23 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Qualche suggerimento a Dario Franceschini" Gino Spadon

Raffaele Innato ha scritto: 23 Febbraio, 2009 19:32
Caro Franceschini,
sono stato e sono ancora un uomo di sinistra, sono tra quelli che hanno sempre lottato per i diritti delle persone e il rispetto della Costituzione.
Le voglio raccontare un aneddoto.
Io e mio fratello nel lontano 1984, per amore dello sport, rilevammo la gestione di una palestra, dove si faceva karate e pesistica. La vecchia gestione era nelle mani di una persona, che aveva fatto della palestra un luridume, frequentata da giovani poco educati all’ambiente sano. Quindi, la palestra era scarsamente igienica e mal frequentata.
Allora, parlando con mio fratello, dissi che era il caso di ripartire da zero se volevamo dare una svolta al locale e al suo nome.
Così rendemmo igienico l’ambiente, mettemmo in sicurezza il locale e vietammo l’ingresso a tutti coloro che non osservavano il regolamento. Ed iniziammo la nostra gestione facendo lezioni ad un solo iscritto. Dopo meno di un anno, stringendo i denti, con qualche sacrificio in più, diventammo la palestra più numerosa e più accreditata della città.
Ora, facendo un raffronto con la situazione attuale del PD, lei si trova, fatte le dovute proporzioni, allo stesso modo di come eravamo partiti io e mio fratello.
Se vuole dare realmente una svolta al suo pseudopartito, per farlo diventare un partito serio e forte, dovrebbe fare una bella pulizia tra coloro che del bene del partito non sono interessati affatto. Poi, fare un programma con pochi ma basilari punti importanti: laicità del partito, opposizione seria e dura ad un governo autoritario, proposte convincenti come: aiuti alle imprese che mantengono o aumentano i posti di lavoro, severa battaglia agli evasori fiscali, aiuti concreti ai redditi bassi e medio bassi, giustizia uguale per tutti con tempi più rapidi per le cause, maggiore organizzazione delle forze dell’ordine coordinate tra loro e non separate, la pubblica amministrazione più efficente e meritocratica, diminuzione dei parlamentari e degli stipendi dei parlamentari e dei consulenti, candidati con fedina pulita, libertà di scelta e di autodeterminazione secondo coscienza per temi che toccano le sensibilità delle persone senza obbligo di ingerenza della politica(caso Englaro), la politica distinta dalle religioni e dai dogma che rispondono ad una concenzione della vita basata su verità non dimostrate ma imposte per credo, coinvolgere i giovani a partecipare alla vita politica e sociale per diventare protagonisti del loro futuro, opporsi con forza a leggi che non rispettano la democrazia dello Stato e dei cittadini, proporre una legge seria sul conflitto d’interesse, incentivare alla scelta delle energie alternative al petrolio, creare nel mezzogiorno infrastutture che possano realmente dare slancio ad un sud ricco di cultura di paesaggio di energie e di intelligenze, combattere con energia la criminalità e la corruzione creando la fiducia nello Stato con leggi che fanno pagare i delinquenti e premiano le persone per bene e meritorie, una televisione pubblica separata dalla politica con trasmissioni che premino la cultura e il sapere, attenzione particolare alla scuola e alla ricerca per premiare i meritevoli e invogliare gli altri a diventarli, una politica estera impegnata nella pace e nella concordia dei popoli con maggiore attenzione ai paesi più poveri. Insomma, diventare un grande partito per creare una società più seria, più viva, più democratica, più produttiva, più meritoria, più educata e più giusta.
Le auguro e mi auguro che il Pd possa diventare davvero una grande forza seria per il bene del nostro paese malgovernato da sempre ed oggi più che mai.
Un caro saluto

22 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Il grande inciucio di Sanremo" Pasqualantonio Pingue (Pisa)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Febbraio, 2009 18:26
Signor Pasqualantonio,
sono d’accordo con lei sul personaggio Bonolis e sulla combriccola Mediaset-Rai.
Tutto già programmato a tavolino, compresa la vittoria del ragazzo Carta.
Credo che sia necessario staccare la spina.
Per quanto mi riguarda sono poche le trasmissioni che mi sforzo di vedere. In questa settimana non c’è stata possibilità di alternativa al festival, che puntualmente io continuo a non vedere, se non per sporadici tratti perchè richiamato da mia moglie, per guardare qualche scena o ospite di riguardo come lo è stato Benigni.
Ebbene, proprio su Benigni la signora Zanicchi oggi in una trasmissione pubblica della rai, pare abbia mosso delle accuse per averla offesa sulle battute pronunciate dal famoso comico sulla sua canzone, nella quale si fa riferimento alla frase “non voglio amore, ma dammi tutto il resto, però non finire presto”, intendendosi per il resto sesso in continuazione. Quindi, secondo la cantante, Benigni non doveva ironizzare sulla canzone, prima che questa venisse cantata e che da comico non deve prendersela sempre con Berlusconi.
In questo suo discernere, era spalleggiata dal sempre presente Sgarbi, il quale rimproverava Benigni di fare politica in televisione come comunista attraverso la televisione pubblica e pagato pure profumatamente. Mentre lui e la signora Zanicchi possono farla sempre perchè politici.
Peccato che queste persone abbiano la memoria corta.
La signora Zanicchi come personaggio dello spettacolo (non ancora politico) promosse la pubblicità in favore del voto a Berlusconi e il signor Sgarbi come critico d’arte ha utilizzato sempre la televisione per diventare politico.
Che brava gente!

11 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Il catechismo tra assolutismo e relativismo" Matteo Margulis

Raffaele Innato ha scritto: 9 Febbraio, 2009 19:05
“Quando il dubbio mi assale ho la ragione dalla mia parte, quando la certezza mi prende perdo ogni ragione d’essere.” (R.I.)
Il problema della chiesa è credere di avere la certezza della verità. Ma poi la verità si dimostra sempre relativa.
Quando l’uomo è messo di fronte ad una scelta esistenziale e di verità, cede il passo al dubbio. Lo ha fatto anche Gesù in croce: ” Padre mio, perchè mi hai abbandonato?” Lo ha fatto Madre Teresa di Calcutta, dopo aver speso una vita ad aiutare gli ultimi e gli umili.
Il papa si arroga un diritto che non può essere dato all’uomo. Se egli è un credente, si affidi alla volontà superiore, cioè al suo Dio, rispettando il libero arbitrio degli uomini. Non interpreti, secondo una sua convenienza parole o frasi mai pronunciate da Dio, in quanto non si conosce alcuna certezza della sua esistenza (se lo immaginiamo a nostra immagine), nè dei suoi dettami. Noi abbiamo conosciuto, tramite i vangeli, il Gesù uomo, che non mi pare abbia mai mostrato opulenza, ma molta umiltà e sacrificio.
Un buon bagno di umiltà, vivendo tra noi e come noi nel bene e nel male, darebbe a questi signori la giusta misura di cosa vuol dire praticare continuamente scelte, perlopiù obbligate dalla cruda realtà.

09 febbraio 2009

Eluana Englaro non è più con noi.

Ciao Eluana,
ora sei finalmente libera.
Ti sei lasciata alle spalle un mondo di ipocriti e di falsi. Molti volevano ridarti la vita, una vita che avevi lasciato 17 anni fa.
Immagina che fra questi c'era gente che qualche anno fa mostrava il cappio in parlamento e che voleva sparare sugli immigrati.
C'era chi mandava i nostri militari a morire per esportare la nostra democrazia.
C'era chi mandava i missionari a morire per fare proseliti in zone di guerra.
C'era chi ha fatto soldi con la corruzione.
C'era chi pensava di pulirsi la coscienza.
Tutta gente che con te non hanno niente da spartire.
Hanno chiamato tuo padre assassino e omicida, solo perchè attuava il tuo testamento.
So che hai chiuso da molto questo spazio di tempo, nel quale tutti volevano entrare. Ma tu sei stata ferrea nei tuoi propositi e non gli hai dato il tempo di calpestare ancora la tua dignità di donna libera, che amava la vita, tanto da rinunciare a quella parte che non ti apparteneva e per la quale avevi rinunciato da oltre 17 anni, la non vita.
Un caro saluto da chi ama i diritti inviolabili della persona.

06 febbraio 2009

Commento su L'espresso "Addio ad Eluana con dolore" Silvia Rende (CS)

Raffaele Innato ha scritto: 3 Febbraio, 2009 16:58
Le procedure per la sospensione dell’alimentazione erano già in parte previste nella sentenza della Corte d’Appello di Milano. Per i primi tre giorni alla clinica La Quiete, Eluana continuerà ad essere nutrita. Poi l’alimentazione via flebo, che avviene ora con un sondino naso-gastrico, verrà sospesa. Il sondino, comunque, non verrà staccato. Gradualmente saranno sospesi alcuni farmaci, ma saranno mantenuti quelli antiepilettici e sedativi. Una volta eliminato il sondino, i medici dovranno eliminare eventuali disagi da carenza di liquidi, umidificando le mucose. Secondo le previsioni dei medici, potrebbero passare 15-20 giorni prima che Eluana si spenga.
La sedazione, spiega Mario Riccio, l’anestetista che ha seguito Piergiorgio Welby, non servirà per evitare che la donna senta dolore, obiezione sollevata da molte persone che si oppongono all’applicazione della sentenza per la fine delle cure ad Eluana, fra cui anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ma per evitare che la mancanza di sali minerali provochi uno stato di tensione muscolare e crampi. Eluana non può sentire dolore, fame o sete, perché tali stimoli dipendono dalla corteccia cerebrale che, nella donna, non funziona più.
Tutti coloro che si sentono i paladini della vita, si preoccupano di fare e farsi domande, se è giusto togiere una vita, che per Eluana vita non è.
Perchè la vita è passeggiare, camminare, partecipare, socializzare, assaporare, gustare, accarezzare, guardare, parlare, comprendere, agire, domandare, rispondere, amare, giocare, lavorare, ascoltare, osservare, ridere, piangere, scherzare, leggere, studiare, godere, soffrire, mangiare, bere, riposare…
Cara Silvia, ma si è chiesta mai come possa sentirsi Eluana (ammesso per assurdo che lo possa fare) a stare per lunghi e atroci 17 anni bloccata su un letto, senza il minimo segno di vita?Lei che è molto credente, consigli la chiesa a far sì che i preti e le suore si sposino e che possano dare alla luce (la vita) delle creature, così da provare le sensazioni reali che tutti noi sentiamo nel bene e nel male.


