Raffaele Innato ha scritto: 11 Luglio, 2008 11:08
Il problema italiano nasce da una cultura di sottomissione verso personaggi o caste che solitamente appaiono alla ribalta delle cronache. Siano esse persone oneste o disoneste. L’italiano non ama fare molta distinzione. Addirittura, molte volte si plaude la persona che delinque. Si guarda molto all’aspetto esteriore e non alla sostanza. Quasi si prova godimento nel vedere questi individui pavoneggiarsi con lussuose auto, con guardie del corpo, con belle donne o viceversa. C’è un’invidia complice e compiacente, che fa risultare ciò, una meta da raggiungere. Quindi, si mettono in moto tutti quei meccanismi che possano risultare di aiuto al raggiungimento di uno scopo, che probabilmente non arriverà mai, anzi per molti casi diventerà deleterio. Dimostrazione lampante dello scempio delle nostre città e il non rispetto della dignità delle persone, che ormai, ha preso la via di lidi molto lontani. I mass media, non fanno molti sforzi per cambiare questo status quo, anzi, il, più delle volte, ci sguazzano allargando sempre di più questa subcultura. L’esempio da emulare è quello di apparire su uno schermo ad un vasto pubblico, non di studiare o sacrificarsi alla ricerca di soluzioni che possano aiutare la società e la collettività, bensì percorrere la strada molto più semplice, in apparenza, dell’apparire per dimostrare che ci sono e non dell’essere perchè esisto. Poi, succeda quel che succeda. In Italia questo problema è più evidente che negli altri paesi, perchè abbiamo un’anomalia gigantesca di un signore che usa il mezzo d’informazione, e non solo, per interesse personale e per gestire una popolazione che subliminalmente è in grande parte già drogata. Riuscire a scardinare questo sistema persuasivo, è diventato difficile, specialmente se da parte di chi si deve opporre, non si prendono le dovute distanze e non si propone una vera alternativa di cambio radicale per una cultura sana, che serva da esempio per portare alta la dignità e il rispetto della persona e della stessa Italia, per il benessere e non per il malessere.
Io rimango dell’idea che le proposte sane possano essere partorite, non necessariamente da luoghi istituzionali, ma anche da luoghi che in apparenza sembrano innaturali, come questo forum. Da qualche parte si deve pur partire!
"L'isolamento dalle persone, il rifiuto di convivere con gli altri porta inevitabilmente alla morte dell'individuo." (Raffaele Innato)
11 luglio 2008
10 luglio 2008
Commento su L'espresso “La mia piazza Navona e la loro” (Bruno Giordano)
Raffaele Innato ha scritto: 10 Luglio, 2008 12:27
Voglio raccontarvi un aneddoto.
Nei pressi del rione dove io abito, c’era un incrocio pericolosissimo, senza illuminazione, senza segnaletica, senza marciapiedi, veicoli che si tamponavano, alcuni incidenti mortali… Ogni volta che succedeva un incidente, si parlava, si lamentava e s’inveiva contro l’amministrazione comunale che non interveniva a risolvere un problema così grave di una strada trafficatissima e carente di sicurezza.Un bel giorno, dopo ripetuti incidenti, mi sono detto che era il caso di fare un mio intervento diretto da cittadino verso i responsabili dell’amministrazione locale. Mi sono recato al comune, sono entrato negli uffici dei responsabili e ho spiegato il problema annoso di quella strada. Mi hanno risposto che da decenni avvevano già un progetto non finanziato per quell’incrocio, volendo dimostrarmi che si erano occupati già da tempo del problema, ma senza soluzione di sorta. Allora, accertatomi della loro negligenza, mio malgrado, ho dovuto alzare un pò la voce e con tono fermo, gli ho consigliati di muoversi subito, altrimenti, avrei sollevato, con denunce dettagliate e petizioni, un grande interesse da parte dell’opinione pubblica tale da costringerli a dimettersi. Ebbene, ci sono voluti, un paio d’anni, articoli su quotidiani, interviste di tv locali, petizioni, ma alla fine, solo contro tutti, sono riuscito a fare sistemare l’incrocio.
Cosa ho voluto intendere? Che le piazze, i luoghi d’incontro, le assemblee sono tutti benvenuti per una discussione democratica per manifestare dissenso, proposte o idee diverse, ma quello che conta è il nostro atteggiamento quotidiano in tutti i luoghi diversi del territorio di mostrare e lavorare per l’interesse vero della collettività, facendo in modo che si rispettino i diritti e la dignità delle persone, senza bisogno di chiamare inutilmente il politico, l’amministratore, il comico, l’intellettuale di turno ad intervenire solo per ascoltare parole che alla fine rimangono tali, come un ritornello di una bella canzone di Mina: “parole, parole, parole, parole, soltanto parole per me.” E i fatti?
Voglio raccontarvi un aneddoto.
Nei pressi del rione dove io abito, c’era un incrocio pericolosissimo, senza illuminazione, senza segnaletica, senza marciapiedi, veicoli che si tamponavano, alcuni incidenti mortali… Ogni volta che succedeva un incidente, si parlava, si lamentava e s’inveiva contro l’amministrazione comunale che non interveniva a risolvere un problema così grave di una strada trafficatissima e carente di sicurezza.Un bel giorno, dopo ripetuti incidenti, mi sono detto che era il caso di fare un mio intervento diretto da cittadino verso i responsabili dell’amministrazione locale. Mi sono recato al comune, sono entrato negli uffici dei responsabili e ho spiegato il problema annoso di quella strada. Mi hanno risposto che da decenni avvevano già un progetto non finanziato per quell’incrocio, volendo dimostrarmi che si erano occupati già da tempo del problema, ma senza soluzione di sorta. Allora, accertatomi della loro negligenza, mio malgrado, ho dovuto alzare un pò la voce e con tono fermo, gli ho consigliati di muoversi subito, altrimenti, avrei sollevato, con denunce dettagliate e petizioni, un grande interesse da parte dell’opinione pubblica tale da costringerli a dimettersi. Ebbene, ci sono voluti, un paio d’anni, articoli su quotidiani, interviste di tv locali, petizioni, ma alla fine, solo contro tutti, sono riuscito a fare sistemare l’incrocio.
Cosa ho voluto intendere? Che le piazze, i luoghi d’incontro, le assemblee sono tutti benvenuti per una discussione democratica per manifestare dissenso, proposte o idee diverse, ma quello che conta è il nostro atteggiamento quotidiano in tutti i luoghi diversi del territorio di mostrare e lavorare per l’interesse vero della collettività, facendo in modo che si rispettino i diritti e la dignità delle persone, senza bisogno di chiamare inutilmente il politico, l’amministratore, il comico, l’intellettuale di turno ad intervenire solo per ascoltare parole che alla fine rimangono tali, come un ritornello di una bella canzone di Mina: “parole, parole, parole, parole, soltanto parole per me.” E i fatti?
01 luglio 2008
Commento su L'espresso “Parte la Tav. Sì, forse, chissà…” (Erminio Ottone)
Raffaele Innato ha scritto: 1 Luglio, 2008 22:16
Il mondo è preso da frenesia della velocità. E’ una continua corsa. Siamo diventati degl’ipernevrotici. Abbiamo bisogno di veicoli e velivoli sempre più rapidi. Costruiamo strade su strade per il benessere economico, ma roviniamo e inquiniamo i territori e i corsi d’acqua necessari alla nostra vita. La velocità è l’amica del mercato, ma è nostra nemica. La fretta provoca disastri spaventosi con milioni di morti.
Io, preferisco sempre il vecchio e saggio detto: “Chi va piano va sano e va lontano e si gode il panorama”.
Il mondo è preso da frenesia della velocità. E’ una continua corsa. Siamo diventati degl’ipernevrotici. Abbiamo bisogno di veicoli e velivoli sempre più rapidi. Costruiamo strade su strade per il benessere economico, ma roviniamo e inquiniamo i territori e i corsi d’acqua necessari alla nostra vita. La velocità è l’amica del mercato, ma è nostra nemica. La fretta provoca disastri spaventosi con milioni di morti.
Io, preferisco sempre il vecchio e saggio detto: “Chi va piano va sano e va lontano e si gode il panorama”.
Commento su L'espresso "Ciao Italia, me ne vado." (Emanuele C.)
Raffaele Innato ha scritto: 1 Luglio, 2008 21:46
Caro Emanuele,
su questo nostro benedetto e maltrattato pianeta, una sola cosa ci viene regalata, la vita. Chi come noi riceve questo immenso e straordinario regalo è certamente fortunato. Avere la luce e guardare questo fantastico creato, con paesaggi e bellezze naturali, significa aver trovato la felicità. Noi tutti prima di essere italiani, siamo cittadini del mondo, anche se restiamo legati alla terra natia. L’Italia è uno dei paesi più belli del pianeta, con la sua grande storia ricca di personaggi d’arte e di sapere, che hanno cambiato e fatto progredire l’uomo e il mondo. La sua grande cultura è rispettata e ammirata da ogni paese, e da uomini e donne che vogliono crescere e conoscere. Noi siamo i discendenti di tutte quelle persone giuste che hanno dato la vita per la libertà e la giustizia. Noi abbiamo l’obbligo morale di difendere questi grandi ed essenziali valori, lottando con tutte le forze e l’energia che ci ha sempre distinto nelle fasi più critiche della nostra esistenza. Vivere la vita significa combattere sempre, lo fa già il nostro organismo quotidianamente e autonomamente, vuol dire far valere i diritti delle giuste cause per il bene comune, per la solidarietà degli uomini, per un benessere di pace e di rispetto verso gli altri, che siamo sempre noi. Si, perchè gli altri non è un oggetto virtuale, su cui si può giudicare o sbeffeggiare, ma fa parte del nostro essere razza uguale composta da fratelli e sorelle, che godono uguale rispetto e diritti.
Se la tua partenza per altri paesi, significa fare nuove esperienze per arricchire il tuo bagaglio culturale, è giusto che tu faccia questa scelta perchè ti servirà sicuramente. Se, invece, la tua è una fuga da una realtà che non condividi per paura di affrontarla, ricordati che difficilmente troverai il tuo giusto lido.
“Io, non mi stancherò mai di difendere i più deboli, da qualunque parte provengano, non perchè sono buono, ma semplicemente egoista e previdente. Perchè, quando lo diventerò io, ci sarà certamente qualcuno più forte che mi difenderà.” (Raffaele Innato)
Caro Emanuele,
su questo nostro benedetto e maltrattato pianeta, una sola cosa ci viene regalata, la vita. Chi come noi riceve questo immenso e straordinario regalo è certamente fortunato. Avere la luce e guardare questo fantastico creato, con paesaggi e bellezze naturali, significa aver trovato la felicità. Noi tutti prima di essere italiani, siamo cittadini del mondo, anche se restiamo legati alla terra natia. L’Italia è uno dei paesi più belli del pianeta, con la sua grande storia ricca di personaggi d’arte e di sapere, che hanno cambiato e fatto progredire l’uomo e il mondo. La sua grande cultura è rispettata e ammirata da ogni paese, e da uomini e donne che vogliono crescere e conoscere. Noi siamo i discendenti di tutte quelle persone giuste che hanno dato la vita per la libertà e la giustizia. Noi abbiamo l’obbligo morale di difendere questi grandi ed essenziali valori, lottando con tutte le forze e l’energia che ci ha sempre distinto nelle fasi più critiche della nostra esistenza. Vivere la vita significa combattere sempre, lo fa già il nostro organismo quotidianamente e autonomamente, vuol dire far valere i diritti delle giuste cause per il bene comune, per la solidarietà degli uomini, per un benessere di pace e di rispetto verso gli altri, che siamo sempre noi. Si, perchè gli altri non è un oggetto virtuale, su cui si può giudicare o sbeffeggiare, ma fa parte del nostro essere razza uguale composta da fratelli e sorelle, che godono uguale rispetto e diritti.
Se la tua partenza per altri paesi, significa fare nuove esperienze per arricchire il tuo bagaglio culturale, è giusto che tu faccia questa scelta perchè ti servirà sicuramente. Se, invece, la tua è una fuga da una realtà che non condividi per paura di affrontarla, ricordati che difficilmente troverai il tuo giusto lido.
“Io, non mi stancherò mai di difendere i più deboli, da qualunque parte provengano, non perchè sono buono, ma semplicemente egoista e previdente. Perchè, quando lo diventerò io, ci sarà certamente qualcuno più forte che mi difenderà.” (Raffaele Innato)
29 giugno 2008
Commento su L'espresso “Ma la stampa che fa per la nostra democrazia?” (Francesco Polverini)
Raffaele Innato ha scritto: 27 Giugno, 2008 18:50
Conviene sempre precisare il significato del termine in discussione. Democrazia: “concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare, dell’uguaglianza giuridica dei cittadini, dell’attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla costituzione. La nostra democrazia è esercitata per mezzo di rappresentanti liberamente eletti”. La funzione democratica viene esercitata da tre poteri con compiti diversi. Legislativa crea le norme che disciplinano la vita degli individui sottoposti all’autorità statale che regolano tutti i rapporti sociali. Esecutiva tende a far eseguire praticamente la volontà dello Stato per il raggiungimento dei suoi fini. Giurisdizionale mira a difendere l’ordinamento giuridico contro qualsiasi violazione che venga compiuta sull’interpretazione e sull’applicazione delle leggi.
