato pomeriggio, mentre ero intento a mangiare un piatto di spaghetti al sugo, guardavo la trasmissione"linea blù", e interessato alla bellezza della natura, stavo ammirando il paesaggio e i fondali dell'isola di Gorgona colonia penale prima e carcere di massima sicurezza fino ai nostri giorni. L’isola “piatta” è una risorsa unica: praterie di Posidonia vera e propria “nursery” della fauna ittica dell’alto Tirreno, le catacombe più importanti a nord di Roma, la Villa Romana di Agrippa, il Sanatorio di Punta Marchese dove fu confinato anche Sandro Pertini, una flora e una fauna caratterizzate da molteplici rarità dovute ad un’evoluzione “in isolamento” e un eccezionale flusso migratorio. Non trascurando le strutture del carcere, intese come “monumento” moderno della storia del nostro paese che va dai briganti della Maremma ai prigionieri austriaci per arrivare agli anni di Piombo e alle stragi di mafia. Nella parte più chiusa, si trovano le baie e scogliere tra le più belle di tutto l’Arcipelago Toscano. Tuttora, l’isola ospita il penitenziario ed è quindi un’isola chiusa, nella quale si può sbarcare soltanto con un permesso del Ministero degli Interni o per fondati motivi dovuti alla navigazione, come avaria di bordo o mare grosso. La sua popolazione è quindi formata soltanto da detenuti e da guardie. L’isola, malgrado la sua costa irta di rocce e spaccature, ha un aspetto pianeggiante e tranquillo: cactus, ulivi e agave, si inseriscono dolcemente in questo pezzo di terra mite di clima e di colori, che con i suoi campi coltivati a grano e orzo, colmi di assolato silenzio, ci riporta ad una immagine di vita campestre ed invidiabile.
La conduttrice, quindi, con la sua doverosa curiosità, ci porta a scoprire i luoghi e le stanze del carcere, che non hanno nulla da invidiare alle stanze di dignitose abitazioni civili, e ci spiega in che modo carcerati e carcerieri vivono la loro quotidianità: cucinano e mangiano dei buoni piatti di pesce fresco, godono di passeggiate ariose, partecipando in maniera propositiva alla vita dell'isola. Insomma, una sana e salubre vita che si possono permettere solo poche persone benestanti. La mia mente, in risposta a quelle immagini televisive mi ha rimandato in un baleno alle scene di disagio sociale, di quelle persone oneste, dignitose, ma povere che tra i rifiuti sono alla ricerca di cibo per sfamarsi.
Allora, mi chiedo e chiedo: "qual'è il limite della libertà? E quali i confini dell'ingiustizia?"
La conduttrice, quindi, con la sua doverosa curiosità, ci porta a scoprire i luoghi e le stanze del carcere, che non hanno nulla da invidiare alle stanze di dignitose abitazioni civili, e ci spiega in che modo carcerati e carcerieri vivono la loro quotidianità: cucinano e mangiano dei buoni piatti di pesce fresco, godono di passeggiate ariose, partecipando in maniera propositiva alla vita dell'isola. Insomma, una sana e salubre vita che si possono permettere solo poche persone benestanti. La mia mente, in risposta a quelle immagini televisive mi ha rimandato in un baleno alle scene di disagio sociale, di quelle persone oneste, dignitose, ma povere che tra i rifiuti sono alla ricerca di cibo per sfamarsi.
Allora, mi chiedo e chiedo: "qual'è il limite della libertà? E quali i confini dell'ingiustizia?"
31 agosto 2008
Commento su L'espresso “Vi siete accorti che gli insegnanti virano a destra?” (Roberto Buscetta)
Raffaele Innato ha scritto: 31 Agosto, 2008 19:51
La scuola è un’attività educativa, predisposta all’insegnamento collettivo per trasmettere alle giovani generazioni gli elementi fondamentali di una civiltà, di una cultura o di avviare al possesso di una data disciplina o alla pratica di una determinata professione.
Chi ha il compito di educatore è l’nsegnante. Il quale esercita una professione delicata e di notevole importanza. Si deduce che per poter svolgere bene il suo compito, debba possedere una sana e ottima cultura, preparazione e acquisizione della materia da insegnare, capacità di dialogo e di confronto, e che sappia attrarre l’attenzione degli studenti, stimolando i meno attenti e valorizzare i talenti. L’indirizzo e la strada da percorrere spetta al popolo e alla politica. Che hanno il compito di scegliere e di proporre quale tipo di società desiderano attuare per lo sviluppo e il benessere della comunità. La scuola non può essere lasciata solo nelle mani del corpo insegnanti. A loro si deve dare l’aiuto delle istituzioni e della società, comprese tutte le strutture e le attrezzature che servono per mettere l’insegnante e lo studente nelle condizioni di lavorare al meglio. La scuola è parte intriseca della società, per cui non può essere privata (in tutte e due i sensi), ma deve servire tutti e quindi pubblica. I giovani che hanno svolto il compito di imparare, devono essere messi nelle condizioni di lavorare per la società che gli ha preparati, e non disperderli in lavori poco confacenti all’insegnamento ricevuto.
Gli insegnanti non devono virare da nessuna direzione, se non in quella di svolgere la professione con serietà e responsabilità, badando più alla crescita degli studenti e meno a quella della propria carriera. Devono poter ricevere uno stipendio dignitoso ed adeguato alla loro professionalità. Insomma, l’insegnante deve poter e saper fare l’insegnante.
La scuola è un’attività educativa, predisposta all’insegnamento collettivo per trasmettere alle giovani generazioni gli elementi fondamentali di una civiltà, di una cultura o di avviare al possesso di una data disciplina o alla pratica di una determinata professione.
Chi ha il compito di educatore è l’nsegnante. Il quale esercita una professione delicata e di notevole importanza. Si deduce che per poter svolgere bene il suo compito, debba possedere una sana e ottima cultura, preparazione e acquisizione della materia da insegnare, capacità di dialogo e di confronto, e che sappia attrarre l’attenzione degli studenti, stimolando i meno attenti e valorizzare i talenti. L’indirizzo e la strada da percorrere spetta al popolo e alla politica. Che hanno il compito di scegliere e di proporre quale tipo di società desiderano attuare per lo sviluppo e il benessere della comunità. La scuola non può essere lasciata solo nelle mani del corpo insegnanti. A loro si deve dare l’aiuto delle istituzioni e della società, comprese tutte le strutture e le attrezzature che servono per mettere l’insegnante e lo studente nelle condizioni di lavorare al meglio. La scuola è parte intriseca della società, per cui non può essere privata (in tutte e due i sensi), ma deve servire tutti e quindi pubblica. I giovani che hanno svolto il compito di imparare, devono essere messi nelle condizioni di lavorare per la società che gli ha preparati, e non disperderli in lavori poco confacenti all’insegnamento ricevuto.
Gli insegnanti non devono virare da nessuna direzione, se non in quella di svolgere la professione con serietà e responsabilità, badando più alla crescita degli studenti e meno a quella della propria carriera. Devono poter ricevere uno stipendio dignitoso ed adeguato alla loro professionalità. Insomma, l’insegnante deve poter e saper fare l’insegnante.
Commento su L'espresso "Ho sedici anni e mi vietano di leggere" (Francesca Colella, Isernia)
Raffaele Innato ha scritto: 31 Agosto, 2008 19:04
Cara Francesca,
hai posto un problema molto serio. Devo dire che non ero a conoscenza di questa assurdità. In uno Stato di diritto, come vorrebbe essere l’Italia, ne vietano uno sacrosanto ed essenziale: il diritto del sapere!