Raffaele Innato ha scritto: 6 Febbraio, 2009 19:25
Nella malaugurata ipotesi che non si dovesse procedere a quanto già avviato dal protocollo preparato dai medici, per portare Eluana all’inesorabile momento “dell’inizio della fine”, quando il flusso dell’alimentazione artificiale verrà interrotto, e si dovesse tornare al punto di partenza del ritorno alle cure delle suore, cosa accadrebbe?
Accadrebbe che tutti quei grandi benpensanti salvatori delle vite e delle anime di tutti noi, direbbero che hanno salvato una vita e che grazie a loro Eluana è ancora qui con noi a vivere, tra le dolci carezze delle abili suore che la trattano come una “figlia” (è difficile che un non genitore possa capire veramente cosa significhi avere un proprio figlio, se non è il genitore vero), e quindi tutti felici ognuno nelle proprie case e nei propri luoghi a riprendere la vita di prima, più bella di prima.
Ed Eluana? E il padre?
Li lasceremo nel proprio dolore e nelle sofferenze, calpestati e distrutti nella dignità e nei diritti inalienabili dell’individuo, aspettando che quel dio osannato da molti (non conosciuto mai da nessuno) si decida a far chiudere gli occhi definitivamente ad una creatura che ha avuto la sfortuna di nascere in un paese di ipocriti e di meschini.

01 febbraio 2009

Commento su L'espresso "La crisi che sconfigge il melting pot" Giuseppe Frassinetti

Raffaele Innato ha scritto: 1 Febbraio, 2009 22:23
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Quando popoli oppressi o dalla fame o dalla guerra, sono costretti ad espatriare per una speranza di vita e rischiano di morire lungo la strada perdendo gli affetti più cari. A queste persone bisogna dare asilo e possibilità di aiuto concreto.
Fanno parte della nostra razza umana. Rispettiamoli.

28 gennaio 2009

Fate quello che dico, ma non fate ciò che faccio.

Barack Obama ha scelto di concedere nuovamente i finanziamenti alle Ong e alle cliniche che contemplano anche l'aborto come mezzo di pianificazione familiare. Mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita ha dichiarato che si tratta di un duro colpo non solo i cattolici, ma per le persone che in tutto il mondo si battono contro la strage degli innocenti che si compie con l'aborto. "Il diritto alla vita è il primo da tutelare e difendere".
Dal Consiglio episcopale permanente della chiesa cattolica:"Il rispetto della vita comincia dalla tutela della vita di chi è più debole e indifeso. Nessuno può dirsi padrone e signore assoluto della vita propria, a maggior ragione di quella altrui. Rispettare la vita significa anche fare tutto il possibile per salvarla. Quando pensiamo a un nascituro, vogliamo pensare a un essere umano che ha il diritto, come ogni altro essere umano, a vivere e a ricercare la libertà e la felicità. Rispettare la vita significa mettere al primo posto la persona. La persona è il fine. Occorre aiutare tutti a comprendere meglio il valore della vita. Se nel cuore cerchi la libertà e aspiri alla felicità, rispetta la vita, sempre e a ogni costo."
Frasi importanti e in buona parte condivisibili.
Ora, se si è convinti di queste affermazioni facendo la voce grossa, perchè la chiesa obbliga preti e suore a non sposarsi e a non procreare? Gesù disse ai suoi discepoli: "Andate e moltiplicatevi." Perchè per un desiderio soggettivo di aspirazione al "Paradiso", non si accetta di vivere la vita come si predica e non teorizzandola solamente?
Perchè non affrontare la vita come Dio ha voluto, formando la famiglia naturale cattolica (padre, madre e figli)? Perchè la donna suora non deve soffrire il concepimento, visto che Dio la condannò per questo, dopo aver mangiato la mela?
Perchè i preti non donano la vita invece di sopprimerla bloccando l'eiaculazione (dono di Dio)?
Se tutti gli uomini producessero la stessa pratica dei prelati ed affini, il mondo sarebbe finito da tempo, altro che rispetto della vita e dono della vita ad ogni costo.

27 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Oggi 27 gennaio è il giorno della memoria." Ilaria Mascetti e Fino Monasco

Raffaele Innato ha scritto: 27 Gennaio, 2009 21:14
Più che il giorno della memoria, lo chiamerei “il giorno della vergogna dell’uomo.”
Per correttezza d’informazione e di verità, l’olocausto dei Nazisti non è stato solo contro gli Ebrei (circa 6 milioni di vittime), ma anche contro alcuni gruppi etnici (circa 4 milioni di vittime) Rom e Sinti (zingari) contro i quali sono stati ancora più brutali, comunisti, omosessuali, Pentecostali (malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi ed altre popolazioni slave (detti nel complesso Untermenschen). Oltre a questo plurigenocidio della seconda guerra mondiale, nella sua lunga storia l’uomo ha commesso sempre genocidi, prima e dopo. E tuttora continua imperterrito.
Nel mondo solo il 20% delle persone consuma l’80% delle risorse del pianeta.
Ci sono oltre un miliardo di persone malnutrite e sottopeso, che sono ignorate dalle persone dei popoli benestanti.
I bambini sono considerati come bestie da macello per prelevare organi umani e venderli al migliore offerente. O sfruttati dai trafficanti come schiavi per essere comprati, venduti e prostituirli ai pedofili di turno.
Nel mondo si fa grande uso di droghe, causa di morte celebrale di giovani.
Negli ultimi decenni, osserviamo sconvolti le violenze familiari di: fratricidi, infanticidi, uxoricidi, matricidi e parricidi.
Tra le vergogne e le barbarie ci sono milioni di donne sottomesse a violenze e costrette da criminali a prostituirsi.
Ogni giorno nel mondo muoiono più di cinquemila lavoratori, pari a due milioni all’anno.
Bande di criminali che impunemente scorazzano per le città a consumare delitti e tragedie.
Le auto, le moto i tir e tutti i veicoli in genere vengono costruiti con motori più potenti e più pericolosi, distribuendo sulle strade oltre centinaia di migliaia di vittime.
Il terrorismo si è espanso aprendo una voragine di paura in tutto il globo.
Si fanno guerre per portare la democrazia e si distruggono interi paesi e si uccidono centinaia di migliaia di civili inermi.
Insomma, un olocausto universale, dove siamo tutti vittime e carnefici complici. Eletti e non eletti.
Ecco perchè dobbiamo eliminare il termine “memoria” per sostituirlo con la “vergogna dell’uomo”, per promuovere i diritti universali delle persone alla pace e all’uguaglianza per il rispetto della vita e al suo bene inderogabile per tutti gli uomini indistintamente.
http://www.youtube.com/watch?v=krcxUBo-pvA
Un caro saluto

25 gennaio 2009

Commento su L'espresso “Quando la solitudine uccide” Ilaria Mascetti

Raffaele Innato ha scritto: 23 Gennaio, 2009 18:51
E’ sempre difficile capire perchè decidere di finirla. Le spiegazioni possono essere tante, giustificate e non. Però di fronte a episodi così crudi, si rimane fortemente colpiti.
Il suicidio di una vita giovane è difficile da accettare perchè lo si vede come una tragica anticipazione di quello che è il nostro ciclo naturale: nascita, bambino, giovane, maturo, anziano, vecchio e morte. Il suicidio di un anziano o vecchio viene visto come un epilogo quasi naturale, dato più da lunga sofferenza e stanchezza di lunghi anni, che non da un motivo più umano da ricercare nell’animo di ognuno di noi.
Io penso che la società, la nostra società, dovrebbe imparare a rispettare tutte le persone nella stessa e identica maniera. Non commettere l’errore che fra di noi ci possano essere differenze o discriminazioni di sorta.
Purtroppo questa nostra società, ci fa nascere tutti differenti socialmente ed economicamente. E da qui che nascono i problemi di sopravvivenza che portano a conflitti e guerre perenni. Si stressano i giovani per illuderli e convincerli che il futuro li vedrà protagonisti di una vita splendida e piena di soddisfazioni: “Se hai le capacità tu sarai il numero 1, non devi guardare in faccia a nessuno. Ricordati che gli altri sono tuoi concorrenti, avversari e nemici. Se gli altri sono capaci di fare 5 tu devi fare 6, se gli altri fanno 6 tu devi fare 7 e così via…” Questi giovani, man mano che gli anni passano si accorgono che la vita è molto più difficile di come l’avevano prospettata. Allora nascono i dubbi e le delusioni.
C’è chi non è in grado di proseguire e pensa di finirla con la droga, l’alcool, uno scontro frontale, un volo da un piano alto, un colpo di pistola alla tempia, partecipando ad un conflitto a fuoco, un pieno di barbiturici, c’è una vasta scelta.
C’è chi invece prosegue lottando per non soccombere, ma la strada è impervia e piena di ostacoli naturali e innaturali. Si resiste fino a quando l’organismo è capace di difendersi, dopodichè si cede o per stanchezza alla tentazione di chiudere in anticipo, o per cause naturali, che a guardare più a fondo ci sono e partecipano anche le cause innaturali create da noi.
Invece, sarebbe molto più semplice e naturale nascere uguali, convivere con gli altri in un unica comunità, partecipare insieme al miglioramento della società, lavorando tutti, aiutandosi, collaborando perchè il più forte possa aiutare il più debole, rispettare le persone e la natura, per vivere in una società di eguali, dove la morte deve essere vista come il proseguimento di un’altra vita per continuare il ciclo naturale dell’esistenza e non per eliminare un nemico.
Così, non avrebbe senso il suicidio, perchè piacevolmente occupati a voler vivere il nostro spazio di tempo in una società più giusta è più umana.
Un caro saluto


Raffaele Innato ha scritto: 24 Gennaio, 2009 17:37
Caro Gian Paolo,
per un non credente (anch’io lo sono) la morte è la parte finale e ultima della propria vita. Dopo non vi è più nulla, se non il ricordo, per gli altri che sopravvivono, di quello che si è lasciato ai posteri. Io penso e sono certo che il suicidio non sia la risoluzione dei mali. Anzi, chi pensa di togliersi la vita è dotato di grande forza d’animo, ma non ha compreso che finchè c’è un alito di vita, deve sfruttarlo a capire di più e far capire, quanto la vita sia un bene inestimabile.
L’errore dell’uomo è quello di farsi trascinare nell’ambiguità di una società fallace, composta da egoismi, personalismi e arroganza del prevalere.
Se l’uomo si fermasse per un momento a riflettere. Magari, seduto su uno scoglio ad osservare il movimento continuo delle onde del mare che si infrangono, lasciando quel profumo di vita di cui il mare ha grande ricchezza. O sdraiato su una finissima spiaggia a guardare con meraviglia le stupende bellezze della nostra galassia. O dall’alto di una cima di una maestosa montagna imbiancata a rimirare la valle che si arricchisce delll’acqua che scorre a portarle la vita. E assaporasse, anche per un istante, l’aria di benessere che la natura ci ha regalato, certamente capirebbe che la vita è al di sopra di tutto, e che il rispetto che le si deve è quello di partecipare attivamente sempre finchè l’ultima cellula vive, per donare ai nostri eredi lo stesso dono di cui abbaiamo beneficiato noi.
La felicità è la vita. E’ la nostra compagna di sempre.


