29 settembre 2009

L'infedele.

Gad Lerner


Caro Gad,
ho seguito quasi sempre le sue trasmissioni fin da "Profondo nord" e "Milano Italia".
Apprezzo e seguo "L’infedele", particolarmente, quando il tema è d’interesse sociale-politico. Ieri, guardando la trasmissione, ho notato, come succede spesso nelle trasmissioni rivolte al premier, che le persone dello stesso schieramento di Berlusconi e quelle che dipendono dalle sue attività lucrose, lo descrivono come una persona dotata di grande intelligenza e di grande carisma. Non solo, ma quando rispondono alle sue gravi gaffe, ormai quotidiane, le rivoltano da farle sembrare ottime battute, che hanno il dono della simpatia e del buon umorismo, che tanto piace agli italiani. E a proposito di noi italiani fanno intendere che la maggior parte del paese, se non tutto, ama e vota Berlusconi.
Vorrei sfatare questo luogo comune, ormai entrato nella testa degli italiani. Cioè che la maggior parte del popolo italiano vota e ama Silvio Berlusconi.
Elezioni politiche 2008 alla Camera: aventi diritto al voto 47.126.326 elettori. Votanti 37.954.293. Pdl 13.629.069.
Elezioni politiche 2008 al Senato: aventi diritto al voto 43.133.946 elettori. Votanti 34.718.630. Pdl 12.510.306.
Elezioni europee 2009: aventi diritto al voto 50.342.153 elettori. Votanti 32.748.675.Pdl 10.807.794.
Questi sono i dati reali delle preferenze al partito del premier.
Si evidenzia come alle politiche per la Camera ottiene il 28,9% degli aventi diritto, appena sopra 1/4 del totale. E il 35,9% sui votanti, appena 1/3 del totale.
Alle politiche del Senato ottiene il 29% degli aventi diritto, appena sopra 1/4 del totale. E il 36% sui votanti, 1/3 del totale.
Alle europee ottiene 21,46% degli aventi diritto, inferiore ad 1/4 del totale. E il 33% sui votanti pari a meno di 1/3 del totale.
Se la matematica non è un opinione, Berlusconi gode di simpatia al voto di tutti gli italiani di appena 1/4 della popolazione. Quindi questo vuol dire che in Italia il Capo del Governo è nettamente in minoranza. Perciò, quando egli parla in nome e per gli italiani che sono dalla sua parte, si sta riferendo alla minoranza. Si deduce, quindi, che non si può parlare di una persona amata dagli italiani, come erroneamente sento dire nei dibattiti, ma di una persona che ha un consenso minoritario degli italiani, e che grazie alla legge elettorale riesce ad essere il primo ministro di uno Stato, e che per giunta si vuole governarlo in maniera autoritaria senza il fastidio dell’opposizione.
E bene, fa lei a evidenziare le incongruenze di un governo che delegittima qualsiasi opposizione che risulta fastidiosa all’imperatore e ai suoi aderenti al pensiero unico.

Un caro saluto

22 settembre 2009

Esportare la democrazia?


"Esportare la democrazia e difendere la nostra patria." Questo ci dicono continuamente i nostri governi. "E' una missione di pace, stiamo lì per difenderci dai terroristi."
Ebbene, in Italia, ogni giorno sul lavoro in media muoiono 3 o 4 persone. Sulle nostre strade ne muoiono decine di persone per incidenti. Si registrano ogni giorno nelle famiglie omicidi e suicidi. Muoiono ogni giorno giovani per overdose e alcolismo. Nella Sanità, per errori muoiono ogni giorno persone indifese. L'inquinamento delle fabbriche ammala e uccide migliaia di persone l'anno. Abbiamo una criminalità organizzata: mafia, camorra, 'ndragheta riconosciuta intutto il mondo per gli affari illeciti, per traffico di armi, droga e gestione del territorio. Vi è una corruzione a tutti i livelli della nostra società. Per il danaro si commettono nefandezze di ogni genere. Ci sono quotidianamente violenze sulle donne e su inermi bambini. I processi sono interminabili e il più delle volte non vi è mai il vero colpevole. Le carceri sono sovraffollate. La giustizia non riesce a svolgere sufficientemente il suo compito. Le forze dell'ordine hanno sempre meno uomini e mezzi per combattere una enorme quantità di reati che vengono commessi. Il codice stradale viene sbeffeggiato ad ogni angolo. Nascono come funghi gruppi che delinquono. La prostituzione dilaga. L'informazione in gran parte è pilotata. Le famiglie hanno seri problemi di quotidianità... Però, a fronte di tutto questo bailamme, noi pensiamo bene di mandare, in zone di guerra, migliaia di giovani addestrati, per portare la "pace" a Paesi che ci vedono giustamente come invasori, e molti ci lasciano anche la pelle diventando loro malgrado degli eroi.
Ma qual'è la democrazia che vogliamo esportare? E da quale terrorismo ci dobbiamo difendere?

05 luglio 2009

Alemanno per coerenza si dimetta!

Gianni Alemanno
L'ennesimo atto di violenza razzista perpretato a Roma, vittima dell'aggressione avvenuta nella zona di Monteverde a Roma un cittadino congolese, rifugiato politico, dovrebbe far riflettere questa destra al governo, che buona parte di questo malessere è dovuta ad una politica di paura e xenofoba promossa da una destra conservatrice, atta a legittimarsi come unica forza di contrasto allo straniero "cattivo".
Alemanno è diventato sindaco grazie alla sua campagna sulla sicurezza. Ogni volta che a Roma c'era uno stupro, una violenza, la colpa l'addebitava al sindaco Veltroni, colpevole di non essere garante della sicurezza. Adesso il sindaco di Roma è diventato Alemanno, e gli stupri e i reati di violenza continuano, con aumento dei reati di razzismo. Sarebbe il momento di essere coerenti, di prendere la decisione saggia e dimettersi, perchè la sua politica di denigrare l'avversario l'ha portato a diventare sindaco, ma non a garantire quella sicurezza che tanto la destra sbandiera, ma che invece di assicurare tutti i cittadini di qualsiasi colore e provenienza ad una convivenza pacifica e di tolleranza, la trasforma in una stupida guerra di inciviltà, col risultato di far sentire il popolo più insicuro e più violento.

03 maggio 2009

Veronica Lario candidata legittima all'opposizione del Governo Berlusconi.

Veronica Lario
Miriam Raffaella Bartolini, meglio nota con il nome d'arte di Veronica Lario, bolognese e attrice italiana, nota per essere la seconda e ancora attuale moglie di Silvio Berlusconi.
Enrico Maria Salerno la volle accanto a sé come protagonista femminile della commedia di Fernand Crommelynck: "Il magnifico cornuto". Veronica aveva ventitré anni ed era Stella, moglie di un uomo patologicamente geloso che, a un certo punto, la costringe a mostrare il seno nudo a un altro uomo.
Proprio durante una rappresentazione di quest'opera, al teatro Manzoni di Milano nel 1980, fu avvicinata da Silvio Berlusconi, a fine spettacolo, con il quale intrecciò all'inizio una relazione adulterina clandestina, fino a quando questi non ottenne il divorzio dalla prima moglie.
Nel 1984 ha avuto una prima figlia, Barbara, da Berlusconi. Nel 1985, successivamente al divorzio di questi dalla prima moglie, hanno iniziato una convivenza ufficiale. Si sono sposati civilmente il 15 dicembre 1990. I due hanno avuto tre figli: Barbara, Eleonora e Luigi.
Sebbene sia stata la moglie di un Presidente del Consiglio ha evitato la maggior parte degli incontri pubblici e incontri ufficiali.
Nelle poche dichiarazioni pubbliche, ha spesso manifestato una certa indipendenza culturale dal marito, guadagnandosi ampie simpatie da parte dei sui avversari politici.
Nel marzo 2003 espresse posizioni di simpatia e curiosità verso i movimenti pacifisti. Nell'ottobre dello stesso anno auspicò la messa in scena di Anomalo Bicefalo, commedia di Franca Rame incentrata sul marito e pesantemente critica verso di lui.
L'8 aprile 2005, nel periodo precedente al referendum sulla fecondazione assistita, sul Corriere della Sera si espresse a favore di tutti i quattro quesiti del referendum, ricordando come anche lei dovette praticare un aborto terapeutico al settimo mese di gravidanza, a causa di alcune malformazioni al feto scoperte solo al quinto mese. All'invito della Chiesa cattolica all'astensione dal voto, rispondeva di temere, in caso di divieto delle tecniche di fecondazione assistita in Italia, il ricorso al viaggio in paesi esteri, che meno scrupolosi, avrebbe consentito qualsiasi cosa e che non andare a votare significava non voler affrontare il problema.
Il 31 gennaio 2007, rompendo la consueta riservatezza, ha inviato al quotidiano la Repubblica una lettera nella quale richiedeva al marito pubbliche scuse per le frasi galanti rivolte da quest'ultimo ad alcune signore presenti alla cerimonia dei Telegatti tenutasi qualche giorno prima. Veronica Lario ha ricevuto le scuse del marito nel pomeriggio dello stesso giorno attraverso un'altra lettera pubblica. L'episodio ha avuto grande eco sui media italiani e internazionali a differenza del silenzio caduto sulla sentenza pronunciata il 26 gennaio 2009 dal Tribunale dei ministri di Roma, che ha dichiarato dimostrata la «stretta relazione intrecciata» dal marito con Virginia Sanjust.
Berlusconi, nel corso degli ultimi anni, ha comunque parlato spesso della moglie in alcuni suoi interventi pubblici riferendosi anche a pettegolezzi circolati sulle riviste di gossip.
Il 3 ottobre 2007 riceve gli elogi pubblici del candidato alle primarie del Partito Democratico Walter Veltroni che, nel lodarne le doti, auspicava di averla nella sua squadra.
Il 29 aprile 2009 critica duramente le belle donne candidate nel Pdl. Proseguendo affonda il colpo anche contro il marito, reo di aver partecipato in una discoteca napoletana a un compleanno di una ragazza diciottenne, mentre non avrebbe mai partecipato a nessun diciottesimo dei figli.
Ora è arrivata la richiesta di divorzio che Veronica Lario avrebbe preparato insieme al proprio avvocato.
Penso che con questo curriculum, ha tutte le carte in regola per candidarsi tra le fila dell'opposizione, anche perchè conosce meglio di tutti "l'imperatore" ed è anche vaccinata.