Riassumendo, i cittadini votano liberamente i parlamentari per essere rappresentati, questi formano il Governo che dovrebbe eseguire la volontà del popolo sovrano, sotto l’occhio attento del potere giuridico a garanzia della giustizia e della democrazia. Spiegato così fila tutto liscio. Invece, succede che il popolo non ha la possibilità di proporre leggi direttamente, se non attraverso organismi chiamati partiti che hanno la funzione di delegati del popolo. I quali a loro volta si alleano con altri partiti per formare delle coalizioni per vincere le elezioni, per attuare un programma di maggioranza a discapito del programma dell’opposizione, votata comunque dal popolo sovrano. Nella stessa maggioranza ci sono forze o partiti che pur avendo un bassissimo consenso, riescono a condizionare leggi, che il più delle volte sono contrarie al volere del popolo sovrano tutto. E’ evidente che siamo di fronte ad una democrazia limitata, sia perché il popolo non decide direttamente e sia perché chi li rappresenta non attua la reale volontà popolare. Allora, per avere una vera democrazia, si dovrebbe responsabilizzare il popolo a prendere, almeno, le decisioni più importanti direttamente, attraverso la conoscenza del diritto costituzionale, che dovrebbe essere impartito e spiegato fin dalla prima elementare a scuola. Ricevere la patente di diritto che gli servirà per votare non per sentito dire, ma perché a conoscenza della Costituzione. Esempio, se si vuole cambiare l’ordinamento scolastico o il sistema d’insegnamento, ogni individuo patentato dovrebbe segnalare la propria proposta scritta e firmata ad un organismo, preposto all’accoglimento delle proposte liberamente eletto per capacità meritorie, che possa raccoglierle tutte e dopo accurata consultazione sottoporle a definizione di una o più proposte da segnalare come proposta di legge, dopo aver consultato gli stessi propositori che devono approvarla a maggioranza. Quindi, non una proposta di legge nata da uno o più parlamentari per volere di qualche interesse di lobby, ma da centinaia di migliaia di persone che hanno buona conoscenza del problema per interesse della società. Certo, rispondendo nel merito alla lettera di Francesco, bisogna dire che una buona e sana informazione della stampa, con fascicoli, cd o dvd che sappiano parlare anche al popolo poco informato e interessato, potrebbe essere un’aiuto a questa democrazia non proprio democratica. Però, non possiamo caricare la stampa, che ha tanti difetti compreso quello di filtrare notizie, di responsabilità ulteriori, quando la prima informazione culturale tocca alla scuola e alla società. Ci preoccupiamo di sostenere materie e insegnanti di religione, che hanno già una loro sede naturale, la chiesa ed il Vaticano, e non teniamo in seria considerazione le materie che servono a formare laicamente l’individuo, che avrà l’onere di lavorare e la responsabilità di decisioni e di scelte che serviranno alla sopravvivenza dell’uomo e alla sua continuità materiale della sua esistenza. Lasciando democraticamente ad ognuno di rispondere sul proprio operato alla sua coscienza.
Raffaele Innato ha scritto: 29 Giugno, 2008 16:08
>A59
Per una maggiore informazione chiarificatrice e democratica: l’inchiesta di Brescia e i retroscena sulle dimissioni.Dopo questi anni di protagonismo, sono partite contro Di Pietro diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d’ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza) ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento.Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall’avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello), la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l’ex pm e una società di assicurazioni. L’inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi, Cesare Previti e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto iniziò il giorno dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre partecipava alla conferenza dell’Onu sulla criminalità, Previti avrebbe telefonato all’ispettore ministeriale Dinacci e l’avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all’ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l’inchiesta su Di Pietro. Il 6 ottobre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l’inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l’incriminazione per lo stesso. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino. In questa inchiesta emerge l’esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato “Achille”.Il 18 Ottobre 1996 mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro la procura generale di Brescia rimuove dall’incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta “grave inimicizia” con Di Pietro che “giunge al livello di pervicace odio privato” e il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura non gli dà ragione. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che prende il posto di Salamone (Raimondo Giustozzi) chiede subito l’assoluzione per tutti gli imputati ed è quello che avverrà successivamente.La prima chiamata in politicaNel 1994, quando il Governo Berlusconi I era in formazione, Silvio Berlusconi propose a Di Pietro il ministero dell’Interno; Di Pietro rifiutò in quanto intendeva proseguire il suo lavoro in Magistratura, si dice su consiglio di Scalfaro e Borrelli. Tuttavia, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006, Berlusconi ha rinnegato di aver mai fatto tale offerta (contraddicendo però ciò che aveva lui stesso riferito nel gennaio 1996). Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti.Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell’Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.L’incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi assolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste.A fine 1997 si tengono le elezioni suppletive e Di Pietro accetta la candidatura per un seggio al senato offerta dall’Ulivo al collegio uninominale del Mugello in Toscana, dove nella precedente votazione la coalizione aveva vinto con il 66,5% dei consensi. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e Franco Checcacci per la Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda un suo movimento, Italia dei Valori.La differenza sostanziale tra Di Pietro e Silvio Berlusconi è che se il primo è chiamato in giudizio, dà subito le dimissioni da incarichi istituzionali e si difende in aula. Mentre il secondo usa l’incarico per farsi leggi ad personam e difendersi dalle accuse, che spesso vanno in prescrizione.
Conviene sempre precisare il significato del termine in discussione. Democrazia: “concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare, dell’uguaglianza giuridica dei cittadini, dell’attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla costituzione. La nostra democrazia è esercitata per mezzo di rappresentanti liberamente eletti”. La funzione democratica viene esercitata da tre poteri con compiti diversi. Legislativa crea le norme che disciplinano la vita degli individui sottoposti all’autorità statale che regolano tutti i rapporti sociali. Esecutiva tende a far eseguire praticamente la volontà dello Stato per il raggiungimento dei suoi fini. Giurisdizionale mira a difendere l’ordinamento giuridico contro qualsiasi violazione che venga compiuta sull’interpretazione e sull’applicazione delle leggi.
Riassumendo, i cittadini votano liberamente i parlamentari per essere rappresentati, questi formano il Governo che dovrebbe eseguire la volontà del popolo sovrano, sotto l’occhio attento del potere giuridico a garanzia della giustizia e della democrazia. Spiegato così fila tutto liscio. Invece, succede che il popolo non ha la possibilità di proporre leggi direttamente, se non attraverso organismi chiamati partiti che hanno la funzione di delegati del popolo. I quali a loro volta si alleano con altri partiti per formare delle coalizioni per vincere le elezioni, per attuare un programma di maggioranza a discapito del programma dell’opposizione, votata comunque dal popolo sovrano. Nella stessa maggioranza ci sono forze o partiti che pur avendo un bassissimo consenso, riescono a condizionare leggi, che il più delle volte sono contrarie al volere del popolo sovrano tutto. E’ evidente che siamo di fronte ad una democrazia limitata, sia perché il popolo non decide direttamente e sia perché chi li rappresenta non attua la reale volontà popolare. Allora, per avere una vera democrazia, si dovrebbe responsabilizzare il popolo a prendere, almeno, le decisioni più importanti direttamente, attraverso la conoscenza del diritto costituzionale, che dovrebbe essere impartito e spiegato fin dalla prima elementare a scuola. Ricevere la patente di diritto che gli servirà per votare non per sentito dire, ma perché a conoscenza della Costituzione. Esempio, se si vuole cambiare l’ordinamento scolastico o il sistema d’insegnamento, ogni individuo patentato dovrebbe segnalare la propria proposta scritta e firmata ad un organismo, preposto all’accoglimento delle proposte liberamente eletto per capacità meritorie, che possa raccoglierle tutte e dopo accurata consultazione sottoporle a definizione di una o più proposte da segnalare come proposta di legge, dopo aver consultato gli stessi propositori che devono approvarla a maggioranza. Quindi, non una proposta di legge nata da uno o più parlamentari per volere di qualche interesse di lobby, ma da centinaia di migliaia di persone che hanno buona conoscenza del problema per interesse della società. Certo, rispondendo nel merito alla lettera di Francesco, bisogna dire che una buona e sana informazione della stampa, con fascicoli, cd o dvd che sappiano parlare anche al popolo poco informato e interessato, potrebbe essere un’aiuto a questa democrazia non proprio democratica. Però, non possiamo caricare la stampa, che ha tanti difetti compreso quello di filtrare notizie, di responsabilità ulteriori, quando la prima informazione culturale tocca alla scuola e alla società. Ci preoccupiamo di sostenere materie e insegnanti di religione, che hanno già una loro sede naturale, la chiesa ed il Vaticano, e non teniamo in seria considerazione le materie che servono a formare laicamente l’individuo, che avrà l’onere di lavorare e la responsabilità di decisioni e di scelte che serviranno alla sopravvivenza dell’uomo e alla sua continuità materiale della sua esistenza. Lasciando democraticamente ad ognuno di rispondere sul proprio operato alla sua coscienza.
Raffaele Innato ha scritto: 29 Giugno, 2008 16:08
>A59
Per una maggiore informazione chiarificatrice e democratica: l’inchiesta di Brescia e i retroscena sulle dimissioni.Dopo questi anni di protagonismo, sono partite contro Di Pietro diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d’ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza) ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento.Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall’avvocato Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello), la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l’ex pm e una società di assicurazioni. L’inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri Alfredo Biondi, Cesare Previti e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, mentre suo fratello Paolo viene indagato per estorsione. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto iniziò il giorno dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre partecipava alla conferenza dell’Onu sulla criminalità, Previti avrebbe telefonato all’ispettore ministeriale Dinacci e l’avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all’ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il 23 novembre. Il 29 il ministro Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l’inchiesta su Di Pietro. Il 6 ottobre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il 10 l’inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l’incriminazione per lo stesso. Successivamente vengono incriminati anche Cesare Previti, Sergio Cusani per estorsione e lo stesso Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino. In questa inchiesta emerge l’esistenza di un dossier del SISDE su Di Pietro chiamato “Achille”.Il 18 Ottobre 1996 mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro la procura generale di Brescia rimuove dall’incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta “grave inimicizia” con Di Pietro che “giunge al livello di pervicace odio privato” e il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura non gli dà ragione. Il 21 gennaio 1997 il procuratore che prende il posto di Salamone (Raimondo Giustozzi) chiede subito l’assoluzione per tutti gli imputati ed è quello che avverrà successivamente.La prima chiamata in politicaNel 1994, quando il Governo Berlusconi I era in formazione, Silvio Berlusconi propose a Di Pietro il ministero dell’Interno; Di Pietro rifiutò in quanto intendeva proseguire il suo lavoro in Magistratura, si dice su consiglio di Scalfaro e Borrelli. Tuttavia, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006, Berlusconi ha rinnegato di aver mai fatto tale offerta (contraddicendo però ciò che aveva lui stesso riferito nel gennaio 1996). Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti.Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell’Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.L’incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi assolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste.A fine 1997 si tengono le elezioni suppletive e Di Pietro accetta la candidatura per un seggio al senato offerta dall’Ulivo al collegio uninominale del Mugello in Toscana, dove nella precedente votazione la coalizione aveva vinto con il 66,5% dei consensi. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e Franco Checcacci per la Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda un suo movimento, Italia dei Valori.La differenza sostanziale tra Di Pietro e Silvio Berlusconi è che se il primo è chiamato in giudizio, dà subito le dimissioni da incarichi istituzionali e si difende in aula. Mentre il secondo usa l’incarico per farsi leggi ad personam e difendersi dalle accuse, che spesso vanno in prescrizione.
26 giugno 2008
Commento su L'espresso "Signor Presidente, chieda scusa a noi malati di tumore." (Irene Gironi Carnevale)
Raffaele Innato ha scritto: 26 Giugno, 2008 18:02
Cara Irene,
hai fatto bene ad evidenziare la crudeltà di un linguaggio che tende a insultare ed a offendere persone sofferenti. Invece, sarebbe opportuno da parte di chi legifera ed a maggior ragione di un Presidente del Consiglio, che usassero questi termini di disagio sociale per prendere in considerazione le problematiche serissime di chi purtroppo soffre di queste tristi patologie e che, il più delle volte, si trova a fronteggiarle con disagi enormi, senza l’aiuto di quelle persone che ti riconoscono solo quando puoi servire e non quando dovresti essere aiutato. Ti auguro che tu possa continuare a combattere fiera di difendere diritti e la tua salute.
