26 giugno 2011

Di Pietro e Berlusconi, la coppia inedita.


Di Pietro e Berlusconi


Caro Di Pietro, hai fatto un flop.
E' stato un grave errore farsi abbindolare da Berlusconi. Addirittura, dopo tanta veemenza politica contro Berlusconi e il suo governo, adesso gli tendi una mano e gli dici che voteresti le sue leggi se condivise, quando sai benissimo che sono state sempre leggi ad hoc per lui e per gli amici degli amici. Ci dici che non sei di sinistra, ma poi stai col centrosinistra, aspettando che Bersani decida il da farsi. Dopo questo colloquio con Berlusconi, che non hai detto su che cosa si basava, improvvisamente hai cambiato politica. Credo che questa tua svolta ti farà perdere molti punti, e mi dispiace che una persona attenta come te non si accorga di questo. La gente me compreso capisce che c'è qualcosa che non quadra, all'improvviso l'uomo Silvio ti fa tenerezza, quando tu stesso ci hai detto che è un corruttore, un piduista e complice di cricche affaristiche a danno della comunità. Non te ne accorgi ma somigli a un tale Scilipoti, che tu stesso hai condannato per la scelta scellerata, che a noi cittadini sta costando molto. Cosa c'è di opaco che noi non sappiamo? Perchè questo repentino cambiamento di rotta? Sarebbe opportuno che tu chiarisca una svolta improvvida per farci capire, altrimenti non potresti più godere della fiducia che fino ad oggi hai ricevuto da milioni di persone. A guadagnarsi la fiducia ci vuole molto, ma a perderla basta un niente o un voltafaccia.

10 giugno 2011

Referendum 12 e 13 Giugno, 4 Si per cambiare l'Italia!

Urne da riempire con 4 SI

Referendum 12 e 13 Giugno 2011

Il Referendum è uno stru­mento di eser­ci­zio della so­vra­nità po­po­lare, san­cita all’articolo 1 della Co­sti­tu­zione della Re­pub­blica Ita­liana, e l’esito re­fe­ren­da­rio è una fonte del di­ritto pri­ma­ria che vin­cola i le­gi­sla­tori al ri­spetto della vo­lontà del po­polo. Sono quat­tro le ti­po­lo­gie di re­fe­ren­dum con­tem­plate dalla Co­sti­tu­zione italiana:

  • il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge,
  • quello sulle leggi co­sti­tu­zio­nali e di re­vi­sione costituzionale,
  • quello ri­guar­dante la fu­sione di re­gioni esi­stenti o la crea­zione di nuove regioni,
  • quello ri­guar­dante il pas­sag­gio da una Re­gione ad un’altra di Pro­vince o Comuni.

Il re­fe­ren­dum abro­ga­tivo di leggi e atti aventi forza di legge (ar­ti­colo 75) si uti­lizza come so­lu­zione per abo­lire una legge già esi­stente o parte di questa.

Do­me­nica 12 giu­gno 2011, dalle 8:00 alle 22:00 e Lu­nedì 13 giu­gno 2011, dalle 7:00 alle 15:00.

I cit­ta­dini ita­liani sono chia­mati ad espri­mere il pro­prio voto su 4 que­siti referendari.

L’elettore, per vo­tare, deve esi­bire al pre­si­dente del seg­gio la tes­sera elet­to­rale ed un do­cu­mento di riconoscimento.

L’elettore ri­ceve da un com­po­nente del seg­gio 4 schede di di­verso colore:

Il voto “SI”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di abro­gare la nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.

Il voto “NO”, trac­ciato sulla scheda, in­dica la vo­lontà di man­te­nere la vi­gente nor­ma­tiva ri­chia­mata dal que­sito referendario.

Se non an­dranno a vo­tare il 50% + 1 de­gli aventi di­ritto i re­fe­ren­dum non sa­ranno validi.

Quat­tro sì per cam­biare l’Italia

Un suc­cesso dei SI al Re­fe­ren­dum co­strin­ge­rebbe la po­li­tica a fare i conti con la vo­lontà dei cit­ta­dini. L’impegno delle mo­bi­li­ta­zioni so­ciali non si li­mi­te­rebbe a ma­ni­fe­sta­zioni fi­nora ina­scol­tate, ma can­cel­le­rebbe al­cune delle peg­giori leggi in­tro­dotte dal governo.

Que­sito n. 1 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione af­fi­da­mento ser­vi­zio ad ope­ra­tori privati

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO

“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Que­sito n. 2 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione cal­colo ta­riffa se­condo lo­gi­che di “mercato”

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO

“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Que­sito n. 3 – re­fe­ren­dum ener­gia nucleare

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO

“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”

Que­sito n. 4 – re­fe­ren­dum le­git­timo impedimento

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO

“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

18 maggio 2011

Alle elezioni ipocrisia o ignoranza dei politici?

Pisapia e Moratti

I
pocrisia o ignoranza dei politici. Durante le elezioni, come sta succedendo anche in queste Amministrative, in modo particolare a Milano, se ne sentono di tutti i colori. Tutti i candidati dei partiti fanno promesse che poi difficilmente mantengono e spesso in contraddizione tra loro. Ma, la cosa che mi colpisce di più è il fatto di credere di sapere che in una città o nel Paese ci siano i voti prestabiliti e confezionati a seconda dell'uso che si vuole farne. E mi riferisco a tutte quelle forze in campo che dichiarano spudoratamente come i voti delle precedenti tornate elettorali siano stati messi in un calderone da cui si può pescare a piacere a seconda della convenienza. Mi spiego con un esempio. La coalizione di una parte X(Moratti) di uno schieramento che ha ricevuto meno voti alle elezioni di un sindaco di una città rispetto ad uno schieramento Y(Pisapia) che ha ricevuto più voti, e che alle precedenti elezioni aveva ricevuto la maggioranza per cui aveva governato la città; nel ballottaggio per decidere chi, tra i due contendenti, che fanno parte di due coalizioni diverse, deve vincere le elezioni e quindi governare, si esce col paradosso che, siccome alle precedenti elezioni ha avuto più voti, può contare su un pacchetto di voti non espressi nè per l'uno nè per l'altro, come se fosse un tesoretto personale, da cui pescare per poter capovolgere a proprio favore il ballottaggio e quindi vincere le elezioni come aveva fatto nella precedente tornata elettorale. Ragionare in questo modo è pura follia e antiliberale, perchè le elezioni vengono indette proprie perchè la gente è libera di scegliere secondo le proprie convinzioni, interessi o simpatie, il candidato o la parte politica che più gli aggrada, non solo, ma a votare non è sempre la stessa gente, ci sono quelli che nel frattempo sono passati ad altra vita, chi si è trasferito e viceversa ci sono quelli che votano per la prima volta e chi è diventato nuovo residente, ci sono nuovi candidati, nuove forze in campo. Altrimenti, le elezioni sarebbero solo un iter burocratico o una prassi decisa da chi già governa. Quindi, sarebbe opportuno e giusto che fare riferimenti alla precedente elezioni, sia un raffronto solo delle differenze espresse dagli elettori, ma pensare che tutto si è fermato alle elezioni precedenti come se nel frattempo non sia successo niente è veramente odioso e ipocrita se non corroborato da una buona dose di ignoranza.