Raffaele Innato ha scritto: 24 Gennaio, 2009 21:51
La noia è sensazione d’inerzia malinconica e d’invicibile fastidio, dovuta perlopiù a insoddisfazione per la monotonia e la mancanza d’interesse della situazione in cui ci si trova.
La noia può essere sintomo di depressione clinica. Può essere indifendibilità appresa, un fenomeno strettamente collegato alla depressione.
Alcuni filosofi della crescita propongono che se i bambini sono cresciuti in ambienti privati di stimoli, e non sono incoraggiati ad interagire con il loro ambiente, non svilupperanno le capacità di farlo.
La noia è spesso associata all’adolescenza, specialmente nelle periferie, piccole città e altre aree isolate.
Quindi, la noia o in forma più grave la depressione, si acquisisce nel tempo dal contesto sociale in cui l’individuo diventa parte offesa, subendo la perdita degli stimoli di reattività e cedendo all’inedia o ad atti inconsulti.
E qui la società ha molta colpa.


Raffaele Innato ha scritto: 25 Gennaio, 2009 18:14
Caro Fab1963,
anche gli animali conoscono il suicidio. Recenti ricerche sembrano confermare l’ipotesi che gli individui di alcune specie scelgano la morte per garantire la salvezza del gruppo: termiti kamikaze, talpe che si lasciano morire di fame, farfalle che richiamano gli aggressori, le scimmie come l’ uomo soffrono di depressione. Sarebbero alcuni esempi di creature capaci di togliersi la vita in maniera apparentemente deliberata, che i ricercatori hanno cominciato a studiarne i motivi alla luce della teoria dell’evoluzione.
L’impulso all’autodistruzione negli animali, sostengono oggi alcuni scienziati, sarebbe infatti l’espressione di un istinto a sacrificarsi per il bene del resto della specie. Alcuni genetisti dell’evoluzione si spingono a teorizzare che perfino nell’ uomo la tendenza al suicidio possa avere una componente darwiniana, almeno per quanto riguarda certi tipi di atti autodistruttivi. Ma a differenza dell’uomo, gli animali non lasciano certo note di commiato e sono incapaci di atti manifesti, che richiedono una coscienza molto sviluppata. Robert Trivers, etologo dell’ Universita’ della California di Santa Cruz, cita l’esempio di una varieta’ di farfalla che trae in inganno i predatori confondendosi con i colori dell’ambiente. E’ stato osservato che quando gli esemplari adulti hanno ormai passato la fase riproduttiva si lasciano cadere a terra e sbattono rapidamente le ali finche’ non muoiono di sfinimento. Questo gesto permetterebbe di diminuire le probabilita’ di mettere in pericolo la progenie.
Le scimmie come l’uomo soffrono di depressione.
Alcuni studiosi dell’evoluzione, sono convinti che i comportamenti degli esseri umani spesso e volentieri non sono che versioni piu’ complesse di tratti sviluppati gia’ in altre specie. E uno dei fenomeni che piu’ sta ricevendo l’attenzione di questo genere di ricerche comparate e’ la depressione, specialmente alla luce di recenti studi che ne hanno documentato in maniera indiscutibile la presenza in varie specie di primati. Si e’ infatti scoperto che, in condizioni naturali di stress, gli animali che sono piu’ vicini all’ Homo sapiens nella scala evolutiva, dagli scimpanze’ agli oranghi, possono essere soggetti a stati melanconici di vario grado, fino a giungere addirittura, nei casi piu’ gravi, ad un blocco evidente dell’istinto di autoconservazione e al suicidio. E celebre il caso documentato da Gene Gooddall, scrittrice e studiosa del comportamento degli scimpanze’, di un piccolo di sette anni e mezzo caduto in uno stato di profonda depressione alla morte della madre da rifiutare di allontanarsi dal suo corpo perfino per procurarsi del cibo. E tanto simile sarebbe la depressione dei primati a quella umana, che la somministrazione di farmaci come il Prozac ne allevia in maniera equivalente i sintomi. Non solo. Studiando le scimmie Rhesus nel loro habitat naturale si e’ trovato che in una colonia, ben il 20 per cento degli individui risulta in media predisposto a questo disturbo quando si trova a dover affrontare la scomparsa di consanguinei o partners o quando e’ sotto stress per aver perso il proprio stato sociale. Secondo un recente studio condotto da Stephen Suomi, direttore del laboratorio di etologia comparata al National Institute of Health, si tratterebbe della stessa percentuale riscontrabile anche in campioni di popolazione umana. Suomi riporta, inoltre, che anche da un punto di vista chimico i primati affetti da depressione mostrano forti analogie con i pazienti umani, ivi incluso un identico calo dei livelli di noretineprina nel liquido cerebrospinale. Alla ricerca di un sostrato evolutivo al disturbo sia negli animali sia nell’ uomo, alcuni scienziati hanno avanzato l’ipotesi che si tratti, entro certi limiti, di una forma di autoprotezione, ideata dalla natura, per permettere all’ individuo di ponderare sulla situazione e di raccogliere le forze per passare al contrattacco. Per altri, invece, rappresenterebbe piu’ semplicemente il rovescio della medaglia di un tipo di personalita’ che, in situazioni di normalita’, comporta grandi vantaggi. In proposito, si e’ osservato che le scimmie che si dimostrano piu’ suscettibili alla depressione sono quelle che spesso e volentieri finiscono per accaparrarsi le posizioni gerarchiche piu’ rilevanti all’interno del loro gruppo.
E l’aspetto sociale c’entra sempre.

23 gennaio 2009

L'estradizione non deve essere negata.

Fermo restando il diritto-dovere di condannare un criminale come può essere stato C. Battisti (anche se lui si dichiara innocente per non aver mai ucciso). Rimango stupito (ma non più di tanto) dalla nostra classe politica: dal presidente della Camera Gianfranco Fini, dal presidente del Senato Schifani, dai ministri Carfagna, Ronchi, Rotondi, Meloni, La Russa e Matteoli. Dal segretario del Pd Walter Veltroni che aderisce all'iniziativa dei suoi colleghi condividendo le parole del Capo dello Stato per un «ripensamento del Barsile per l'estradizione in Italia» sul caso Battisti. Il presidente del Copasir Francesco Rutelli aderisce all'iniziativa. Aderiscono anche il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Ancora, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, quello alla Difesa Guido Crosetto e alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi.
L'iniziativa è stata sottoscritta anche da Sabina Rossa figlia di Guido Rossa il sindacalista della Cgil ucciso dalle Brigate Rosse. Il critico d'arte e sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. Anche Luca Volontè ha aderito all'iniziativa. «L'estradizione non deve essere negata».
Richiesta legittima e rispettabile.
Ma, con tutti i problemi serissimi dovuti alla recessione e alle tante ingiustizie che ci sono nel nostro Paese, dove milioni di persone non sanno come sbarcare il lunario, era proprio indispensabile concentrarsi con tanta forza sull'estradizione di Battisti?

22 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Chi è davvero libero di evadere le tasse?" Samuele Pinto Altamura(Ba)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Gennaio, 2009 19:44
Caro Sig. Samuele,
anch’io ho letto l’articolo in oggetto di Paolo Biondani e Luca Piana.
Sinceramente l’ho trovato coerente con la realtà.
L’articolo mette in evidenza che i lavoratori dipendenti non possono evadere, per il semplice motivo che le trattenute vengono fatte alla fonte. Per i liberi professionisti, imprenditori e autonomi, rispetto alla lotta all’evasione iniziata dal governo precedente di centrosinistra con buoni risultati, c’è la possibilità di evadere le tasse con più facilità. Perchè il ministro Tremonti ha eliminato la “tracciabilità” che era stata prevista per tutti i compensi sopra i 500 euro e ha raddoppiato la soglia di tolleranza per il contante portandolo da 5000 euro a 12500 euro. Rendendo più difficile ricostruire a posteriori la provenienza del denaro, favorendo gli evasori e ostacolando le indagini contro i patrimoni di mafiosi, bancarottieri e speculatori. Ha limitato anche il beneficio per chi si alleava con il fisco che trovava conveniente a l’azienda di turno a farla fatturare tutto. Ha trasferito i graduati delle Fiamme Gialle che avevano raggiunto i maggiori risultati contro evasione e criminalità economica in alcune realtà come Milano e Palermo, allegerendole dalla morsa del fisco con meno controlli, spostandoli su altre realtà meno scomode. I dati parlano di un aumento delle entrate con l’irpef, e una diminuzione del gettito iva.
Questo non vuol dire che che tutti i professionisti, imprenditori e autonomi siano evasori. Ma di certo mette in evidenza che chi ha “l’abitudine” ad essere furbo trova terreno più fertile per evadere meglio e contribuire meno alla solidarietà di una nazione, che avrebbe bisogno di equità: chi più guadagna paga di più, chi meno guadagna paga di meno, sempre secondo la legge che tutti siamo uguali di fronte alla nostra madre Costituzione, finchè non cambieranno anche questa.
Un caro saluto

21 gennaio 2009

Commento su L'espresso “Piu orgasmi se il partner è ricco” Carlo Forni

Raffaele Innato ha scritto: 21 Gennaio, 2009 18:30
De gustibus non est disputandum.
Il sesso come tutti i piaceri della natura segue una propria soggettività.
Ognuno è libero di godere come meglio crede.
Certo, nel rapporto, almeno tra due partner, ci deve essere sintonia e attrazione.
Io, dalla mia esperienza trascorsa, posso dire tranquillamente che donne benestanti (parole loro) trovarono il piacere del rapporto sessuale con un giovane non benestante come me, che le appagava molto di più dei loro benestanti consorti.