“Ci sono persone che per godere del bene della vita hanno bisogno di poco tempo, altre pur avendo molto più tempo non ci riescono mai.” (Raffaele Innato)
Cara Irene,
hai fatto bene ad evidenziare la crudeltà di un linguaggio che tende a insultare ed a offendere persone sofferenti. Invece, sarebbe opportuno da parte di chi legifera ed a maggior ragione di un Presidente del Consiglio, che usassero questi termini di disagio sociale per prendere in considerazione le problematiche serissime di chi purtroppo soffre di queste tristi patologie e che, il più delle volte, si trova a fronteggiarle con disagi enormi, senza l’aiuto di quelle persone che ti riconoscono solo quando puoi servire e non quando dovresti essere aiutato. Ti auguro che tu possa continuare a combattere fiera di difendere diritti e la tua salute.
“Ci sono persone che per godere del bene della vita hanno bisogno di poco tempo, altre pur avendo molto più tempo non ci riescono mai.” (Raffaele Innato)
Pena di morte per gli stupratori dei bambini?
Stuprare un bambino merita la pena di morte. Così McCain e Obama si sono dichiarati favorevoli alla pena di morte per stupro sui minori, contestando con forza la sentenza della Corte Suprema statunitense, che ieri ha deciso (con un solo voto di maggioranza) che lo stupro, incluso lo stupro sui minori, e' ''un crimine che non provoca, e non e' intenzionato a provocare, la morte della vittima'' e che la pena di morte e' applicabile ai soli assassini.
Dal repubblicano John McCain è facile aspettarsi questo atteggiamento rigido. Ma dal democratico Barack Obama, non me lo sarei mai aspettato, anche se con qualche leggera sbavatura, sottolineando come la pena capitale debba essere applicata solamente in circostanze limitate. Il candidato democratico ha dichiarato: ''Ritengo che lo stupro di un bambino sia un crimine atroce. Se uno Stato decide circostanze precise e limitate, allora la pena di morte e', almeno in potenza, applicabile e non viola la nostra costituzione''.
Gli Stati Uniti d'America, non riescono proprio a liberarsi della pena di morte per reati considerati gravi. Non si vuole proprio capire che se succedono fatti gravissimi, non sono dovuti solo per colpa dell'individuo o di alcuni individui, ma sono imputabili molto alla società, che non riesce a creare le condizioni giuste perchè queste gravità non accadano, non attrezzandosi adeguatamente ai bisogni e alle problematiche sociali gravi.
Quando una società basa molti dei suoi valori sull'economia del denaro o dei capitali, dando l'immagine sfalsata che chiunque possa godere della massima libertà per commettere qualsiasi follia, tralasciando e accantonando i valori reali della sana convivenza e solidarietà degli uomini, allora, non diventa difficile per buona parte degli individui mentalmente carenti e insani, commettere atrocità gratuite, pur esistendo pene gravissime come la pena di morte.
Dal repubblicano John McCain è facile aspettarsi questo atteggiamento rigido. Ma dal democratico Barack Obama, non me lo sarei mai aspettato, anche se con qualche leggera sbavatura, sottolineando come la pena capitale debba essere applicata solamente in circostanze limitate. Il candidato democratico ha dichiarato: ''Ritengo che lo stupro di un bambino sia un crimine atroce. Se uno Stato decide circostanze precise e limitate, allora la pena di morte e', almeno in potenza, applicabile e non viola la nostra costituzione''.
Gli Stati Uniti d'America, non riescono proprio a liberarsi della pena di morte per reati considerati gravi. Non si vuole proprio capire che se succedono fatti gravissimi, non sono dovuti solo per colpa dell'individuo o di alcuni individui, ma sono imputabili molto alla società, che non riesce a creare le condizioni giuste perchè queste gravità non accadano, non attrezzandosi adeguatamente ai bisogni e alle problematiche sociali gravi.
Quando una società basa molti dei suoi valori sull'economia del denaro o dei capitali, dando l'immagine sfalsata che chiunque possa godere della massima libertà per commettere qualsiasi follia, tralasciando e accantonando i valori reali della sana convivenza e solidarietà degli uomini, allora, non diventa difficile per buona parte degli individui mentalmente carenti e insani, commettere atrocità gratuite, pur esistendo pene gravissime come la pena di morte.
25 giugno 2008
Commento su L'espresso “Riscaldamento globale in crescita e ragione in estinzione” (Andrea Bucci)
Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 12:38
Come al solito si suole passare da un eccesso all’altro. Se gli scienziati provano che c’è o ci può essere un problema serio del clima fra qualche tempo, c’è sempre qualcuno che ci mette lo zampino, spiegando che sono notizie uscite apposta nel periodo giusto per far sentire la propria voce. Per poi cercare di spiegare senza nessuna valutazione tecnico scientifica una propria opinione peregrina, invece di chiedersi responsabilmente se esiste un problema reale o se la scoperta degli scienziati cerca di spiegare che l’uomo dovrebbe avere più rispetto dell’ambiente in cui vive, anche per puro interesse della sua specie. Senza fare grossi allarmismi catastrofici, sarebbe il caso di approfondire il tema, essendo d’interesse mondiale, per trovare delle soluzioni che ci possano mettere al riparo da eventuali danni irreparabili.Non vorrei che un bel giorno ci trovassimo tutti chini, in ginocchio e a mani giunte, a pregare per un miracolo che non potrà mai avvenire. Fosse anche l’esistenza di un Dio che a ragione ci direbbe :”Non posso più farmi carico della presenza di uomini miscredenti di voi stessi, perciò vi lascio al destino della vostra estinzione, amen!”
Per A59,
che centra Prodi col problema climatico mondiale? Poi, 120 anni fa l’uomo era diverso, non c’era la tecnologia di cui disponiamo oggi, la popolazione mondiale era meno della metà, non c’erano tutti i milioni di obbrobri costruiti in questo secolo senza un minimo rispetto dell’ambiente, fabbriche e industrie che producono veleni, città inquinate da miliardi di veicoli, milioni di velivoli che rovinano l’atmosfera, miliardi di tonnellate di rifiuti di ogni genere, guerre combattute con armi devastanti, concimi e conservanti velenosi per alimenti, grandi disastri in mare di petroliere affondate, fiumi avvelenati da sostanze chimiche, migliaia di centrali nucleari, terreni non più coltivabili ecc…, di questo cataclisma a chi dobbiamo dare la colpa, alla natura?
Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 20:24
Il fatto che esistano grosse speculazioni, su tutto e di più, è da tempo risaputo. Però, non ci si può nascondere dietro un dito, che l’uomo per suo egoismo sfrenato e avidità di potere, non stia costruendosi un futuro di morte. L’esempio è a pochi metri da tutti noi. Quaranta, cinquant’anni fa noi adolescienti facevamo il bagno sotto casa, perchè il mare era pulito, ebbene adesso per trovare un poco di mare decente, dobbiamo allontanarci moltissimo. Quando si staccava il frutto dalla terra, sentivi il profumo e il sapore della natura. Le città erano sgombre da veicoli inquinanti, c’erano i primi bus e le carrozze. Si respirava aria sana e benefica. Le stagioni erano quattro, oggi non si sa. L’invenzione del motore a scoppio, ha portato progresso tecnologico, ma regresso di vita. Oggi si muore facilmente d’incidente stradale, è all’ordine del giorno. Siamo tutti dei drogati da pubblicità ingannevole. Si pensa che si può ottenere di tutto. Abbiamo perso la cognizione della realtà vivendo nel mondo del virtuale. Ognuno nel suo angolo, sogna un mondo tutto suo, non pensando che ci sono gli altri. Gente che non aiuta a sfamare i bambini, ma riempie di coccole, di vestiti, di mangiare e di attenzioni il gatto o il cane, razze diverse.Ancora oggi c’è la schiavitù di donne, bambini e uomini. Si uccide per futili motivi. Alla famiglia si è data responsabilità enorme, mentre la società è assente. Cosa ci dobbiamo aspettare ancora per dire che ci stiamo estinguendo?
Come al solito si suole passare da un eccesso all’altro. Se gli scienziati provano che c’è o ci può essere un problema serio del clima fra qualche tempo, c’è sempre qualcuno che ci mette lo zampino, spiegando che sono notizie uscite apposta nel periodo giusto per far sentire la propria voce. Per poi cercare di spiegare senza nessuna valutazione tecnico scientifica una propria opinione peregrina, invece di chiedersi responsabilmente se esiste un problema reale o se la scoperta degli scienziati cerca di spiegare che l’uomo dovrebbe avere più rispetto dell’ambiente in cui vive, anche per puro interesse della sua specie. Senza fare grossi allarmismi catastrofici, sarebbe il caso di approfondire il tema, essendo d’interesse mondiale, per trovare delle soluzioni che ci possano mettere al riparo da eventuali danni irreparabili.Non vorrei che un bel giorno ci trovassimo tutti chini, in ginocchio e a mani giunte, a pregare per un miracolo che non potrà mai avvenire. Fosse anche l’esistenza di un Dio che a ragione ci direbbe :”Non posso più farmi carico della presenza di uomini miscredenti di voi stessi, perciò vi lascio al destino della vostra estinzione, amen!”
Per A59,
che centra Prodi col problema climatico mondiale? Poi, 120 anni fa l’uomo era diverso, non c’era la tecnologia di cui disponiamo oggi, la popolazione mondiale era meno della metà, non c’erano tutti i milioni di obbrobri costruiti in questo secolo senza un minimo rispetto dell’ambiente, fabbriche e industrie che producono veleni, città inquinate da miliardi di veicoli, milioni di velivoli che rovinano l’atmosfera, miliardi di tonnellate di rifiuti di ogni genere, guerre combattute con armi devastanti, concimi e conservanti velenosi per alimenti, grandi disastri in mare di petroliere affondate, fiumi avvelenati da sostanze chimiche, migliaia di centrali nucleari, terreni non più coltivabili ecc…, di questo cataclisma a chi dobbiamo dare la colpa, alla natura?
Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 20:24
Il fatto che esistano grosse speculazioni, su tutto e di più, è da tempo risaputo. Però, non ci si può nascondere dietro un dito, che l’uomo per suo egoismo sfrenato e avidità di potere, non stia costruendosi un futuro di morte. L’esempio è a pochi metri da tutti noi. Quaranta, cinquant’anni fa noi adolescienti facevamo il bagno sotto casa, perchè il mare era pulito, ebbene adesso per trovare un poco di mare decente, dobbiamo allontanarci moltissimo. Quando si staccava il frutto dalla terra, sentivi il profumo e il sapore della natura. Le città erano sgombre da veicoli inquinanti, c’erano i primi bus e le carrozze. Si respirava aria sana e benefica. Le stagioni erano quattro, oggi non si sa. L’invenzione del motore a scoppio, ha portato progresso tecnologico, ma regresso di vita. Oggi si muore facilmente d’incidente stradale, è all’ordine del giorno. Siamo tutti dei drogati da pubblicità ingannevole. Si pensa che si può ottenere di tutto. Abbiamo perso la cognizione della realtà vivendo nel mondo del virtuale. Ognuno nel suo angolo, sogna un mondo tutto suo, non pensando che ci sono gli altri. Gente che non aiuta a sfamare i bambini, ma riempie di coccole, di vestiti, di mangiare e di attenzioni il gatto o il cane, razze diverse.Ancora oggi c’è la schiavitù di donne, bambini e uomini. Si uccide per futili motivi. Alla famiglia si è data responsabilità enorme, mentre la società è assente. Cosa ci dobbiamo aspettare ancora per dire che ci stiamo estinguendo?
23 giugno 2008
Commento su L'espresso “Il papa e il peccatore” (Gianni Di Fusco, Pordenone)
Raffaele Innato ha scritto: 25 Giugno, 2008 13:03
Fin da piccolo mi sono sempre chiesto, ma chi è Dio? In chiesa o in sacrestia i preti ci spiegavano che Dio è l’essere perfettissimo Signore del Cielo, della Terra e di ogni luogo. Ed io mi chiedevo: “se Dio è l’essere perfettissimo perchè ha sbagliato a creare tanti ingiusti?” E perchè dà agli ingiusti il governo dei popoli? Così ho cominciato ad avere qualche dubbio. O Dio non è perfetto oppure questi preti si rivolgono ad un Dio sbagliato. Se Dio non è perfetto non ci conviene ascoltarlo perchè rischiamo di sbagliare. Se i preti si rivolgono ad un Dio sbagliato ci conviene non ascoltarli perchè sbaglieremmo. E’ un dubbio atroce. Allora, mi chiedo ma esiste Dio? A ben vedere le ingiustizie nel mondo, devo pensare che se esiste non si accorge di noi o meglio non ci pensa e se ci pensa non interviene a portare le dovute correzioni. Se non esiste ed è probabile, allora stiamo sprecando tempo prezioso a chiedere aiuto a vuoto. Ora, il papa dice di rappresentare il dio in terra come portatore della sua parola. Ma se come abbiamo dedotto, la nostra preghiera cade nel vuoto, perchè il papa continua a rivolgersi a Dio? Forse perchè la speranza è l’ultima a morire? Nel frattempo, si accontenta di rivolgersi ai potenti, chiedendo aiuto materiale, visto che non arriva quello spirituale. Ma, se lo spirito si è fatto benedire, perchè il papa continua fare finta che esiste? Forse perchè si vuole sostituire a Dio? Io, questi potenti proprio non li capisco!