28 febbraio 2011

Un governo arroccato solo per difendere il suo leader.

Manifestazione delle donne

L
a situazione attuale è che c'è un governo legittimato dagli italiani e da una legge chiamata "porcata", con la quale c'è stato un premio di maggioranza che ha messo in netta minoranza l'opposizione. Il governo anche avendo avuto una maggioranza ampia, è quasi sempre ricorso a mettere la fiducia e fino ad oggi non è riuscito a fare una riforma vera, come aveva promesso agli elettori. Da quasi un anno, dal governo è uscito un gruppo di parlamentari cospicuo che chiedeva più democrazia all'interno del Pdl, che se non fosse stato per alcuni parlamentari dell'opposizione che si sono ritrovati nella maggioranza, il governo sarebbe caduto. Detto ciò, quindi, aldilà dei presunti reati che il PM e il Gip contestano al capo di governo, questa risicata e confusa maggioranza non riesce a governare il Paese come dovrebbe. Berlusconi, fino a quando non prenderà atto di questo stato di cose e fino a quando una maggioranza dei numeri in Parlamento ci sarà, l'Italia purtroppo è condannata a stare in surplace. Da molte parti delle istituzioni e da tutta l'opposizione si era chiesto a Berlusconi di fare un passo indietro, e di fare un'altro nome nella maggioranza che avrebbe potuto avere una più larga adesione per fare riforme che veramente servono al Paese, come la legge su un federalismo condiviso da una più ampia maggioranza, una legge sul fisco più equo, una legge per fare la riforma delle istituzioni e della giustizia più giusta e più celere, una legge per ridurre il numero dei parlamentari, e una legge elettorale che lasciasse ai cittadini la libertà di decidere la scelta dei suoi rappresentanti. Invece, Berlusconi non vuole lasciare il potere, perchè sa che non potrebbe più organizzarsi delle leggi adpersonam per evitare i processi e non per affrontarli, come facciamo tutti noi comuni mortali (di avvocati bravi ne ha a iosa), quindi si lega alla Lega di Bossi e costringe gli italiani, in modo particolare noi del Sud, a subire leggi in favore del Nord, vedasi le milleproroghe e un federalismo confuso e squilibrato fiscalmente. Ora, si dice che l'opposizione non è in grado di formare delle proposte ed un leader. Ma a che serve se Berlusconi continua a non voler lasciare? E' vero anche che non c'è una linea ben precisa di che cosa fare, ma la situazione è bloccata, perchè la maggioranza non vuol saperne di cambiare atteggiamento in favore di una politica che faccia quelle riforme che servono ai cittadini, perchè arroccata a difendere il suo leader costi quel che costi. In questa fase di stallo è logico poi che ogni partito ed ogni leader fa la politica che più gli è consona, mentre nel frattempo c'è una piazza e milioni di persone fuori dal Parlamento, che nell'attesa sta cercando di far sentire la propria voce, richiamando la politica alle sue responsabilità, ed a lungo andare, qualcuno la dovrà pur sentire volente o nolente.

15 febbraio 2011

Esodo disastroso della globalizzazione..

Barcone della speranza

Il sistema attualmente in vigore nel mondo della globalizzazione del mercato libero, è un sistema disastroso. Le multinazionali dei grandi capitali, per fare profitto aprono e investono nei paesi sottosviluppati e poveri, corrompendo i governi e i governanti. Questo porta a creare, in parte ad uno sviluppo tecnologico del territorio e ad un consumismo accellerato delle risorse, in parte ad arricchire una casta di comando, facendo illudere la massa che il proprio paese sarà più forte e concorrenziale di un altro. In realtà, chi si arricchisce sono gli speculatori e gli arraffatori, invece la massa è schiavizzata a lavorare e sopravvivere in condizioni di assoluta assenza di regole democratiche. Allora, succede che quando i cittadini si rendono conto che sono diventati schiavi di un sistema squilibrato e affamati, tendono a ribellarsi ed a emigrare verso paesi che vivono una situazione meno coercitiva. Ma, questi paesi ospitanti, a lungo andare, non potranno rispondere alla grande richiesta di lavoro e di cibo dei grandi flussi d'immigrazione, perchè al loro interno si sono create altre fratture nella propria società, dove i ricchi sono più ricchi e i poveri sono sempre più poveri, in conseguenza degli investimenti che sono andati in altri paesi ancora da sfruttare. Pertanto, si potrà avere fra non molto che alcuni paesi cosiddetti ricchi avranno una popolazione più che raddoppiata, composta in larga parte da stranieri, mentre nei paesi poveri si avrà una popolazione dimezzata per gli esodi e per aumento di morti per povertà. Questa situazione porterà ad una esplosione nei paesi ospitanti, in quanto non potranno sopportare l'invasione enorme. Quindi, c'è il rischio evidente di una catastrofe sociale, che può avere conseguenze inimagginabili. Invece, la soluzione più equilibrata sarebbe che in ogni paese si producesse il giusto necessario per il bisogno della popolazione, che comunque dovrebbe regolare la crescita demografica, in modo tale che non ci sia un aunmento abnorme della popolazione, altrimenti non basterebbero le risorse naturali per soddisfarla. Ma per arrivare a questo si dovrebbe fare una politica internazionale, che coinvolga tutti i governi del mondo a pensare ad una ridistribuzione e ad un riequilibrio sociale, dove l'uomo si senta uguale agli altri e protagonista della sua vita, che non deve essere l'aspirazione della ricchezza materiale, ma viverla nella pacificazione e nel giusto rispetto del suo habitat.