18 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Il caso Englaro e il qualinquismo anarchico" Francesco Polverini

Raffaele Innato ha scritto: 18 Gennaio, 2009 18:36
Maurizio Sacconi, negli anni settanta e ottanta militava nel PSI, con il quale è stato deputato. Terminata l’epoca del Garofano, aderisce a Forza Italia.
Successivamente alla morte di Marco Biagi, ucciso dai terroristi delle nuove BR, è emerso che Marco Biagi gli aveva scritto una lettera lamentandosi di non avere una scorta adeguata e chiedendogli di intervenire con la massima urgenza con il Prefetto di Roma e il Ministero dell’Interno perché questa venisse trasformata in una “scorta vera e propria”.
Stranamente in questo caso non ha avuto quella scaltrezza tale da difendere il diritto alla vita.
Dall’8 maggio 2008 ricopre l’incarico di Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Il 16 dicembre 2008, Sacconi (per pura coincidenza’?’ con la vicenda Eluana Englaro) emana un atto d’indirizzo che vieta, alle strutture sanitarie pubbliche e quelle private convenzionate col S.S.N., l’interruzione dell’idratazione e alimentazione forzate con la minaccia di escludere queste strutture dallo stesso; lo stesso giorno, la casa di cura “Città di Udine” (che non fa parte del Ssn in quanto il Friuli ne è uscito dal 1996) annuncia che, una volta chiarite le questioni legali, è pronta ad accogliere Eluana nel suo ultimo viaggio.
Il 17 dicembre 2008 Marco Cappato (segretario dell’Associazione Luca Coscioni), Antonella Casu (segretaria di Radicali Italiani), e Sergio D’Elia (segretario di Nessuno Tocchi Caino), presentano denuncia verso il Maurizio Sacconi, presso la Procura di Roma, per violenza privata ed intimidazioni, in seguito al suo atto d’indirizzo.Il 19 gennaio 2009, in seguito alla denuncia dei dirigenti di Partito Radicale, la Procura di Roma iscrive il ministro Maurizio Sacconi al registro degli indagati.
È sposato con Enrica Giorgetti, laureata in giurisprudenza, tra le altre cose ex direttore dei rapporti istituzionali e della comunicazione di Autostrade SpA, ex direttore dell’Area strategica impresa e territorio di Confindustria e dal 2005 direttore generale di Farmindustria.
La nomina di Sacconi a ministro della salute è stata criticata all’estero dalla rivista Nature come un possibile conflitto di interessi, dato che questa è avvenuta mentre la moglie del neoministro ricopriva la carica di direttore di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle industrie farmaceutiche.
Bisogna ammettere che aver dato il potere a queste persone di animo gentile e altruista è stata un bella e intelligente trovata.
D’altronde a noi italiani piace il martirio per una probabile beatificazione. Chissà?

15 gennaio 2009

Commento su L'espresso "E' morto il signor Franco e nessuno se ne accorto" Luigi Sidoli

LuigiRaffaele Innato ha scritto: 15 Gennaio, 2009 21:14
Fin quando l’uomo non comprenderà l’importanza dell’uguaglianza di tutte le persone e che solo l’amore per la natura e le cose terrene sono l’essenza della vita, prevarrà sempre l’ingiustizia portatrice di conflitti e di lutti.Il signor Franco questo lo aveva capito, per questo se ne andato in silenzio, lontano da falsi fragori, lasciandoci le nostre ipocrisie.

12 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Ma cosa vogliono le casalinghe?" Ilaria Mascetti

Raffaele Innato ha scritto: 12 Gennaio, 2009 17:38
Cara Signora Mascetti,

la Chiesa dà la sua ricetta contro la crisi economica. E chiede al governo un fisco più equo e lo stipendio alle casalinghe e di varare forme di riconoscimento per il lavoro delle donne che si prendono cura dei bambini e degli anziani e fanno risparmiare una montagna di soldi allo Stato.

Il cardinale Ennio Antonelli ha detto: “E’ importante applicare equità nel prelievo fiscale alle famiglie ed un riconoscimento anche al lavoro domestico a cui deve essere dato il giusto valore. Non si capisce come possa valere di meno se svolto da una madre anziché da una colf: quest’ultimo entra nel Pil e l’altro non è considerato per nulla”.

Circa un anno fa con una mia lettera (anche in questo forum), feci rilevare l’importanza di trovare una soluzione, una legge, una norma, verso una categoria di persone, di donne che non godono di nessun riconoscimento concreto, nessuna protezione o agevolazione di sostentamento da parte dello Stato, a fronte di un lavoro quotidiano abbastanza gravoso, che le tiene impegnate per quasi tutta la giornata per tutti i giorni dell’anno senza soste. Quando parlo di casalinghe, chiaramente mi riferisco prevalentemente a quelle donne che svolgono solo il lavoro di casalinga, per scelta o per costrizione di fatto in una famiglia monoreddito. Queste donne fanno per i più un lavoro oscuro, direi che lavorano in nero, senza percepire un soldo e con l’aggravante di non poter ambire, nemmeno, ad un contratto da precari.

Per lo Stato la casalinga non è una professione e non viene considerato un lavoro nella propria famiglia. Se, invece, viene chiamata a lavorare fuori della famiglia diventa un quasi lavoro non ben definito (colf, badante, governante…), non bene retribuito, ma riconosciuto.

Noi siamo un Paese evoluto, emancipato, industriale, abbastanza ricco. Se siamo arrivati a questo risultato è perchè, oltre agli imprenditori, operai, impiegati, commercianti, artigiani, liberi professionisti… che lavorano, ci sono le casalinghe che svolgono un lavoro primario e importante nella nostra società, sono il perno principale della famiglia e in particolare della famiglia monoreddito.

Senza il contributo di queste donne laboriose, la nostra sarebbe una società zoppa, non riuscirebbe a camminare spedita, coesa e responsabile. Sinceramente, non riesco ad immaginare la famiglia, senza qualcuno che provveda ad accudirla e seguirla con l’amore, che solo una donna disponibile (24 ore su 24) e capace come la casalinga sa fare.

Tenga presente che io ho scritto un libro nel quale ho descritto un modo diverso di vivere la vita terrena, dove la casalinga non esiste e non si professano religioni.

Siccome noi viviamo in questo tipo di società, questa realtà, dove la casalinga ha molta importanza nella famiglia e nella società, una volta tanto che una autorità come il Vaticano solleva un problema concreto e proponga, a suo modo, di riconoscere, a queste laboriose e silenti lavoratrici, un diritto che mi sembra ampiamente strameritato, prendiamone atto e studiamo come economicamente si possa trovare una soluzione, perchè queste persone non siano escluse da un contesto sociale, del quale sono parte attiva.

Il lavoro è impegno e fatica. Nella casalinga sono intrinseche.

Un caro saluto


11 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Non siamo tutti uguali (ma siamo un pò tutti filosofi). Roberto Saia

Raffaele Innato ha scritto: 8 Gennaio, 2009 22:24
Egregio signor Saia,
lei dove si colloca, in una sparuta individui “confusi” nella massa, o nella massa che sa riempire solo gli spazi?
Certamente gli uomini non sono tutti uguali. Neanche se nascono gemelli.
Il motivo probabilmente è da attribuirsi alla natura, che ci vuole diversi, proprio per poter convivere, altrimenti sarebbe una tragedia.
L’intelligente aiuta il meno intelligente, ma il meno intelligente può aiutare il più intelligente.
Il vecchio è fonte di esperienza per il giovane, ma il giovane è fonte di freschezza e di forza.
Il bambino per crescere ha bisogno dei grandi, altrimenti è condannato a morire.
L’uomo non può vivere senza la donna, ma anche la donna ha bisogno dell’uomo.
Il ricco è ricco perchè esiste il povero.
Le fiaccolate esistono, perchè c’è sempre qualcuno confuso nella massa di chi occupa solo spazi, che si sente in dovere di sopprimerle esternando quella “cattiveria” di cui molti uomini hanno in dote.
Un saluto

Commento su L'espresso "Viva la radio". Mario Salvo Pennisi-Riposto

Raffaele Innato ha scritto: 8 Gennaio, 2009 21:35
Mi ricordo ancora di Niccolò Carosio, grande radiocronista. Usava commentare alla radio il calcio, inventandosi azioni che non erano vere.
Questo l’abbiamo scoperto quando abbiamo visto le prme immagini della televisione con le prime partite trasmesse.Diciamo che ogni strumento contiene in se lati positivi e negativi.
Io, per esempio preferisco vedere in tv una donna come l’Arcuri e non sentirla alla radio. Come preferisco ascoltare Umberto Eco alla radio e non vederlo in tv.
La radio la puoi solo ascoltare, dando sfogo alla fantasia. La tv ti dà l’audio e l’immagine che può essere bella e affascinante o brutta e di orrore.
Sono due mondi diversi. Una la racconta e l’altra te la visualizza. Ognuna porta il vero e il falso. Dipende dall’argomento e da quello che si vuole che si ascolti o che si veda. Senza dubbio la musica la preferisco ascoltare alla radio. Un film o una partita mi piace vederli in tv.
Io sono nato con la radio, ma sono contento che è nata la Televisione come sono contento di Internet. Tutto dipende dall’uso che se ne vuole fare.
L’importante è non farsi sfuggire il senso della vita. Che è quello di vivere in concretezza e con lo spirito giusto. Vivendo nella giusta dimensione, nella lealtà e potendo avere libertà di scegliere.