Se non si apre la cultura ai giovani e alle nuove generazioni, che futuro potremo aspettarci da questa nazione? Si parla sempre dei problemi dei giovani rapportati alla droga, al fumo, all’alcool ed una mancanza di regole e leggi che possano far fronte, ai danni enormi che queste schiavitù provocano. E poi, si limita l’ingresso alla porta della conoscenza, luogo di riflessione e di comprensione, dove si possono trovare le risposte ai bisogni esistenziali dell’individuo.
Il fine dell’uomo e la sua stessa sopravvivenza, sono legati dalla sete del sapere, della conoscenza della sua origine e dei misteri della vita. Se si toglie ai giovani il diritto alla lettura e allo studio, li stiamo privando della stessa vita. L’uomo si è evoluto grazie soprattutto alle scitture tramandate nei secoli. Le nazioni democratiche che hanno praticato il libero pensiero, hanno avuto ragione di quelle nazioni dittatoriali, che invece, ne hanno bloccato la libertà della conoscenza e del sapere.
Io ho un figlio della tua stessa età e posso comprendere meglio la tua delusione. Considera che, Pasquale, legge in media un libro al giorno. Immagina, se avesse trovato come te il divieto, come ci sarebbe rimasto male?
Il Ministro Bondi per i Beni e Attività Culturali, al premio Campiello ha detto che la cultura generale e’ una questione essenziale. “L’obiettivo e’ estendere la platea dei lettori. Bisogna partire dai giovani, dalla scuola e ribaltare la tendenza”. Staremo a vedere!Nel frattempo, se ti fa piacere, mi puoi mandare una email al mio blog: http://raffaeleinnato.blogspot.com,/ mi scrivi il tuo recapito e ti mando gratuitamente un libro scritto da me con la mia dedica.
Per qualcuno che provoca danno, c’è sempre qualcuno che aggiusta. Almeno, si spera.:)
Un caro saluto
Cara Francesca,
hai posto un problema molto serio. Devo dire che non ero a conoscenza di questa assurdità. In uno Stato di diritto, come vorrebbe essere l’Italia, ne vietano uno sacrosanto ed essenziale: il diritto del sapere!
Se non si apre la cultura ai giovani e alle nuove generazioni, che futuro potremo aspettarci da questa nazione? Si parla sempre dei problemi dei giovani rapportati alla droga, al fumo, all’alcool ed una mancanza di regole e leggi che possano far fronte, ai danni enormi che queste schiavitù provocano. E poi, si limita l’ingresso alla porta della conoscenza, luogo di riflessione e di comprensione, dove si possono trovare le risposte ai bisogni esistenziali dell’individuo.
Il fine dell’uomo e la sua stessa sopravvivenza, sono legati dalla sete del sapere, della conoscenza della sua origine e dei misteri della vita. Se si toglie ai giovani il diritto alla lettura e allo studio, li stiamo privando della stessa vita. L’uomo si è evoluto grazie soprattutto alle scitture tramandate nei secoli. Le nazioni democratiche che hanno praticato il libero pensiero, hanno avuto ragione di quelle nazioni dittatoriali, che invece, ne hanno bloccato la libertà della conoscenza e del sapere.
Io ho un figlio della tua stessa età e posso comprendere meglio la tua delusione. Considera che, Pasquale, legge in media un libro al giorno. Immagina, se avesse trovato come te il divieto, come ci sarebbe rimasto male?
Il Ministro Bondi per i Beni e Attività Culturali, al premio Campiello ha detto che la cultura generale e’ una questione essenziale. “L’obiettivo e’ estendere la platea dei lettori. Bisogna partire dai giovani, dalla scuola e ribaltare la tendenza”. Staremo a vedere!Nel frattempo, se ti fa piacere, mi puoi mandare una email al mio blog: http://raffaeleinnato.blogspot.com,/ mi scrivi il tuo recapito e ti mando gratuitamente un libro scritto da me con la mia dedica.
Per qualcuno che provoca danno, c’è sempre qualcuno che aggiusta. Almeno, si spera.:)
Un caro saluto
24 agosto 2008
Commento su L'espresso "Niente tatto, siamo inglesi." (gman3738)
Raffaele Innato ha scritto: 24 Agosto, 2008 19:05
In effetti, da parte delle televisioni e anche dalla carta stampata, c’è l’abitudine di pronunciare o scrivere frasi straniere preconfenzionate, omettendo il significato nella lingua italiana. Non so il motivo di questo vezzo. Però concordo sul fatto che sarebbe giusto e opportuno fare una normale traduzione. Anche perchè pochi possono conoscere parole o frasi di altri paesi (arabo, cinese, svedese, finlandese, russo, indiano, giapponese, rumeno, tedesco, inglese…).
Capisco che la globalizzazione porta a conformare tutto, alla faccia del mercato libero o di una invera migliore possibilità di scelta. Capisco, anche, che per internazionalizzarci, abbiamo bisogno pure delle famose tre “i” (inglese, impresa, informatica) del sig. B…onaventura. Ma forse, sarebbe meglio che insieme a queste tre “i” ci aggiungessimo la “I” più importante, quella della lingua italiana. Visto che non siamo mai riusciti a fare gli italiani, come un signore famoso osò dire dopo aver unito l’Italia, almeno cerchiamo di capirci parlando la nostra lingua, quella sola italiana… per intenderci! Poi, il cacio sui maccheroni è sempre ben gustato se non è avariato.
csv btr itrhk srvcl! Traduzione: A buon intenditore poche parole!
In effetti, da parte delle televisioni e anche dalla carta stampata, c’è l’abitudine di pronunciare o scrivere frasi straniere preconfenzionate, omettendo il significato nella lingua italiana. Non so il motivo di questo vezzo. Però concordo sul fatto che sarebbe giusto e opportuno fare una normale traduzione. Anche perchè pochi possono conoscere parole o frasi di altri paesi (arabo, cinese, svedese, finlandese, russo, indiano, giapponese, rumeno, tedesco, inglese…).
Capisco che la globalizzazione porta a conformare tutto, alla faccia del mercato libero o di una invera migliore possibilità di scelta. Capisco, anche, che per internazionalizzarci, abbiamo bisogno pure delle famose tre “i” (inglese, impresa, informatica) del sig. B…onaventura. Ma forse, sarebbe meglio che insieme a queste tre “i” ci aggiungessimo la “I” più importante, quella della lingua italiana. Visto che non siamo mai riusciti a fare gli italiani, come un signore famoso osò dire dopo aver unito l’Italia, almeno cerchiamo di capirci parlando la nostra lingua, quella sola italiana… per intenderci! Poi, il cacio sui maccheroni è sempre ben gustato se non è avariato.
csv btr itrhk srvcl! Traduzione: A buon intenditore poche parole!