31 gennaio 2011

Il Paese si prepari al dopo Berlusconi.

Silvio Berlusconi

B
erlusconi ha gettato alle ortiche la possibilità di dare al paese quelle riforme necessarie per far risalire la china e farlo diventare un paese di eccelenza nel panorama euoropeo e internazionale. Perciò ha dimostrato incapacità politica. La sua capacità l'ha dimostrata ampiamente negli affari personali e nello sfruttare bene la comunicazione e i suoi mezzi di comunicazione per acquisire più voti e farsi eleggere. Si è fatto condizionare molto dalla Lega di Bossi subendone la ricattabilità politica. Non ha saputo tenere a freno la sua arroganza nei riguardi degli stessi alleati degli ex AN, con i quali avrebbe potuto rinforzare il suo stesso partito. Si è lasciato prendere la mano. Non è stato consigliato bene dai suoi stessi dirigenti ad adottare una politica che guardasse meglio ad un equilibrio fiscale tra chi possiede molto e paga poco perchè dichiara poco, e chi possiede poco e paga molto perchè è costretto a dichiarare alla fonte, come non è riuscito ad investire sulle tante risorse umane dei tanti giovani e dei tanti cervelli. Quindi, si è lasciato trascinare dall'onda sinuosa senza prendere la giusta rotta, che lo avrebbe messo in condizione di essere il vero protagonista positivo della scena politica italiana. Ora, chiudendo la lunga fase berlusconiana, la strada maestra per ricucire e dare uno sbocco al paese è quella di creare (come ha consigliato D'Alema, ma non perchè lo ha detto lui) una alleanza di tutte quelle forze responsabili e capaci di qualsiasi schieramento, che abbiano il fine categorico di fare poche ma essenziali leggi. Iniziando da un fisco equo (redditometro), chi più ha più paga e chi meno ha meno paga, una detassazione sul lavoro per attrarre gli investimenti, una riforma più moderna ma solidale del Welfare, una lotta severa all'evasione e agli abusi ("Presa diretta" su Rai3, ha evidenziato lo sconquasso del territorio), una legge elettorale dove l'elettore si sceglie il suo rappresentante, riduzione degli onorevoli e senatori, eliminazione delle provincie, trasparenza dei redditi prima di entrare in carica e dopo il mandato compresi i componenti famigliari. Insomma, quelle poche riforme fondamentali condivise in larga maggioranza che fanno del nostro Paese un modello di correttezza, nel quale si formano due schieramenti che si danno battaglia con lo scopo di gareggiare per migliorare il benessere e la vivibilità dei cittadini, senza che si muniscano di colla speciale per non staccarsi da quelle poltrone per interessi puramente personali.

30 dicembre 2010

Gli auguri per un anno nuovo già intaccato da rincari.

Tutti gli italiani si preparano a festeggiare il nuovo anno. Ognuno spera e si augura che il nuovo anno potrà essere migliore del 2010. Tutti a farci gli auguri e a incoraggiarci ad essere più ottimisti. Però, il 2011 si preannuncia non proprio roseo per le famiglie italiane. Le associazioni dei consumatori riunite hanno già forniti alcuni dati: forti rincari per cibo, benzina, trasporti, polizze e tariffe che, peseranno su ciascuna famiglia nel prossimo anno per circa 1.000 euro. Una dura stangata. Al primo posto della classifica dei rincari c'è la voce trasporti, treni, benzina, e pedaggi stradali con un aggravio per le famiglie di circa 195 euro. Al secondo posto, gli alimentari con 191 euro in più l'anno. A seguire, luce, acqua, gas, elettricità e rifiuti che costeranno alle famiglie 189 euro in più. Ma anche altri settori saranno la croce delle famiglie italiane nel prossimo anno: banche e assicurazioni, in particolare secondo l'indagine dei consumatori aumenterà la responsabilità civile per le auto. Si parla di un aggravio per famiglia di 1.106 euro per il prossimo anno: 267 euro per gli alimentari, 122 euro per i treni, compresi quelli dei pendolari, 41 euro per il servizio di trasporto pubblico locale, 65 euro per i servizi bancari, 105 euro per Rc auto, 3 euro per le tariffe autostradali, 161 euro per le bollette, 131 euro per i carburanti e infine, 87 euro per la benzina. Questa è la situazione reale del futuro che attende milioni di famiglie italiane per colpa di un governo che, impegnato ad occuparsi di leggi adpersonam, adcriccam e tagli alla scuola pubblica, alla ricerca e alla speranza dei giovani, per rimanere ben saldi sulle poltrone, ha trascurato le famiglie ignorandone le reali difficoltà, creando un'ingiustizia sociale sempre più grave. Continuano a propagandare che le tasse non sono aumentate e che non mettono mano nelle tasche dei cittadini. La realtà dimostra, invece, che hanno tolto anche le tasche ai cittadini. I tagli del governo e del ministro Tremonti agli enti locali, hanno fatto sì che questi non avessero altra scelta che scaricare sulle famiglie la maggior parte della riduzione dei trasferimenti, aumentando i costi dei servizi. Il risultato è che hanno impoverito i più deboli e arricchito i più ricchi, lasciando che l'evasione fiscale sia sempre alta. Occorrerebbe invece un sistema fiscale, con processi di detassazione riservate a quelle famiglie a basso e mediobasso reddito fisso, lavoratori dipendenti, autononi e pensionati, che sono i più colpiti. Servirebbe colpire i grandi patrimoni e le speculazioni finanziarie, perchè è inaccettabile che la crisi economica colpisca in maniera profondamente disuguale i cittadini e che a pagarne il prezzo siano sempre le fasce più deboli. Perciò, se vogliamo che il nuovo anno sia migliore del 2010, dobbiamo farci l'augurio che questo governo se ne vada a casa, per essere sostituito da un governo composto da persone più responsabili, che abbia come prospettiva la ricrescita di questo Paese culturalmente, economicamente e politicamente per il benessere comune e non per interessi dei pochi e per giunta arroganti.