Fin da piccolo mi sono sempre chiesto, ma chi è Dio? In chiesa o in sacrestia i preti ci spiegavano che Dio è l’essere perfettissimo Signore del Cielo, della Terra e di ogni luogo. Ed io mi chiedevo: “se Dio è l’essere perfettissimo perchè ha sbagliato a creare tanti ingiusti?” E perchè dà agli ingiusti il governo dei popoli? Così ho cominciato ad avere qualche dubbio. O Dio non è perfetto oppure questi preti si rivolgono ad un Dio sbagliato. Se Dio non è perfetto non ci conviene ascoltarlo perchè rischiamo di sbagliare. Se i preti si rivolgono ad un Dio sbagliato ci conviene non ascoltarli perchè sbaglieremmo. E’ un dubbio atroce. Allora, mi chiedo ma esiste Dio? A ben vedere le ingiustizie nel mondo, devo pensare che se esiste non si accorge di noi o meglio non ci pensa e se ci pensa non interviene a portare le dovute correzioni. Se non esiste ed è probabile, allora stiamo sprecando tempo prezioso a chiedere aiuto a vuoto. Ora, il papa dice di rappresentare il dio in terra come portatore della sua parola. Ma se come abbiamo dedotto, la nostra preghiera cade nel vuoto, perchè il papa continua a rivolgersi a Dio? Forse perchè la speranza è l’ultima a morire? Nel frattempo, si accontenta di rivolgersi ai potenti, chiedendo aiuto materiale, visto che non arriva quello spirituale. Ma, se lo spirito si è fatto benedire, perchè il papa continua fare finta che esiste? Forse perchè si vuole sostituire a Dio? Io, questi potenti proprio non li capisco!
22 giugno 2008
"Utopia" sostantivo usato da chi non vuole cambiare?
Cara Rossini,
mi capita spesso, durante una conversazione, che mentre si parla della necessità di attuare un certo progetto o una certa idea che traguardano lontano, mi si risponde col sostantivo femminile "utopia". Ultimamente, anche lei, a proposito della mia lettera "Siamo una bella compagnia", ha usato questo termine. Ebbene, è da tempo che mi sforzo a far comprendere alla persona con la quale interloquisco, che non è esatto o meglio è improprio l'uso che se ne fa di questo termine. Il significato dato nel campo filosofico è di un disegno di una società perfetta, nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza del tutto felice. Nel luogo comune, è l'aspirazione o speranza generosa ma spesso irrealizzabile. Di già io contesto che una società perfetta, intesa come bene realizzabile per tutti, non possa essere attuata. Per il semplice fatto che se all'idea di una convivenza e convenienza di vita benefica per tutti, si accompagna la decisione del popolo a metterla in pratica, non si può dire di essere degli utopisti, ma di avere attuato la volontà del popolo sovrano. E, credo che nessuno possa confutarlo. Lo stesso si può dire per tutte quelle aspirazioni o speranze che se accompagnate dalla giusta volontà e caparbietà di realizzazione dell'uomo, possono diventare realtà e non pura fantasia. E posso fare un paio di esempi per significarne tantissimi accaduti. Il viaggio dell'uomo sulla Luna. Quante coppie di innamorati osservando la Luna, sognavano di poter volare per toccarla da vicino. Ebbene, il primo allunaggio di un essere umano fu quello di Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, il 20 luglio 1969, questo per l'uomo è stato possibile. Chi si sognava di poter parlarsi da luoghi così lontani e addirittura guardarsi in video? Ebbene è successo. Quindi, perchè usare spesso a sproposito che, la realizzazione di un grande e importante progetto, è utopia. Non è forse più giusto dire che è utopistico convivere in un mondo dove le ingiustizie, le ineguaglianze, le guerre, i conflitti, le prevaricazioni, i crimini, gli abusi, le devastazioni dell'ambiente sono all'ordine del giorno; e tutti, in questo marasma, che prospettano, senza voler cambiare il proprio stato di vantaggio, una possibile pace ed equità?
"Quanto povera è la ragione dell'essere umano di fronte al cambiamento, quando è necessità cosmopolitica della propria esistenza." (Raffaele Innato)
mi capita spesso, durante una conversazione, che mentre si parla della necessità di attuare un certo progetto o una certa idea che traguardano lontano, mi si risponde col sostantivo femminile "utopia". Ultimamente, anche lei, a proposito della mia lettera "Siamo una bella compagnia", ha usato questo termine. Ebbene, è da tempo che mi sforzo a far comprendere alla persona con la quale interloquisco, che non è esatto o meglio è improprio l'uso che se ne fa di questo termine. Il significato dato nel campo filosofico è di un disegno di una società perfetta, nella quale gli uomini dovrebbero poter realizzare una convivenza del tutto felice. Nel luogo comune, è l'aspirazione o speranza generosa ma spesso irrealizzabile. Di già io contesto che una società perfetta, intesa come bene realizzabile per tutti, non possa essere attuata. Per il semplice fatto che se all'idea di una convivenza e convenienza di vita benefica per tutti, si accompagna la decisione del popolo a metterla in pratica, non si può dire di essere degli utopisti, ma di avere attuato la volontà del popolo sovrano. E, credo che nessuno possa confutarlo. Lo stesso si può dire per tutte quelle aspirazioni o speranze che se accompagnate dalla giusta volontà e caparbietà di realizzazione dell'uomo, possono diventare realtà e non pura fantasia. E posso fare un paio di esempi per significarne tantissimi accaduti. Il viaggio dell'uomo sulla Luna. Quante coppie di innamorati osservando la Luna, sognavano di poter volare per toccarla da vicino. Ebbene, il primo allunaggio di un essere umano fu quello di Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, il 20 luglio 1969, questo per l'uomo è stato possibile. Chi si sognava di poter parlarsi da luoghi così lontani e addirittura guardarsi in video? Ebbene è successo. Quindi, perchè usare spesso a sproposito che, la realizzazione di un grande e importante progetto, è utopia. Non è forse più giusto dire che è utopistico convivere in un mondo dove le ingiustizie, le ineguaglianze, le guerre, i conflitti, le prevaricazioni, i crimini, gli abusi, le devastazioni dell'ambiente sono all'ordine del giorno; e tutti, in questo marasma, che prospettano, senza voler cambiare il proprio stato di vantaggio, una possibile pace ed equità?
"Quanto povera è la ragione dell'essere umano di fronte al cambiamento, quando è necessità cosmopolitica della propria esistenza." (Raffaele Innato)
Commento su L'espresso "Resistere, resistere, resistere. Che altro sennò". (Marco Scipolo, giornalista)
Raffaele Innato ha scritto: 22 Giugno, 2008 12:20
Sono 14 anni che ci trasciniamo questo pesante e ingombrante fardello di un signore, che per aspirazioni personali e per legittimare i suoi affari non proprio trasparenti, si è volutamente reso protagonista nella politica italiana, grazie ai suoi mezzi di forte potere mediatico, per ascendere ai posti di comando istituzionali e cambiare le leggi a proprio uso e all’uso di gruppi appartenenti ad una schiera di persone, che con la democrazia hanno poca dimestichezza. Il fatto che egli riceva un consenso dal popolo elettore per governare, non lo mette al riparo da una sua illegittimità a candidarsi. Infatti, è proverbiale e risaputo il suo abnorme conflitto d’interesse, che in una nazione democratica non potrebbe essere possibile, in quanto qualsiasi decisione al Parlamento viene inficiata da un suo interesse personale. Il populismo creato intorno a questo signore è il frutto di una lunga e mediatica pubblicità, studiata appositamente per renderlo simpatico e attraente ad un certo tipo di persone, molte delle quali ignare della scelta demagogica espressa. Basta osservare gli anni dei suoi mandati al governo del Paese per rendersi conto quanto l’Italia sia peggiorata sotto tutti gli aspetti sociali, economici e politici, complice di una dipendenza associata di altri partiti, anche del centro sinistra, che sono stati colpevolmente assoggettati allo status quo. La scesa in campo politico di questo signore ha reso la politica italiana snervante e condizionata. Il popolo non ha potuto godere di un periodo di sana riflessione, per capire come meglio procedere a riprendere la diritta via, persa nella corruzione ad ampio raggio in tutti i meandri della nostra società. Ed oggi la situazione è diventata ancor più grave col dare ampio mandato ad una coalizione che ha come obiettivo gli interessi personali e di gruppi, raccontando ipocritamente agli italiani che faranno ogni sforzo per aiutare i più deboli. S’intende, sempre con le risorse della collettività (dipendenti, pensionati, artigiani, commercianti e imprenditori che dichiarano il giusto reddito). Invece, non ci permettiamo di toccare fino in fondo chi non dichiara tutto o chi evade o chi elude, pena complotti della magistratura o frutto di dicerie popolari, o quant’altro. Certo riaddrizzare una situazione molto compromessa come questa è difficile e gravosa, ma siamo obbligati a farlo, lavorando sui posti di lavoro, nelle strade, nelle piazze, negli ipermercati, nei diversi luoghi dove far sentire realmente la nostra voce onesta, dignitosa, sensibile, solidale; non solo per resistere, resistere, ma per proporre e proporre percorsi più giusti e più equi, per il bene del popolo italiano e non solo.
Sono 14 anni che ci trasciniamo questo pesante e ingombrante fardello di un signore, che per aspirazioni personali e per legittimare i suoi affari non proprio trasparenti, si è volutamente reso protagonista nella politica italiana, grazie ai suoi mezzi di forte potere mediatico, per ascendere ai posti di comando istituzionali e cambiare le leggi a proprio uso e all’uso di gruppi appartenenti ad una schiera di persone, che con la democrazia hanno poca dimestichezza. Il fatto che egli riceva un consenso dal popolo elettore per governare, non lo mette al riparo da una sua illegittimità a candidarsi. Infatti, è proverbiale e risaputo il suo abnorme conflitto d’interesse, che in una nazione democratica non potrebbe essere possibile, in quanto qualsiasi decisione al Parlamento viene inficiata da un suo interesse personale. Il populismo creato intorno a questo signore è il frutto di una lunga e mediatica pubblicità, studiata appositamente per renderlo simpatico e attraente ad un certo tipo di persone, molte delle quali ignare della scelta demagogica espressa. Basta osservare gli anni dei suoi mandati al governo del Paese per rendersi conto quanto l’Italia sia peggiorata sotto tutti gli aspetti sociali, economici e politici, complice di una dipendenza associata di altri partiti, anche del centro sinistra, che sono stati colpevolmente assoggettati allo status quo. La scesa in campo politico di questo signore ha reso la politica italiana snervante e condizionata. Il popolo non ha potuto godere di un periodo di sana riflessione, per capire come meglio procedere a riprendere la diritta via, persa nella corruzione ad ampio raggio in tutti i meandri della nostra società. Ed oggi la situazione è diventata ancor più grave col dare ampio mandato ad una coalizione che ha come obiettivo gli interessi personali e di gruppi, raccontando ipocritamente agli italiani che faranno ogni sforzo per aiutare i più deboli. S’intende, sempre con le risorse della collettività (dipendenti, pensionati, artigiani, commercianti e imprenditori che dichiarano il giusto reddito). Invece, non ci permettiamo di toccare fino in fondo chi non dichiara tutto o chi evade o chi elude, pena complotti della magistratura o frutto di dicerie popolari, o quant’altro. Certo riaddrizzare una situazione molto compromessa come questa è difficile e gravosa, ma siamo obbligati a farlo, lavorando sui posti di lavoro, nelle strade, nelle piazze, negli ipermercati, nei diversi luoghi dove far sentire realmente la nostra voce onesta, dignitosa, sensibile, solidale; non solo per resistere, resistere, ma per proporre e proporre percorsi più giusti e più equi, per il bene del popolo italiano e non solo.