06 gennaio 2009

Commento su L'espresso "Hamas e i miei 'pregiudizi' sull'Islam" Gian Paolo Corradi

Raffaele Innato ha scritto: 6 Gennaio, 2009 22:13
Io penso che per esprimere meglio un giudizio sull’eterno conflitto tra arabi palestinesi ed il popolo ebraico, converrebbe conoscere un pò la storia.
Anche per non avere falsi pregiudizi dall’una o dall’altra parte, ma per essere più equilibrati nell’esporre un parere non precostituito da concetti imposti, e basati più sui fatti che non per sentito dire o per esperienza personale ben limitata.
“L’Impero Romano provocò l’espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio.
Nel VII secolo la regione per mano degli Arabi attrasse nuovi coloni.
La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all’inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell’Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un’entità politica ebraica in Palestina.Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell’Impero britannico, togliendola all’Impero Ottomano. I Britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. Gli arabi si ribelleranno a più riprese, con i moti palestinesi.Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall’Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 400.000 nel 1936.
A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939): un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni ‘30, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d’Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5.000 arabi, 400 ebrei e 200 britannici.
Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l’amministrazione britannica pose forti limitazioni all’immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L’avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell’immigrazione e nell’aumento della popolazione l’unico mezzo per Israele di affermarsi.
Nel 1947 l’Assemblea delle Nazioni Unite, il 29 novembre approvò la risoluzione che prevedeva la creazione di uno stato ebraico e di uno stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l’amministrazione diretta dell’ONU.
La Gran Bretagna, che aveva già tentato di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano.
La maggior parte degli ebrei l’accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico.
Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba, altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell’ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall’Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista; gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.
Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di Israele di occupare “basi nemiche” poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all’interno del territorio) e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi (”setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris” ovvero “dar fuoco, distruggere e minare le rovine”) espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata “difficile da controllare”, situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti nè giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica. Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del mandato.
Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l’appena nato Stato di Israele. L’offensiva venne bloccata dall’ esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi, ciò che favorì l’esodo degli abitanti. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse 726mila profughi palestinesi; a loro ed ai loro discendenti è tuttora vietato il ritorno in territorio israeliano.In seguito all’armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l’Egitto occupò la striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra.
Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise di passare ad un attacco preventivo.
Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), in soli sei giorni, a partire dal 5 giugno 1967, Israele sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l’amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, trovandosi così occupare fino ad ora vaste aree di territorio al di fuori dei propri confini originari.
Nei Territori Occupati Israele rifiuta di applicare la Quarta Convenzione di Ginevra. I palestinesi dei Territori Occupati non hanno i diritti politici dei cittadini israeliani, né dei benefici accordati dalle leggi di Israele.
Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi che abitano a Gerusalemme Est non hanno i diritti dei cittadini israeliani ma solo quelli riconosciuti ai ‘residenti permanenti’ nello stato di Israele; non possono votare per la Knesset, ma solo per le elezioni locali.
In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l’Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.
Gerusalemme è stata proclamata capitale d’Israele dagli israeliani nel 1950 e confermata come tale nel 1980.
Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la “Linea Verde” del 1967 continuano ad essere “territori occupati” e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme.
Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione.”
Questa è la storia. Ognuno tragga le sue opinioni. Non mi pare che c’è una sola ragione da una parte.
La realtà è che nessuno, stati internazionali compresi, vuole realmente fare un passo indietro per farne uno in avanti molto più serio e democratico per una pace vera e duratura.
Un caro saluto




26 dicembre 2008

Unico baluardo contro la casta dei furbi.

Caro Di Pietro,

sei rimasto l'unico baluardo sincero contro un sistema di connivenze e furberie. Tieni duro perchè la gente ti segue e incomincia a capire, che il gioco di destra e sinistra è una sceneggiata per tenere il popolo diviso su due fronti contrapposti, così da continuare a mantenere un potere e fare i propri interessi di bottega, a scapito di gente che lavora onestamente con duri sacrifici, ricevendo solo briciole di contentino democratico.
Continua perchè la fiducia in te cresce, ancor più quando la casta cerca di attaccarti per difendere i suoi troppi privilegi. Questi ben pensanti signori hanno quasi svenduto l'Italia allo straniero e fanno credere di amare una Patria che da anni non esiste più. Tieni duro per dare agli italiani onesti una speranza per continuare a credere che esistono persone serie, che amano la giustizia come legalità, uguaglianza e rispetto del prossimo.
Diffida sempre da chi possiede curriculum poco affidabili.
Auguri a te e famiglia

10 dicembre 2008

Commento su L'espresso "Le catene di Domenici sono anche le mie." Vanna Vignoli

Raffaele Innato ha scritto: 10 Dicembre, 2008 19:22
A proposito delle dichiarazioni del sindaco di Firenze Leonardo Domenici per la questione moralità nel PD: “Mi sarei dovuto incatenare tutti i giorni”. I giornalisti hanno chiesto al nostro premier di commentare la notizia del sindaco di Firenze, incatenato a Roma davanti alla sede di Repubblica. “Cosa volete che vi dica. E allora io chissà per quanto tempo mi sarei dovuto incatenare. Avrei dovuto farlo tutti i giorni”, ha risposto il Premier.
Mai una frase fu così azzeccata!

16 novembre 2008

Commento su L'espresso "Non mi do pace per la violenza che monta." Guido Boscolo

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 23:01
Io distinguerei due tipi di violenza.
C’è una violenza personale quando nasce da un malessere proprio, per ragioni che riguardano la propria sfera famigliare o fatti che si possono addebitare a questioni che riguardano uno stato d’insofferenza verso persone che vivono vicino al proprio ambiente.
C’è una violenza sociale, che invece riguarda i gruppi d’individui, che nutrono un malessere verso una società che non sentono di condividere, per cui reagiscono in branchi o in associazioni a delinquere, scaricando su i più deboli le proprie meschinità e incapacità di confrontarsi.
Questa violenza, si acuisce quanto più la società si dimostra debole ed incapace al rispetto delle regole democraticamente condivise. Regredisce, quando la società riesce a dare quelle risposte di pacifica convivenza e uguaglianza dei diritti doveri di ognuno.

15 novembre 2008

Commento su L'espresso “Salve, sono Nino” Nino Foggy

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 22:24
Caro Nino,
sei il benvenuto tra noi.
Come tu stesso affermi, in una società le regole democraticamente stabilite vanno rispettate da tutti. Poi, c’è sempre l’eccezione che conferma la stessa regola. Nel caso che tu denunci, bisognerebbe vedere se, la strada che improvvisamente porta il segnale del limite di velocità a 50km/h, sia uguale in toto al resto della strada che invece il limite è a 90km/h. In tal caso si dovrebbe intervenire a conformare il limite. Se, invece, il tratto in oggetto è diverso e pone un rallentamento, per cui il segnale è giusto, allora si è obbligati a rispettare quel limite.
Io, capisco il problema e l’esigenza dei tuoi genitori, che appena possono fiondano verso il loro amato figlio. Però considerando che il tratto del limite a 50km/h è breve, non vedo il guadagno della visita se dura un minuto in più.
La cosa importante è che i tuoi ti amano come ci fai capire, e che devi fare eccezione alla regola, per cui devi correre molto rapidamente verso la guarigione senza porre limite alla velocità. Anzi, se vuoi, ti è permesso un bel gesto col tuo dito medio verso l’alto, per dire: “ti ho fregato! E continuo per la mia lunga strada.”
Un abbraccio
Raffaele

Commento su L'espresso "Bolzaneto. Giustizia è sfatta." Salva Tores

Raffaele Innato ha scritto: 15 Novembre, 2008 19:46
Chi ha la disavventura di entrare nelle aule di giustizia italiana, si fa un’idea di come sia faragginosa e complicata affrontare una causa, aspettarsi una sentenza giusta ed equilibrata.
La maggior parte delle cause sono gestite dagli avvocati che, all’insaputa dei propri clienti, decidono come è più comodo e conveniente affrontare il contenzioso in corso. Il giudice, di solito, acquisisce una serie di fascicoli con prove e controprove, perizie, testimonianze, riferimenti a leggi ed a sentenze già emesse. Per prassi consolidata, considerando anche le tantisssime cause in corso che ogni giudice deve giudicare, tendono a rinviare le udienze prolungando per anni una sentenza, che il più delle volte non soddisfa nessuna delle parti.
I fatti del Bolzaneto, sono stati visti e commentati da più parti, ma: “Quella notte è cominciata una settimana prima. Quando a Bolzaneto sono arrivati un centinaio di agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria”. Così un poliziotto anonimo dichiara e ammette che “nella polizia c’è ancora tanto fascismo, c’è la sottocultura di tanti giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della penitenziaria. L’intervento lo hanno fatto i colleghi del Reparto Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a dirigerlo c’erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro che la questura di Genova che è stata esautorata. E’ stata una follia. Sia per le vittime, che per la nostra immagine, che per i rischi di una sommossa popolare. Quella notte in questura c’era chi bestemmiava perché se la notizia fosse arrivata alle orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di Brignole, si rischiava un’insurrezione”.La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un “lager” comincia lunedì con l’arrivo dei Gom, reparto speciale istituito nel 1997 con a capo un ex generale del Sisde, e già protagonista di un durissimo intervento di repressione nel carcere di Opera. “Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a Bolzaneto è stata una sospensione dei diritti, un vuoto della Costituzione. Ho provato a parlarne con dei colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non dobbiamo avere paura, perché siamo coperti”.Quella notte. “Il cancello si apriva in continuazione - racconta il poliziotto - dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all’interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli…Comunque c’è stato chi di noi ha approvato, chi invece è intervenuto, come un ispettore che ha interrotto un pestaggio dicendo “questa non è casa vostra”. E c’è stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha vergogna”…
E’ evidente che azioni criminose di questa portata, non possono essere il frutto solo di alcuni “prestanti” poliziotti, che decidono autonomamente di attuarle se non hanno un ordine ben preciso dall’alto.
E’ evidente che in Italia i criminali di professione non sono mai condannati, perchè hanno ricevuto il libero arbitrio. Mentre la gente “dei semplici” che sono la stragrande maggioranza, è stata già condannata con sentenza definitiva ad una vita di lavoro precario dipendente perenne, con enormi sacrifici, poco o niente soddisfazioni, arresti domiciliari a vita…
Così ingiustizia è stata già fatta!
…E tutto questo è accaduto per una mela della verità che fu strappata dall’albero della conoscenza, a cui solo ad alcuni è permesso accedere.
Mistero della vita!

05 novembre 2008

Il primo discorso da Presidente di Barack Obama.