12 dicembre 2010

Da Vendola aspettiamo concretezza.

Nichi Vendola

C
aro Nichi,
sono un uomo di sinistra e come tale seguo con molta attenzione l'evolversi delle problematiche nella politica nostrana. Seguo in modo appassionato e condivido la tua ascesa nella politica nazionale e internazionale. Tutte le volte che sei venuto a Taranto (e in una occasione ho avuto il piacere di donarti un mio libro) mi sono sempre emozionato e commosso, ascoltandoti con la tua capacità di esprimere un linguaggio, per certi aspetti nuovo, che cerca di infondere il suo significato nella speranza di un nuovo modo di interpretare la politica, fatto di solidarietà, di benessere comune, di legalità, di uguaglianza nel rispetto delle leggi, del rispetto del clima e dell'ambiente, e di rispetto della persona nelle diversità. Sono valori che ognuno di noi dovrebbe avere nel suo DNA senza bisogno di mettere delle regole. In Italia e anche fuori dai nostri confini, stai ricevendo molta stima e riconoscimenti, anche da personalità che non si riconoscono nella sinistra tradizionale, questo è motivo di orgoglio per un corregionale, che come me, vede affiorarsi la possibilità che qualcosa cambi in meglio, finalmente, in questo bailamme politico, dove non si capisce qual'è la testa o la coda di un ideale di vita. Si discute sempre di ciò che di male fà la parte avversa e che si dovrebbe cambiare la politica in favore del benessere economico e sociale per il bene del Paese. Però, registro da sempre che chi viene eletto al governo del Paese, intende per bene del Paese il proprio bene, dei famigliari, dei parenti, degli amici, dei gruppi di appartenenza e delle lobby. Accontentando tutte le persone più o meno vicine di partito o di appartenenza agli interessi personali o di bottega. Si cerca di fare qualche riforma che dia una parvenza di riconoscimenti ai meritevoli, ma che in effetti sistema meglio degli incarichi e privilegia i già privilegiati, e si accontenta il popolo distribuendo spiccioli qua e là, come aiuto ai bisognosi che possono tirare a campicchiare, e ai quali ogni tanto si riconosce qualche merito come regalia da spettacolarizzare all'opinione pubblica. Molti tuoi avversari, a cominciare dai partiti di centrosinistra, ti temono, e per svilire un consenso che per te si sta ampliando molto, dichiarano che usi belle parole, frasi accattivanti, hai capacità di raccogliere consensi, ti chiamano il Berlusconi di sinistra, che a me un pò mi preoccupa, ma non hai la risoluzione dei tanti problemi del Paese, se non girandoci intorno, magari appassionando con i vocaboli giusti, ma senza costrutto. Ora, il mio desiderio invece è quello di sapere che tu hai delle soluzioni concrete per risollevare le sorti di questo benedetto Paese. Non avrai la bacchetta magica, ma penso che un programma per affrontare i problemi nevralgici lo avrai, perchè non posso credere che, dopo tanti anni di politica attiva e di conoscenza dei nostri problemi, tu non abbia già messo su un progetto che affronti in modo serio le storture e le ingiustizie persistenti da sempre. Credo che questo interrogativo ce lo poniamo in molti, nel senso che ci va benissimo mandare a casa in primis Berlusconi, il centrodestra e poi i soliti noti della casta, ma nello stesso tempo desideriamo sapere quale strada dobbiamo percorrere per risanare, e per riprendere un cammino che certamente avrà delle insidie, ma che può darci quelle risposte, come la lotta all'evasione, la riduzione dei parlamentari, delle provincie, delle auto blu, dei privilegi, degli sprechi, maggiori diritti per i lavoratori e meno diritti per chi specula, lotta alle mafie e ai colletti bianchi, eliminare il costo della corruzione, meno investimenti alle armi e più aiuti ai giovani e alle famiglie più deboli, ecc... che da anni attendiamo speranzosamente, ma a tutt'oggi inutilmente. Se, come spero, tu spieghi a noi italiani come uscire concretamente da questo cortocircuito dannoso e di spregio, credo che la gente di inonderà di voti. In attesa,
con affetto
Raffaele

08 dicembre 2010

Matteo Renzi ha toppato.