23 aprile 2009

Commento su L'espresso " Finalmente un richiamo dal Colle" (Aldo Nicotra)

Raffaele Innato ha scritto: 23 Aprile, 2009 19:59
Non meditar vendetta! Ma siedi sulla riva del fiume e aspetta di veder passare il corpo del tuo nemico!Frase famosa e molto utile nella vita. Corsi e ricorsi nella storia.
Vi ricordate Bush dopo l’abbattimento delle torri gemelle? Aveva un notevole favore degli indici di popolarità. Ebbene, sono passati alcuni anni e un certo Obama, che non figurava tra i papabili al potere, è diventato il presidente egli Stati Uniti d’America.
Noi, italiani non abbiamo la capacità di attendere, siamo sempre in ansia e frettolosi di dare giudizi istintivamente, più che con la ragione. Lo si vede nel fare la coda agli sportelli o ai supermercati dando la colpa dell’attesa snervante a chi sta facendo il proprio lavoro bene o male. Succede nello sport verso i campioni, oggi osannati se si vince, e domani a sbeffeggiarli se si perde. Anche nella politica, diamo la colpa al politico di turno se non vediamo legiferata una legge a nostro favore personale.
Oggi il vento è favorevole, non tanto alla destra, che non mi pare abbia grandi nomi da far valere, ma ad un solo signore, chiaramente supportato da una squadra che orchestra dietro le quinta attraverso la forza del danaro e dell’informazione, che è riuscito, nello sfaldamento di una sinistra frammentata, a crearsi una immagine di uomo forte, positivo, che risolve i problemi. Molti lo sanno, che la sua è solo immagine, perchè di concreto c’è solamente il fatto che è diventato più potente e più ricco. Però, in un contesto di una opposizione non coesa, egli fa la parte del più forte. E questo la gente lo percepisce come positività.
Allora, per combattere un avversario che sembra invincibile, non si deve seguire le sue orme, perchè non avendo gli stessi mezzi si perde la battaglia. Si deve invece seguire la tattica dell’attesa e del lavorare ai fianchi.
Ci sono, purtroppo 2 milioni e mezzo di poveri in Italia, altri 6 o 7 milioni vivono di precarietà, ci sono milioni di pensionati e di famiglie che non riescono a far fronte alle esigenze necessarie di una vita decente. Ci sono problemi di recessione e di congiuntura nazionale e internazionale.
Ebbene, se lui è l’uomo forte e positivo che tutto fa e che risolve, bisogna metterlo con le spalle al muro, affinchè risolva tutti questi problemi e alla svelta, altrimenti è un incapace, un debole. Alla lunga, siccome i problemi incombono e saranno irrisolti, lo stress avrà il sopravvento, quindi sarà costretto a fare errori. A quel punto una opposizione intelligente già pronta con un programma serio e pragmatico potrà salire sul carro del potere, non dando mandato assoluto ad un solo uomo, ma democraticamente ad una squadra di persone preparate e capaci che possano dare risposte a soluzioni reali della gente che era stata illusa.
Ebbene fa il Capo dello Stato a spingerlo a risolvere i problemi che incombono secondo il dettame della Costituzione, visto che ha avuto il mandato degli elettori secondo questa Costituzione.
Ebbene farebbero i politici che stanno all’opposizione di evidenziare sempre i problemi della gente e rintuzzare tutte le negatività di un governo incapace di trovare soluzioni che servono al paese e non ad una sola parte.
Ebbene faremmo noi a palesare cosa sarebbe giusto fare, a pretendere una società più umana e solidale.

22 aprile 2009

Commento su L'espresso "Ho fatto un sogno sul 25 Aprile" (Fab1963)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Aprile, 2009 13:42
Caro Fab1963,
se proprio vogliamo sognare per il 25 Aprile, allora desidererei vedere quel giorno tutti gli italiani, svegliarsi dal tunnel dell’ipocrisia e dei falsi valori della politica, del sociale e dei dogmi nel quale sono voluti incunearsi da secoli, andare nelle piazze e nelle strade per manifestare pacificamente il proprio dissenso, stando semplicemente seduti per terra dicendo:
“Da oggi noi ci sentiamo liberi da tutto il marciume che ci ha sovrastato, non abbiamo più alcuna intenzione di riprendere nessuna attività lavorativa e sociale se non dopo aver sottoscritto una dichiarazione vincolante, nella quale tutti i cittadini siamo uguali, con gli stessi diritti e doveri, che chi dalla vita ha avuto di più deve dare a chi ha avuto di meno, i più intelligenti devono aiutare i meno intelligenti, i più forti devono aiutare i più deboli, i furbi devono stare nelle patrie galere fino a quando diventano cittadini come gli altri, i ricchi devono mettere a disposizione le loro ricchezze per far crescere la nazione in favore della collettività, i rappresentanti eletti non devono governare per più di un mandato, la politica non è un mestiere ma una vocazione e un dovere. Tutti devono partecipare col lavoro alla crescita della democrazia, della giustizia e del benessere, compresi coloro che credono di aver ereditato un mandato supremo, non si sa da chi e per quale ignoto motivo. Nessuna carità o aiuti solidali privati, ma una società che ha nello Stato le leggi giuste per creare la solidarietà sociale di cui il popolo ha necessità. Liberi di esecitare e vivere la propria vita per il benessere comune, coinvolgendo gli altri popoli a condividere insieme l’ospitalità di cui beneficiamo tutti i cittadini dalla casa comune, il nostro pianeta.”

18 aprile 2009

Commento su L'espresso "Il papa non è San Francesco" (Francesco Polverini)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Aprile, 2009 16:46
Cara Rossini,
il papa, dopo lungo pensare, ha programmato il suo intervento in Abruzzo il 1° Maggio, dopo che l’emergenza è finita e i morti sono sepolti. Dopo aver festeggiato il suo compleanno, vuole testimoniare di persona la sua vicinanza al popolo abruzzese, benedicendo e passando tra la gente rifugiata sotto le tende.
Io non so perchè abbia scelto il giorno della festa dei lavoratori. Però, spero che per quel giorno il papa abbia messo in allarme il suo dio, visto che il giorno del terromoto, pare sia stato un pò disattento in quanto non ha provveduto a salvaguardare le sue anime fedeli: 295 tra bambini, donne e uomini, se non a salvarne qualche miracolato in extremis. Anche perchè, non potendo la scienza sapere o prevedere se ci può essere un’altra scossa tragica (speriamo di no) a rischiare questa volta potrebbe essere il rappresentante primo dei fedeli.
Anche se quando muore un papa se ne fa un altro.
Un caro saluto

17 aprile 2009

Commento su L'espresso “La lezione del terremoto sulla vita di tutti” (Ilaria Angela Mascetti)

Raffaele Innato ha scritto: 17 Aprile, 2009 18:30
La tragedia dell’Abruzzo oggi e tante altre accadute da noi e lontano da noi, ci dovrebbe far capire che l’uomo è nudo, non solo di ciabatte o di vestiti, ma nudo di qualsiasi proprietà.
Tutto ciò che la natura ci mette a disposizione, dobbiamo imparare a usarlo nella maniera più corretta e rispettosa. Nessuno ha il diritto di stravolgere le regole della natura.
Bisogna, invece, assecondarla rispettando la morfologia del territorio e del paesaggio.
La cultura di un popolo non si deve intendere raffigurata da una scultura o da un’opera maestosa o da un simbolo. La cultura vera è il rispetto delle cose naturali dei paesaggi e delle regole solidali degli uomini e dell’uomo verso la natura.
Tutto quello che noi vi costruiamo sopra come simboli, deturpano l’essenza del creato.
In questo mondo, falsamente governato dall’uomo sapiente, non vi è l’armonia che serve a riequilibrare e mettere tutti sullo stesso piano, senza prevaricazioni.
Io quelle scene di devastazione le ho vissute per diversi anni, quando da piccolo, subito dopo i primi anni del dopoguerra, si conviveva tra le macerie e la fame. Sono passati diverse decine di anni, e le stesse scene, anche peggio, le vedo tra i popoli che non hanno da sfamarsi.
Questo è il frutto dell’egoismo e della tracotanza di piccoli uomini meschini.
Un caro saluto

14 aprile 2009

Michele Santoro
Caro Santoro,
ho letto alcuni articoli riguardo alle accuse su di lei per come è stata condotta la trasmissione “resurrezione” di annozero Rai2, e ho visto tutta la trasmissione della puntata, come faccio solitamente.
Tutte le critiche che le sono state rivolte, sono certamente legittime, ma scarsamente corrette. Io le devo dire, da telespettatore (ahimè senza possibilità d’intervenire direttamente), che la trasmissione in oggetto, con alcune imperfezioni (ma nessuno è perfetto), non ha inteso condannare né la protezione civile né il responsabile Bertolaso, più volte nominato impropriamente dal direttore Giordano e dal sottosegretario Grosseto, e non mai da lei, come pseudo capro espiatorio della tragedia.
La trasmissione, sicuramente e democraticamente criticabile, ha inteso mettere in evidenza la possibilità di responsabilità di chi ha probabilmente speculato sulle costruzioni dell’ospedale, della casa degli studenti, e di chi non ha voluto ascoltare le tantissime scosse dei mesi antecedenti al disastro e le preoccupazioni degli abitanti, come preavviso di una possibile catastrofe che poi purtroppo è avvenuta.
Lei stesso più volte ha rimarcato che la protezione civile e la macchina d'intervento è stata efficacia ed efficiente, ma nello stesso tempo, rispetto alle avvisaglie e le preoccupazioni della gente abruzzese per gli allarmi ripetuti delle tante scosse subite nei mesi precedenti, bisogna dire con molta onestà, che vi è stata una superficialità di attenzione da parte di chi ha responsabilità alla tutela del territorio e degli abitanti. Perchè, se si fosse avuta l'attenzione giusta, almeno, si sarebbe dovuta mettere in allerta tutta la popolazione, poi si sarebbero potute allertare la protezione civile a presidiare con alcune macchine di pronto soccorso e alcune attrezzature immediate i centri più a rischio, e le forze dell'ordine a presidiare ed a segnalare ed intervenire, appena ci fosse stata una scossa più consistente. Perchè il fatto che la macchina della protezione civile sia arrivata dopo alcune ore dal disastro, fa supporre che nel frattempo alcune decine di feriti siano morti per ritardo d'intervento. Sappiamo quanto il tempo d'intervento immediato, in questi casi, possa salvare le persone sotto le macerie!
Inoltre, chi ha evidenziato ritardi d'intervento e poca attenzione alle tante scosse dei mesi precedenti alla tragedia, sono stati gli stessi abitanti dell'Abruzzo intervistati, che si sono visti privati degli affetti dei loro cari estinti, denunciando i diversi aspetti negativi di alcuni interventi e di una politica sociale, che invece di mettere in sicurezza le persone e le strutture nelle quali si abita e si vive, tiene conto più agli interessi economici e personali, che poi si dimostrano deleteri e dannosi alla stessa comunità di cui tutti ne fanno parte. Perciò, disastro insegna, che sarebbe di buon gradimento e utile per tutti, e anche per l'informazione, combattere e controllare chi antepone gli interessi privati e personali agli interessi della collettività, che poi sono il sapere vivere civile e solidale nel rispetto delle persone e nel rispetto dei diritti civili delle comunità.
Poi piangere i morti, stringere con abbracci di commozione i superstiti e nominare degli eroi, non serve, specialmente se si potevano evitare.
Un caro saluto

07 aprile 2009

Sinistra e libertà.