Barack Obama


Buonasera Chicago! Se c’è ancora qualcuno là fuori che dubita del fatto che l’America sia il posto dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Padri sia vivo oggi, che ancora si interroga sul potere della nostra democrazia, stasera ecco la risposta. E’ la risposta che hanno dato le file davanti le scuole e le chiese, mai così lunghe nella storia di questo paese, fatte da gente che ha atteso tre ore, quattro ore, molti per la prima volta nella loro vita, perché credevano che questa volta poteva essere diverso, e che la loro voce poteva essere quella differenza. E’ la risposta data da giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili. Americani, che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati solo un insieme di individui o un insieme di stati rossi e stati blu. Noi siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d’America. E’ la risposta che ha guidato tutti coloro ai quali per lungo tempo e da molti è stato detto: siate scettici, abbiate dubbio e paura, riguardo a quello potrà succedere! ...e li ha guidati a mettere le proprie mani sul cammino della storia per dirigerlo ancora una volta verso la speranza di un giorno migliore. C’è voluto molto tempo, ma stasera, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in questa elezione, in questo specifico momento, oggi il cambiamento è in America. Poco prima, in serata, ho ricevuto una chiamata di straordinaria cortesia dal Senatore Mc. Cain. Il Sen. Mc Cain si è battuto a lungo e con tenacia in questa campagna. E ha combattuto ancora più a lungo e con tenacia per il Paese che ama. Ha sostenuto per l’America sacrifici che molti di noi non potrebbero nemmeno immaginare. Siamo grati per il servizio reso all’America da questo leader audace e coraggioso. Mi congratulo con lui. Mi congratulo con il Governatore Palin per ciò che sono riusciti a realizzare. E sono impaziente di lavorare con loro per rinnovare la promessa di questo Paese, nei mesi che verranno. Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio, un uomo che ha fatto una campagna elettorale di cuore, che ha parlato in nome degli uomini e delle donne coi quali è cresciuto per le strade di Scranton e coi quali torna in treno a casa, in Delaware: il vice presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. E non sarei qui stanotte se non fosse stato per il sostegno incessante del migliore amico dei miei ultimi 16 anni, pilastro della nostra famiglia, amore della mia vita, la First Lady Michelle Obama. Sasha e Malia: vi amo più di ciò che possiate immaginare; vi siete meritate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca. E anche se non è più con noi, io so che mia nonna ci sta guardando, come ci guarda la famiglia grazie alla quale io sono ciò che sono. Mi mancano, stasera, e so che il debito che ho nei loro confronti è incommensurabile! A mia sorella Maya, a mia sorella Alma, a tutti i miei fratelli e le mie sorelle: grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato. Al responsabile del mio staff elettorale, David Plouffe, taciuto eroe di questa campagna, che ha realizzato la migliore, la migliore campagna politica, penso, della storia degli Stati Uniti d’America! Al mio capo stratega, David Axelrod che è stato mio partner in ogni passo del cammino percorso. Alla migliore squadra elettorale mai messa assieme nella storia politica: a voi tutto ciò è dovuto, e vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per realizzarlo. Ma al di sopra di tutto, non dimenticherò mai coloro ai quali realmente appartiene questa vittoria. Appartiene a voi! Appartiene a voi! Non sono mai stato un candidato favorito per questa carica. Non abbiamo mai avuto né molto denaro né molto consenso. La nostra campagna non è stata ordita nelle stanze di Washington. È cominciata nei cortili di Des Moines, nei soggiorni di Concord, sotto i portici di Charleston. E’ stata fatta da uomini e donne che hanno dato quel poco che avevano da dare: 5 o 10 o 20 dollari per la causa. Ha tratto la propria forza da quei giovani che hanno respinto il mito di una generazione apatica e hanno lasciato le proprie case e le proprie famiglie per lavori che offrivano pochi soldi e ancor meno riposo. Ha preso la propria energia da quei meno giovani che hanno sfidato il freddo gelido e il caldo bruciante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti, e dai milioni di americani che hanno prestato la propria opera volontaria e lavorato e provato che, più di due secoli dopo, il governo delle persone, dalle persone e per le persone non è stato inghiottito dalla Terra. Questa è la vostra vittoria! E io so che non avete fatto tutto ciò che avete fatto per vincere un’elezione. E so che non l’avete fatto per me. Lo avete fatto perché capite l’enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte stiamo festeggiando, sappiamo bene che le sfide che ci attendono domani saranno le più importanti della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria del secolo. Anche se stanotte siamo qui, sappiamo che ci sono dei coraggiosi americani che si stanno svegliando nei deserti dell’Iraq e nelle montagne dell’Afghanistan per rischiare le proprie vite per noi. Che ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro bambini si saranno addormentati e si chiederanno come faranno con l’ipoteca o a pagare il conto del medico o a risparmiare abbastanza per l’università dei loro figli. Ci sono nuove energie da imbrigliare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire, minacce da fronteggiare, alleanze da ricostruire. La strada che abbiamo davanti è lunga. La salita è ripida. Potremmo non arrivarci in un anno e nemmeno in un mandato. Ma, America, non ho mai auto tanta speranza quanta ne ho stasera sul fatto che ci arriveremo! Io vi prometto che noi ci arriveremo! Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutto ciò che deciderò o con le mie politiche da Presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma sarò sempre onesto con voi riguardo alle sfide che dovremo affrontare. Vi ascolterò, soprattutto quando non sarete d’accordo. E, sopra ogni cosa, vi chiederò di partecipare alla ricostruzione di questa nazione, nell’unico modo in cui l’America è stata fatta per 221 anni - - edificio per edificio, mattone per mattone, mano callosa per mano callosa. Ciò che è cominciato 21 mesi fa nel cuore dell’inverno non può terminare in questa notte d’autunno. Questa vittoria da sola non è il cambiamento che vogliamo. E’ solo l’opportunità di realizzare quel cambiamento. E ciò non può accadere se ritorniamo indietro al modo in cui le cose erano. Non può accadere senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. Dunque facciamo appello ad un nuovo spirito di patriottismo e di responsabilità, per cui ognuno di noi si rimbocchi le maniche e lavori duramente e si prenda cura non solo di sé stesso ma anche degli altri. Ricordiamoci che se la crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere un Wall Street ricco e un "Main Street" (n.d.t inteso nel senso del popolo, della gente comune) in sofferenza. In questo paese, nasciamo e moriamo come Una Nazione, Un Popolo. Non cediamo alla tentazione di ricadere nella faziosità, nella chiusura mentale e nell’immaturità che ha avvelenato la nostra politica così a lungo. Ricordiamoci che è stato un uomo originario di questo stato a portare per primo lo stendardo del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori dell’autostima, della libertà individuale e dell’unità nazionale. Quei valori sono valori che tutti noi condividiamo. E mentre il Partito Democratico vince un’importante elezione stanotte, noi lo facciamo con una dose di umiltà e determinazione a sanare le divisioni che hanno ostacolato il nostro progresso. Come disse Lincoln di fronte ad una nazione ben più lacerata della nostra, noi non siamo nemici ma amici. Anche se le nostre passioni possono averci infiammato, non devono rompersi i nostri legami di affetto. E per quegli americani il cui sostegno non ho ancora guadagnato: posso non aver vinto il vostro voto stanotte, ma sento le vostre voci, ho bisogno del vostro aiuto. E sarò anche il vostro Presidente. E per tutti coloro che stanotte ci guardano al di là delle nostre sponde, da palazzi e parlamenti, per coloro radunati attorno alle radio negli angoli dimenticati del mondo: le nostre storie sono differenti, ma il nostro destino è comune, ed una nuova alba per una leadership americana è a portata di mano.

Commento su L'espresso "Oggi è una bella giornata. Godiamoci l'attimo fuggente". Antonio Porta

Raffaele Innato ha scritto: 5 Novembre, 2008 13:46
Si è aperto uno spiraglio dal tunnel lungo e buio, in cui il mondo si è incamminato.
Dobbiamo inseguire quella piccola filtrante luce. Non dobbiamo correre, dobbiamo stare attenti a non inciampare e a non scontrarci, per non disperderci in meandri tortuosi e inconcludenti. Questo è il momento di stare uniti perchè possiamo salvarci da chi ci ha messo crudelmente in questa situazione senza ritorno. Tornare indietro significherebbe disconoscere le nostre capacità di saper guardare avanti. Ci conviene fermarci il tempo di riflettere, dopodichè prendere con passo decisivo, quel percorso di convenienza e collaborazione che ci faccia arrivare, quanto prima, ad allargare quello spiraglio di speranza, tanto da farci attraversare tutti verso quella luce che è la nostra salvezza e il nostro benessere.
Cogliere l’attimo per rinascere!

Da oggi è nata una democrazia. Il cittadino della razza umana Barak Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti d'Amarica!

Il senatore dell'Illinois Barack Obama è stato eletto 44° Presidente degli Stati Uniti: 47 anni, figlio di un'americana del Kansas e di un cittadino del Kenya, da oggi porta il suo messaggio riformista di cambiamento. Il neo Presidente ha dichiarato:"Se c'è qualcuno qua fuori che ha dubitato un solo istante che l'America è il luogo dove tutto è possibile, che si chiede se i sogni dei padri fondatori sono ancora vivi, che ancora mette in dubbio il potere della democrazia, questa notte ha avuto la sua risposta. La strada che abbiamo di fronte è lunga. La scalata ripida. Potremmo non farcela in un anno o in un mandato, ma l'America ho speranza che possa farcela, anzi ce la farà, come popolo".
Anch'io mi sento speranzoso, che la strada del cambiamento tracciata da Obama possa fare da apripista al mondo intero, per creare quella fiducia e quella solidarietà, di cui ne avremmo un gran bisogno.
Io ho un sogno: "che tutti i popoli possano comprendere quanto i conflitti e le disuguaglianze sono portatori di disastri e la pacificazione invece è portatrice di vita e di amore."

01 novembre 2008

Commento su L'espresso "Siamo uomini o tifosi?" Francesco Polverini

Raffaele Innato ha scritto: 1 Novembre, 2008 20:07
Caro Francesco,
in parte risulta vero che ci vogliamo sentire dire o recepire l’informazione per quello che ci fa più convenienza. Quando si va dal medico nessuno vorrebbe sentire di avere una malattia seria. Il danno minore di una disinformazione nello sport e nel calcio, è poca cosa (non giusta) rispetto ad una disinformazione che invece tocca interessi e valori esistenziali dell’uomo. Ancora maggiore diventa il danno se la disinformazione risulta falsa, sconvolgendo una sacrosanta verità. Da qui poi nascono le ribellioni e la rabbia. Allora, ragione vuole che qualsiasi notizia deve essere letta tra le righe, controllata, verificata e darle il giusto peso, a seconda l’importanza dell’argomento e del suo trascendere. Mai farsi prendere solo dal titolo a carattere cubitale! Ponderare, ascoltare e risentire più volte, se necessario, senza farsi prendere dall’ansia o dal panico. Se avete notato, le notizie che più si vogliono far risaltare all’opinione pubblica, vengono date con enfasi e gridando, quelle meno rilevanti da far ascoltare, sono date con tono più basso e breve. Se ricordate bene il tg di “canale 5″ è stato il primo in Italia a gridare i titoli di apertura. Ora mi sembra evidente che il pluralismo dell’informazione è di assoluta importanza, specialmente se a detenere i mezzi d’informazione sia un solo proprietario o anche più proprietari che hanno l’unico fine di gestire i flussi per interessi privati. Bene è stato l’avvento di internet che riesce a far sentire più voci fuori dal coro. E bene facciamo noi se non ci chiudiamo nella lotta fratricida di stare o da una parte politica o dall’altra. Noi, invece, dobbiamo capire e comprendere che non dobbiamo avere nessun timore di parlarci, di dialogare, di sentirci e di ricercare la verità, che probabilmente non sta tutta da una parte, ma che è bene conoscerla, per prendere decisioni e strade che più si addicono al nostro interesse di persone vere che fanno il loro dovere e che pretendono i loro diritti, compresa la giusta e vera informazione.
Un caro saluto