19 giugno 2008
Commento su L'epresso "Ho capito in Spagna perchè l'Italia è ferma" (Claudia Giordano, Bari)
Raffaele Innato ha scritto: 19 Giugno, 2008 12:15
Caro A59,
i tuoi commenti sono sempre improntati sulla ribattuta. Se si dice una verità sulla negatività della destra, ribatti sulla negatività della sinistra. Quindi, non dai risoluzioni di sorta. Io, avevo proposto, in una mia lettera ” Siamo una bella compagnia”, di essere propositivi nei commenti, per cercare di dare risposte ai problemi seri di questo paese, contribuendo a svegliare e stimolare in positivo chi ci legge, e soprattutto chi dovrebbe prendere decisioni importanti. Siamo tutti capaci di vedere che la bottiglia è mezza piena o che è mezza vuota, dipende dal punto di vista. Resta il fatto che la bottiglia è a metà piena e a metà vuota. Il problema è se la bottiglia la vogliamo più piena o più vuota. Se Claudia giustamente critica il Caimano e ne spiega alcuni motivi, noi dovremmo avere la capacità di ricercare i metodi o i presupposti perchè un signore con enormi conflitti d’interessi non dovrebbe essere a capo di una repubblica democratica, quale dovrebbe essere l’Italia. Se un imprenditore non usa gli accorgimenti di sicurezza sul lavoro e di conseguenza muoiono dei lavoratori, non dobbiamo rispondere che in un paese comunista ne sono morti di più lavoratori. Noi, invece dobbiamo condannare l’imprenditore che ha volutamente sbagliato. Dobbiamo smettere di scaricare le nostre colpe su gli altri. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Noi come cittadini italiani abbiamo il dovere e il diritto di reclamare gli abusi e i soprusi di una politica che non vede e non vuol vedere le ingiustizie, le illegalità e le differenze enormi di chi gode di tutti i diritti, anche quelli non regolamentati, e di chi subisce solo doveri imposti. Siccome, ti reputo una persona intelligente e preparata, spero che tu diventi più propositivo a ricercare delle soluzioni concrete che ci possono essere utili a migliorare il nostro bel paese per il bene comune. Io sono disponibilissimo su questo terreno.
Caro A59,
i tuoi commenti sono sempre improntati sulla ribattuta. Se si dice una verità sulla negatività della destra, ribatti sulla negatività della sinistra. Quindi, non dai risoluzioni di sorta. Io, avevo proposto, in una mia lettera ” Siamo una bella compagnia”, di essere propositivi nei commenti, per cercare di dare risposte ai problemi seri di questo paese, contribuendo a svegliare e stimolare in positivo chi ci legge, e soprattutto chi dovrebbe prendere decisioni importanti. Siamo tutti capaci di vedere che la bottiglia è mezza piena o che è mezza vuota, dipende dal punto di vista. Resta il fatto che la bottiglia è a metà piena e a metà vuota. Il problema è se la bottiglia la vogliamo più piena o più vuota. Se Claudia giustamente critica il Caimano e ne spiega alcuni motivi, noi dovremmo avere la capacità di ricercare i metodi o i presupposti perchè un signore con enormi conflitti d’interessi non dovrebbe essere a capo di una repubblica democratica, quale dovrebbe essere l’Italia. Se un imprenditore non usa gli accorgimenti di sicurezza sul lavoro e di conseguenza muoiono dei lavoratori, non dobbiamo rispondere che in un paese comunista ne sono morti di più lavoratori. Noi, invece dobbiamo condannare l’imprenditore che ha volutamente sbagliato. Dobbiamo smettere di scaricare le nostre colpe su gli altri. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Noi come cittadini italiani abbiamo il dovere e il diritto di reclamare gli abusi e i soprusi di una politica che non vede e non vuol vedere le ingiustizie, le illegalità e le differenze enormi di chi gode di tutti i diritti, anche quelli non regolamentati, e di chi subisce solo doveri imposti. Siccome, ti reputo una persona intelligente e preparata, spero che tu diventi più propositivo a ricercare delle soluzioni concrete che ci possono essere utili a migliorare il nostro bel paese per il bene comune. Io sono disponibilissimo su questo terreno.
18 giugno 2008
Commento su L'espresso “Credevate davvero che Berlusconi avrebbe rinunciato alle leggi ad personam?” (Maurizio Coscarella)
Raffaele Innato ha scritto: 18 Giugno, 2008 20:08
“Le teorie liberali hanno propugnato e praticano l’arte della separazione…Non ha precedenti in Paesi democraticamente più maturi del nostro una tendenza all’unificazione del potere politico col potere economico e col potere culturale attraverso il potentissimo strumento delle televisioni, incomparabilmente superiore a quello dei giornali che tuttavia furono chiamati il quarto potere, come quella che si intravede nel movimento di Forza Italia. L’unificazione dei tre poteri in un solo uomo o in un solo gruppo ha un nome ben noto nella teoria politica. Si chiama, come la chiamava Montesquieu, dispotismo.” (Norberto Bobbio)
Nella mia lettera del 15 maggio 2008, prendendo spunto da un atteggiamento antidemocratico del Presidente della Camera Fini (se il mal giorno si vedeva da questi atteggiamenti di nostalgica memoria ne avremmo viste delle brutte), avevo già preannunciato quello che già sta succedendo e che ancora di peggio succederà, se l’opposizione prima e il popolo italiano subito dopo, non iniziano a darsi una bella scrollata a prendere iniziative convincenti atte a spiegare ai signori governanti, che noi italiani abbiamo necessità di vivere in un paese democratico, nel quale tutti devono rispettare la Costituzione, che le leggi si promulgano in favore dei cittadini tutti, che la legge deve essere uguale per tutti, che chi si trova in conflitto d’interesse non può avere cariche politiche, che si devono rispettare la Nazione e la bandiera tricolore, che lo Stato italiano è laico, che abbiamo bisogno di una scuola pubblica seria e incentivata, che si deve investire nella ricerca, che la pubblica amministrazione ha bisogno di efficienza, di persone preparate e meritorie, che il privato deve essere messo in condizioni di saper produrre senza inquinamenti vari, che tutti devono poter avere un lavoro certo e lavorare in sicurezza, che al dirigente venga riconosciuto un reddito proporzionato alle sue capacità e responsabilità che si deve assumere, e all’operaio venga riconosciuto la sua capacità di saper operare con uno stipendio dignitoso e diritti, che alle persone meno abbienti si dia l’aiuto necessario a trovare una soluzione dignitosa ed un canale preferenziale per lavorare, che le forze dell’ordine siano messe nelle condizioni di operare per far rispettare le leggi, che la magistratura possa svolgere il suo compito in autonomia e accellerare i processi in tempi brevissimi, che nel sistema degli appalti e finanziario ci sia la massima trasparenza, che si costruiscano carceri moderne con strutture nelle quali il carcerato debba operare per pagarsi l’ospitalità ed essere recuperato, che gli anziani soli e i portatori di disabilità possano stare in strutture nelle quali venga dato loro le necessarie cure e attenzioni giuste, che lo sport non sia un mestiere ma una giusta e sana competizione, che la pubblicità debba essere coerente con le specificità del prodotto e non come pura attrazione a comprare comunque, che debba essere organizzato un servizio pubblico dei trasporti che disincentivi il mezzo privato, che le strutture sanitarie servano per curare e non per altri fini, insomma una società normale nella quale ognuno possa svolgere il suo compito in maniera responsabile e dalla quale ricevere il giusto compenso per una vita più giusta e più sana per il bene comune e non per il bene di qualcuno.
“Tenere a debita distanza chi racconta sempre barzellette e di mestiere non fa il comico.” (Raffaele Innato)
“Le teorie liberali hanno propugnato e praticano l’arte della separazione…Non ha precedenti in Paesi democraticamente più maturi del nostro una tendenza all’unificazione del potere politico col potere economico e col potere culturale attraverso il potentissimo strumento delle televisioni, incomparabilmente superiore a quello dei giornali che tuttavia furono chiamati il quarto potere, come quella che si intravede nel movimento di Forza Italia. L’unificazione dei tre poteri in un solo uomo o in un solo gruppo ha un nome ben noto nella teoria politica. Si chiama, come la chiamava Montesquieu, dispotismo.” (Norberto Bobbio)
Nella mia lettera del 15 maggio 2008, prendendo spunto da un atteggiamento antidemocratico del Presidente della Camera Fini (se il mal giorno si vedeva da questi atteggiamenti di nostalgica memoria ne avremmo viste delle brutte), avevo già preannunciato quello che già sta succedendo e che ancora di peggio succederà, se l’opposizione prima e il popolo italiano subito dopo, non iniziano a darsi una bella scrollata a prendere iniziative convincenti atte a spiegare ai signori governanti, che noi italiani abbiamo necessità di vivere in un paese democratico, nel quale tutti devono rispettare la Costituzione, che le leggi si promulgano in favore dei cittadini tutti, che la legge deve essere uguale per tutti, che chi si trova in conflitto d’interesse non può avere cariche politiche, che si devono rispettare la Nazione e la bandiera tricolore, che lo Stato italiano è laico, che abbiamo bisogno di una scuola pubblica seria e incentivata, che si deve investire nella ricerca, che la pubblica amministrazione ha bisogno di efficienza, di persone preparate e meritorie, che il privato deve essere messo in condizioni di saper produrre senza inquinamenti vari, che tutti devono poter avere un lavoro certo e lavorare in sicurezza, che al dirigente venga riconosciuto un reddito proporzionato alle sue capacità e responsabilità che si deve assumere, e all’operaio venga riconosciuto la sua capacità di saper operare con uno stipendio dignitoso e diritti, che alle persone meno abbienti si dia l’aiuto necessario a trovare una soluzione dignitosa ed un canale preferenziale per lavorare, che le forze dell’ordine siano messe nelle condizioni di operare per far rispettare le leggi, che la magistratura possa svolgere il suo compito in autonomia e accellerare i processi in tempi brevissimi, che nel sistema degli appalti e finanziario ci sia la massima trasparenza, che si costruiscano carceri moderne con strutture nelle quali il carcerato debba operare per pagarsi l’ospitalità ed essere recuperato, che gli anziani soli e i portatori di disabilità possano stare in strutture nelle quali venga dato loro le necessarie cure e attenzioni giuste, che lo sport non sia un mestiere ma una giusta e sana competizione, che la pubblicità debba essere coerente con le specificità del prodotto e non come pura attrazione a comprare comunque, che debba essere organizzato un servizio pubblico dei trasporti che disincentivi il mezzo privato, che le strutture sanitarie servano per curare e non per altri fini, insomma una società normale nella quale ognuno possa svolgere il suo compito in maniera responsabile e dalla quale ricevere il giusto compenso per una vita più giusta e più sana per il bene comune e non per il bene di qualcuno.
“Tenere a debita distanza chi racconta sempre barzellette e di mestiere non fa il comico.” (Raffaele Innato)
14 giugno 2008
Viviamo di percezione?
E' diventato luogo comune parlare il linguaggio della percezione. La percezione è l'atto con cui si acquisisce la consapevolezza e la conoscenza di una realtà esterna mediante i sensi, la sensazione d'intuire quello che sta accadendo o quello che può accadere, presentimento. Ci sono stati studi sulla psicologia Gestalt (forma), poi sostituiti dal cognitivismo. Resta il fatto, che con tutte le tecnologie e gli studi di ricerca avanzate, ci affidiamo ancora alla percezione. Lo stesso accade quando ci affidiamo alla magia, o al paranormale o alla stessa astrologia. Pur sapendo che non hanno nessuna base scientifica e che non combaciano con la realtà, molta gente si affida all'astratto (politici, attori, dirigenti, funzionari, giornalisti, casalinghe...), la lista numerica pare allungarsi sempre più. C'è un omicidio, senza avere elementi di prova, si sentenzia il colpevole. C'è un incidente, si dà subito la colpa a qualcuno o a qualcosa che non c'è mai stato. C'è un incontro sportivo si presuppone già il vincitore. Una notizia di una tragedia, per molti era una notizia scontata. Si uccide qualcuno, solo per il fatto che lo si era percepito come un nemico da battere. Si sono commessi e si commettono stragi e guerre durature perchè percepite a fin di bene. E' evidente che ci stiamo allontanando sempre di più dalla realtà dell'essere, viaggiamo verso una meta sconosciuta e illusoria, ma che immaginiamo di conoscere come la salvezza o la condanna della nostra esistenza. Già dalle diverse credenze e dalle religioni si è voluti costruire un mondo irreale, dove a tutti è permesso attingere la propria percezione di benessere o di malessere. Sarà che la nostra vita somigli ad un sogno perchè siamo di passaggio, o forse viviamo in una dimensione diversa da come la vediamo? Io credo, per il nostro bene, che sarebbe meglio fare come San Tommaso "se non vedo non credo o se non tocco non sento". Altrimenti, ho proprio la percezione che non andremo molto lontano.