Nichi Vendola

Caro Nichi Vendola,
come sempre apprezzo e condivido i tuoi interventi.
Anche ieri sera a Taranto ho avuto modo di sentire le tue parole e le tue frasi cariche di significato di solidarietà e di difesa delle persone e dei ceti più deboli. Questa tua facilità di saper comunicare con la gente, farle sentire vicina una politica che sa interpretare i problemi reali, producendo delle soluzioni concrete, quindi dando risposte fattibili, dà alla tua persona un carisma che sa trascinare chi ti ascolta.
L'idea di dare vita ad un partito di sinistra, quella sinistra delle persone per bene che lavorano, che studiano, che aspirano ad un futuro sano e migliore, che hanno sempre creduto al bene della collettività sociale e al benessere di tutti gli uomini, che credono nella laicità e nel rispetto delle idee e dei sani principi di convivenza e fratellanza dei popoli, che con onestà sono i portatori della fatica e del progresso, che sono stanchi di vedere i furbi primeggiare e deturpare i territori, l'ambiente, i paesaggi e di comandare al solo scopo personale, sfruttando la bontà della gente che con sacrificio crede nel proprio lavoro per migliorare il mondo che ci circonda e che ci sostiene, mi vede d'accordo e forte sostenitore.
Se tu riuscirai a mettere insieme tutta questa gente onesta e operosa, mettendo in pratica le tue idee di solidarietà senza antipatici compromessi, io penso che troverai terreno fertile per conquistare quel popolo, che vede nella sinistra la propria ragione di esistere nel mondo del lavoro e di precarietà ma non solo, che ha la capacità di liberarsi dalla paura e dalla miseria, che sa ritrovare anche quel percorso di sana aspettativa che è il benessere collettivo, che guarda all'uomo e al rispetto della persona, per una società più giusta, più libera e uguale.

Aiuti in Abruzzo ai terremotati.

Sono daccordo al trasferimento dei 460 milioni di euro dalle spese elettorali per la ricostruzione delle case e degli edifici scolastici della provincia aquilana. Ricostruzione che deve avvenire rigidamente sotto il controllo dei cittadini del posto con elezioni di appositi comitati dei residenti. Non solo, ma devono essere rispettati i criteri di antisismicità e di correttezza progettuale come legge prescrive. Il tutto deve avvenire con la massima trasparenza e con la partecipazione dei cittadini interessati, e con controlli esterni. Non una nuova town ma rispetto della cultura e del paesaggio naturalistico del paese. Finita l'urgenza terremoto, si dovrà indagare sui progetti e sulle colpe di chi ha costruito e progettato l'ospedale, crollato inspiegabilmente. Chi ha lucrato in maniera scorretta sulla costruzione risultata debole alle scosse, deve pagare. Basta con i furbi che si arricchiscono con i soldi della solita gente che paga le tasse. Chi truffa deve pagare, chi si comporta bene deve essere premiato. Abbiamo bisogno di gente onesta, in giro ce ne sono troppe di volpi. Siamo stanchi di subire, perchè a morire delle colpe altrui solitamente sono sempre i più deboli e gli onesti. Bisogna invertire questo schema.
Rai1 telegiornale delle 13,30, la presentatrice ha autoelogiato la rai1 perchè, in conseguenza delle trasmissioni messe in onda ieri per la tragedia del terremoto, ha avuto il massimo share di ascolto. Siamo al ridicolo!!!

26 marzo 2009

Commento su l'Unità "Scontro Fini-Berlusconi: «Il Parlamento non può essere irriso»"

La buonanima del Senatore Gianni Agnelli, disse a proposito della discesa in campo di B. che non siamo la Repubblica delle banane, per cui questo signore era legittimato ad entrare in politica.
Sarà anche vero, visto che le banane le importiamo e non le produciamo. Ma certamente siamo un paese governato da qualcuno che ha sicuramente qualche problema di demenza amnestica, o dovrei pensare che qualche dimestichezza con le banane c'è l'abbia comunque, ma a nostro danno.
Questo fatto che il sig. b. continua a esporre qualche sua "trovata" il giorno prima, e poi viste le reazioni negative, se la rimangia il giorno dopo, dicendo che la colpa è di chi ha travisato e non la sua, mi preoccupa e molto.
Qui la situazione è seria. Noi stiamo parlando del capo del governo. Se il capo del governo ha problemi di amnesia, noi italiani dobbiamo essere più che preoccupati e qualcuno dovrebbe prendere provvedimenti, altrimenti possiamo chiudere bottega. Altro che recessione!

25 marzo 2009

Commento su l'Unità "Avvertite il Giornale" di Concita De Gregorio -direttore-

Quello che sta accadendo di grave da un anno nella nostra Italia, dovrebbe far riflettere tutti, ma soprattutto a chi ha fatto si che ciò accadesse, che il voto nelle urne è molto importante perchè decide le sorti della nostra vita e della nostra Nazione.
Cosa molto grave, si è data la possibilità di governare il nostro paese ad una persona che ha nel suo dna: l'egocentrismo, il narcisismo, il personalismo, l'individualismo ma cosa più evidente un mostruoso conflitto d'interesse. E per chi ha un pò una visione concreta della realtà e la conoscenza delle persone, dovrebbe essere palese che da un tale personaggio non può e non potrà mai essere legiferata o decretata una qualsiasi legge che possa tener conto della esigenza di tutta una collettività, se non per solo interesse personale. Come dimostra anche l'iniziativa sulle case, che stranamente interessa prevalentemente i proprietari delle ville, e le sue ville.
Ora, chi ha a cuore il bene dell'Italia e degli italiani, dovrebbe iniziare a spegnere le televisioni, scendere nelle piazze e confrontarsi con la gente, associarsi per esprimere idee di solidarietà e di interesse comune. Creare un programma serio che possa tener conto delle persone più sfortunate e di un progetto, nel quale tutti possano trovare una collocazione al lavoro, per realizzare una vita più democratica, fatta di cose semplici ma importanti, per continuare a credere in un futuro migliore e nella gioia di lasciare alle nuove generazioni uno Stato della gente, che appartiene al suo popolo e non solo al suo comandante.

22 marzo 2009

Commento su l'Unità "La strada possibile" di Concita De Gregorio -direttore-

Durante la trasmissione domenicale su Rai1 condotta da Pippo Baudo, ho avuto modo di conoscere Baldina Di Vittorio, apprezzando la intelligenza e l'esperienza di una persona che ha speso la vita nel sapere attraverso un percorso tortuoso molto difficile, nel quale un grande uomo come Di Vittorio suo padre ha saputo lasciare la sua grande opera di rivendicazione della giustizia: "Tutti devono poter lavorare per vivere."
Ho visto con molta commozione la fiction sulla vita di Di Vittorio, una vita imperniata sulla realizzazione di una società solidale, combattuta caparbiamente fino alla morte. La storia di un uomo e di una famiglia unita che ha fatto della giustizia l'arma per combattere le prevaricazioni e gli abusi di uomini che sfruttavano la ignoranza e la fame della povera gente.
Avendo io vissuto e toccato con la dura realtà periodi del dopo guerra (anni '50), nei quali bambino ho capito prematuramente la crudezza della vita e la difficoltà dell'essere, mi sono immedesimato nel personaggio, soffrendone le varie vicissitudini e condividendone le scelte, e ricordandomi con dolore la morte di mio zio Angelo Latartara ucciso dalla celere a soli 26 anni, con un colpo di pistola, a Taranto il 14 luglio del 1948 dopo l'attentato di Togliatti.

20 marzo 2009

Il discorso di Obama all'Iran.

Già in questi suoi primi interventi, Obama dimostra di avere una grande capacità di comunicazione e di intelligenza politica. Ha compreso, diversamente da Bush, che la strada più idonea e giusta da intraprendere è il dialogo, con cui percorrere una politica sana e foriera di pace tra popoli seppur diversi, ma accomunati dal vivere comune. Un dialogo basato sulla sincerità e su comuni intenti atti a raggiungere quella normalità di civiltà che gli uomini dovrebbero sempre perseguire, se si vuole che la nostra ospitalità su questa bella e martoriata Terra, sia fatta di buona e cordiale convivenza per traguardare un unico scopo, il benessere dell'umanità.