20 agosto 2008
Commento su L'espresso "Ma come fanno operai, precari, lavoratori dipendenti a votare Berlusconi?" (Federico Passaro, Genova)
Raffaele Innato ha scritto: 18 Agosto, 2008 20:59
15aprile 2008
Egregio Signor Presidente Silvio Berlusconi,
mi pregio scriverLe per chiarire meglio il risultato delle votazioni per l’elezioni politiche 2008, dove Lei ha ottenuto la maggioranza dei voti e dei seggi, sia al Senato della Repubblica e sia alla Camera della Repubblica.Mi preme sottolineare che io non l’ho votata, anche se ho apprezzato la Sua cordiale e amichevole lettera che mi ha fatto recapitare durante la campagna elettorale, ma Le faccio, comunque, gli auguri di un buon governato avendo ottenuto una larga maggioranza di seggi nel Parlamento, per l’interesse di tutti gli italiani che sono 60.000.000 di persone, di cui ben 47.000.000 con diritto al voto alla Camera e 43.000.000 al Senato.E a proposito dei votanti, Le faccio presente che la Sua coalizione ha ottenuto alla Camera: 17.628.865 voti su oltre 47.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui ben 18.880.951 che hanno votato sono all’opposizione e 9.450.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 28.380.951 che non sono d’accordo col Suo programma. Al Senato la Sua coalizione ha ottenuto 15.507.549 voti su oltre 43.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui 17.034.393 che hanno votato sono all’opposizione e 10.500.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 27.534.393 italiani che non sono d’accordo col Suo programma. Quindi la Sua coalizione rappresenta appena più di 1/3 degli italiani che hanno diritto al voto.
Siccome, la Repubblica Italiana è una democrazia parlamentare, la Costituzione Italiana Le riconosce la governabilità, per cui Lei è pienamente legittimato a governare con la Sua coalizione. Le dico questo perchè, nella sua funzione di Capo del Governo, dovrebbe tener conto che le Sue decisioni partono da una minoranza del popolo italiano, e non come erroneamente usate dire da anni, Lei e i Suoi collaboratori, quando dichiarate che gli italiani sono d’accordo con voi. Anche perchè, nella legislatura attuale in esurimento, avete usato sempre ripetere che l’Italia è spaccata in due, e che il governo Prodi non era legittimato a governare perchè voi avevate avuto la maggioranza di voti numerici rispetto alla coalizione del centrosinistra. Coerenza vuole che riconosciate una Vostra illegittimità a governare rispetto ai voti numerici ottenuti, essendo la Vostra coalizione di gran lunga in minoranza nel Paese Italia. E che questa legge elettorale è risultata antidemocratica, perchè partiti politici riconosciuti dallo Stato, di destra, di sinistra e della società civile, non hanno rappresentanti nel Parlamento. Quindi, da cittadino italiano mi permetto di esprimere la mia solidarietà verso tutti quegli italiani non rappresentati, e che le riforme e le leggi che Lei e la Sua coalizione vorrete realizzare siano rispettosi e condivisibili, almeno, dalla maggior parte degli italiani e non da una sola parte e per di più di minoranza.
Ringraziandola per la Sua attenzione, Le auguro un buon lavoro.
Cordialmente
R. Innato
Di fronte alle tante incoerenze e alle tante prevaricazioni che si susseguono e si perpetuano, mi sovviene una frase famosa e molto eloquente: “Adda passa’ a nuttat!”
Bisogna essere solo pazienti e molto informati. Mai perdere di vista il senso della giustizia per il giusto.
15aprile 2008
Egregio Signor Presidente Silvio Berlusconi,
mi pregio scriverLe per chiarire meglio il risultato delle votazioni per l’elezioni politiche 2008, dove Lei ha ottenuto la maggioranza dei voti e dei seggi, sia al Senato della Repubblica e sia alla Camera della Repubblica.Mi preme sottolineare che io non l’ho votata, anche se ho apprezzato la Sua cordiale e amichevole lettera che mi ha fatto recapitare durante la campagna elettorale, ma Le faccio, comunque, gli auguri di un buon governato avendo ottenuto una larga maggioranza di seggi nel Parlamento, per l’interesse di tutti gli italiani che sono 60.000.000 di persone, di cui ben 47.000.000 con diritto al voto alla Camera e 43.000.000 al Senato.E a proposito dei votanti, Le faccio presente che la Sua coalizione ha ottenuto alla Camera: 17.628.865 voti su oltre 47.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui ben 18.880.951 che hanno votato sono all’opposizione e 9.450.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 28.380.951 che non sono d’accordo col Suo programma. Al Senato la Sua coalizione ha ottenuto 15.507.549 voti su oltre 43.000.000 di cittadini che hanno diritto al voto, di cui 17.034.393 che hanno votato sono all’opposizione e 10.500.000 che hanno ritenuto di non votare per nessun partito, per un totale di 27.534.393 italiani che non sono d’accordo col Suo programma. Quindi la Sua coalizione rappresenta appena più di 1/3 degli italiani che hanno diritto al voto.
Siccome, la Repubblica Italiana è una democrazia parlamentare, la Costituzione Italiana Le riconosce la governabilità, per cui Lei è pienamente legittimato a governare con la Sua coalizione. Le dico questo perchè, nella sua funzione di Capo del Governo, dovrebbe tener conto che le Sue decisioni partono da una minoranza del popolo italiano, e non come erroneamente usate dire da anni, Lei e i Suoi collaboratori, quando dichiarate che gli italiani sono d’accordo con voi. Anche perchè, nella legislatura attuale in esurimento, avete usato sempre ripetere che l’Italia è spaccata in due, e che il governo Prodi non era legittimato a governare perchè voi avevate avuto la maggioranza di voti numerici rispetto alla coalizione del centrosinistra. Coerenza vuole che riconosciate una Vostra illegittimità a governare rispetto ai voti numerici ottenuti, essendo la Vostra coalizione di gran lunga in minoranza nel Paese Italia. E che questa legge elettorale è risultata antidemocratica, perchè partiti politici riconosciuti dallo Stato, di destra, di sinistra e della società civile, non hanno rappresentanti nel Parlamento. Quindi, da cittadino italiano mi permetto di esprimere la mia solidarietà verso tutti quegli italiani non rappresentati, e che le riforme e le leggi che Lei e la Sua coalizione vorrete realizzare siano rispettosi e condivisibili, almeno, dalla maggior parte degli italiani e non da una sola parte e per di più di minoranza.
Ringraziandola per la Sua attenzione, Le auguro un buon lavoro.
Cordialmente
R. Innato
Di fronte alle tante incoerenze e alle tante prevaricazioni che si susseguono e si perpetuano, mi sovviene una frase famosa e molto eloquente: “Adda passa’ a nuttat!”
Bisogna essere solo pazienti e molto informati. Mai perdere di vista il senso della giustizia per il giusto.
18 agosto 2008
Commento su L'espresso “Vacanze da cani” (Aurelio Giovine, Fabio Sicari)
Raffaele Innato ha scritto: 9 Agosto, 2008 18:40
Ho sempre trattato il cane da animale. Questo perchè ho rispetto degli animali. Non mi permetto di entrare nella loro vita animalesca. Come non chiedo che gli animali entrino nella mia vita di animale uomo. Ad ognuno il proprio ruolo. Non mi sento superiore al cane, ma neanche inferiore, siamo due razze diverse. Lui è cane e fa il cane, io sono uomo e faccio l’uomo. Io non so se il cane è il miglior amico dell’uomo, perchè non parlando il suo linguaggio non ne conosco la risposta. Invece, vedo molte persone parlare con i cani, li chiamano con termini: “Vieni da papà, vieni dalla mamma tua, vai dalla zia, amore di nonna, fatti accompagnare dalla cuginetta… Poi, vedo che molti padroncini usano vestirli con magliette e scarpette come se fossero dei bambini. Vedo anche che usano portare il cane ai centri di bellezza ed a fare idromassaggi… Sento parlare del proprio cane essere migliore degli uomini. Sento anche delle coppie giovani dire che preferiscono il cane ai bambini. Poi vedo molti amatori di cani randagi, che puntualmente vanno in punti lontani dalle proprie abitazioni, per lasciare qualsiasi tipo di cibo, senza sapere se può essere quello giusto, e non si preoccupano di pulire dai residui il luogo del pasto. Lasciando che siano i topi a fare il resto. Vedo anche molte persone baciare sul muso i cani e poi baciare sulle labbra il proprio bambino. Vedo molti padroncini portare l’occorrente per la defecazione, che normalmente non viene quasi mai utilizzato, se non costretti da qualche presenza in divisa. Insomma, vedo o credo di vedere persone umane.