08 giugno 2008
Commento su L'espresso "Meno sesso più progresso". (Demetrio Bertolini)
Raffaele Innato ha scritto: 8 Giugno, 2008 21:35
Ognuno è libero di vivere il proprio sesso. Per fare sesso si deve essere in due. Per fare un buon sesso bisogna volerlo entrambi. Non è necessario il conto dei rapporti, ma la qualità del rapporto sessuale. Ogni coppia sceglie di farlo seguendo un proprio istinto accompagnato da una buona dose di fantasia. Io penso che il progresso abbia cambiato il modo d’intendere il sesso, con più libertà e aiutando chi ha qualche problema, anche di natura psicofisica. Non confonderei la sessualità con i problemi di uno stress quotidiano, dovuto a incomprensioni famigliari che ci sono sempre state. Forse, prima di un certo progresso erano anche peggiori. Oggi il sesso si vive con più libertà di pensiero, poi ognuno ne può trarre un benessere soddisfacente o una sensazione di delusione. Non siamo tutti uguali e non ci sono regole come qualcuno vorrebbe imporre.
Ognuno è libero di vivere il proprio sesso. Per fare sesso si deve essere in due. Per fare un buon sesso bisogna volerlo entrambi. Non è necessario il conto dei rapporti, ma la qualità del rapporto sessuale. Ogni coppia sceglie di farlo seguendo un proprio istinto accompagnato da una buona dose di fantasia. Io penso che il progresso abbia cambiato il modo d’intendere il sesso, con più libertà e aiutando chi ha qualche problema, anche di natura psicofisica. Non confonderei la sessualità con i problemi di uno stress quotidiano, dovuto a incomprensioni famigliari che ci sono sempre state. Forse, prima di un certo progresso erano anche peggiori. Oggi il sesso si vive con più libertà di pensiero, poi ognuno ne può trarre un benessere soddisfacente o una sensazione di delusione. Non siamo tutti uguali e non ci sono regole come qualcuno vorrebbe imporre.
Commento su L'espresso "Sventurata la nazione che non sa trattenere i cervelli" (Mauro Piscozzi)
Raffaele Innato ha scritto: 8 Giugno, 2008 15:47
E’ evidente che non si percepisce l’importanza di avere i propri cervelli nel proprio territorio. Fosse solo per convenienza di trovare soluzioni di interesse socioeconomico, facendo risparmiare o sfuttare meglio le risorse locali. Ma, l’interesse è ben maggiore, se si pensa, al rispetto e alla riconoscenza che avrebbero gli altri paesi nei riguardi della nostra Nazione. Una nazione seria e capace, che sa produrre menti e personalità di alto valore umano e di conoscenza e di ricerca scientifica di spicco. Sarebbe un fantastico esempio di emulazione, da parte di tutti quei paesi che, pur avendo risorse economiche ingenti, non riescono a sfruttarle adeguatamente, pensando, invece, di sperperarle in danno di una migliore distribuzione enrgetica e capacità produttiva che sa guardare al mantenimento delle risorse, che poi, si ripercuotono sul mercato della globalizzazione. Faccio un semplice esempio per evidenziare l’importanza di tenere nel nostro Stato i nostri cervelli. Voglio ricordare che molte nazioni, sono arrivati a rapire i cervelli esteri perchè facessero delle scoperte al servizio della propria patria. Quindi, se una certa scoperta viene fatta nel nostro paese, che ha una cultura di formazione democratica, è certamente meglio di una scoperta fatta in un altro paese, dove ci può essere una cultura autoritaria e dittatoriale. Per cui i fini possono essere diversi e opposti. Per non parlare di come possa influire sulla politica internazionale, in favore di una visione più equilibrata di un modo di rispettare i diritti internazionali dell’uomo e dei popoli tutti per una migliore convivenza tra gli stessi stati. Le esperienze personali sono un’altra storia.
E’ evidente che non si percepisce l’importanza di avere i propri cervelli nel proprio territorio. Fosse solo per convenienza di trovare soluzioni di interesse socioeconomico, facendo risparmiare o sfuttare meglio le risorse locali. Ma, l’interesse è ben maggiore, se si pensa, al rispetto e alla riconoscenza che avrebbero gli altri paesi nei riguardi della nostra Nazione. Una nazione seria e capace, che sa produrre menti e personalità di alto valore umano e di conoscenza e di ricerca scientifica di spicco. Sarebbe un fantastico esempio di emulazione, da parte di tutti quei paesi che, pur avendo risorse economiche ingenti, non riescono a sfruttarle adeguatamente, pensando, invece, di sperperarle in danno di una migliore distribuzione enrgetica e capacità produttiva che sa guardare al mantenimento delle risorse, che poi, si ripercuotono sul mercato della globalizzazione. Faccio un semplice esempio per evidenziare l’importanza di tenere nel nostro Stato i nostri cervelli. Voglio ricordare che molte nazioni, sono arrivati a rapire i cervelli esteri perchè facessero delle scoperte al servizio della propria patria. Quindi, se una certa scoperta viene fatta nel nostro paese, che ha una cultura di formazione democratica, è certamente meglio di una scoperta fatta in un altro paese, dove ci può essere una cultura autoritaria e dittatoriale. Per cui i fini possono essere diversi e opposti. Per non parlare di come possa influire sulla politica internazionale, in favore di una visione più equilibrata di un modo di rispettare i diritti internazionali dell’uomo e dei popoli tutti per una migliore convivenza tra gli stessi stati. Le esperienze personali sono un’altra storia.
06 giugno 2008
05 giugno 2008
Commento su L'espresso "Va di moda l'anticomunismo". (Roberto Nizzoli)
Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 15:59
Il comunismo, in teoria politica, è la dottrina che propugna la creazione di una società in cui sia abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione e la distribuzione dei beni sia attuata in funzione dei bisogni di ciascun membro della società. L’idea che la proprietà privata sia inconciliabile con una società giusta ha indotto molti autori a immaginare sistemi basati su presupposti diversi. Già, Platone, nella Repubblica, affermò che i governanti di uno stato perfetto, ossia i filosofi, avrebbero dovuto vivere in condizioni di comunità dei beni per potersi dedicare interamente alla giustizia. Nel suo significato moderno, il termine comunismo è associato alle teorie di Karl Marx e Friedrich Engels che, insieme, stilarono il Manifesto del Partito comunista (1848), un testo scritto per un’organizzazione rivoluzionaria tedesca, la Lega dei comunisti, e destinato ad avere un’enorme risonanza nel mondo. Per Marx il tratto fondamentale della società che sarebbe succeduta al capitalismo, quando questo avesse esaurito la propria funzione storica, era l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Egli non cercò mai di prefigurare nel dettaglio l’organizzazione della società futura, considerando gli sforzi in questa direzione fantasie di utopisti. Il principale compito del “socialismo scientifico”, in quanto contrapposto al “socialismo utopistico“, era piuttosto, secondo Marx, la comprensione delle “leggi di movimento” della società capitalistica. La società comunista sarebbe stata caratterizzata da abbondanza di beni materiali, per cui gli esseri umani si sarebbero emancipati per sempre dalla necessità di lottare per sopravvivere. Divisione del lavoro e classi sociali sarebbero scomparse. Lo stato, che nel capitalismo ha il compito di regolare l’appropriazione della ricchezza prodotta nell’interesse delle classi dominanti, divenuto inutile si sarebbe dissolto. Marx distinse due fasi: nella prima, direttamente emergente dal capitalismo, la proprietà privata sarebbe stata abolita, ma la divisione del lavoro sarebbe rimasta e si sarebbe applicato il principio distributivo “a ciascuno secondo il suo lavoro”; nella seconda, realizzata l’abbondanza di beni, sarebbe subentrato il principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Ora, se si vuole discutere sulla praticità di attuare questo modello democraticamente (mai attuato da nessuna nazione al mondo), si apra un dibattito e si spieghi perchè si preferisca non attuarlo, invece, si insiste a continuare su di un capitalismo globalizzato che non riesce a portare benefici alla maggioranza degli abitanti del pianeta, ma soltanto ad una minoranza. Con le conseguenze devastanti, che sono sotto gli occhi di tutti. Quindi, più che anticomunismo io lo definirei semplicemente “egoismo”.
Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 21:44
Caro A59, cosa significa una volta arrivato al potere? Chi? La libertà d’informazione chi la fa? Non è mia intenzione riproporre un pseudo comunismo che è fallito per l’abuso di uomini egoisti, che con l’ideale comunista teorico non c’entrava. Io discuto sulla possibilità di rivedere, col senno di poi, la teoria di un comunismo democratico moderno, in cui non esistano nè poteri e nè gerarchie, ma un sistema in cui tutti devono contribuire, con le proprie capacità fisiche e intellettive, a lavorare per il bene collettivo in favore della solidarietà dei popoli. Sfruttare le risorse naturali per il bene comune e non per quello personale (egoismo). Il capitalista (proprietario individuale) di per sè è egoista, perchè usa il capitale come profitto individuale per produrre un bene collettivo, nella migliore delle ipotesi. Invece, eliminando la proprietà individuale, per trasformarla in proprietà di tutti, ottieni il risultato di usare il capitale non come profitto personale ma solo come bene collettivo, sempre. Non avresti più conflitti per acquisire quella proprietà per usi e profitti personali. Comunque, sarebbe sempre opportuno discutere per produrre positività, cercando d’intravedere, insieme, una strada più confacente alla nostra realtà di ospiti passeggeri del nostro pianeta. Senza arrivismi, senza personalismi, senza egoismi, ma aiutandoci a capire che vivere nell’uguaglianza e nella fratellanza è di benessere per tutti. La presa di posizione a tutti i costi, non porta mai al dialogo. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 2 Giugno, 2008 18:26
Caro A59, come realizzare una società più equa e più giusta, la spiego nel mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà”. Inizialmente le domande che tu poni legittimamente, mi sono state fatte dalla responsabile della casa editrice, che dopo averlo letto e riletto più volte, ha dedotto che il mio suggerimento e la mia lunga riflessione di un cambiamento radicale della società, sarebbe auspicabile per aprire le porte ad una soluzione umanistica e solidale. Inizialmente le è sembrata una società con un “socialismo estremo”, poi ha compreso che è di un umanesimo estremo. Qualcuno l’ha definito una “favola sociologica” con risposte realizzabili. Qualche altro si è chiesto: utopia? Quando un architetto progetta un’ opera originale, c’è sempre scetticismo da chi la deve realizzare. Però alla fine prevale il buon senso dell’innovazione e della scommessa. Specialmente quando non si vedono molte alternative. Conviene a tutti noi investire nella positività di un mondo più giusto. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 5 Giugno, 2008 12:37
Caro Abelincon, nel tuo commento confermi che: “il soggetto nato povero ma ambizioso, non ha alcun interesse verso dottrine politiche che propugnino il sovvertimento dell’articolata società borghese su basi livellatrici, altrimenti non riuscirebbe a compiere quella che costituisce la maggiore aspirazione della sua vita, ossia il salto sociale verso le classi più elevate.” Questo concetto è una contraddizione evidente, perchè l’aspirazione primaria del povero è il desiderio di riuscire a sopravvivere, in quanto deve esudire alle necessità urgenti di cibarsi e di trovare un rifugio. E il povero è costretto a fare di necessità una virtù, nell’escogitare qualsiasi mezzo per alimentarsi (chiedere l’elemosina, cercare cibo tra i rifiuti, rubacchiare, cercare un lavoro umile…), non essendo nelle condizioni di chi ha potuto studiare e non avendo una società solidale che lo aiuta, il suo percorso di vita sarà condizionato da una lunga miseria e sfruttamento dalla delinquenza, dalla criminalità, dagli speculatori in nero e ricchi. Diverso, invece, è per chi ha soddisfatto le prime necessità di sopravvivenza e che ha già una disponibilità di reddito sufficiente, per cui potrebbe, nella più augurata ipotesi, migliorare il suo status ottimizzandolo. Il capitalismo, in particolare quello globalizzato, ci chiarisce bene che la distanza tra i poveri e i ricchi è sempre più ampia, questa la dice lunga sulla negatività di questo liberalismo di un mercato che di valori individuali non ne ha, se non per far arricchire a dismisura i pochi contro i molti. Ed una società basata sulla disuguaglianza e sulla ingiustizia sociale è una società dittatoriale (altro che comunismo), in quanto a decidere le sorti del pianeta sono i pochi e non i molti, come democrazia vorrebbe. Non vedere e non saper valutare questo vuol dire essere privi di ogni cognizione intellettiva. Quando la società chiede più sicurezza, vuol dire che c’è sempre più gente affamata a bussare alla porta di casa. Se la maggioranza della popolazione non è in grado di pagare le tasse, perchè sempre più povera, di conseguenza, non ci possono essere forze dell’ordine e sistemi che possano assicurare alcuna sicurezza a nessuno, neanche ai ricchi (rivoluzione francese insegna). Il fatto che ci siano stati personaggi usurpatori che hanno sfruttato un certo tipo di comunismo, è la conferma di come il potere non deve essere mai dato ai pochi, ma deve essere distribuito in maniera democratica, ai vari settori di competenza della società tutta, responsabilizzando e controllando le persone meritorie che ricevono un incarico più delicato. Per quanto riguarda l’uso del tuo pseudonimo, ognuno è libero di configurarsi a propria immagine e somiglianza. Però, io sarei più cauto a farne un abuso, perchè Lincon, otre alle sue evidenti contraddizioni, è stato affetto per lungo tempo di una seria malattia depressiva.