Il messaggio di Obama all'Iran (testo tradotto in italiano)
"Oggi vorrei estendere i miei migliori auguri a coloro che celebrano il Nowruz in tutto il mondo. Questa festività è un rito antico e un momento di rinnovamento, e mi auguro che tutti voi possiate godervi questo particolare periodo dell'anno con gli amici e la famiglia. In particolare, vorrei parlare direttamente al popolo e al leader della Repubblica islamica d'Iran. Nowruz è solo una parte della vostra grande e celebrata cultura. Nel corso di molti secoli, la vostra arte, la musica, la letteratura e l'innovazione hanno reso il mondo migliore e più bello. Qui negli Stati Uniti, la nostra comunità è migliorata grazie al contributo degli iraniani americani. Sappiamo che siete una grande civiltà, e il vostro operato vi ha fatto meritate il rispetto degli Stati Uniti e del mondo. Per quasi tre decenni le relazioni tra le nostre nazioni sono state tese. Ma questa festa ci obbliga a ricordare ciò che ci unisce. Ad esempio, voi celebrate il vostro Capodanno in modo molto simile a come lo fanno gli americani: vi raccogliete con gli amici e la famiglia, vi scambiate doni e storie, guardando al futuro con un rinnovato senso di speranza. E' con queste celebrazioni che si trova la promessa di un nuovo giorno, la speranza di nuove opportunità per i nostri figli, di sicurezza per le nostre famiglie, di progresso per la nostra comunità e di pace tra le nazioni. Queste sono speranze condivise, questi sono sogni comuni. Quindi, in questa stagione di nuovi inizi, vorrei parlare chiaramente ai leader iraniani. Ci sono profonde differenze che si sono sviluppate nel corso del tempo. La mia amministrazione è ora impegnata nella diplomazia, l'obiettivo è di affrontare l'intera gamma di questioni di fronte a noi, e perseguire legami costruttivi tra Stati Uniti, Iran e comunità internazionale. Questo processo non può essere anticipato da minacce. Cerchiamo invece l'impegno, che è onesto e fondato sul rispetto reciproco. Anche voi avete un'opportunità. Gli Stati Uniti vogliono che la Repubblica islamica di Iran assuma il posto che le spetta nella comunità delle nazioni. Voi ne avete diritto, ma tutto deve essere accompagnato da vere responsabilità, e ciò non può essere raggiunto attraverso il terrore o le armi, ma piuttosto attraverso azioni pacifiche che dimostrino la vera grandezza del popolo iraniano e della vostra civiltà. E la misura della grandezza non è la capacità di distruggere, bensì la vostra dimostrata capacità di costruire e creare. Quindi, in occasione del vostro nuovo anno, vorrei che voi, popolo e leader iraniani, comprendiate quale futuro stiamo perseguendo. Si tratta di un futuro con rinnovata scambi tra la nostra gente, e una maggiore opportunità di partnership e commercio. E 'un futuro in cui le vecchie divisioni sono superate, e dove tutti i vicini di casa e il resto del mondo possano vivere in una maggiore sicurezza e una maggiore pace. So che questo non potrà essere raggiunto facilmente. Alcuni insistono sul fatto che noi siamo definiti proprio sulle nostre differenze. Ma dobbiamo ricordare le parole che sono state scritte dal poeta Saadi, tanti anni fa: "I figli di Adamo sono membra l'uno dell'altro, essendo stati creati in un'unica essenza". L'avvento di una nuova stagione ci aiuta a ricordare questa preziosa umanità che noi tutti condividiamo. E possiamo ancora una volta invocare questo spirito, poiché cerchiamo la promessa di un nuovo inizio. Grazie, e Eid-eh Shoma Mobarak."
20 marzo 2009

19 marzo 2009

Attentato a Palmiro Togliatti.













Palmiro Togliatti

14 luglio 1948 - Taranto
Riporto la cronaca dell'attentato di Togliatti, perchè il nome del giovane ucciso a Taranto viene ricordato inesatto, per cui mi è sembrato giusto dare il suo nome esatto. La mia fonte è assolutamente certa perchè chi scrive è il nipote dell'ucciso.
Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.
L'autore dell'attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la presunta politica filo-sovietica del "Migliore" avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa di Togliatti. Ricoverato d'urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.
Sembra che già pochi istanti dopo il suo ferimento, lo stesso Togliatti raccomandasse alla Jotti, che gli era accanto, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato.
Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l'amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione, e l'intero paese sembra sull'orlo della guerra civile.
A Taranto, nel corso dello sciopero dei cantieri navali e delle officine per protestare contro l'attentato a Togliatti, le forze di polizia caricano i manifestanti dinanzi alla sede della Camera del lavoro, uccidendo l'operaio Angelo Latartara e ferendo altri 4 manifestanti. Rimane gravemente ferito l'agente di Ps Giovanni Doria, che morirà qualche giorno più tardi in ospedale.

13 marzo 2009

Lettera del segretario del PD Dario Franceschini.

Dario Franceschini

Il governo dei no
Cari amici,
ieri il governo ha bocciato in Parlamento
la nostra proposta sull’assegno di disoccupazione.
Non si trattava di una
trovata demagogica ma di una mozione articolata, elaborata dai nostri esperti,
dove erano indicati costi e coperture. Un provvedimento assolutamente possibile
e necessario, per fare fronte ad una vera e propria emergenza sociale. Per
aiutare migliaia di precari che rischiano di ritrovarsi improvvisamente a zero
euro. Quello del governo non è stato solo un no al PD, ma a tutte quelle persone
che la crisi la stanno pagando, ogni giorno sulla propria pelle. Posto il link
al testo del discorso che ho tenuto ieri alla Camera pregandovi di dare massima
diffusione a questo messaggio.
Ciao, Dario.

http://www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2194285

04 marzo 2009

Commento su L'Espresso “La Camera dei proni” Salva Tores

Raffaele Innato ha scritto: 4 Marzo, 2009 20:50
Sull’Espresso di questa settimana, c’è un bellissimo articolo di Eugenio Scalfari: “Creditori e debitori”.
Egli dice che creditori e debitori si nasce. Nascere creditore significa ritenere che tutto il buono che ci capita nella vita ci sia dovuto; se ci viene negato o impedito subiamo un torto per il quale la sorte e i nostri simili ci dovranno risarcire. Non è chiaro quale sia il motivo del nostro essere in credito, spesso ce lo inventiamo senza essere consapevoli dell’inesistenza di questo credito immaginario, ma non importa: siamo arciconvinti d’essere in credito verso la vita e quindi verso tutte le persone con le quali entriamo in contatto e tanto basta.
Chi nasce debitore è l’esatto contrario del suo opposto: è animato da un complesso di colpa esistenziale che sviluppa dentro di lui la convinzione d’avere un debito da pagare, un debito verso la vita e quindi verso tutti.
I creditori sono più adatti al comando, i debitori al negoziato e alla diplomazia. Tra i creditori si possono annoverare: D’Alema, Fanfani, De Mita, Togliatti, Craxi, Cossiga,Tremonti, ma il creditore per eccellenza è Berlusconi.Tra i debitori: Veltroni, Aldo Moro, Zaccagnini, Berlinguer, Giolitti, Ciampi, Fassino.
Nascere creditore non comporta un giudizio valoriale, semplicemente descrive un forte senso di autostima, pochi dubbi e molta sicurezza.
Chi sfugge però a queste due opposte ideologie sono i furbissimi come Andreotti perchè sono superbamente neutrali rispetto ad ogni dialettica, non giudica gli altri, perciò non può essere giudicato.
Quindi, rimane di sperare che in un prossimo futuro nascano molto meno creditori e più debitori perchè i furbissimi si possano estinguere, e che chi nasce sulla terra è solo un ospite a cui niente è dovuto ma che è tutto da meritare.

23 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Qualche suggerimento a Dario Franceschini" Gino Spadon

Raffaele Innato ha scritto: 23 Febbraio, 2009 19:32
Caro Franceschini,
sono stato e sono ancora un uomo di sinistra, sono tra quelli che hanno sempre lottato per i diritti delle persone e il rispetto della Costituzione.
Le voglio raccontare un aneddoto.
Io e mio fratello nel lontano 1984, per amore dello sport, rilevammo la gestione di una palestra, dove si faceva karate e pesistica. La vecchia gestione era nelle mani di una persona, che aveva fatto della palestra un luridume, frequentata da giovani poco educati all’ambiente sano. Quindi, la palestra era scarsamente igienica e mal frequentata.
Allora, parlando con mio fratello, dissi che era il caso di ripartire da zero se volevamo dare una svolta al locale e al suo nome.
Così rendemmo igienico l’ambiente, mettemmo in sicurezza il locale e vietammo l’ingresso a tutti coloro che non osservavano il regolamento. Ed iniziammo la nostra gestione facendo lezioni ad un solo iscritto. Dopo meno di un anno, stringendo i denti, con qualche sacrificio in più, diventammo la palestra più numerosa e più accreditata della città.
Ora, facendo un raffronto con la situazione attuale del PD, lei si trova, fatte le dovute proporzioni, allo stesso modo di come eravamo partiti io e mio fratello.
Se vuole dare realmente una svolta al suo pseudopartito, per farlo diventare un partito serio e forte, dovrebbe fare una bella pulizia tra coloro che del bene del partito non sono interessati affatto. Poi, fare un programma con pochi ma basilari punti importanti: laicità del partito, opposizione seria e dura ad un governo autoritario, proposte convincenti come: aiuti alle imprese che mantengono o aumentano i posti di lavoro, severa battaglia agli evasori fiscali, aiuti concreti ai redditi bassi e medio bassi, giustizia uguale per tutti con tempi più rapidi per le cause, maggiore organizzazione delle forze dell’ordine coordinate tra loro e non separate, la pubblica amministrazione più efficente e meritocratica, diminuzione dei parlamentari e degli stipendi dei parlamentari e dei consulenti, candidati con fedina pulita, libertà di scelta e di autodeterminazione secondo coscienza per temi che toccano le sensibilità delle persone senza obbligo di ingerenza della politica(caso Englaro), la politica distinta dalle religioni e dai dogma che rispondono ad una concenzione della vita basata su verità non dimostrate ma imposte per credo, coinvolgere i giovani a partecipare alla vita politica e sociale per diventare protagonisti del loro futuro, opporsi con forza a leggi che non rispettano la democrazia dello Stato e dei cittadini, proporre una legge seria sul conflitto d’interesse, incentivare alla scelta delle energie alternative al petrolio, creare nel mezzogiorno infrastutture che possano realmente dare slancio ad un sud ricco di cultura di paesaggio di energie e di intelligenze, combattere con energia la criminalità e la corruzione creando la fiducia nello Stato con leggi che fanno pagare i delinquenti e premiano le persone per bene e meritorie, una televisione pubblica separata dalla politica con trasmissioni che premino la cultura e il sapere, attenzione particolare alla scuola e alla ricerca per premiare i meritevoli e invogliare gli altri a diventarli, una politica estera impegnata nella pace e nella concordia dei popoli con maggiore attenzione ai paesi più poveri. Insomma, diventare un grande partito per creare una società più seria, più viva, più democratica, più produttiva, più meritoria, più educata e più giusta.
Le auguro e mi auguro che il Pd possa diventare davvero una grande forza seria per il bene del nostro paese malgovernato da sempre ed oggi più che mai.
Un caro saluto