31 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Sono tornati i giovani. Qualcosa cambierà” (Stefania Rossini)

Raffaele Innato ha scritto: 31 Ottobre, 2008 13:19
Cara Rossini,
la sua interessante lettera mi dà lo spunto per esporre e far conoscere cosa ho scritto alcuni anni fa nel mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà”(pubblicato solo nel dicembre 2007), precisamente a pag. 42 e 43 cap.1: “…si stava creando l’idea di una globalità del Pianeta, solo attraverso il mercato internazionale dei prodotti per la libera concorrenza, come scambi di merci, spiegandola come una giusta condizione di parità di prodotti a garanzia di qualità e di costi inferiori, diritti dei popoli, liberi di scegliere in un clima di democrazia, il miglior prodotto.In realtà, si costringevano le popolazioni tutte ad accettare supinamente ogni prodotto imposto da un mercato, gestito da grandi imprese e finanzieri, promovendo, così, un sistema capitalistico sempre più individualistico ed egoistico, sulle basi di un mondo globalizzato fittiziamente. Di fatto, facendo perdere il clima solidale e di collaborazione dei popoli, che fino ad allora si era cercato di avviare a costruzione con grande difficoltà.
In questo putiferio generale egocentrico, nel marasma inquietante di una società decadente e moribonda, dove tutto era divenuto il contrario di tutto. Incredibilmente, però, pian piano dal ventre di questo organismo malsano sono usciti gli anticorpi benefici. Cioè sono nati e si sono formate associazioni, movimenti e gruppi spontanei, sempre più numerosi, di centinaia di milioni di persone, che sono serviti a fare da apripista.
Questi rivendicavano più giustizia, solidarietà, pace, uguali diritti e doveri: evidenziavano una molteplicità di guasti e di storture in un sistema capitalistico individuale globalizzato. Contestavano le disparità enormi che favorivano i ceti più privilegiati rispetto ai meno abbienti. Con il passare del tempo, questo divario diventava sempre più ampio e in maniera proporzionale cresceva anche il malessere degli scontenti.
Un po’ a ragione e un po’ a torto, questi movimenti, per farsi ascoltare, usavano mezzi e modi ora pacifici e ora un po’ cruenti.
Col trascorrere del tempo, però, questa massa di persone diventava sempre più grande, più convinta e mobilitata a voler cambiare le regole per una società più umana.
La certezza e la determinazione di questa moltitudine di gente per un cambiamento reale della società, si palesavano dal fatto che, tutti i propri componenti, appartenenti a larghi e diversi strati sociali ed economici, seppure con diverse credenze religiose cominciavano a ritrovarsi e confluire sugli stessi valori di solidarietà. Aggregandosi compattamente in un’unica collettività e rivendicando il diritto per tutti ad avere e godere della stessa parità, senza alcuna discriminante. Fatto del tutto nuovo che, rispetto ai tanti movimenti contestatori del passato non era mai avvenuto poiché manifestavano, perlopiù, per ragioni ideologiche, di classe e di religione.
Quindi, questo loro nuovo modo di evidenziarsi e di proporsi, il far parlare dei problemi reali, il far discutere la gente tra la gente, il far prevalere la ragione dei valori reali rispetto a quelli futili e fatui, ha fatto breccia nei cuori e nelle menti delle persone. Prima a quelle più sensibili e poi a quelle meno sensibili. Fino ad allargarsi sempre di più, a macchia d’olio. Tanto che, tutti noi planetari, presi da piccoli o grandi problemi di vita quotidiana, dopo essere stati in condizione di letargia finalmente, abbiamo aperto i nostri occhi e abbiamo iniziato a prendere coscienza che la situazione mondiale stava davvero degenerando.
Paradossalmente, alcuni degli stessi oggetti virtuali, si sono ritorti contro il sistema, aiutando di molto la diffusione dei pensieri e delle immagini, propagandando i reali obiettivi e quindi accelerando la ragione di necessità del cambiamento.
Perciò la nostra è stata una vera rivoluzione avvenuta dal basso, cioè dal popolo. Non è stata imposta da una Nazione potente o da alcuni governi o governanti, ma è stato il frutto di una presa di coscienza generale, nata da una esigenza oggettiva ed obiettiva della situazione gravissima in cui era caduta la popolazione mondiale…”
Con questo, ho voluto evidenziare che “l’onda” degli studenti e delle persone operose che, in questi giorni hanno manifestato pacificatamente e massicciamente contro una legge imposta, non nasce da un disegno politico preconfezionato da qualche stratega o da una sola parte del mondo politico, ma è il frutto delle aberrazioni e delle politiche fallimentari di questi ultimi decenni di una politica nazionale e internazionale, che ha copiato maldestramente, una politica oligarghica costruita solo sul valore del danaro e dell’apparenza, in danno forse irreversibile di una politica, che invece ha bisogno del contributo di idee e di valori della gente e dei popoli, per costruire un mondo senza danaro, ma vissuto in una reale solidarietà dei popoli per il benessere comune.
Una piccolissima e speranzosa fiammella si è accesa, ma non basta, bisogna continuare per vedere la luce nel suo splendore naturale, altrimenti ritorneremo nel buio pesto.
Un caro saluto

Commento su L'espresso “Altro che riforma. E’una semplice operazione di cassa”(Anna Caturano)

Raffaele Innato ha scritto: 30 Ottobre, 2008 21:51
E’ evidente che questo governo eletto, ahimè, democraticamente dal popolo sovrano con una legge elettorale antidemocratica (porcata), non vuole bene al paese. Sta solo cercando di comandare e non di governare. Qualsiasi proposta venga dall’opposizione in parlamento o dalla gente nelle piazze a manifestare un dissenso a decreti legge inopportuni, non viene presa in considerazione, anzi, si dimostra come un fastidio. Purtroppo, siamo in presenza di persone intolleranti, che non amano ascoltare chi la pensa in maniera differente da loro. D’altronde, la provenienza di queste persone è ben nota per l’antidemocraticità innata. Ad iniziare dal capo supremo che avrebbe voluto, se ricordate bene, il 100% dei voti per governare senza alcuna opposizione e che auspicava di fare il partito unico, cioè solo il suo partito. Per proseguire con il partito post fascista, che con qualche eccezione, sappiamo quale idea di democrazia hanno potuto assimilare in così poco tempo dalla svolta di Fiuggi, insieme ad una lega che pensa all’Italia come nazione di appartenenza, solo quando c’è da ritirare lo stipendio da parlamentari nella Roma ladrona. Quindi, si fa bene ad opporsi in massa e pacificamente, senza cadere nelle provocazioni di frange ben note, dimostrando che il paese ha bisogno di essere governato con leggi condivise e dopo aver ascoltato tutte le proposte di chi è a conoscenza dei problemi reali. E farebbe bene anche il Presidente della Repubblica a schierarsi con la gente e col paese che soffre e che ama la nazione, e non fare l’equidistante, che non serve a nessuno, se non a chi già ha il potere in parlamento e al governo sul popolo, il quale, invece, sta dimostrando compattamente di avere, per il futuro dei giovani, un idea diversa di come riformare la scuola e la società per migliorarle.

26 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Tutti in piazza. Finalmente!" (Alfredo Giannini)

Raffaele Innato ha scritto: 26 Ottobre, 2008 19:14
La manifestazione del 25 c.m. ha mostrato, ancora una volta, che c’è un popolo di centrosinistra onesto, legale, leale, garbato, pacifico, intelligente, serio, composto da persone e famiglie che chiedono al governo, prima, e all’opposizione, dopo, di costruire un Italia che rispetti il popolo che lavora, che vuole lavorare, che vuole vedere un futuro per i figli basato sulle certezze e in condizioni dignitose. Leggendo e guardando i volti delle persone presenti, si capiva la delusione di una politica che non sa ascoltare e che non sa guardare i problemi della gente. Questi politici (magari lo fossero!) non riescono a vedere più del loro naso, non sono capaci di avere idee lungimiranti, vivono alla giornata. Un giorno va bene il petrolio, domani va bene il nucleare, nel frattempo l’India ha mandato una sonda sulla luna per trovare l’elio-3, di cui avranno bisogno per far funzionare i futuri reattori a fusione nucleare che tutto il mondo sta studiando per produrre energia. Con sole 10 tonnellate di Elio-3, si possono soddisfare i bisogni energetici dei cinesi per almeno mezzo secolo ».
Con la mia lettera alla gentile Rossini, ho voluto evidenziare che le parole dette da Veltroni, secondo me, sono esatte. Il problema dell’Italia è che non abbiamo gente o politici capaci di saper governare questo nostro grande paese. Non ci scordiamo che noi tutti (centrosinistra o centrodestra) siamo tutti figli di quella generazione che dopo la seconda guerra mondiale, dopo pochi anni, è riuscita a ricostruire dalle rovine un grande paese. Noi ci meritiamo una classe dirigente onesta e capace all’altezza di un popolo operoso che non ha grandi pretese, se non quelle di avere: un posto di lavoro adeguatamente remunerato, un tetto non oneroso per abitare, una scuola pubblica che funzioni, una sanità che curi bene senza speculare, una giustizia che funzioni con sentenze più celeri e più giuste, la possibilità di vivere in un clima democratico, dove le idee altrui siano rispettate e dove poter manifestare pacificamente il proprio dissenso, senza la paura di trovarsi o in galera o con la testa rotta. Io credo che questa manifestazione, riuscita bene grazie alla gente che vi ha partecipato, contiene un messaggio di bisogno verso tutti coloro che hanno la pretesa di dirigerci, che è quello di smetterla di pensare ai propri meschini interessi di parte e personali, ma di aver la consapevolezza che c’è un popolo italiano e gente perfettamente integrata, che chiede a chi non ha interesse generale e incapace di dare le dimissioni, e chi ha interesse reale per il paese di accettare l’aiuto e le idee che vengono dalla base.
Io mi sono permesso di coniare una sigla A.R.C.A. (A=Ascoltare, R=Riflettere, C=Capire, A=Agire).
Speriamo bene!