A meno che, essendo tu povero, fra le tue grandi aspirazioni, hai quella di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America. Un saluto
Il comunismo, in teoria politica, è la dottrina che propugna la creazione di una società in cui sia abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione e la distribuzione dei beni sia attuata in funzione dei bisogni di ciascun membro della società. L’idea che la proprietà privata sia inconciliabile con una società giusta ha indotto molti autori a immaginare sistemi basati su presupposti diversi. Già, Platone, nella Repubblica, affermò che i governanti di uno stato perfetto, ossia i filosofi, avrebbero dovuto vivere in condizioni di comunità dei beni per potersi dedicare interamente alla giustizia. Nel suo significato moderno, il termine comunismo è associato alle teorie di Karl Marx e Friedrich Engels che, insieme, stilarono il Manifesto del Partito comunista (1848), un testo scritto per un’organizzazione rivoluzionaria tedesca, la Lega dei comunisti, e destinato ad avere un’enorme risonanza nel mondo. Per Marx il tratto fondamentale della società che sarebbe succeduta al capitalismo, quando questo avesse esaurito la propria funzione storica, era l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Egli non cercò mai di prefigurare nel dettaglio l’organizzazione della società futura, considerando gli sforzi in questa direzione fantasie di utopisti. Il principale compito del “socialismo scientifico”, in quanto contrapposto al “socialismo utopistico“, era piuttosto, secondo Marx, la comprensione delle “leggi di movimento” della società capitalistica. La società comunista sarebbe stata caratterizzata da abbondanza di beni materiali, per cui gli esseri umani si sarebbero emancipati per sempre dalla necessità di lottare per sopravvivere. Divisione del lavoro e classi sociali sarebbero scomparse. Lo stato, che nel capitalismo ha il compito di regolare l’appropriazione della ricchezza prodotta nell’interesse delle classi dominanti, divenuto inutile si sarebbe dissolto. Marx distinse due fasi: nella prima, direttamente emergente dal capitalismo, la proprietà privata sarebbe stata abolita, ma la divisione del lavoro sarebbe rimasta e si sarebbe applicato il principio distributivo “a ciascuno secondo il suo lavoro”; nella seconda, realizzata l’abbondanza di beni, sarebbe subentrato il principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Ora, se si vuole discutere sulla praticità di attuare questo modello democraticamente (mai attuato da nessuna nazione al mondo), si apra un dibattito e si spieghi perchè si preferisca non attuarlo, invece, si insiste a continuare su di un capitalismo globalizzato che non riesce a portare benefici alla maggioranza degli abitanti del pianeta, ma soltanto ad una minoranza. Con le conseguenze devastanti, che sono sotto gli occhi di tutti. Quindi, più che anticomunismo io lo definirei semplicemente “egoismo”.
Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 21:44
Caro A59, cosa significa una volta arrivato al potere? Chi? La libertà d’informazione chi la fa? Non è mia intenzione riproporre un pseudo comunismo che è fallito per l’abuso di uomini egoisti, che con l’ideale comunista teorico non c’entrava. Io discuto sulla possibilità di rivedere, col senno di poi, la teoria di un comunismo democratico moderno, in cui non esistano nè poteri e nè gerarchie, ma un sistema in cui tutti devono contribuire, con le proprie capacità fisiche e intellettive, a lavorare per il bene collettivo in favore della solidarietà dei popoli. Sfruttare le risorse naturali per il bene comune e non per quello personale (egoismo). Il capitalista (proprietario individuale) di per sè è egoista, perchè usa il capitale come profitto individuale per produrre un bene collettivo, nella migliore delle ipotesi. Invece, eliminando la proprietà individuale, per trasformarla in proprietà di tutti, ottieni il risultato di usare il capitale non come profitto personale ma solo come bene collettivo, sempre. Non avresti più conflitti per acquisire quella proprietà per usi e profitti personali. Comunque, sarebbe sempre opportuno discutere per produrre positività, cercando d’intravedere, insieme, una strada più confacente alla nostra realtà di ospiti passeggeri del nostro pianeta. Senza arrivismi, senza personalismi, senza egoismi, ma aiutandoci a capire che vivere nell’uguaglianza e nella fratellanza è di benessere per tutti. La presa di posizione a tutti i costi, non porta mai al dialogo. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 2 Giugno, 2008 18:26
Caro A59, come realizzare una società più equa e più giusta, la spiego nel mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà”. Inizialmente le domande che tu poni legittimamente, mi sono state fatte dalla responsabile della casa editrice, che dopo averlo letto e riletto più volte, ha dedotto che il mio suggerimento e la mia lunga riflessione di un cambiamento radicale della società, sarebbe auspicabile per aprire le porte ad una soluzione umanistica e solidale. Inizialmente le è sembrata una società con un “socialismo estremo”, poi ha compreso che è di un umanesimo estremo. Qualcuno l’ha definito una “favola sociologica” con risposte realizzabili. Qualche altro si è chiesto: utopia? Quando un architetto progetta un’ opera originale, c’è sempre scetticismo da chi la deve realizzare. Però alla fine prevale il buon senso dell’innovazione e della scommessa. Specialmente quando non si vedono molte alternative. Conviene a tutti noi investire nella positività di un mondo più giusto. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 5 Giugno, 2008 12:37
Caro Abelincon, nel tuo commento confermi che: “il soggetto nato povero ma ambizioso, non ha alcun interesse verso dottrine politiche che propugnino il sovvertimento dell’articolata società borghese su basi livellatrici, altrimenti non riuscirebbe a compiere quella che costituisce la maggiore aspirazione della sua vita, ossia il salto sociale verso le classi più elevate.” Questo concetto è una contraddizione evidente, perchè l’aspirazione primaria del povero è il desiderio di riuscire a sopravvivere, in quanto deve esudire alle necessità urgenti di cibarsi e di trovare un rifugio. E il povero è costretto a fare di necessità una virtù, nell’escogitare qualsiasi mezzo per alimentarsi (chiedere l’elemosina, cercare cibo tra i rifiuti, rubacchiare, cercare un lavoro umile…), non essendo nelle condizioni di chi ha potuto studiare e non avendo una società solidale che lo aiuta, il suo percorso di vita sarà condizionato da una lunga miseria e sfruttamento dalla delinquenza, dalla criminalità, dagli speculatori in nero e ricchi. Diverso, invece, è per chi ha soddisfatto le prime necessità di sopravvivenza e che ha già una disponibilità di reddito sufficiente, per cui potrebbe, nella più augurata ipotesi, migliorare il suo status ottimizzandolo. Il capitalismo, in particolare quello globalizzato, ci chiarisce bene che la distanza tra i poveri e i ricchi è sempre più ampia, questa la dice lunga sulla negatività di questo liberalismo di un mercato che di valori individuali non ne ha, se non per far arricchire a dismisura i pochi contro i molti. Ed una società basata sulla disuguaglianza e sulla ingiustizia sociale è una società dittatoriale (altro che comunismo), in quanto a decidere le sorti del pianeta sono i pochi e non i molti, come democrazia vorrebbe. Non vedere e non saper valutare questo vuol dire essere privi di ogni cognizione intellettiva. Quando la società chiede più sicurezza, vuol dire che c’è sempre più gente affamata a bussare alla porta di casa. Se la maggioranza della popolazione non è in grado di pagare le tasse, perchè sempre più povera, di conseguenza, non ci possono essere forze dell’ordine e sistemi che possano assicurare alcuna sicurezza a nessuno, neanche ai ricchi (rivoluzione francese insegna). Il fatto che ci siano stati personaggi usurpatori che hanno sfruttato un certo tipo di comunismo, è la conferma di come il potere non deve essere mai dato ai pochi, ma deve essere distribuito in maniera democratica, ai vari settori di competenza della società tutta, responsabilizzando e controllando le persone meritorie che ricevono un incarico più delicato. Per quanto riguarda l’uso del tuo pseudonimo, ognuno è libero di configurarsi a propria immagine e somiglianza. Però, io sarei più cauto a farne un abuso, perchè Lincon, otre alle sue evidenti contraddizioni, è stato affetto per lungo tempo di una seria malattia depressiva.
A meno che, essendo tu povero, fra le tue grandi aspirazioni, hai quella di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America. Un saluto
04 giugno 2008
Commento su L'espresso “Lettera da Teheran” (Fathi Ketsas, Teheran)
Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 18:36
Devo dire che in politica chi usa la demagogia per sfruttare il potere non riceve la mia simpatia. Dalle informazioni che riceviamo dai mass media, il presidente Ahmadinejad sembra essere uno di questi. Domanda:“Le informazioni che noi riceviamo, quanto sono attendibili?” Il Middle East Media Research Institute, o brevemente MEMRI, è un’organizzazione no-profit finanziata prevalentemente dal governo americano, che si occupa delle pubblicazioni e traduzioni dal Vicino e Medio Oriente, con sede a Washington, D.C. e uffici a Gerusalemme, Berlino, Londra e Tokyo. Offre traduzioni dei media arabi e persiani. È stato fondato nel 1998 da Yigal Carmon,ex colonnello del Mossad più tardi divenuto consigliere per l’antiterrorismo di Shamir e Rabin, e da Meyrav Wurmser, direttrice del Centro di politica medio orientale presso l’Hudson Institute di Indianapolis. L’organizzazione ha raggiunto una visibilità sempre crescente dopo gli attentati dell’ 11 settembre, in seguito all’accresciuto interesse del pubblico occidentale per l’area mediorientale. MEMRI è una fonte gratuita di traduzioni inglesi di materiale pubblicato in arabo e persiano che vengono riportate sul proprio sito e offerte ai maggiori quotidiani occidentali. Il MEMRI è stato spesso accusato di parzialità e tendenze filo-israeliane, in particolare nella scelta del materiale da tradurre. Nell’ultima intervista del Presidente iraniano fatta dal tg1 oggi, alle domande della giornalista sulla possibilità di distruggere prima Israele e poi gli Stati Uniti, egli ha chiarito che fa riferimento ai loro regimi satanici e distruttivi, non ai popoli e ai territori. Qual’è la verità?
Devo dire che in politica chi usa la demagogia per sfruttare il potere non riceve la mia simpatia. Dalle informazioni che riceviamo dai mass media, il presidente Ahmadinejad sembra essere uno di questi. Domanda:“Le informazioni che noi riceviamo, quanto sono attendibili?” Il Middle East Media Research Institute, o brevemente MEMRI, è un’organizzazione no-profit finanziata prevalentemente dal governo americano, che si occupa delle pubblicazioni e traduzioni dal Vicino e Medio Oriente, con sede a Washington, D.C. e uffici a Gerusalemme, Berlino, Londra e Tokyo. Offre traduzioni dei media arabi e persiani. È stato fondato nel 1998 da Yigal Carmon,ex colonnello del Mossad più tardi divenuto consigliere per l’antiterrorismo di Shamir e Rabin, e da Meyrav Wurmser, direttrice del Centro di politica medio orientale presso l’Hudson Institute di Indianapolis. L’organizzazione ha raggiunto una visibilità sempre crescente dopo gli attentati dell’ 11 settembre, in seguito all’accresciuto interesse del pubblico occidentale per l’area mediorientale. MEMRI è una fonte gratuita di traduzioni inglesi di materiale pubblicato in arabo e persiano che vengono riportate sul proprio sito e offerte ai maggiori quotidiani occidentali. Il MEMRI è stato spesso accusato di parzialità e tendenze filo-israeliane, in particolare nella scelta del materiale da tradurre. Nell’ultima intervista del Presidente iraniano fatta dal tg1 oggi, alle domande della giornalista sulla possibilità di distruggere prima Israele e poi gli Stati Uniti, egli ha chiarito che fa riferimento ai loro regimi satanici e distruttivi, non ai popoli e ai territori. Qual’è la verità?