22 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Il grande inciucio di Sanremo" Pasqualantonio Pingue (Pisa)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Febbraio, 2009 18:26
Signor Pasqualantonio,
sono d’accordo con lei sul personaggio Bonolis e sulla combriccola Mediaset-Rai.
Tutto già programmato a tavolino, compresa la vittoria del ragazzo Carta.
Credo che sia necessario staccare la spina.
Per quanto mi riguarda sono poche le trasmissioni che mi sforzo di vedere. In questa settimana non c’è stata possibilità di alternativa al festival, che puntualmente io continuo a non vedere, se non per sporadici tratti perchè richiamato da mia moglie, per guardare qualche scena o ospite di riguardo come lo è stato Benigni.
Ebbene, proprio su Benigni la signora Zanicchi oggi in una trasmissione pubblica della rai, pare abbia mosso delle accuse per averla offesa sulle battute pronunciate dal famoso comico sulla sua canzone, nella quale si fa riferimento alla frase “non voglio amore, ma dammi tutto il resto, però non finire presto”, intendendosi per il resto sesso in continuazione. Quindi, secondo la cantante, Benigni non doveva ironizzare sulla canzone, prima che questa venisse cantata e che da comico non deve prendersela sempre con Berlusconi.
In questo suo discernere, era spalleggiata dal sempre presente Sgarbi, il quale rimproverava Benigni di fare politica in televisione come comunista attraverso la televisione pubblica e pagato pure profumatamente. Mentre lui e la signora Zanicchi possono farla sempre perchè politici.
Peccato che queste persone abbiano la memoria corta.
La signora Zanicchi come personaggio dello spettacolo (non ancora politico) promosse la pubblicità in favore del voto a Berlusconi e il signor Sgarbi come critico d’arte ha utilizzato sempre la televisione per diventare politico.
Che brava gente!

11 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Il catechismo tra assolutismo e relativismo" Matteo Margulis

Raffaele Innato ha scritto: 9 Febbraio, 2009 19:05
“Quando il dubbio mi assale ho la ragione dalla mia parte, quando la certezza mi prende perdo ogni ragione d’essere.” (R.I.)
Il problema della chiesa è credere di avere la certezza della verità. Ma poi la verità si dimostra sempre relativa.
Quando l’uomo è messo di fronte ad una scelta esistenziale e di verità, cede il passo al dubbio. Lo ha fatto anche Gesù in croce: ” Padre mio, perchè mi hai abbandonato?” Lo ha fatto Madre Teresa di Calcutta, dopo aver speso una vita ad aiutare gli ultimi e gli umili.
Il papa si arroga un diritto che non può essere dato all’uomo. Se egli è un credente, si affidi alla volontà superiore, cioè al suo Dio, rispettando il libero arbitrio degli uomini. Non interpreti, secondo una sua convenienza parole o frasi mai pronunciate da Dio, in quanto non si conosce alcuna certezza della sua esistenza (se lo immaginiamo a nostra immagine), nè dei suoi dettami. Noi abbiamo conosciuto, tramite i vangeli, il Gesù uomo, che non mi pare abbia mai mostrato opulenza, ma molta umiltà e sacrificio.
Un buon bagno di umiltà, vivendo tra noi e come noi nel bene e nel male, darebbe a questi signori la giusta misura di cosa vuol dire praticare continuamente scelte, perlopiù obbligate dalla cruda realtà.

09 febbraio 2009

Eluana Englaro non è più con noi.

Ciao Eluana,
ora sei finalmente libera.
Ti sei lasciata alle spalle un mondo di ipocriti e di falsi. Molti volevano ridarti la vita, una vita che avevi lasciato 17 anni fa.
Immagina che fra questi c'era gente che qualche anno fa mostrava il cappio in parlamento e che voleva sparare sugli immigrati.
C'era chi mandava i nostri militari a morire per esportare la nostra democrazia.
C'era chi mandava i missionari a morire per fare proseliti in zone di guerra.
C'era chi ha fatto soldi con la corruzione.
C'era chi pensava di pulirsi la coscienza.
Tutta gente che con te non hanno niente da spartire.
Hanno chiamato tuo padre assassino e omicida, solo perchè attuava il tuo testamento.
So che hai chiuso da molto questo spazio di tempo, nel quale tutti volevano entrare. Ma tu sei stata ferrea nei tuoi propositi e non gli hai dato il tempo di calpestare ancora la tua dignità di donna libera, che amava la vita, tanto da rinunciare a quella parte che non ti apparteneva e per la quale avevi rinunciato da oltre 17 anni, la non vita.
Un caro saluto da chi ama i diritti inviolabili della persona.

06 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Addio ad Eluana con dolore" Silvia Rende (CS)

Raffaele Innato ha scritto: 3 Febbraio, 2009 16:58
Le procedure per la sospensione dell’alimentazione erano già in parte previste nella sentenza della Corte d’Appello di Milano. Per i primi tre giorni alla clinica La Quiete, Eluana continuerà ad essere nutrita. Poi l’alimentazione via flebo, che avviene ora con un sondino naso-gastrico, verrà sospesa. Il sondino, comunque, non verrà staccato. Gradualmente saranno sospesi alcuni farmaci, ma saranno mantenuti quelli antiepilettici e sedativi. Una volta eliminato il sondino, i medici dovranno eliminare eventuali disagi da carenza di liquidi, umidificando le mucose. Secondo le previsioni dei medici, potrebbero passare 15-20 giorni prima che Eluana si spenga.
La sedazione, spiega Mario Riccio, l’anestetista che ha seguito Piergiorgio Welby, non servirà per evitare che la donna senta dolore, obiezione sollevata da molte persone che si oppongono all’applicazione della sentenza per la fine delle cure ad Eluana, fra cui anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ma per evitare che la mancanza di sali minerali provochi uno stato di tensione muscolare e crampi. Eluana non può sentire dolore, fame o sete, perché tali stimoli dipendono dalla corteccia cerebrale che, nella donna, non funziona più.
Tutti coloro che si sentono i paladini della vita, si preoccupano di fare e farsi domande, se è giusto togiere una vita, che per Eluana vita non è.
Perchè la vita è passeggiare, camminare, partecipare, socializzare, assaporare, gustare, accarezzare, guardare, parlare, comprendere, agire, domandare, rispondere, amare, giocare, lavorare, ascoltare, osservare, ridere, piangere, scherzare, leggere, studiare, godere, soffrire, mangiare, bere, riposare…
Cara Silvia, ma si è chiesta mai come possa sentirsi Eluana (ammesso per assurdo che lo possa fare) a stare per lunghi e atroci 17 anni bloccata su un letto, senza il minimo segno di vita?Lei che è molto credente, consigli la chiesa a far sì che i preti e le suore si sposino e che possano dare alla luce (la vita) delle creature, così da provare le sensazioni reali che tutti noi sentiamo nel bene e nel male.


Raffaele Innato ha scritto: 6 Febbraio, 2009 19:25
Nella malaugurata ipotesi che non si dovesse procedere a quanto già avviato dal protocollo preparato dai medici, per portare Eluana all’inesorabile momento “dell’inizio della fine”, quando il flusso dell’alimentazione artificiale verrà interrotto, e si dovesse tornare al punto di partenza del ritorno alle cure delle suore, cosa accadrebbe?
Accadrebbe che tutti quei grandi benpensanti salvatori delle vite e delle anime di tutti noi, direbbero che hanno salvato una vita e che grazie a loro Eluana è ancora qui con noi a vivere, tra le dolci carezze delle abili suore che la trattano come una “figlia” (è difficile che un non genitore possa capire veramente cosa significhi avere un proprio figlio, se non è il genitore vero), e quindi tutti felici ognuno nelle proprie case e nei propri luoghi a riprendere la vita di prima, più bella di prima.
Ed Eluana? E il padre?
Li lasceremo nel proprio dolore e nelle sofferenze, calpestati e distrutti nella dignità e nei diritti inalienabili dell’individuo, aspettando che quel dio osannato da molti (non conosciuto mai da nessuno) si decida a far chiudere gli occhi definitivamente ad una creatura che ha avuto la sfortuna di nascere in un paese di ipocriti e di meschini.

01 febbraio 2009

Commento su L'espresso "La crisi che sconfigge il melting pot" Giuseppe Frassinetti

Raffaele Innato ha scritto: 1 Febbraio, 2009 22:23
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Quando popoli oppressi o dalla fame o dalla guerra, sono costretti ad espatriare per una speranza di vita e rischiano di morire lungo la strada perdendo gli affetti più cari. A queste persone bisogna dare asilo e possibilità di aiuto concreto.
Fanno parte della nostra razza umana. Rispettiamoli.

28 gennaio 2009

Fate quello che dico, ma non fate ciò che faccio.