Mi è capitato di parlare con questi padroncini dei loro familiari e del loro rapporto. Ebbene, dal loro esprimersi, non sembrano avere legami idilliaci, specialmente quando fanno riferimento ai propri genitori: “Sai, sono vecchi e malandati. Io lo dico sempre che forse sarebbe meglio se morissero così non soffrirebbero e non sarebbero d’impaccio a nessuno. Dopotutto, hanno fatto la loro vita!”
Da animali o da persone?
Raffaele Innato ha scritto: 11 Agosto, 2008 20:03
Cara dottoressa Mignani,
ho letto il suo curioso commento e devo dire che lei non è per niente egoista?!
Ci ha detto di possedere un cane pericoloso e possente. Lo usa per difesa personale e guardia? Se malauguratamente un bambino lo avvicina rischia di morire azzannato. Però se “correttamente avvicinato” si potrebbero evitare incidenti. Poi, ci dà un consiglio. Noi tutti genitori dovremmo fare dei corsi di specializzazione per insegnare ai nostri figli il modo corretto di avvicinare l’animale. Non solo, ma le istituzioni scolastiche dovrebbero, con tutti i problemi seri che si ritrovano ad affrontare, fare corretta educazione o informazione per evitare che il suo dogo possa arrecare danni.
Chiedo venia. Ma, non sarebbe più facile e logico che lei lasciasse il dogo argentino vivere nella sua terra d’origine nelle “pampas” dov’ è il suo naturale habitat e per cui nel 1928 fu il frutto d’incrocio di Bulldog, Bull Terrier e Mastini, utilizzata per i combattimenti, del lavoro di Antonio Nores Martínez, con la collaborazione del fratello Augustìn, allo scopo di creare un cane adatto alla Caza Mayor, cioè per la caccia alla grossa selvaggina nell’ambiente delle Pampas argentine: Puma, Pecari, e Cinghiali, e non per fare da balia a lei per non so quale motivo?
Un carissimo saluto a Giuseppe Guastella, con cui condivido molto meno cani e più bambini da amare.
Raffaele Innato ha scritto: 17 Agosto, 2008 19:29
Caro Osvaldo,
voglio rispondere alla sua, spero presunta, provocazione: “più cani e meno bambini.” Immagini se tutti gli uomini avessero più cani che bambini.Cosa succederebbe? Chi darebbe il cibo ai cani? Specialmente al suo cane piuttosto ingordo. Chi andrebbe a lavorare per mantenere i cani? Chi curerebbe i cani? E l’uomo che futuro avrebbe, da cani?
Quando il cane azzanna un bambino o una persona, si dice che dopotutto il cane è un animale e non ha colpa. Mentre viceversa se a maltrattare il cane è l’uomo, allora è da condannare. Un motivo ci deve essere se si fa questa distinzione! Che l’uomo è un animale evoluto che ragiona e il cane è semplicemente un animale.
Cerchiamo di amare l’uomo, il nostro simile, col quale dialogare e pianificare un mondo migliore, perchè ne abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza di razza. Altrimenti, siamo condannati a ritornare animali prossimi all’estinzione.
Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 18 Agosto, 2008 20:00
> Park01
se ti riferisci a questa dedica: «In questo luogo è deposta la spoglia di uno che fu bello senza vanità, forte senza insolenza, coraggioso senza ferocia. Egli possedeva tutte le virtù dell’uomo, senza i vizi. E questa lode non sarebbe che una bugiarda adulazione se ne fossero oggetto resti umani, non è che un omaggio giusto alla memoria di Boatswain, un cane che nacque a Terranova nel maggio 1803 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1808. Queste pietre segnano il posto di un amico. Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa» (Lord Byron).
Ebbene, è abbastanza evidente la sua delusione per le avversità patite durante la sua vita da adolescente romantico e dalle sue vicende personali. Egli, in questa dedica, più che sentire riconoscenza e affetto verso il suo cane, evidenzia una forte misantropia che lo porta ad essere poeta ribelle ed esule.
Ho sempre trattato il cane da animale. Questo perchè ho rispetto degli animali. Non mi permetto di entrare nella loro vita animalesca. Come non chiedo che gli animali entrino nella mia vita di animale uomo. Ad ognuno il proprio ruolo. Non mi sento superiore al cane, ma neanche inferiore, siamo due razze diverse. Lui è cane e fa il cane, io sono uomo e faccio l’uomo. Io non so se il cane è il miglior amico dell’uomo, perchè non parlando il suo linguaggio non ne conosco la risposta. Invece, vedo molte persone parlare con i cani, li chiamano con termini: “Vieni da papà, vieni dalla mamma tua, vai dalla zia, amore di nonna, fatti accompagnare dalla cuginetta… Poi, vedo che molti padroncini usano vestirli con magliette e scarpette come se fossero dei bambini. Vedo anche che usano portare il cane ai centri di bellezza ed a fare idromassaggi… Sento parlare del proprio cane essere migliore degli uomini. Sento anche delle coppie giovani dire che preferiscono il cane ai bambini. Poi vedo molti amatori di cani randagi, che puntualmente vanno in punti lontani dalle proprie abitazioni, per lasciare qualsiasi tipo di cibo, senza sapere se può essere quello giusto, e non si preoccupano di pulire dai residui il luogo del pasto. Lasciando che siano i topi a fare il resto. Vedo anche molte persone baciare sul muso i cani e poi baciare sulle labbra il proprio bambino. Vedo molti padroncini portare l’occorrente per la defecazione, che normalmente non viene quasi mai utilizzato, se non costretti da qualche presenza in divisa. Insomma, vedo o credo di vedere persone umane.
Mi è capitato di parlare con questi padroncini dei loro familiari e del loro rapporto. Ebbene, dal loro esprimersi, non sembrano avere legami idilliaci, specialmente quando fanno riferimento ai propri genitori: “Sai, sono vecchi e malandati. Io lo dico sempre che forse sarebbe meglio se morissero così non soffrirebbero e non sarebbero d’impaccio a nessuno. Dopotutto, hanno fatto la loro vita!”
Da animali o da persone?
Raffaele Innato ha scritto: 11 Agosto, 2008 20:03
Cara dottoressa Mignani,
ho letto il suo curioso commento e devo dire che lei non è per niente egoista?!
Ci ha detto di possedere un cane pericoloso e possente. Lo usa per difesa personale e guardia? Se malauguratamente un bambino lo avvicina rischia di morire azzannato. Però se “correttamente avvicinato” si potrebbero evitare incidenti. Poi, ci dà un consiglio. Noi tutti genitori dovremmo fare dei corsi di specializzazione per insegnare ai nostri figli il modo corretto di avvicinare l’animale. Non solo, ma le istituzioni scolastiche dovrebbero, con tutti i problemi seri che si ritrovano ad affrontare, fare corretta educazione o informazione per evitare che il suo dogo possa arrecare danni.