22 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Aiutare i poveri a spese di altri poveri" (Roberto Blanco)

Raffaele Innato ha scritto: 22 Ottobre, 2008 19:59
Mentre si vogliono aiutare i poveri togliendo i soldi dalle tasche dei poveri,Adriana Lima indossa il “Black diamond miracle bra”, il super reggiseno più caro della storia creato da Victoria’s Secret. L’indumento costa la modica cifra di 4 milioni di euro ed è composto da 3.900 pietre preziose, migliaia di minuscoli diamanti neri, 117 diamanti da un carato ciascuno e 34 rubini. La sua peculiarità sono le due grosse (e rarissime) lacrime di diamante nero da 100 carati.Questa si che è vera solidarietà! Quando si dice la bontà umana!Propongo una Robin tax alla Tremonti, una bella raccolta in danaro dai 15 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà (meno di 30 centesimi di euro per ognuno), per regalarlo alla signora Veronica Lario, ne avrebbe tanto di bisogno, poveretta!?

18 ottobre 2008

Commento su L'espresso "Tra Cofferati e Guzzanti chi è il padre migliore?" (Paola De Cesare)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Ottobre, 2008 21:32
Lasciando la decisione ai figli di giudicare i padri, posso solo esprimere un parere sulla personalità pubblica dei due politici.
Cofferati ha dimostrato di saper fare bene il ruolo da sindacalista in uno dei periodi più difficili ma anche denso di significativi successi per il sindacato stesso: l’accordo sulla concertazione del 1993, la riforma delle pensioni del 1995, il no alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il quale il 23 marzo 2002 al Circo Massimo di Roma parla davanti ad una folla di circa tre milioni di persone, in una delle maggiori manifestazioni italiane del dopoguerra. Il passaggio alla politica lo ha visto meno protagonista in positivo, per colpe che di certo non possono essere addebitate solo a lui.
Guzzanti Paolo, da buon socialista anticomunista, ha pensato bene di scegliere la strada del partito della libertà, dove poter esprimere liberamente tutto quello che dice il suo capo, poi a ravvedersi che forse anche il capo qualche errore di democrazia lo commette. Se lo dice il Guzzanti bisogna credergli!? Ma chi Guzzanti? Sabina, Corrado o Caterina? Mah… Mai mettere il naso nelle famiglie… si finisce che ci si confonde e non si sa come va a finire.

17 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Io professore, massacrato in una scuola privata” (Angelo Rossi)

Raffaele Innato ha scritto: 18 Ottobre, 2008 19:19
Caro Angelo,
questa sua brutta esperienza le ha fatto comprendere quanto difficile è insegnare. In questa società dove il danaro è il padrone, pretendere d’insegnare a ragazzi che non hanno nessuna voglia d’imparare perchè tanto non cambia la loro prospettiva di vita, diventa quasi impossibile. L’errore o la conseguenza di questo malessere, sta nella mancanza di valori e di ideali della nostra società. Se tutto il sistema sociale economico si basa sulla valorizzazione del danaro e della sua potenza, è ovvio che tutti gli altri valori vengono svalutati, perdono significato. Quando si è molto giovani, non si riesce a distinguere quale può essere la strada più giusta da percorrere. Sono gli eventi esterni che trascinano a seguire le mode o i luoghi comuni dei ragazzi, facendoli assomigliare a degli automi telecomandati. Per fortuna non tutti i ragazzi sono figli condizionati di questo malessere. Ci sono ragazzi che hanno voglia di sapere e d’imparare. Seguono con interesse le lezioni cercando di capire quale può essere il proprio futuro. Da questi ragazzi bisogna prendere esempio per costruire una scuola vera, nella quale preparare gli insegnanti ad insegnare. Si, perchè non basta essere preparati culturalmente per fare il professore, è necessario avere la capacità di saper insegnare. Un buon insegnante deve riuscire a capire come stimolare gli alunni a seguire le lezioni.
Noi ragazzi del ‘68 di una scuola tecnica, eravamo una classe molto “movimentata”, il nostro professore d’italiano giovane, ma con la predisposizione all’insegnamento, aveva compreso che insegnare alla classica maniera non avrebbe portato a risultati positivi, quindi, pensò bene di diventare uno di noi, usando il metodo partecipativo d’interrogarci dal posto col libro aperto, che si poteva tranquillamente sfogliare e commentare. Ebbene, noi diventammo dei ragazzi interessati e bravi.
Ci fosse stato un’altro insegnante avremmo continuato sulla falsa riga.
Ogni buon mestiere ha bisogno sempre di un buon maestro, non “unico”.
Non si arrenda, la vita continua.
Un caro saluto

16 ottobre 2008

Commento su L'espresso “Caro Saviano, la tua partenza è una sconfitta per noi non per te” (Mauro Ottonello, Genova)

Raffaele Innato ha scritto: 16 Ottobre, 2008 21:09
Caro Roberto,
non so se un luogo diverso dall’Italia ti possa dare più tranquillità. Non so se al tuo posto sceglierei di rimanere o di andarmene. So che è giusto che tu faccia la tua vita di persona libera, come hai dimostrato di esserlo denunciando fatti e persone appartenenti a quella malavita, che tanto malessere e devastazione crea in un mondo che avrebbe bisogno di civile convivenza e amore del vivere solidale.
Sono un meridionale come te e come te ho vissuto la mia adolescenza da esterno tra gente abituata alla legge della mala. Io abitavo di fronte al boss della città, morto molti anni fa. Quasi quotidianamente, noi abitanti del quartiere, assistavamo ai combattimenti tra bande e famiglie contro famiglie. Poi, arrivava puntualmente il boss che metteva tutti al proprio posto. Noi ragazzi e gente del quartiere, avevamo nei confronti del boss, il senso del timoroso rispetto. Bisogna dire che i bravi ragazzi e le persone per bene godevano del suo rispetto e della sua protezione gratuita. Se un delinquente si permetteva di darci fastidio lui interveniva in nostro favore. Questo modo di fare, ai nostri occhi, lo faceva diventare simpatico. Però, noi per la nostra strada legale e loro i malavitosi per la loro strada illegale. La delinquenza di allora si finanziava dalla prostituzione, dal gioco d’azzardo, dall’usura e dal pizzo, non per tutti. Ho avuto modo di conoscere da vicino i malavitosi con le loro debolezze e la loro arroganza di “dritti”. Noi a Taranto usiamo dire che il dritto muore sempre dalla mano del più fesso, proprio perchè nei confronti del più fesso si sentono troppo sicuri. Quindi, persone in carne ed ossa con qualche pregio ma molti difetti. Uomini, nati dal malessere di una società malata che pur tecnologicamente moderna e avanzata, si trascina un malcostume atavico, dove ci deve essere: il furbo e il fesso, il criminale e il buono, l’onesto e il disonesto, il ricco e il povero, il padrone e lo schiavo, il lavoratore e il disoccupato, l’arrogante e l’umile, l’eroe e il vigliacco, il dirigente strapagato e l’operaio malpagato, il corrotto e l’incorrotto… Tutte persone che fanno parte di un circuito vizioso e viziato da ingiustizia millenaria, chi comanda e chi subisce, con giustificazioni diverse, pensate e tramandate da mentecatti per favorire i più egoisti e i più scaltri, ma che porta ad un solo fine per tutti, la tragedia umana e la fine di tutto.
Allora, chi riesce ad evidenziare ed a sdradicare questo marciume, cercando di riportare ogni uomo sulla diritta via della solidarietà umana e del felice convivere, in un mondo più giusto e più equo per tutti, ha solamente da guadagnare, in termini di benessere corporeo e di soddisfazione di vita, chi invece, rimane impigliato nella rete di questo sistema perverso non avrà mai conosciuto la libertà del vivere.
Un caro saluto
Raffaele

14 ottobre 2008

E se anche a Brindisi le chiedessero il pizzo?















Lina Wertmüller

Lina Wertmüller, la signora del cinema italiano, pantaloni a scacchi rossi e bianchi, pendant con l´immancabile montatura bianca sugli occhietti, aveva allestito a Taranto e a Martina Franca il set "Mannaggia alla miseria", dove avrebbe girato tutte le scene del suo film. Dopo aver girato diverse scene, ha spostato il set da Taranto a Brindisi per sfuggire alle continue richieste di denaro (pizzo).
La scelta di girare in Puglia era perchè è bella e porta fortuna, luogo prescelto per il suo primo set con "I basilichi". Quindi, nessuna esitazione, l´idea di Lina Wertmüller sulla Puglia rimane, malgrado le improvvide richieste di pizzo ricevute in terra tarantina che hanno costretto la troupe ad un improvviso cambiamento di programma. In 70 fra regista, attori, tecnici e produttori sono approdati ieri a Brindisi con un giorno d´anticipo, stavolta adeguatamente scortati dalla polizia. A Taranto, invece, erano rimasti alquanto scoperti, con poca protezione.
Il lavoro perciò prosegue, tensione alle spalle, mentre Lina Wertmüller impartisce le sue direttive. Da parte mia, rimasto costernato per l'accaduto riprovevole, come cittadino tarantino, la regista con tutta la sua troupe hanno la massima solidarietà.
Però vorrei fare una osservazione. Quasi tutte le pellicole della Wertmüller riflettono in maniera inequivocabile il suo impegno politico e sociale, con i personaggi principali aderenti all'anarchismo, al comunismo (se uomini) e al femminismo (se donne). Anche la trama e le azioni principali degli attori riflettono i conflitti socio-economici "lotta di classe" presenti nella storia dell'Italia. Alcune critiche rivolte alla regista sono state quelle di rappresentare il sud-Italia e i sud italiani secondo l'ottica di luoghi comuni che ha sicuramente il suo massimo picco in "Io speriamo che me la cavo" dove un professore proveniente dal nord Italia arriva per sbaglio in un comune in provincia di Napoli a portare ordine in una scuola afflitta da evasione scolastica e governata da una preside assenteista e da bidelli che chiedono il pizzo sulla carta igienica ed i gessetti. I bambini vengono prima mostrati come piccoli criminali, ma poi il professore riesce ad andarci d'accordo fino a tirare fuori il loro lato dolce ed affabile. Il film, ambientato a Corzano (comune inesistente nella realtà) mostra case diroccate, strade cadenti e immondizia in ogni dove ed è stato girato nelle zone periferiche di Taranto e nel centro storico di Corato.
Ora il fatto di preferire Brindisi a Taranto, dopo la richieste di pizzo, mi fa pensare che per la grande regista, fare le battaglie politiche-sociali, stando dietro una macchina da presa pescando e inventando immagini desiderate, risulta molto differente e più comodo, che farle restando sul posto e affrontarle nella realtà.
E se anche a Brindisi le chiedessero il pizzo?