Barack Obama ha scelto di concedere nuovamente i finanziamenti alle Ong e alle cliniche che contemplano anche l'aborto come mezzo di pianificazione familiare. Mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita ha dichiarato che si tratta di un duro colpo non solo i cattolici, ma per le persone che in tutto il mondo si battono contro la strage degli innocenti che si compie con l'aborto. "Il diritto alla vita è il primo da tutelare e difendere".
Dal Consiglio episcopale permanente della chiesa cattolica:"Il rispetto della vita comincia dalla tutela della vita di chi è più debole e indifeso. Nessuno può dirsi padrone e signore assoluto della vita propria, a maggior ragione di quella altrui. Rispettare la vita significa anche fare tutto il possibile per salvarla. Quando pensiamo a un nascituro, vogliamo pensare a un essere umano che ha il diritto, come ogni altro essere umano, a vivere e a ricercare la libertà e la felicità. Rispettare la vita significa mettere al primo posto la persona. La persona è il fine. Occorre aiutare tutti a comprendere meglio il valore della vita. Se nel cuore cerchi la libertà e aspiri alla felicità, rispetta la vita, sempre e a ogni costo."
Frasi importanti e in buona parte condivisibili.
Ora, se si è convinti di queste affermazioni facendo la voce grossa, perchè la chiesa obbliga preti e suore a non sposarsi e a non procreare? Gesù disse ai suoi discepoli: "Andate e moltiplicatevi." Perchè per un desiderio soggettivo di aspirazione al "Paradiso", non si accetta di vivere la vita come si predica e non teorizzandola solamente?
Perchè non affrontare la vita come Dio ha voluto, formando la famiglia naturale cattolica (padre, madre e figli)? Perchè la donna suora non deve soffrire il concepimento, visto che Dio la condannò per questo, dopo aver mangiato la mela?
Perchè i preti non donano la vita invece di sopprimerla bloccando l'eiaculazione (dono di Dio)?
Se tutti gli uomini producessero la stessa pratica dei prelati ed affini, il mondo sarebbe finito da tempo, altro che rispetto della vita e dono della vita ad ogni costo.

27 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Oggi 27 gennaio è il giorno della memoria." Ilaria Mascetti e Fino Monasco

Raffaele Innato ha scritto: 27 Gennaio, 2009 21:14
Più che il giorno della memoria, lo chiamerei “il giorno della vergogna dell’uomo.”
Per correttezza d’informazione e di verità, l’olocausto dei Nazisti non è stato solo contro gli Ebrei (circa 6 milioni di vittime), ma anche contro alcuni gruppi etnici (circa 4 milioni di vittime) Rom e Sinti (zingari) contro i quali sono stati ancora più brutali, comunisti, omosessuali, Pentecostali (malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi ed altre popolazioni slave (detti nel complesso Untermenschen). Oltre a questo plurigenocidio della seconda guerra mondiale, nella sua lunga storia l’uomo ha commesso sempre genocidi, prima e dopo. E tuttora continua imperterrito.
Nel mondo solo il 20% delle persone consuma l’80% delle risorse del pianeta.
Ci sono oltre un miliardo di persone malnutrite e sottopeso, che sono ignorate dalle persone dei popoli benestanti.
I bambini sono considerati come bestie da macello per prelevare organi umani e venderli al migliore offerente. O sfruttati dai trafficanti come schiavi per essere comprati, venduti e prostituirli ai pedofili di turno.
Nel mondo si fa grande uso di droghe, causa di morte celebrale di giovani.
Negli ultimi decenni, osserviamo sconvolti le violenze familiari di: fratricidi, infanticidi, uxoricidi, matricidi e parricidi.
Tra le vergogne e le barbarie ci sono milioni di donne sottomesse a violenze e costrette da criminali a prostituirsi.
Ogni giorno nel mondo muoiono più di cinquemila lavoratori, pari a due milioni all’anno.
Bande di criminali che impunemente scorazzano per le città a consumare delitti e tragedie.
Le auto, le moto i tir e tutti i veicoli in genere vengono costruiti con motori più potenti e più pericolosi, distribuendo sulle strade oltre centinaia di migliaia di vittime.
Il terrorismo si è espanso aprendo una voragine di paura in tutto il globo.
Si fanno guerre per portare la democrazia e si distruggono interi paesi e si uccidono centinaia di migliaia di civili inermi.
Insomma, un olocausto universale, dove siamo tutti vittime e carnefici complici. Eletti e non eletti.
Ecco perchè dobbiamo eliminare il termine “memoria” per sostituirlo con la “vergogna dell’uomo”, per promuovere i diritti universali delle persone alla pace e all’uguaglianza per il rispetto della vita e al suo bene inderogabile per tutti gli uomini indistintamente.
http://www.youtube.com/watch?v=krcxUBo-pvA
Un caro saluto

25 gennaio 2009

Commento su L'espresso “Quando la solitudine uccide” Ilaria Mascetti

Raffaele Innato ha scritto: 23 Gennaio, 2009 18:51
E’ sempre difficile capire perchè decidere di finirla. Le spiegazioni possono essere tante, giustificate e non. Però di fronte a episodi così crudi, si rimane fortemente colpiti.
Il suicidio di una vita giovane è difficile da accettare perchè lo si vede come una tragica anticipazione di quello che è il nostro ciclo naturale: nascita, bambino, giovane, maturo, anziano, vecchio e morte. Il suicidio di un anziano o vecchio viene visto come un epilogo quasi naturale, dato più da lunga sofferenza e stanchezza di lunghi anni, che non da un motivo più umano da ricercare nell’animo di ognuno di noi.
Io penso che la società, la nostra società, dovrebbe imparare a rispettare tutte le persone nella stessa e identica maniera. Non commettere l’errore che fra di noi ci possano essere differenze o discriminazioni di sorta.
Purtroppo questa nostra società, ci fa nascere tutti differenti socialmente ed economicamente. E da qui che nascono i problemi di sopravvivenza che portano a conflitti e guerre perenni. Si stressano i giovani per illuderli e convincerli che il futuro li vedrà protagonisti di una vita splendida e piena di soddisfazioni: “Se hai le capacità tu sarai il numero 1, non devi guardare in faccia a nessuno. Ricordati che gli altri sono tuoi concorrenti, avversari e nemici. Se gli altri sono capaci di fare 5 tu devi fare 6, se gli altri fanno 6 tu devi fare 7 e così via…” Questi giovani, man mano che gli anni passano si accorgono che la vita è molto più difficile di come l’avevano prospettata. Allora nascono i dubbi e le delusioni.
C’è chi non è in grado di proseguire e pensa di finirla con la droga, l’alcool, uno scontro frontale, un volo da un piano alto, un colpo di pistola alla tempia, partecipando ad un conflitto a fuoco, un pieno di barbiturici, c’è una vasta scelta.
C’è chi invece prosegue lottando per non soccombere, ma la strada è impervia e piena di ostacoli naturali e innaturali. Si resiste fino a quando l’organismo è capace di difendersi, dopodichè si cede o per stanchezza alla tentazione di chiudere in anticipo, o per cause naturali, che a guardare più a fondo ci sono e partecipano anche le cause innaturali create da noi.
Invece, sarebbe molto più semplice e naturale nascere uguali, convivere con gli altri in un unica comunità, partecipare insieme al miglioramento della società, lavorando tutti, aiutandosi, collaborando perchè il più forte possa aiutare il più debole, rispettare le persone e la natura, per vivere in una società di eguali, dove la morte deve essere vista come il proseguimento di un’altra vita per continuare il ciclo naturale dell’esistenza e non per eliminare un nemico.
Così, non avrebbe senso il suicidio, perchè piacevolmente occupati a voler vivere il nostro spazio di tempo in una società più giusta è più umana.
Un caro saluto


Raffaele Innato ha scritto: 24 Gennaio, 2009 17:37
Caro Gian Paolo,
per un non credente (anch’io lo sono) la morte è la parte finale e ultima della propria vita. Dopo non vi è più nulla, se non il ricordo, per gli altri che sopravvivono, di quello che si è lasciato ai posteri. Io penso e sono certo che il suicidio non sia la risoluzione dei mali. Anzi, chi pensa di togliersi la vita è dotato di grande forza d’animo, ma non ha compreso che finchè c’è un alito di vita, deve sfruttarlo a capire di più e far capire, quanto la vita sia un bene inestimabile.
L’errore dell’uomo è quello di farsi trascinare nell’ambiguità di una società fallace, composta da egoismi, personalismi e arroganza del prevalere.
Se l’uomo si fermasse per un momento a riflettere. Magari, seduto su uno scoglio ad osservare il movimento continuo delle onde del mare che si infrangono, lasciando quel profumo di vita di cui il mare ha grande ricchezza. O sdraiato su una finissima spiaggia a guardare con meraviglia le stupende bellezze della nostra galassia. O dall’alto di una cima di una maestosa montagna imbiancata a rimirare la valle che si arricchisce delll’acqua che scorre a portarle la vita. E assaporasse, anche per un istante, l’aria di benessere che la natura ci ha regalato, certamente capirebbe che la vita è al di sopra di tutto, e che il rispetto che le si deve è quello di partecipare attivamente sempre finchè l’ultima cellula vive, per donare ai nostri eredi lo stesso dono di cui abbaiamo beneficiato noi.
La felicità è la vita. E’ la nostra compagna di sempre.


Raffaele Innato ha scritto: 24 Gennaio, 2009 21:51
La noia è sensazione d’inerzia malinconica e d’invicibile fastidio, dovuta perlopiù a insoddisfazione per la monotonia e la mancanza d’interesse della situazione in cui ci si trova.
La noia può essere sintomo di depressione clinica. Può essere indifendibilità appresa, un fenomeno strettamente collegato alla depressione.
Alcuni filosofi della crescita propongono che se i bambini sono cresciuti in ambienti privati di stimoli, e non sono incoraggiati ad interagire con il loro ambiente, non svilupperanno le capacità di farlo.
La noia è spesso associata all’adolescenza, specialmente nelle periferie, piccole città e altre aree isolate.
Quindi, la noia o in forma più grave la depressione, si acquisisce nel tempo dal contesto sociale in cui l’individuo diventa parte offesa, subendo la perdita degli stimoli di reattività e cedendo all’inedia o ad atti inconsulti.
E qui la società ha molta colpa.