Chiedo venia. Ma, non sarebbe più facile e logico che lei lasciasse il dogo argentino vivere nella sua terra d’origine nelle “pampas” dov’ è il suo naturale habitat e per cui nel 1928 fu il frutto d’incrocio di Bulldog, Bull Terrier e Mastini, utilizzata per i combattimenti, del lavoro di Antonio Nores Martínez, con la collaborazione del fratello Augustìn, allo scopo di creare un cane adatto alla Caza Mayor, cioè per la caccia alla grossa selvaggina nell’ambiente delle Pampas argentine: Puma, Pecari, e Cinghiali, e non per fare da balia a lei per non so quale motivo?
Un carissimo saluto a Giuseppe Guastella, con cui condivido molto meno cani e più bambini da amare.
Raffaele Innato ha scritto: 17 Agosto, 2008 19:29
Caro Osvaldo,
voglio rispondere alla sua, spero presunta, provocazione: “più cani e meno bambini.” Immagini se tutti gli uomini avessero più cani che bambini.Cosa succederebbe? Chi darebbe il cibo ai cani? Specialmente al suo cane piuttosto ingordo. Chi andrebbe a lavorare per mantenere i cani? Chi curerebbe i cani? E l’uomo che futuro avrebbe, da cani?
Quando il cane azzanna un bambino o una persona, si dice che dopotutto il cane è un animale e non ha colpa. Mentre viceversa se a maltrattare il cane è l’uomo, allora è da condannare. Un motivo ci deve essere se si fa questa distinzione! Che l’uomo è un animale evoluto che ragiona e il cane è semplicemente un animale.
Cerchiamo di amare l’uomo, il nostro simile, col quale dialogare e pianificare un mondo migliore, perchè ne abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza di razza. Altrimenti, siamo condannati a ritornare animali prossimi all’estinzione.
Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 18 Agosto, 2008 20:00
> Park01
se ti riferisci a questa dedica: «In questo luogo è deposta la spoglia di uno che fu bello senza vanità, forte senza insolenza, coraggioso senza ferocia. Egli possedeva tutte le virtù dell’uomo, senza i vizi. E questa lode non sarebbe che una bugiarda adulazione se ne fossero oggetto resti umani, non è che un omaggio giusto alla memoria di Boatswain, un cane che nacque a Terranova nel maggio 1803 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1808. Queste pietre segnano il posto di un amico. Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa» (Lord Byron).
Ebbene, è abbastanza evidente la sua delusione per le avversità patite durante la sua vita da adolescente romantico e dalle sue vicende personali. Egli, in questa dedica, più che sentire riconoscenza e affetto verso il suo cane, evidenzia una forte misantropia che lo porta ad essere poeta ribelle ed esule.
17 agosto 2008
Commento su L'espresso "Io donna, i fgli e la felicità" (Michela Mihich)
Raffaele Innato ha scritto: 17 Agosto, 2008 20:42
Pur essendo abbonato da decenni a L’espresso, non ho potuto leggere l’articolo in oggetto perchè il settimanale non mi è stato recapitato. Ma, comunque l’ho letto da internet.
Ebbene, non mi meraviglia affatto che una coppia senza figli possa vivere meglio di una con figli. Per il semplice motivo che la nostra società si basa sull’individualismo e sulla presunzione che ognuno di noi è libero di godere la vita come meglio crede. Il fatto che poi accadono tutta una serie di problematiche legate al metodo e alle leggi della nostra società, che ci portano ad essere infelici e disumani, non pare interessare molto. L’importante, che uno abbia la percezione di sentirsi realizzato e di vivere nella piena libertà, anche se questa viene tolta al suo prossimo. Se i figli non danno felicità, ragione vuole che è meglio non procrearli, quindi non procreando la nostra specie è condannata ad estinguersi. Deduco, che siamo dei puri egoisti. In quanto a noi è stato permesso di nascere, mentre a noi ci fa infelicità far nascere altri. Ma se non permettiamo ad altri di nascere, penso che si possa immaginare che vita da infelici faremmo. Gente che invecchia brutalmente senza vedere un futuro e la straordinarietà del vivere. Saremmo tutti dei morti viventi. O meglio, la stiamo già percorrendo questa strada infausta. La dimostrazione che questo stato sociale, legato al danaro e al potere, ci porta a pensare che sarebbe meglio non fare figli, vuole dire che siamo già degli infelici. Ma ci suggerisce anche che faremmo meglio a concepire la società in maniera diversa, cambiando completamente il nostro modo di vivere nella definizione dei ruoli, in una società che non abbia l’interesse dell’ egoismo individuale, ma l’interesse dell’egoismo collettivo. Che si tradurrebbe a favore del proprio egoismo.
Moltissime risposte di come si potrebbe vivere e meglio, le ho date in un mio libro “Viaggio sul pianeta della solidarietà”(non ancora conosciuto ai più). Nel quale dò una soluzione semplice ma efficace, di come l’uomo potrebbe vivere la sua vita in piena serenità e amore, spogliandosi dell’ipocrisia e rispettando la vera solidarietà.
Pur essendo abbonato da decenni a L’espresso, non ho potuto leggere l’articolo in oggetto perchè il settimanale non mi è stato recapitato. Ma, comunque l’ho letto da internet.
Ebbene, non mi meraviglia affatto che una coppia senza figli possa vivere meglio di una con figli. Per il semplice motivo che la nostra società si basa sull’individualismo e sulla presunzione che ognuno di noi è libero di godere la vita come meglio crede. Il fatto che poi accadono tutta una serie di problematiche legate al metodo e alle leggi della nostra società, che ci portano ad essere infelici e disumani, non pare interessare molto. L’importante, che uno abbia la percezione di sentirsi realizzato e di vivere nella piena libertà, anche se questa viene tolta al suo prossimo. Se i figli non danno felicità, ragione vuole che è meglio non procrearli, quindi non procreando la nostra specie è condannata ad estinguersi. Deduco, che siamo dei puri egoisti. In quanto a noi è stato permesso di nascere, mentre a noi ci fa infelicità far nascere altri. Ma se non permettiamo ad altri di nascere, penso che si possa immaginare che vita da infelici faremmo. Gente che invecchia brutalmente senza vedere un futuro e la straordinarietà del vivere. Saremmo tutti dei morti viventi. O meglio, la stiamo già percorrendo questa strada infausta. La dimostrazione che questo stato sociale, legato al danaro e al potere, ci porta a pensare che sarebbe meglio non fare figli, vuole dire che siamo già degli infelici. Ma ci suggerisce anche che faremmo meglio a concepire la società in maniera diversa, cambiando completamente il nostro modo di vivere nella definizione dei ruoli, in una società che non abbia l’interesse dell’ egoismo individuale, ma l’interesse dell’egoismo collettivo. Che si tradurrebbe a favore del proprio egoismo.
Moltissime risposte di come si potrebbe vivere e meglio, le ho date in un mio libro “Viaggio sul pianeta della solidarietà”(non ancora conosciuto ai più). Nel quale dò una soluzione semplice ma efficace, di come l’uomo potrebbe vivere la sua vita in piena serenità e amore, spogliandosi dell’ipocrisia e rispettando la vera solidarietà.
14 agosto 2008
Ancora stupri e violenze.