Matteo Renzi

I
l giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, il rottamatore, è andato ad Arcore dall'indiscusso e unico leader da 16 anni del centrodestra Silvio Berlusconi, e su Facebook è scoppiato il caso Renzi dove le critiche sono state dure. Anche in casa Pd al sindaco di Firenze sono piovute critiche, per aver commesso l'errore di aver preso parte ad un pranzo con Berlusconi nella di lui dimora privata. Dal canto suo, Renzi, non ha mancato di sottolineare le sue ragioni in difesa del suo gesto. Ha raccontato che hanno pranzato insieme ed ha precisato che erano solo loro due, lui ed il presidente del Consiglio, non c’erano né Emilio Fede né Lele Mora. Ha dichiarato di essere andato ad Arcore per perorare la causa della sua città Firenze e per sostenere la legge speciale per la città. Ha tenuto a ribadire che non c’erano altri scopi segreti. Solo in un paese malato, ha detto il sindaco di Firenze, si può pensare che ci sia qualcosa sotto di non lecito. Bisogna dire che Renzi finora si era guadagnato molta simpatia, perchè in questo Paese di inamovibili rappresenta un pò la volontà di dare una scossa al mondo politico per liberarlo da un vecchiume atavico. Però questo suo gesto rischia di compromettere tutto ciò che aveva cercato di rappresentare. Un sindaco quando incontra un presidente del Consiglio non si reca nella sua residenza privata, ma a palazzo Chigi, nella sede istituzionale del Governo. E poi, non lo fa una settimana prima del voto di sfiducia, presentata dal suo stesso partito con tutte le opposizioni per chiudere definitivamente l’epoca del berlusconismo che ha fatto danni irrecuperabili al nostro Paese. Probabilmente e quasi certamente Renzi ha avuto motivi seri e finalità istituzionali, ma aver scelto di andare ad Arcore, in questo momento, significa seguire la strada di quel berlusconismo che usa confondere i ruoli delle istituzioni, che confonde pubblico e privato, interessi pubblici e interessi privati. Sicuramente, Renzi appartiene alla nuova generazione, ma lo stile di una politica seria, non può prescindere dal rispetto delle regole e della distinzione dei ruoli. E' la condizione principe della democrazia e della legalità istituzionale. Se si chiede la rottamazione di personalità politiche che hanno fatto il loro tempo nel centrosinistra, ed a ragione, nello stesso tempo non si può calcare il modello Berlusconi, altrimenti, vorrebbe dire che si è affacciato un nuovo leader all'orizzonte, ma non siamo fuori dalla palude del leaderismo e personalismo in politica. Perciò, pur considerando la stima al nuovo che avanza, la scelta del sindaco di Firenze di recarsi in una residenza privata e non nella più opportuna sede di palazzo Chigi è un segnale grave. E ci dovrebbe far riflette che non tutto ciò che è nuovo è migliore del vecchio, ma che le idee vecchie o nuove che siano devono avere in sè la concezione di portare benessere e rispetto delle regole, e soprattutto la distinzione che pubblico vuol dire interesse generale e che privato vuol dire interesse individuale.

04 dicembre 2010

La Costituzione italiana è una cosa seria!

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

E' tempo di fare chiarezza. La Costituzione italiana è una cosa seria. Da un pò di anni, una certa politica vuol far credere che, la sovranità appartiene al popolo solo attraverso il voto. E che l'eletto è colui che ha ricevuto la delega di disporre e imporre, conservando l'immunità e l'impunità, comunque. Chi viene eletto o meglio, la coalizione che ha più voti rispetto alle altre, che non sempre combacia con la maggioranza dei voti dei votanti, riceve un premio di maggioranza tale da avere alla Camera una rappresentanza maggioritaria per formare un Governo del Paese. Invece, la minoranza, che non combacia sempre con la minoranza dei voti dei votanti, viene messa in condizione di non poter fare una vera opposizione. Ora, questo modo di interpretare la Costituzione è totalmente errato. Una democrazia si fonda sul consenso maggioritario dei votanti reali e non su chi ha ricevuto più consenso degli altri, solo perchè questi si sono presentati separati. Gli elettori vengono chiamati alle urne per eleggere i parlamentari che faranno parte dei due rami del Parlamento. I candidati sono schierati in varie liste, nelle quali ci sono, i partiti che vogliono far parte di una coalizione perchè così possono accedere al premio di maggioranza, e i partiti o le liste civiche che, magari, vogliono presentarsi da soli, ma che difficilmente possono accedere al premio di maggioranza, e quindi, saranno condannati a stare all'opposizione. Ora, la coalizione che ha ricevuto un numero di voti maggiori degli altri partiti o coalizioni, ottiene la maggioranza in Parlamento, che non vuol dire avere per forza la maggioranza al Governo. Perchè, il Presidente della Repubblica, nomina una persona che, non necessariamente deve essere il capo della coalizione che ha ricevuto più voti. Ma è la persona che riesce a fare un Governo attraverso la fiducia del Parlamento. Si capisce bene che nessuno è certo di avere la fiducia, se non attraverso una dichiarata e votata fiducia in Parlamento. Perchè chi vota la fiducia, sono i parlamentari eletti dal popolo, i quali non hanno l'etichetta di vincitori o perdenti, ma sono gli eletti del popolo. Siccome, la nostra è una Repubblica Parlamentare e non presidenziale, significa che spetta al Parlamento sancire chi deve governare e chi invece stare all'opposizione. Ora è ovvio, che i partiti che si sono presentati agli elettori in quella coalizione, si riconoscono, almeno nel proposito, in un programma comune, per cui provano a trovare l'accordo per amministrare e governare il Paese. Ma i singoli parlamentari non sono obbligati a rimanare in uno schieramento piuttosto che in un altro. I parlamentari eletti, sono liberi di esprimere le loro idee e il loro voto avendo ricevuto la delega dal voto popolare, e non possono subire condizionamenti da schieramenti bloccati. Quindi, avere la pretesa di chiamare traditori, chi non è più d'accordo con una certa politica, o addirittura che, siccome non esiste più una certa maggioranza che aveva avuto la fiducia dal Parlamento, non rimane che andare alle elezioni anticipate, è assolutamente sbagliato e anticostituzionale. Perchè, è nei poteri del Capo dello Stato, nominare la persona che può formare un'altro Governo, che deve avere la fiducia dal Parlamento, i cui parlamentari tutti sono liberi di darla o non darla. E non c'è coalizione che tenga, ma sono i numeri dei voti che danno la fiducia o non la danno. Se poi, dopo alcuni tentativi, non si riesce a formare il Governo, solo allora, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere e si và ad un'altra consultazione elettorale. Perciò, la si smetta di interpretare la nostra Costituzione come un fatto personale o di schieramento, la si rispetti come è giusto che si faccia, se veramente si vuole parlare in nome del popolo e del Paese Italia.

28 novembre 2010

Nel centrosinistra da 20 anni manca una sana dirigenza .