Raffaele Innato ha scritto: 25 Gennaio, 2009 18:14
Caro Fab1963,
anche gli animali conoscono il suicidio. Recenti ricerche sembrano confermare l’ipotesi che gli individui di alcune specie scelgano la morte per garantire la salvezza del gruppo: termiti kamikaze, talpe che si lasciano morire di fame, farfalle che richiamano gli aggressori, le scimmie come l’ uomo soffrono di depressione. Sarebbero alcuni esempi di creature capaci di togliersi la vita in maniera apparentemente deliberata, che i ricercatori hanno cominciato a studiarne i motivi alla luce della teoria dell’evoluzione.
L’impulso all’autodistruzione negli animali, sostengono oggi alcuni scienziati, sarebbe infatti l’espressione di un istinto a sacrificarsi per il bene del resto della specie. Alcuni genetisti dell’evoluzione si spingono a teorizzare che perfino nell’ uomo la tendenza al suicidio possa avere una componente darwiniana, almeno per quanto riguarda certi tipi di atti autodistruttivi. Ma a differenza dell’uomo, gli animali non lasciano certo note di commiato e sono incapaci di atti manifesti, che richiedono una coscienza molto sviluppata. Robert Trivers, etologo dell’ Universita’ della California di Santa Cruz, cita l’esempio di una varieta’ di farfalla che trae in inganno i predatori confondendosi con i colori dell’ambiente. E’ stato osservato che quando gli esemplari adulti hanno ormai passato la fase riproduttiva si lasciano cadere a terra e sbattono rapidamente le ali finche’ non muoiono di sfinimento. Questo gesto permetterebbe di diminuire le probabilita’ di mettere in pericolo la progenie.
Le scimmie come l’uomo soffrono di depressione.
Alcuni studiosi dell’evoluzione, sono convinti che i comportamenti degli esseri umani spesso e volentieri non sono che versioni piu’ complesse di tratti sviluppati gia’ in altre specie. E uno dei fenomeni che piu’ sta ricevendo l’attenzione di questo genere di ricerche comparate e’ la depressione, specialmente alla luce di recenti studi che ne hanno documentato in maniera indiscutibile la presenza in varie specie di primati. Si e’ infatti scoperto che, in condizioni naturali di stress, gli animali che sono piu’ vicini all’ Homo sapiens nella scala evolutiva, dagli scimpanze’ agli oranghi, possono essere soggetti a stati melanconici di vario grado, fino a giungere addirittura, nei casi piu’ gravi, ad un blocco evidente dell’istinto di autoconservazione e al suicidio. E celebre il caso documentato da Gene Gooddall, scrittrice e studiosa del comportamento degli scimpanze’, di un piccolo di sette anni e mezzo caduto in uno stato di profonda depressione alla morte della madre da rifiutare di allontanarsi dal suo corpo perfino per procurarsi del cibo. E tanto simile sarebbe la depressione dei primati a quella umana, che la somministrazione di farmaci come il Prozac ne allevia in maniera equivalente i sintomi. Non solo. Studiando le scimmie Rhesus nel loro habitat naturale si e’ trovato che in una colonia, ben il 20 per cento degli individui risulta in media predisposto a questo disturbo quando si trova a dover affrontare la scomparsa di consanguinei o partners o quando e’ sotto stress per aver perso il proprio stato sociale. Secondo un recente studio condotto da Stephen Suomi, direttore del laboratorio di etologia comparata al National Institute of Health, si tratterebbe della stessa percentuale riscontrabile anche in campioni di popolazione umana. Suomi riporta, inoltre, che anche da un punto di vista chimico i primati affetti da depressione mostrano forti analogie con i pazienti umani, ivi incluso un identico calo dei livelli di noretineprina nel liquido cerebrospinale. Alla ricerca di un sostrato evolutivo al disturbo sia negli animali sia nell’ uomo, alcuni scienziati hanno avanzato l’ipotesi che si tratti, entro certi limiti, di una forma di autoprotezione, ideata dalla natura, per permettere all’ individuo di ponderare sulla situazione e di raccogliere le forze per passare al contrattacco. Per altri, invece, rappresenterebbe piu’ semplicemente il rovescio della medaglia di un tipo di personalita’ che, in situazioni di normalita’, comporta grandi vantaggi. In proposito, si e’ osservato che le scimmie che si dimostrano piu’ suscettibili alla depressione sono quelle che spesso e volentieri finiscono per accaparrarsi le posizioni gerarchiche piu’ rilevanti all’interno del loro gruppo.
E l’aspetto sociale c’entra sempre.

23 gennaio 2009

L'estradizione non deve essere negata.

Fermo restando il diritto-dovere di condannare un criminale come può essere stato C. Battisti (anche se lui si dichiara innocente per non aver mai ucciso). Rimango stupito (ma non più di tanto) dalla nostra classe politica: dal presidente della Camera Gianfranco Fini, dal presidente del Senato Schifani, dai ministri Carfagna, Ronchi, Rotondi, Meloni, La Russa e Matteoli. Dal segretario del Pd Walter Veltroni che aderisce all'iniziativa dei suoi colleghi condividendo le parole del Capo dello Stato per un «ripensamento del Barsile per l'estradizione in Italia» sul caso Battisti. Il presidente del Copasir Francesco Rutelli aderisce all'iniziativa. Aderiscono anche il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Ancora, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, quello alla Difesa Guido Crosetto e alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
L'iniziativa è stata sottoscritta anche da Sabina Rossa figlia di Guido Rossa il sindacalista della Cgil ucciso dalle Brigate Rosse. Il critico d'arte e sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. Anche Luca Volontè ha aderito all'iniziativa. «L'estradizione non deve essere negata».
Richiesta legittima e rispettabile.
Ma, con tutti i problemi serissimi dovuti alla recessione e alle tante ingiustizie che ci sono nel nostro Paese, dove milioni di persone non sanno come sbarcare il lunario, era proprio indispensabile concentrarsi con tanta forza sull'estradizione di Battisti?

22 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Chi è davvero libero di evadere le tasse?" Samuele Pinto Altamura(Ba)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Gennaio, 2009 19:44
Caro Sig. Samuele,
anch’io ho letto l’articolo in oggetto di Paolo Biondani e Luca Piana.
Sinceramente l’ho trovato coerente con la realtà.
L’articolo mette in evidenza che i lavoratori dipendenti non possono evadere, per il semplice motivo che le trattenute vengono fatte alla fonte. Per i liberi professionisti, imprenditori e autonomi, rispetto alla lotta all’evasione iniziata dal governo precedente di centrosinistra con buoni risultati, c’è la possibilità di evadere le tasse con più facilità. Perchè il ministro Tremonti ha eliminato la “tracciabilità” che era stata prevista per tutti i compensi sopra i 500 euro e ha raddoppiato la soglia di tolleranza per il contante portandolo da 5000 euro a 12500 euro. Rendendo più difficile ricostruire a posteriori la provenienza del denaro, favorendo gli evasori e ostacolando le indagini contro i patrimoni di mafiosi, bancarottieri e speculatori. Ha limitato anche il beneficio per chi si alleava con il fisco che trovava conveniente a l’azienda di turno a farla fatturare tutto. Ha trasferito i graduati delle Fiamme Gialle che avevano raggiunto i maggiori risultati contro evasione e criminalità economica in alcune realtà come Milano e Palermo, allegerendole dalla morsa del fisco con meno controlli, spostandoli su altre realtà meno scomode. I dati parlano di un aumento delle entrate con l’irpef, e una diminuzione del gettito iva.
Questo non vuol dire che che tutti i professionisti, imprenditori e autonomi siano evasori. Ma di certo mette in evidenza che chi ha “l’abitudine” ad essere furbo trova terreno più fertile per evadere meglio e contribuire meno alla solidarietà di una nazione, che avrebbe bisogno di equità: chi più guadagna paga di più, chi meno guadagna paga di meno, sempre secondo la legge che tutti siamo uguali di fronte alla nostra madre Costituzione, finchè non cambieranno anche questa.
Un caro saluto

21 gennaio 2009

Commento su L'espresso “Piu orgasmi se il partner è ricco” Carlo Forni

Raffaele Innato ha scritto: 21 Gennaio, 2009 18:30
De gustibus non est disputandum.
Il sesso come tutti i piaceri della natura segue una propria soggettività.
Ognuno è libero di godere come meglio crede.
Certo, nel rapporto, almeno tra due partner, ci deve essere sintonia e attrazione.
Io, dalla mia esperienza trascorsa, posso dire tranquillamente che donne benestanti (parole loro) trovarono il piacere del rapporto sessuale con un giovane non benestante come me, che le appagava molto di più dei loro benestanti consorti.

18 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Il caso Englaro e il qualinquismo anarchico" Francesco Polverini

Raffaele Innato ha scritto: 18 Gennaio, 2009 18:36
Maurizio Sacconi, negli anni settanta e ottanta militava nel PSI, con il quale è stato deputato. Terminata l’epoca del Garofano, aderisce a Forza Italia.
Successivamente alla morte di Marco Biagi, ucciso dai terroristi delle nuove BR, è emerso che Marco Biagi gli aveva scritto una lettera lamentandosi di non avere una scorta adeguata e chiedendogli di intervenire con la massima urgenza con il Prefetto di Roma e il Ministero dell’Interno perché questa venisse trasformata in una “scorta vera e propria”.
Stranamente in questo caso non ha avuto quella scaltrezza tale da difendere il diritto alla vita.
Dall’8 maggio 2008 ricopre l’incarico di Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Il 16 dicembre 2008, Sacconi (per pura coincidenza’?’ con la vicenda Eluana Englaro) emana un atto d’indirizzo che vieta, alle strutture sanitarie pubbliche e quelle private convenzionate col S.S.N., l’interruzione dell’idratazione e alimentazione forzate con la minaccia di escludere queste strutture dallo stesso; lo stesso giorno, la casa di cura “Città di Udine” (che non fa parte del Ssn in quanto il Friuli ne è uscito dal 1996) annuncia che, una volta chiarite le questioni legali, è pronta ad accogliere Eluana nel suo ultimo viaggio.
Il 17 dicembre 2008 Marco Cappato (segretario dell’Associazione Luca Coscioni), Antonella Casu (segretaria di Radicali Italiani), e Sergio D’Elia (segretario di Nessuno Tocchi Caino), presentano denuncia verso il Maurizio Sacconi, presso la Procura di Roma, per violenza privata ed intimidazioni, in seguito al suo atto d’indirizzo.Il 19 gennaio 2009, in seguito alla denuncia dei dirigenti di Partito Radicale, la Procura di Roma iscrive il ministro Maurizio Sacconi al registro degli indagati.
È sposato con Enrica Giorgetti, laureata in giurisprudenza, tra le altre cose ex direttore dei rapporti istituzionali e della comunicazione di Autostrade SpA, ex direttore dell’Area strategica impresa e territorio di Confindustria e dal 2005 direttore generale di Farmindustria.
La nomina di Sacconi a ministro della salute è stata criticata all’estero dalla rivista Nature come un possibile conflitto di interessi, dato che questa è avvenuta mentre la moglie del neoministro ricopriva la carica di direttore di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle industrie farmaceutiche.
Bisogna ammettere che aver dato il potere a queste persone di animo gentile e altruista è stata un bella e intelligente trovata.
D’altronde a noi italiani piace il martirio per una probabile beatificazione. Chissà?