Ennesimo stupro ai danni di una adolescente. A soli undici anni una ragazzina ecuadoriana, durante una festa, è stata violentata da quattro connazionali in un appartamento nel ponente di Genova la settimana scorsa. Due degli arrestati hanno 17 anni; i complici rispettivamente 18 e 22. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, prima l'hanno fatta ubriacare e poi, a turno, hanno abusato di lei. La ragazzina ha trascorso la notte vagando per la città, senza il coraggio e la forza di rientrare a casa. All'alba ha suonato alla porta dei genitori: piangeva, era dolorante, aveva le gambe piena di graffi. L'hanno accompagnata all'ospedale pediatrico Gaslini e i medici hanno confermato i sospetti: era stata violentata.
Ormai, le violenze piccole o grandi che siano, fanno parte del nostro quotidiano. Tutto sta diventando prassi: la droga, gli abusi, i furti, le prevaricazioni, la corruzione, le violenze, gli omicidi... C'è un menefreghismo di nostalgica memoria diffuso. Scarsa sensibilità ai valori e ai diritti umani. La notizia delle malefatte, viene data con enfasi e gridata dalle news, si accompagna con un piccolo commento, dopodichè viene scordata nel dimenticatoio generale. Ogni tanto una piccola manifestazione in piazza, interviste ai politici e ai criminologi, un paio di trasmissioni per fare qualche share in più, il tutto si sfuma nella becera e malsana quotidianità di una società alla ricerca di un benessere fittizio, lasciandosi morire senza mai aver provato a riscattare quanto c'è di meraviglioso in questo mondo, la vita.
Ormai, le violenze piccole o grandi che siano, fanno parte del nostro quotidiano. Tutto sta diventando prassi: la droga, gli abusi, i furti, le prevaricazioni, la corruzione, le violenze, gli omicidi... C'è un menefreghismo di nostalgica memoria diffuso. Scarsa sensibilità ai valori e ai diritti umani. La notizia delle malefatte, viene data con enfasi e gridata dalle news, si accompagna con un piccolo commento, dopodichè viene scordata nel dimenticatoio generale. Ogni tanto una piccola manifestazione in piazza, interviste ai politici e ai criminologi, un paio di trasmissioni per fare qualche share in più, il tutto si sfuma nella becera e malsana quotidianità di una società alla ricerca di un benessere fittizio, lasciandosi morire senza mai aver provato a riscattare quanto c'è di meraviglioso in questo mondo, la vita.
11 agosto 2008
Elettori creduloni?
Non ci ha messo molto tempo questo governo a scoprire le proprie carte. Persone incapaci, approfittatori, bugiardi e amanti dell'ingiustizia. Perfino l'editoriale Famiglia Cristiana attacca fortemente il governo. Definisce l'Italia "il paese da marciapiede, i segni del disagio li offre da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, ma c'è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le 'buffonate', che servono solo a riempire pagine di giornali". Il settimanale se la prende pure con le aziende che fanno enormi profitti, mentre il Pil è a zero. L'industria vola ma sui precari non si muove niente.
La reazione pacata (?) di alcuni rappresentanti del governo: Isabella Bertolini, del direttvo Pdl, ha parlato di "un colpo di sole", mentre Maurizio Gasparri ha definito il settimanale "criptocomunista".
Ma è ancora Famiglia Cristiana, sulla discriminazione dei rom, a ricordare le persecuzioni a danno delle minoranze: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". Poi cita la rivista francese Esprit, che ha scritto che "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari", e dice: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo". Poi risponde direttamente alle critiche del sottosegretario Giovanardi, che li aveva definiti "cattocomunisti". "Nessuna autorità religiosa ci ha rimproverato nulla del genere, e lui non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale".
E pensare che qualche mese fa questi eletti erano tutti devoti e credenti verso la Santa Romana Chiesa, pur di ottenere voti. E noi da buoni creduloni elettori che ci siamo fatti prendere in giro ancora una volta...
La reazione pacata (?) di alcuni rappresentanti del governo: Isabella Bertolini, del direttvo Pdl, ha parlato di "un colpo di sole", mentre Maurizio Gasparri ha definito il settimanale "criptocomunista".
Ma è ancora Famiglia Cristiana, sulla discriminazione dei rom, a ricordare le persecuzioni a danno delle minoranze: "Quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss è venuta alla memoria come un simbolo. Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato". Poi cita la rivista francese Esprit, che ha scritto che "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari", e dice: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo". Poi risponde direttamente alle critiche del sottosegretario Giovanardi, che li aveva definiti "cattocomunisti". "Nessuna autorità religiosa ci ha rimproverato nulla del genere, e lui non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale".
E pensare che qualche mese fa questi eletti erano tutti devoti e credenti verso la Santa Romana Chiesa, pur di ottenere voti. E noi da buoni creduloni elettori che ci siamo fatti prendere in giro ancora una volta...
07 agosto 2008
Morte bianca?
Oggi 7 agosto c'è stato un'altro ennesimo incidente sul lavoro. E' morto in un incidente stradale alle porte di Torino, Andrea Pininfarina. Aveva 51 anni. Lascia la moglie, Cristina Pellion di Persano, e tre figli, Benedetta, Sergio e Luca. L'incidente è avvenuto poco dopo le 8 in via Torino, a Trofarello. Pininfarina stava raggiungendo con il suo scooter la sede dell'azienda, non molto distante dal luogo in cui è accaduto l'incidente. L'auto che lo ha investito gli ha tagliato la strada: lo scooter è stato travolto, è l'imprenditore è morto sul colpo. Alla guida dell'auto un uomo di 78 anni, in stato di choc.
Questa volta a morire non è stato un lavoratore qualunque, ma una persona molto nota e importante. Che da generazioni avevano fatto fortuna proprio sui veicoli. Il destino? La poca affidabilità del veicolo? La mancanza di sistemi di sicurezza? Libertà di facile guida dei veicoli per tutti? Permissivismo? Chissà?
Nel frattempo, poco dopo la diffusione della notizia dell'incidente, il titolo Pininfarina è stato sospeso per eccesso di rialzo in Piazza Affari, facendo segnare in pre-apertura un prezzo di 6,6 euro, l'11,44% in più rispetto alla chiusura di ieri, con il cordoglio del mondo politico, imprenditoriale e sindacale che lo lo ricordano come "un uomo perbene".
Questa volta a morire non è stato un lavoratore qualunque, ma una persona molto nota e importante. Che da generazioni avevano fatto fortuna proprio sui veicoli. Il destino? La poca affidabilità del veicolo? La mancanza di sistemi di sicurezza? Libertà di facile guida dei veicoli per tutti? Permissivismo? Chissà?
Nel frattempo, poco dopo la diffusione della notizia dell'incidente, il titolo Pininfarina è stato sospeso per eccesso di rialzo in Piazza Affari, facendo segnare in pre-apertura un prezzo di 6,6 euro, l'11,44% in più rispetto alla chiusura di ieri, con il cordoglio del mondo politico, imprenditoriale e sindacale che lo lo ricordano come "un uomo perbene".
29 luglio 2008
Lettera aperta al Presidente Vendola.
Caro compagno Vendola,
mi permetto e mi pregio di scriverti perché ho molta stima e rispetto della tua persona e delle tue idee. Io, sono pugliese, da sempre difensore delle ingiustizie e delle prevaricazioni. In Italia, la politica e il paese non stanno attraversando un momento di buoni propositi e di concrete aspettative. Gli italiani, complice una legge elettorale antidemocratica, hanno eletto un Governo di destra e hanno mandato in Parlamento all'opposizione un centro moderato, e una sinistra a casa. Come ben sappiamo, però, nel nostro territorio nazionale la sinistra non è sparita, diciamo che sta meditando e medicandosi le ferite.