Veltroni e D'Alema

N
el centrosinistra, da anni, manca chi deve fare da guida, cioè manca una dirigenza non all'altezza di fare un programma condivisibile. Dopo la caduta del muro, non c'è stata una politica programmatica e di proposte che erano necessari per portare il popolo di sinistra ad avere, non più l'ideale comunista legato alla Russia o un certo modo di concepire in senso verticistico, che ha portato a stravolgere il vero pensiero comunista di Marx, ma un ideale di un moderno socialismo, dove potevano entrarci, tutti coloro che volevano il benessere comune, e partecipare a creare le condizioni per una società prevalentemente di lavoro, di meritocrazia, di legalità, di individualismo legato alla comunità. Una società partecipativa per portare il Paese e l'Europa, e anche il mondo, in una logica di assieme, una logica che tenesse conto del rispetto della persona, del rispetto della libertà, del rispetto del lavoro, del rispetto dei più deboli e degli indifesi. Invece, si è fatti travolgere dagli eventi di una globalizzazione che premia la mercificazione dell'uomo, dell'ambiente, degli Stati, dei Governi. In un vortice di forte risucchio alla degenerazione, al consumismo sfrenato di prodotti di breve durata, e spesso inservibili, aumentando l'aggravio d'inquinamento e di spazzatura da smaltire in paesi sottosviluppati per dargli il colpo mortale. Quindi, non avendo avuto quella capacità d'iniziativa e di ragionevolezza, che dei dirigenti seri e capaci devono avere, si è accettati questo impazzimento dei grandi capitalisti e speculatori, i quali sono riusciti a corrompere tutte quelle personalità che avevano incarichi di responsabilità e di potere, per arricchire i più ricchi e impoverire i più poveri. Ora, diventa difficile, bloccare un sistema che non ha nè capo e nè coda, dove i territori e i Paesi interi sono radicalmente inquinati, sia dalle falde acquifere e dai veleni, e da una corruzione galoppante e vergognosa. Una soluzione possibile è che il popolo capisca, che non si può più scherzare, che è necessario partecipare al risveglio delle coscienze, a rigettare tutte le falsi illusioni di chi promette mari e monti, a proporre un nuovo modo di sociètà, nella quale non ci può essere un gruppo di persone che può decidere la vita e la morte di un popolo, ma ci deve essere un popolo che possa decidere in piena responsabilità e libertà la propria vita, ed una società più equa e più giusta per tutti.

18 novembre 2010

Il federalismo rovina della solidarietà.

Umberto Bossi


S
i parla del federalismo come la panacea dei mali. La Lega ne fa da tempo una battaglia politica, non riuscendo con la secessione, ci prova col federalismo. E' una battaglia che però vuole portare soprattutto soldi nelle casse delle regioni del Nord, dimenticando che senza un Sud autosufficiente, l'Italia non sarebbe più una Nazione unita con la conseguenza di risvolti negativi sociali, economici e politici che si ripercuoterebbero anche al Nord. Il problema vero è che tutto gira intorno al denaro e all'egoismo. Ognuno crede di garantirsi una vita più sicura pensando ad accumulare soldi e proprietà. Si crede di vivere eternamente e che i problemi li creano sempre gli altri. La cosa importante ed esistenziale che l'uomo non è riuscito ancora a capire, è che ognuno di noi ha bisogno degli altri. Questa si chiama società, un insieme di nuclei e di persone che devono stare su un territorio, di cui nessuno è padrone. Ma tutti sono ospiti passeggeri, i quali devono sfruttare le risorse del territorio e quelle umane per vivere in solidarietà. Le leggi devono servire a creare il rispetto del prossimo e ognuno deve partecipare col proprio contributo all'interesse generale, con la propria capacità e intelligenza. Il federalismo economico per una società che guarda all'interesse generale è negativo. Perchè porta a guardare il proprio orticello e non all'orticello della vita. Oggi il problema è Nord e Sud, domani sarà tra le stesse regioni del Nord e tra le stesse regioni del Sud. Dopodomani sarà tra le stesse provincie del Nord e tra le stesse provincie del Sud e così via. Uno spezzettamento continuo dei territori e delle persone fino ad arrivare all'isolamento dell'individuo e alla perdita della società. Invece sarebbe giusto attuare la nostra Costituzione, soprattutto nei suoi principi, apportando degli accorgimenti migliorativi, che guardino più all'interesse pubblico e meno al privato, con una politica fatta di persone fuori dal conflitto d'interessi, nella quale si tiene conto delle capacità e del merito, in favore di un benessere comune che è la base del vivere dei popoli.

13 novembre 2010

Welfare nella globalizzazione.

La scuola

Il tema del welfare avrebbe bisogno di una approfondita analisi. Il welfare è un sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini un livello minimo di reddito e la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. E' diventato una esigenza primaria da quando la liberalizzazione del mercato ha creato più povertà ai poveri e più ricchezza ai ricchi. Purtroppo, è un tema che non viene mai affrontato globalmente e in maniera risolutiva. Questo tipo di globalizzazione feroce, senza quelle politiche che sappiano cautelare il lavoro, inteso come produzione di beni, è certamente a favore degli speculatori del mercato. Purtroppo, bisogna anche ammettere che in qualche modo noi siamo partecipi di questa distorsiva speculazione, perchè se anche noi piccoli risparmiatori investiamo in azioni o obbligazioni per guadagnare qualche percentuale di interesse, o acquistiamo prodotti che hanno solo la caratteristica di costare di meno, siamo complici dei poteri finanziari, che con questi capitali poi sfruttano le delocalizzazioni, trovare quei paesi che permettono di produrre con costi bassissimi il lavoro, e quindi creano la guerra tra i poveri. L'errore del popolo, appartenente al basso e medio ceto economico, è quello di non saper prendere di petto la questione sociale, imponendosi alla politica per far cambiare le regole del welfare in favore dei più deboli che sono la maggioranza della popolazione, perchè non ha la capacità di distinguere il suo bene e il suo male. Lascia che le questioni che interessano la propria vita vengono gestite da professionisti della politica, facendosi illudere che dando un voto di preferenza ad un partito invece che ad un altro, si possano risolvere i problemi nel giro di qualche anno. Non sapendo, invece, che le proprie questioni le deve risolvere non delegando, ma partecipando attivamente alla vita politica e sociale in maniera diretta, facendo pesare le scelte condivise, e unitariamente portarle a soluzione.

06 settembre 2010

Fini possibile apripista per una Italia diversa?