15 gennaio 2009

Commento su L'espresso "E' morto il signor Franco e nessuno se ne accorto" Luigi Sidoli

LuigiRaffaele Innato ha scritto: 15 Gennaio, 2009 21:14
Fin quando l’uomo non comprenderà l’importanza dell’uguaglianza di tutte le persone e che solo l’amore per la natura e le cose terrene sono l’essenza della vita, prevarrà sempre l’ingiustizia portatrice di conflitti e di lutti.Il signor Franco questo lo aveva capito, per questo se ne andato in silenzio, lontano da falsi fragori, lasciandoci le nostre ipocrisie.

12 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Ma cosa vogliono le casalinghe?" Ilaria Mascetti

Raffaele Innato ha scritto: 12 Gennaio, 2009 17:38
Cara Signora Mascetti,

la Chiesa dà la sua ricetta contro la crisi economica. E chiede al governo un fisco più equo e lo stipendio alle casalinghe e di varare forme di riconoscimento per il lavoro delle donne che si prendono cura dei bambini e degli anziani e fanno risparmiare una montagna di soldi allo Stato.

Il cardinale Ennio Antonelli ha detto: “E’ importante applicare equità nel prelievo fiscale alle famiglie ed un riconoscimento anche al lavoro domestico a cui deve essere dato il giusto valore. Non si capisce come possa valere di meno se svolto da una madre anziché da una colf: quest’ultimo entra nel Pil e l’altro non è considerato per nulla”.

Circa un anno fa con una mia lettera (anche in questo forum), feci rilevare l’importanza di trovare una soluzione, una legge, una norma, verso una categoria di persone, di donne che non godono di nessun riconoscimento concreto, nessuna protezione o agevolazione di sostentamento da parte dello Stato, a fronte di un lavoro quotidiano abbastanza gravoso, che le tiene impegnate per quasi tutta la giornata per tutti i giorni dell’anno senza soste. Quando parlo di casalinghe, chiaramente mi riferisco prevalentemente a quelle donne che svolgono solo il lavoro di casalinga, per scelta o per costrizione di fatto in una famiglia monoreddito. Queste donne fanno per i più un lavoro oscuro, direi che lavorano in nero, senza percepire un soldo e con l’aggravante di non poter ambire, nemmeno, ad un contratto da precari.

Per lo Stato la casalinga non è una professione e non viene considerato un lavoro nella propria famiglia. Se, invece, viene chiamata a lavorare fuori della famiglia diventa un quasi lavoro non ben definito (colf, badante, governante…), non bene retribuito, ma riconosciuto.

Noi siamo un Paese evoluto, emancipato, industriale, abbastanza ricco. Se siamo arrivati a questo risultato è perchè, oltre agli imprenditori, operai, impiegati, commercianti, artigiani, liberi professionisti… che lavorano, ci sono le casalinghe che svolgono un lavoro primario e importante nella nostra società, sono il perno principale della famiglia e in particolare della famiglia monoreddito.

Senza il contributo di queste donne laboriose, la nostra sarebbe una società zoppa, non riuscirebbe a camminare spedita, coesa e responsabile. Sinceramente, non riesco ad immaginare la famiglia, senza qualcuno che provveda ad accudirla e seguirla con l’amore, che solo una donna disponibile (24 ore su 24) e capace come la casalinga sa fare.

Tenga presente che io ho scritto un libro nel quale ho descritto un modo diverso di vivere la vita terrena, dove la casalinga non esiste e non si professano religioni.

Siccome noi viviamo in questo tipo di società, questa realtà, dove la casalinga ha molta importanza nella famiglia e nella società, una volta tanto che una autorità come il Vaticano solleva un problema concreto e proponga, a suo modo, di riconoscere, a queste laboriose e silenti lavoratrici, un diritto che mi sembra ampiamente strameritato, prendiamone atto e studiamo come economicamente si possa trovare una soluzione, perchè queste persone non siano escluse da un contesto sociale, del quale sono parte attiva.

Il lavoro è impegno e fatica. Nella casalinga sono intrinseche.

Un caro saluto


11 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Non siamo tutti uguali (ma siamo un pò tutti filosofi). Roberto Saia

Raffaele Innato ha scritto: 8 Gennaio, 2009 22:24
Egregio signor Saia,
lei dove si colloca, in una sparuta individui “confusi” nella massa, o nella massa che sa riempire solo gli spazi?
Certamente gli uomini non sono tutti uguali. Neanche se nascono gemelli.
Il motivo probabilmente è da attribuirsi alla natura, che ci vuole diversi, proprio per poter convivere, altrimenti sarebbe una tragedia.
L’intelligente aiuta il meno intelligente, ma il meno intelligente può aiutare il più intelligente.
Il vecchio è fonte di esperienza per il giovane, ma il giovane è fonte di freschezza e di forza.
Il bambino per crescere ha bisogno dei grandi, altrimenti è condannato a morire.
L’uomo non può vivere senza la donna, ma anche la donna ha bisogno dell’uomo.
Il ricco è ricco perchè esiste il povero.
Le fiaccolate esistono, perchè c’è sempre qualcuno confuso nella massa di chi occupa solo spazi, che si sente in dovere di sopprimerle esternando quella “cattiveria” di cui molti uomini hanno in dote.
Un saluto

Commento su L'espresso "Viva la radio". Mario Salvo Pennisi-Riposto

Raffaele Innato ha scritto: 8 Gennaio, 2009 21:35
Mi ricordo ancora di Niccolò Carosio, grande radiocronista. Usava commentare alla radio il calcio, inventandosi azioni che non erano vere.
Questo l’abbiamo scoperto quando abbiamo visto le prme immagini della televisione con le prime partite trasmesse.Diciamo che ogni strumento contiene in se lati positivi e negativi.
Io, per esempio preferisco vedere in tv una donna come l’Arcuri e non sentirla alla radio. Come preferisco ascoltare Umberto Eco alla radio e non vederlo in tv.
La radio la puoi solo ascoltare, dando sfogo alla fantasia. La tv ti dà l’audio e l’immagine che può essere bella e affascinante o brutta e di orrore.
Sono due mondi diversi. Una la racconta e l’altra te la visualizza. Ognuna porta il vero e il falso. Dipende dall’argomento e da quello che si vuole che si ascolti o che si veda. Senza dubbio la musica la preferisco ascoltare alla radio. Un film o una partita mi piace vederli in tv.
Io sono nato con la radio, ma sono contento che è nata la Televisione come sono contento di Internet. Tutto dipende dall’uso che se ne vuole fare.
L’importante è non farsi sfuggire il senso della vita. Che è quello di vivere in concretezza e con lo spirito giusto. Vivendo nella giusta dimensione, nella lealtà e potendo avere libertà di scegliere.

06 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Hamas e i miei 'pregiudizi' sull'Islam" Gian Paolo Corradi

Raffaele Innato ha scritto: 6 Gennaio, 2009 22:13
Io penso che per esprimere meglio un giudizio sull’eterno conflitto tra arabi palestinesi ed il popolo ebraico, converrebbe conoscere un pò la storia.
Anche per non avere falsi pregiudizi dall’una o dall’altra parte, ma per essere più equilibrati nell’esporre un parere non precostituito da concetti imposti, e basati più sui fatti che non per sentito dire o per esperienza personale ben limitata.
“L’Impero Romano provocò l’espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio.
Nel VII secolo la regione per mano degli Arabi attrasse nuovi coloni.
La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all’inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell’Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un’entità politica ebraica in Palestina.Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell’Impero britannico, togliendola all’Impero Ottomano. I Britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. Gli arabi si ribelleranno a più riprese, con i moti palestinesi.Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall’Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 400.000 nel 1936.
A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939): un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni ‘30, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d’Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5.000 arabi, 400 ebrei e 200 britannici.
Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l’amministrazione britannica pose forti limitazioni all’immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L’avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell’immigrazione e nell’aumento della popolazione l’unico mezzo per Israele di affermarsi.
Nel 1947 l’Assemblea delle Nazioni Unite, il 29 novembre approvò la risoluzione che prevedeva la creazione di uno stato ebraico e di uno stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l’amministrazione diretta dell’ONU.
La Gran Bretagna, che aveva già tentato di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano.
La maggior parte degli ebrei l’accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico.
Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba, altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell’ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall’Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista; gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.
Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di Israele di occupare “basi nemiche” poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all’interno del territorio) e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi (”setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris” ovvero “dar fuoco, distruggere e minare le rovine”) espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata “difficile da controllare”, situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti nè giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica. Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del mandato.
Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l’appena nato Stato di Israele. L’offensiva venne bloccata dall’ esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi, ciò che favorì l’esodo degli abitanti. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse 726mila profughi palestinesi; a loro ed ai loro discendenti è tuttora vietato il ritorno in territorio israeliano.In seguito all’armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l’Egitto occupò la striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra.
Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise di passare ad un attacco preventivo.
Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), in soli sei giorni, a partire dal 5 giugno 1967, Israele sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l’amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, trovandosi così occupare fino ad ora vaste aree di territorio al di fuori dei propri confini originari.
Nei Territori Occupati Israele rifiuta di applicare la Quarta Convenzione di Ginevra. I palestinesi dei Territori Occupati non hanno i diritti politici dei cittadini israeliani, né dei benefici accordati dalle leggi di Israele.
Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi che abitano a Gerusalemme Est non hanno i diritti dei cittadini israeliani ma solo quelli riconosciuti ai ‘residenti permanenti’ nello stato di Israele; non possono votare per la Knesset, ma solo per le elezioni locali.
In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l’Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.
Gerusalemme è stata proclamata capitale d’Israele dagli israeliani nel 1950 e confermata come tale nel 1980.
Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la “Linea Verde” del 1967 continuano ad essere “territori occupati” e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme.
Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione.”
Questa è la storia. Ognuno tragga le sue opinioni. Non mi pare che c’è una sola ragione da una parte.
La realtà è che nessuno, stati internazionali compresi, vuole realmente fare un passo indietro per farne uno in avanti molto più serio e democratico per una pace vera e duratura.
Un caro saluto