Ho sperato che tu diventassi il segretario di Rifondazione Comunista come punto di partenza per il riscatto della nuova sinistra, sia per la tua grande capacità di comunicatore e sia per il tuo carisma indiscutibile. Purtroppo, non è successo, ma ho apprezzato le tue parole dopo la sconfitta: "non abbandoniamo la battaglia, che non riguarda i giochi di potere nel Prc, ma la restituzione di una sinistra che parli al Paese".
Ebbene, da qui bisogna ripartire per iniziare un lungo ma sano cammino.
La tua lunga esperienza politica e la tua preparazione culturale, ti serviranno a trovare il percorso più giusto e più idoneo, per una lenta ma graduale risalita di consensi che potrà far tornare agli albori un partito di sinistra, che non può essere lasciato nelle sole piazze, seppur luoghi di dimostrazioni legittime e di ritrovo delle idee e delle persone. Da qui, voglio ripartire per iniziare a dire che dovremmo mettere in assoluto il valore della solidarietà, e quindi della collettività al centro della politica e della società, del rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra popoli e culture, tra le persone. Chi pratica la solidarietà non sbaglia mai. Perché è garante dell'uguaglianza, della giustizia, di una distribuzione più equa della ricchezza e aiuta i cittadini ed i popoli al rispetto dei diritti e dei doveri, per una vita più democratica e più sana. La solidarietà non deve essere intesa come carità o beneficenza, né come debole buonismo, ma come principio cardine da attuare nella politica, nella vita quotidiana, nel lavoro, nei rapporti tra le persone e nella comunione d'intenti benefici. Solidarietà vuol dire non essere egoisti, non isolarsi dagli altri, ma vivere e convivere con gli altri per amarsi e per traguardare lontano verso orizzonti di pace e di fratellanza. Per ottenere questo c'è bisogno di un impegno costante rivolto alla trasformazione sociale, culturale ed economica. Ci vuole un serio progetto di medio e lungo termine, ispirato al convincimento democratico della non violenza e di non prevaricazione delle idee diverse, ma alla creazione di una casa comune, nella quale accogliere le diversità come arricchimento e contributo ad una socialità più condivisa e più accettata. So bene, che la strada è lunga e impervia. Gli ostacoli sono molti e se ne aggiungono sempre degli altri. Ma qui sta la capacità e la perseveranza delle persone che, come te e me con responsabilità e ruoli diversi, credendo ad una società solidale, equa e giusta sapranno superare tutte le difficoltà per giungere alla meta ultima della convivenza pacifica, democratica e civile di tutti i popoli e degli uomini. Pertanto, non mi sottraggo dal dare un mio contributo pratico. Iniziando dal suggerire al partito un nome concreto: Partito della Solidarietà. Il colore della bandiera rosso del sangue e del fuoco, due elementi di vita essenziali. Sopra l'immagine di un bimbo appena nato (l'innocenza pura e la nuova vita), che guarda verso l'alto l'arcobaleno, che rappresenta il ponte della vita, sul quale inizierà il suo lungo cammino di pace e di benessere. Il programma deve avere come punti principali: il rispetto dell'uomo in tutte le sue forme, senza distinzione di sesso, di razza e di colore, dei diritti alla libertà di pensiero e di idee, e l'obbligo di partecipare alla vita sociale, contribuendo col suo lavoro e le sue capacità al miglioramento della società della quale è parte integrante. La società deve provvedere a dare l'istruzione necessaria al fine di collocarlo nell'ambito lavorativo per le sue attitudini, per soddisfare l'esigenza di una vita dignitosa. Bisogna, ridare dignità e riconoscere al lavoratore, la capacità di essere parte centrale di un sistema economico sociale, in grado di premiare la fatica e la costanza quotidiana di persone, che hanno la soddisfazione di partecipare attivamente alla vita sana dello Stato. Riconoscerne i meriti pubblicamente. Mentre per coloro i quali, non vogliono sentirsi parte attiva della vita del paese, bisogna che la legge li metta in grado di recuperarli, attuando una serie di correttivi e di formazione, che li guidi a capire l'importanza del partecipare. La scuola e la ricerca devono essere investite responsabilmente per preparare e migliorare le risorse del territorio e delle persone. Il nostro territorio deve essere in grado di soddisfare alla domanda energetica interna alla esigenza sufficiente ad una popolazione, che deve provvedere ai beni primari, senza sprechi. Bisogna considerare il risparmio energetico dal petrolio e dal carbone, e approvvigionarsi di energia alternativa che esiste sul territorio (eolica, solare, idraulica...). Ridare ai campi, ai terreni e ai coltivatori, la loro naturale capacità di produrre sano, bene e sufficiente al fabbisogno della popolazione. Le imprese che vogliono lavorare e investire sul territorio, saranno messe in grado di godere delle agevolazioni anche fiscali, ma devono soddisfare e rispettare il territorio, l'ambiente e i lavoratori. Devono pagare le tasse a seconda della capacità redditizie e reinvestire sul territorio per produrre sempre meglio e sempre più in sicurezza. Non più morti sul lavoro per inadempienza e negligenza delle imprese, ma più vita con accortezza e attenzione sulle regole e norme da rispettare con meno profitto. Coloro che non rispettano la legge devono essere condannati ed espiare la pena. Il crimine organizzato, i piccoli criminali e tutti i condannati devono essere messi in condizioni di non nuocere, facendo scontare loro le pene dei reati commessi, con severità rieducandoli e facendoli lavorare per guadagnarsi l'ospitalità delle carceri. Chi lavora bene sta meglio, chi non lavora o lavora male starà peggio in qualità e più a lungo. La magistratura deve essere in grado di giudicare bene e in tempi stretti. Chi dimostra di allungare i tempi senza giustificata motivazione verrà penalizzato. Le strade devono essere più sicure, con più illuminazione, con più controllo e chi sbaglia paga. Non si può accettare che un individuo o più individui, possano scorazzare e uccidere innocenti sulle strade e poi cavarsela con omicidio colposo. Allora, far partire l'educazione stradale nelle scuole, sui posti di lavoro, dare la patente dopo accurata visita psicologica e sociologica. I veicoli non devono poter superare velocità non consentite, con congegni da inserire per poter ridurre il numero di giri. Agevolare una politica dei trasporti pubblici ecologica che disincentivi l’uso del mezzo privato inquinante. La politica dei politici deve costare molto meno riducendo il numero degli eletti e degli amministratori e riducendo il potere di stare dappertutto. Abbattere gli obbrobri che offendono l'ambiente e rovinano il paesaggio. Noi abbiamo l'obbligo etico e morale di lasciare alle nuove generazioni un ambiente sano perché possano continuare nella specie umana, cosa che a noi è stato possibile. Insomma, temi concreti e realistici per portare le persone a pensare e muoversi con più sensibilità, al rispetto del prossimo e di noi stessi, per una vita semplice fatta di normale quotidianità, ma che vale la pena di viverla in pace e tra gente che si vuole bene.