Gianfranco Fini

Il discorso di Fini a Mirabello, tanto atteso dal mondo politico e dagli italiani, ha annunciato la fine del Pdl. Fini lascia che Berlusconi resti al potere promettendo il suo voto di fiducia su i cinque punti del programma-ultimatum di Berlusconi, incluso uno scudo giudiziario che non danneggi la collettività. Il suo discorso è stato a tratti brillante e pungente, ha attaccato frontalmente Berlusconi e gli ha scandito punto per punto le sue negatività di una politica fatta e gestita da padrone di azienda e non come politica del governare. Da bravo oratore è stato appassionato e molto istituzionale, capace di ridare agli italiani la vecchia emozione della politica ben elaborata coinvolgendo ed emozionando la gente. Ha volutamente lasciato sospeso l'annuncio sperato della fondazione del nuovo partito Futuro e Libertà, non ha citato una volta la parola partito, lasciando a Berlusconi la responsabilità della eventuale rottura, presentandosi nel contempo come nuovo leader di un centrodestra nazionale, liberale, sociale ed europeo. Ma non sarà facile che Berlusconi accetti di sottomettersi a Fini. Infatti, già prima delle elezioni regionali ebbe modo di scaricare la sua delusione proferendo la frase: "con Fini bisogna avere la pazienza di Giobbe". Spiegando che egli essendo un imprenditore è abituato a decidere da solo, mentre Fini pretenderebbe continue mediazioni, senza mai decidere. A distanza Fini gli ha risposto che: "le differenze sono il sale del confronto e della dialettica."
Questi due modi d'intendere la politica in un paese democratico quale vorrebbe essere l'Italia, la dice lunga su come s'intende amministrare e governare un paese, nel quale convivono oltre 60 milioni di persone che attendono risposte convincenti perchè si possano risolvere problemi di seria convivenza sociale e di sopravvivenza economica.
La opinione gratuita di un Capo di Governo che pensa di sistemare le cose chiudendosi in una camera da solo o in compagnia di qualche suo fidato, per poi uscirne, avendo deciso quali alchimie avrebbe escogitato per convincere che le sue idee sono le più belle e le più giuste, evidenzia la stortura che stiamo vivendo in questi decenni, di mancanza di dialogo nella politica, di mancanza di libero pensiero, di mancanza di conoscenza della realtà, ma soprattutto non ci si rende conto che una cosa è la fabbrica e l'impresa, dove l'utile economico è il bene primario, e un'altra cosa è il vivere sociale dove ci sono una miriade di problematiche, che guardano all'interesse generale e alla difesa dei più deboli e dei bisognosi.
Fini ha fatto bene a ricordare l'importanza della dialettica nel Parlamento e che la Magistratura è un organo indipendente, e io aggiungo che nel nostro paese abbiamo una eccellente Costituzione, nella quale chiaramente è scritto che le leggi sono uguali per tutti. E su questo importante principio che noi cittadini dovremmo essere capaci di portare la politica e i politici a ragionare e a spendere l'energie per una migliore e sana società. Creando il senso del dovere nei confronti del benessere comune, rispettando le individualità premiando i meritevoli, ma che siano portatori di una qualità della vita per l'intera collettività, nessuno escluso. Se Fini è stato illuminato benevolmente in questo senso, per dare una svolta ad una politica divenuta corrotta ed affaristica, che sia il benvenuto tra noi cittadini comuni ed onesti. Ed insieme a lui che si possano convertire tutti gli altri, così da iniziare un percorso dove l'uomo egoista lasci il posto in favore dell'interesse generale.




22 agosto 2010

La sovranità dal popolo è passata ai politici di professione e alle lobby.

Sede del Governo

L
a politica, in Italia, da decenni ha perso la sua attitudine di socialità e di giustizia per diventare sempre di più sinonimo di economia finanziaria. Politica ed economia sono sovrapposte. Non esiste distinzione netta. L'economia dipende dalla politica e la politica dall'economia. Può accadere che una si sovrapponga sull'altra, ma sempre in una condizione di simbiosi e di beneficio reciproco. La politica è essa stessa diventata economia, una delle imprese più importanti del nostro Paese con decine e decine di miliardi di giro d'affari annuo. I soldi servono per fare politica e i politici servono per sviluppare l'economia delle lobby degli amici degli amici. Il politico economico può aspirare e diventare Presidente del Consiglio, come è successo con Berlusconi.
Il Parlamento è un obiettivo economico, un punto di arrivo per l'arricchimento, non esistono più parlamentari legati ad un ideale per una società più equa e più solidale, esistono invece parlamentari che agganciati alla politica sono diventati ricchi o benestanti. La politica è un affare, un business. I partiti prosperano grazie ai finanziamenti pubblici, hanno strutture sul territorio del tutto simili a un'azienda con capi e sottocapi e di dipendenti ai loro ordini in Parlamento, nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni. Le elezioni le vince chi ha potere economico e di comunicazione.
Politica ed economia camminano sullo stesso binario. La privatizzazione del pubblico svuota lo Stato sociale che lega una comunità in favore del profitto per qualcuno. Lo Stato ha perso la sua funzione di potere Costituzionale che lo ha sempre contraddistinto per diventare potere del Capitale, chi lo gestisce si fa Stato. La sovranità dal popolo è passata ai politici di professione e alle lobby.

22 giugno 2010

Pensiero rivolto ai politici. Una iattura per il paese.