Un caro saluto
mi permetto e mi pregio di scriverti perché ho molta stima e rispetto della tua persona e delle tue idee. Io, sono pugliese, da sempre difensore delle ingiustizie e delle prevaricazioni. In Italia, la politica e il paese non stanno attraversando un momento di buoni propositi e di concrete aspettative. Gli italiani, complice una legge elettorale antidemocratica, hanno eletto un Governo di destra e hanno mandato in Parlamento all'opposizione un centro moderato, e una sinistra a casa. Come ben sappiamo, però, nel nostro territorio nazionale la sinistra non è sparita, diciamo che sta meditando e medicandosi le ferite.
Ho sperato che tu diventassi il segretario di Rifondazione Comunista come punto di partenza per il riscatto della nuova sinistra, sia per la tua grande capacità di comunicatore e sia per il tuo carisma indiscutibile. Purtroppo, non è successo, ma ho apprezzato le tue parole dopo la sconfitta: "non abbandoniamo la battaglia, che non riguarda i giochi di potere nel Prc, ma la restituzione di una sinistra che parli al Paese".
Ebbene, da qui bisogna ripartire per iniziare un lungo ma sano cammino.
La tua lunga esperienza politica e la tua preparazione culturale, ti serviranno a trovare il percorso più giusto e più idoneo, per una lenta ma graduale risalita di consensi che potrà far tornare agli albori un partito di sinistra, che non può essere lasciato nelle sole piazze, seppur luoghi di dimostrazioni legittime e di ritrovo delle idee e delle persone. Da qui, voglio ripartire per iniziare a dire che dovremmo mettere in assoluto il valore della solidarietà, e quindi della collettività al centro della politica e della società, del rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra popoli e culture, tra le persone. Chi pratica la solidarietà non sbaglia mai. Perché è garante dell'uguaglianza, della giustizia, di una distribuzione più equa della ricchezza e aiuta i cittadini ed i popoli al rispetto dei diritti e dei doveri, per una vita più democratica e più sana. La solidarietà non deve essere intesa come carità o beneficenza, né come debole buonismo, ma come principio cardine da attuare nella politica, nella vita quotidiana, nel lavoro, nei rapporti tra le persone e nella comunione d'intenti benefici. Solidarietà vuol dire non essere egoisti, non isolarsi dagli altri, ma vivere e convivere con gli altri per amarsi e per traguardare lontano verso orizzonti di pace e di fratellanza. Per ottenere questo c'è bisogno di un impegno costante rivolto alla trasformazione sociale, culturale ed economica. Ci vuole un serio progetto di medio e lungo termine, ispirato al convincimento democratico della non violenza e di non prevaricazione delle idee diverse, ma alla creazione di una casa comune, nella quale accogliere le diversità come arricchimento e contributo ad una socialità più condivisa e più accettata. So bene, che la strada è lunga e impervia. Gli ostacoli sono molti e se ne aggiungono sempre degli altri. Ma qui sta la capacità e la perseveranza delle persone che, come te e me con responsabilità e ruoli diversi, credendo ad una società solidale, equa e giusta sapranno superare tutte le difficoltà per giungere alla meta ultima della convivenza pacifica, democratica e civile di tutti i popoli e degli uomini. Pertanto, non mi sottraggo dal dare un mio contributo pratico. Iniziando dal suggerire al partito un nome concreto: Partito della Solidarietà. Il colore della bandiera rosso del sangue e del fuoco, due elementi di vita essenziali. Sopra l'immagine di un bimbo appena nato (l'innocenza pura e la nuova vita), che guarda verso l'alto l'arcobaleno, che rappresenta il ponte della vita, sul quale inizierà il suo lungo cammino di pace e di benessere. Il programma deve avere come punti principali: il rispetto dell'uomo in tutte le sue forme, senza distinzione di sesso, di razza e di colore, dei diritti alla libertà di pensiero e di idee, e l'obbligo di partecipare alla vita sociale, contribuendo col suo lavoro e le sue capacità al miglioramento della società della quale è parte integrante. La società deve provvedere a dare l'istruzione necessaria al fine di collocarlo nell'ambito lavorativo per le sue attitudini, per soddisfare l'esigenza di una vita dignitosa. Bisogna, ridare dignità e riconoscere al lavoratore, la capacità di essere parte centrale di un sistema economico sociale, in grado di premiare la fatica e la costanza quotidiana di persone, che hanno la soddisfazione di partecipare attivamente alla vita sana dello Stato. Riconoscerne i meriti pubblicamente. Mentre per coloro i quali, non vogliono sentirsi parte attiva della vita del paese, bisogna che la legge li metta in grado di recuperarli, attuando una serie di correttivi e di formazione, che li guidi a capire l'importanza del partecipare. La scuola e la ricerca devono essere investite responsabilmente per preparare e migliorare le risorse del territorio e delle persone. Il nostro territorio deve essere in grado di soddisfare alla domanda energetica interna alla esigenza sufficiente ad una popolazione, che deve provvedere ai beni primari, senza sprechi. Bisogna considerare il risparmio energetico dal petrolio e dal carbone, e approvvigionarsi di energia alternativa che esiste sul territorio (eolica, solare, idraulica...). Ridare ai campi, ai terreni e ai coltivatori, la loro naturale capacità di produrre sano, bene e sufficiente al fabbisogno della popolazione. Le imprese che vogliono lavorare e investire sul territorio, saranno messe in grado di godere delle agevolazioni anche fiscali, ma devono soddisfare e rispettare il territorio, l'ambiente e i lavoratori. Devono pagare le tasse a seconda della capacità redditizie e reinvestire sul territorio per produrre sempre meglio e sempre più in sicurezza. Non più morti sul lavoro per inadempienza e negligenza delle imprese, ma più vita con accortezza e attenzione sulle regole e norme da rispettare con meno profitto. Coloro che non rispettano la legge devono essere condannati ed espiare la pena. Il crimine organizzato, i piccoli criminali e tutti i condannati devono essere messi in condizioni di non nuocere, facendo scontare loro le pene dei reati commessi, con severità rieducandoli e facendoli lavorare per guadagnarsi l'ospitalità delle carceri. Chi lavora bene sta meglio, chi non lavora o lavora male starà peggio in qualità e più a lungo. La magistratura deve essere in grado di giudicare bene e in tempi stretti. Chi dimostra di allungare i tempi senza giustificata motivazione verrà penalizzato. Le strade devono essere più sicure, con più illuminazione, con più controllo e chi sbaglia paga. Non si può accettare che un individuo o più individui, possano scorazzare e uccidere innocenti sulle strade e poi cavarsela con omicidio colposo. Allora, far partire l'educazione stradale nelle scuole, sui posti di lavoro, dare la patente dopo accurata visita psicologica e sociologica. I veicoli non devono poter superare velocità non consentite, con congegni da inserire per poter ridurre il numero di giri. Agevolare una politica dei trasporti pubblici ecologica che disincentivi l’uso del mezzo privato inquinante. La politica dei politici deve costare molto meno riducendo il numero degli eletti e degli amministratori e riducendo il potere di stare dappertutto. Abbattere gli obbrobri che offendono l'ambiente e rovinano il paesaggio. Noi abbiamo l'obbligo etico e morale di lasciare alle nuove generazioni un ambiente sano perché possano continuare nella specie umana, cosa che a noi è stato possibile. Insomma, temi concreti e realistici per portare le persone a pensare e muoversi con più sensibilità, al rispetto del prossimo e di noi stessi, per una vita semplice fatta di normale quotidianità, ma che vale la pena di viverla in pace e tra gente che si vuole bene.
Un caro saluto
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