Silvio Berlusconi

I candidati e i politici, durante le campagne elettorali o le varie esposizioni al pubblico, cercano di farsi apprezzare, con qualche distinguo, per la volontà e la passione con le quali pensano di dare contributi di idee, programmi e progetti per un futuro dalle caratteristiche di solidarietà, libertà, benessere, giustizia, più lavoro, più distribuzione delle risorse, più investimenti nela ricerca, nella scuola, nell'informazione, per un ambiente più sano, per un miglior utilizzo del territorio, per una maggiore attenzione alla salute, migliorando le strutture e le infrastrutture, migliorando i servizi rendendoli più efficienti, in modo particolare nella P.A., più lotta all'evasione fiscale, alla criminalità e al terrorismo, maggiore sicurezza sul lavoro. Insomma, preannunciano una prospettiva di futuro migliore, soprattutto per i giovani che devono costruirsi una propria vita, una famiglia, una casa. Poi, una volta eletti, i loro programmi si trasformano in una brutale iattura per il Paese, con la prerogativa che i soli a beneficiarne sono loro stessi e alcune lobby a loro vicine. Infatti, l'economia è ferma, la competitività del sistema arranca, i conti pubblici sono fuori controllo, i redditi della famiglie italiane sono in forte dimagrimento, i giovani e il mondo del lavoro vivono di precarietà e incertezze. E' aumentato il divario tra ricchi e poveri. Sono aumentati i poveri e si sono arricchiti di più i ricchi. Si è voluti con forza partecipare ad una "guerra per la pace", nella quale abbiamo i nostri morti e paghiamo un prezzo alto di risorse. Il Mezzogiorno è in piena crisi, come anche nel resto del Paese, diventa molto difficile per le famiglie monoreddito riuscire ad arrivare a fine mese, insomma, c'è una situazione davvero allarmante e tristemente negativa. A questo dobbiamo aggiungere una politica estera ambigua e incapace di far parte integrante di una Europa che politicamente avrebbe bisogno di essere unita, con interessi comuni, che presenti un progetto politico comune, che sappia parlare e confrontarsi col resto del mondo, per creare e costruire insieme un mondo di pace, con politiche di giusto equilibrio che possano aiutare realmente i paesi più poveri ad essere autosufficienti, sapendo sfruttare le proprie risorse e fare in modo che non abbiano il grave problema della grande emigrazione di massa, che non fa bene a loro, ma che non fa bene nemmeno a noi. Ma che con molta ipocrisia tutti dicono di combatterla, ma in verità molti furbi la sfruttano.

05 giugno 2010

A Parigi Schiavone fa suonare alto l'inno di Mameli.

Francesca Schiavone

A
Parigi Schiavone fa suonare alto l'inno di Mameli, mentre la bandiera italiana sventola il suo tricolore. L'italiana Francesca Schiavone ha vinto il Roland Garros, il più importante torneo del mondo sulla terra battuta. In finale ha sconfitto l'australiana Samantha Stosur, numero 7 del mondo, col punteggio di (6-4 7-6 con tie break finito 7-2) in un'ora e 38'. È la prima vittoria di una tennista italiana in una prova del Grande Slam. Ha vinto la sua determinazione e la sua caparbietà. Voleva a tutti costi la vittoria e l'ha ottenuta. E' stato un incontro giocato sulla lealtà e sul rispetto dell'avversario. Una partita che la Stosur ha cercato di farla sua, forte del fatto che aveva battuto Francesca già quattro volte. Ma oggi sul campo c'era un'altra protagonista che non lasciava spazio a dubbi, era Francesca Schiavone italiana. Che ha portato a casa una storica vittoria del tennis femminile azzurro sulla terra rossa del Roland Garros. Finora il tennis femminile azzurro si era fermato alla semifinale, nel 1954. È stata una finale che la 'Leonessa' italiana ha dominato nettamente col corpo e con la mente.

Manovra ingiusta per i lavoratori in mobilità.

Giulio Tremonti

V
orrei far presente che nella manovra 2011/2012 presentata dal Governo e firmata dal presidente Napolitano, tra le tante iniquità (non si toccano i grandi patrimoni e le rendite finanziare colpevoli della recessione e dello sconquasso), c'è una grave ingiustizia per quanto riguarda le finestre di uscita per accedere alla pensione dei lavoratori in mobilità. Nel comma 5 art. 12 del decreto sulla previdenza si dice: -le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi nei limiti del numero di 10.000 lavoratori beneficiari, ancorchè maturano i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° Gennaio 2011, di cui al comma 6.-che sono anche coloro i quali si trovano in mobilità, prima del 30/04/2010. Quindi, per una quota di 10.000 unità c'è la possibilità di essere esonerati dalle nuove finestre, per gli altri invece si vedrebbero ritardata la messa in pensione di almeno 6 mesi. Il metodo che usa l'INPS per scegliere i 10.000 lavoratori, che usufruiscono dell'esonero dalla finestra, è la data di inizio della mobilità e la data del raggiungimento dei requisiti pensionistici.- Ora si capisce bene che stiamo parlando di persone che per anni sopravvivono con 750 euro scarsi al mese e che non vedono l'ora di accedere alla pensione per avere una più idonea retribuzione, che permetta loro di vivere gli ultimi anni della vita con meno disagi. Spero che questa norma vada corretta, perchè la trovo oltre che ingiusta, anche incostituzionale, per il semplice fatto che le leggi devono essere applicate con equità e non come una lotteria. Nella trasmissione "Ballarò" Cazzola affermò che i lavoratori in mobilità non venivano toccati. Si farebbe cosa giusta e gradita se questa ingiustizia venisse corretta.

25 aprile 2010

Odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

O
ggi 25 Aprile 2010, 65 anni dopo la liberazione dell'Italia dai nazifascisti. Una giornata particolarmente importante per una Nazione come l'Italia che ha vissuto decenni tragici di dittatura prima e della guerra poi. Il popolo italiano lasciò che salisse al potere un uomo chiamato Benito Mussolini. Il quale abusò della propaganda, della comunicazione e della forza per convincere i cittadini a seguirlo in quella che poi risulterà una sciagura. Ci fu molta gente che si oppose, ma ebbe vita breve e difficile. Il resto si fece trascinare in una illusione diabolica di conquistare il mondo. Dopo 65 anni, ci sono ancora residui e gruppi di persone che inneggiano la figura di questo dittatore. Questo ci dovrebbe far riflettere per comprendere che una Nazione democratica non deve esimersi da attenzionare questi fenomeni negativi, perciò è necessario prendere da subito i dovuti accorgimenti e le giuste misure per respingere e debellare un piccolo cancro che può diventare metastasi, parteggiando con chi ha a cuore la libertà e la pace sociale. Perciò ho voluto pubblicare questo documento, uno dei famosi scritti di Antonio Gramsci.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. (Antonio Gramsci -11 Feb. 1917-)