Commento su L'espresso “Non c’è niente di bianco in una morte sul lavoro” (Marco Bazzoni)
Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 16:53
Io sono un lavoratore d’industria ad alto rischio rilevante. So bene cosa significa il pericolo e la mancanza di sicurezza sul lavoro. Purtroppo, devo rilevare, che la sicurezza sugli ambienti di lavoro in generale è deficitaria. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza(r.l.s.), insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione e al medico competente, è uno dei soggetti chiamati a svolgere un ruolo di rilievo nel sistema di prevenzione introdotto dal d.lgs. n.626/1994 e successive modifiche. La novità del d.lgs.n.626/94 è quella di aver reso obbligatoria la presenza di un soggetto che rappresenti i lavoratori e al quale vengono riconosciute una serie di attribuzioni in materia di salute e sicurezza. Quindi, come rls tu Marco hai il compito di far rispettare la sicurezza sul lavoro, richiamando la società di appartenenza, al rispetto delle norme per prevenire e mettere in sicurezza gli impianti, il lavoratore o i lavoratori. Quando, si presentano delle anomalie o le apparecchiature non risultano essere in sicurezza, si ha l’obbligo di accertarsi che nessuno operi nei pressi di quell’area e di provvedere a svolgere tutta la procedura per il ripristino della sicurezza, dopodichè si dà il via ai lavori. Questo iter, se fatto bene, porta via un pò di tempo e un pò di costi. Quello che bisogna fare, è spingere le aziende a far comprendere, che è meglio spendere qualche soldo in più e risparmiare sulle vite dei lavoratori e che la troppa fretta non è mai buona consigliera. Se le aziende non ascoltano o non voglio ascoltare, allora, si devono mettere in atto tutte quelle forme democratiche di cui i lavoratori e i sindacati sono dotati. Perchè il primo, a riconoscere il pericolo di una morte disgraziata e prematura, deve essere il lavoratore, il quale deve sapere le norme di tutela e di sicurezza, al rls tocca farle rispettare e all’azienda rispettarle. Se questo triangolo funziona diventa difficile morire. Se, il triangolo non si chiude per altri motivi che possono dipendere da compromessi, fretta di produrre, omertà, pacche sulle spalle, ecc…, allora il rischio di morire è altissimo. Resta il fatto che la politica deve fare la sua importante parte a tutela della vita dei propri cittadini e che la morte non si distingue per il colore, ma per la sua crudezza.
Io sono un lavoratore d’industria ad alto rischio rilevante. So bene cosa significa il pericolo e la mancanza di sicurezza sul lavoro. Purtroppo, devo rilevare, che la sicurezza sugli ambienti di lavoro in generale è deficitaria. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza(r.l.s.), insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione e al medico competente, è uno dei soggetti chiamati a svolgere un ruolo di rilievo nel sistema di prevenzione introdotto dal d.lgs. n.626/1994 e successive modifiche. La novità del d.lgs.n.626/94 è quella di aver reso obbligatoria la presenza di un soggetto che rappresenti i lavoratori e al quale vengono riconosciute una serie di attribuzioni in materia di salute e sicurezza. Quindi, come rls tu Marco hai il compito di far rispettare la sicurezza sul lavoro, richiamando la società di appartenenza, al rispetto delle norme per prevenire e mettere in sicurezza gli impianti, il lavoratore o i lavoratori. Quando, si presentano delle anomalie o le apparecchiature non risultano essere in sicurezza, si ha l’obbligo di accertarsi che nessuno operi nei pressi di quell’area e di provvedere a svolgere tutta la procedura per il ripristino della sicurezza, dopodichè si dà il via ai lavori. Questo iter, se fatto bene, porta via un pò di tempo e un pò di costi. Quello che bisogna fare, è spingere le aziende a far comprendere, che è meglio spendere qualche soldo in più e risparmiare sulle vite dei lavoratori e che la troppa fretta non è mai buona consigliera. Se le aziende non ascoltano o non voglio ascoltare, allora, si devono mettere in atto tutte quelle forme democratiche di cui i lavoratori e i sindacati sono dotati. Perchè il primo, a riconoscere il pericolo di una morte disgraziata e prematura, deve essere il lavoratore, il quale deve sapere le norme di tutela e di sicurezza, al rls tocca farle rispettare e all’azienda rispettarle. Se questo triangolo funziona diventa difficile morire. Se, il triangolo non si chiude per altri motivi che possono dipendere da compromessi, fretta di produrre, omertà, pacche sulle spalle, ecc…, allora il rischio di morire è altissimo. Resta il fatto che la politica deve fare la sua importante parte a tutela della vita dei propri cittadini e che la morte non si distingue per il colore, ma per la sua crudezza.
Commento su L'espresso "Egregio Brunetta, si occupi dei raccomandati" (Benito Montesi, Terni)
Raffaele Innato ha scritto: 4 Giugno, 2008 12:42
Non vi è dubbio che la macchina amministrativa della pubblica amministrazione italiana è un carrozzone, sul quale molti si aggrappano ed altri che comodamente si ritrovano seduti per farsi gongolare. Come in tutte le cose, nella P.A. ci sono persone che lavorano convintamente per il bene pubblico e persone che fanno da osservatori del lavoro. Ci sono i furbi e ci sono gli onesti. In questo tipo di società, che non è comunista, ma capitalistica (spesso si vogliono confondere i ruoli), si guarda molto agli affari personali e individuali, e non all’interesse comune. La nostra P.A. è costituita da milioni di persone sparse in tutti i settori della vita democratica di questo Paese, parte dal Presidente della Repubblica per finire al custode di un pubblico palazzo. In questo bailamme circolano una miriade d’interessi economici, politici, sociali e religiosi. Tutti gli abitanti del nostro paese, e non, devono passare obbligatoriamente dai diversi uffici, dalle molte stanze e dai lunghi corridoi della P.A., per risolvere e portare a buon fine la soluzione ad una propria esigenza personale o di gruppo di appartenenza. Siccome, la cultura capitalistica si basa sulla convenienza del proprio profitto, ecco che nascono i compromessi tra chi gestisce la P.A. e chi invece, la subisce o la sfrutta. I modi sono diversi: dall’appalto, al posto di lavoro, ai voti, alle poltrone ecc…giustificando gli intrighi e le complicità, inventandosi una serie di atti burocratici, legge e leggine che favoriscono ulteriormente questo andazzo. Succede, pure, che la persona onesta che lavora viene messa ad un angolo, diventando “fannullona”, la persona non proprio onesta viene premiata e diventa “lavoratrice” a tutti gli effetti. Fin quando la cultura del nostro Paese premierà gli affari personali e le lobby (capitalismo), la P.A. sarà sempre un marasma da cui non c’è via d’uscita. Nemmeno, per il Ministro Brunetta che per la sua statura piccola dovrebbe avere più possibilità. Perciò, si ha bisogno, assolutamente, di cambiare cultura, interpretando la vita nella maniera più virtuosa per una società più umana.
Non vi è dubbio che la macchina amministrativa della pubblica amministrazione italiana è un carrozzone, sul quale molti si aggrappano ed altri che comodamente si ritrovano seduti per farsi gongolare. Come in tutte le cose, nella P.A. ci sono persone che lavorano convintamente per il bene pubblico e persone che fanno da osservatori del lavoro. Ci sono i furbi e ci sono gli onesti. In questo tipo di società, che non è comunista, ma capitalistica (spesso si vogliono confondere i ruoli), si guarda molto agli affari personali e individuali, e non all’interesse comune. La nostra P.A. è costituita da milioni di persone sparse in tutti i settori della vita democratica di questo Paese, parte dal Presidente della Repubblica per finire al custode di un pubblico palazzo. In questo bailamme circolano una miriade d’interessi economici, politici, sociali e religiosi. Tutti gli abitanti del nostro paese, e non, devono passare obbligatoriamente dai diversi uffici, dalle molte stanze e dai lunghi corridoi della P.A., per risolvere e portare a buon fine la soluzione ad una propria esigenza personale o di gruppo di appartenenza. Siccome, la cultura capitalistica si basa sulla convenienza del proprio profitto, ecco che nascono i compromessi tra chi gestisce la P.A. e chi invece, la subisce o la sfrutta. I modi sono diversi: dall’appalto, al posto di lavoro, ai voti, alle poltrone ecc…giustificando gli intrighi e le complicità, inventandosi una serie di atti burocratici, legge e leggine che favoriscono ulteriormente questo andazzo. Succede, pure, che la persona onesta che lavora viene messa ad un angolo, diventando “fannullona”, la persona non proprio onesta viene premiata e diventa “lavoratrice” a tutti gli effetti. Fin quando la cultura del nostro Paese premierà gli affari personali e le lobby (capitalismo), la P.A. sarà sempre un marasma da cui non c’è via d’uscita. Nemmeno, per il Ministro Brunetta che per la sua statura piccola dovrebbe avere più possibilità. Perciò, si ha bisogno, assolutamente, di cambiare cultura, interpretando la vita nella maniera più virtuosa per una società più umana.
03 giugno 2008
Commento su L'espresso "Il 2 giugno? Una data del calendario" (Carmela Carpendu) Arborea Or
Raffaele Innato ha scritto: 3 Giugno, 2008 10:34
La festa del 2 giugno sancisce la scelta democratica degli italiani verso la Repubblica, chiudendo la storia monarca del Regno d’Italia durato fino al 2 giugno 1946. Quando, gli italiani votarono il referendum popolare e decisero per la repubblica. Fu eletta anche un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il capo provvisorio dello stato e per scrivere la nuova carta costituzionale. Sono trascorsi 62 anni da allora, ma si continua a rappresentarla con una parata militare, che secondo il mio modesto parere, è poco attinente. La scelta democratica del libero voto, senza l’uso delle armi, dovrebbe essere rappresentata dalla società civile, accompagnata da simboli che rappresentano l’unità del nostro popolo e l’aggregazione Nazionale. Dovrebbe essere partecipata da tutte le regioni italiane dal Nord al Sud, con balli e danze folkloristiche, con usi e tradizioni italiche pacifiche. Invece, si continua a mostrarla unicamente col simbolo delle armi e delle divise. Cerchiamo di dare un senso di pace e di gioia, smilitarizziamo almeno le feste! …Poi, si parla di “nuova Repubblica”.
La festa del 2 giugno sancisce la scelta democratica degli italiani verso la Repubblica, chiudendo la storia monarca del Regno d’Italia durato fino al 2 giugno 1946. Quando, gli italiani votarono il referendum popolare e decisero per la repubblica. Fu eletta anche un’Assemblea Costituente, con il compito di eleggere il capo provvisorio dello stato e per scrivere la nuova carta costituzionale. Sono trascorsi 62 anni da allora, ma si continua a rappresentarla con una parata militare, che secondo il mio modesto parere, è poco attinente. La scelta democratica del libero voto, senza l’uso delle armi, dovrebbe essere rappresentata dalla società civile, accompagnata da simboli che rappresentano l’unità del nostro popolo e l’aggregazione Nazionale. Dovrebbe essere partecipata da tutte le regioni italiane dal Nord al Sud, con balli e danze folkloristiche, con usi e tradizioni italiche pacifiche. Invece, si continua a mostrarla unicamente col simbolo delle armi e delle divise. Cerchiamo di dare un senso di pace e di gioia, smilitarizziamo almeno le feste! …Poi, si parla di “nuova Repubblica”.
02 giugno 2008
Commento su L'espresso “Ma che colpa abbiamo noi”. (Giuseppe Reitano)
Raffaele Innato ha scritto: 2 Giugno, 2008 13:07
Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli. Ma, anche le fortune dei padri ereditano i figli. Contestare l’operato dei padri è sempre facile, perchè ci sono i se e i ma, del dopo. La verità è che ognuno di noi è padrone della propria vita e delle proprie responsabilità. Ci si dovrebbe sempre interrogare se i nostri atteggiamenti, le nostre azioni, le nostre decisioni, i nostri egoismi portano positività, oppure sono la conseguenza di disastri e di tragedie che non vogliamo vedere. Nel passaggio da una generazione ad un'altra, non c’è mai una linea netta tra chi lascia e chi eredita, perchè non viviamo uguale periodo di vita. Non è esatto dire la vecchia e la nuova generazione. Ci sono persone che cavalcono più generazioni e giovanissimi che non cavalcano neanche la loro. Bisognerebbe parlare di modo di pensare delle persone, di chi vuole un certo tipo di sistema e di chi ne vuole l’opposto. La cosa migliore, sarebbe senza dubbio, quella di perseguire la strada del dialogo e di un percorso che aiuti l’umanità e non che la distrugga, come purtroppo sta accadendo nella nostra caotica società, dove domina la morte sulla vita. Su questo dovremmo fare mea culpa, ripensando alle scelte fatte dai nostri genitori, ma chiedendoci se non è arrivato il momento che ci diamo una bella e sostanziale scrollata!
Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli. Ma, anche le fortune dei padri ereditano i figli. Contestare l’operato dei padri è sempre facile, perchè ci sono i se e i ma, del dopo. La verità è che ognuno di noi è padrone della propria vita e delle proprie responsabilità. Ci si dovrebbe sempre interrogare se i nostri atteggiamenti, le nostre azioni, le nostre decisioni, i nostri egoismi portano positività, oppure sono la conseguenza di disastri e di tragedie che non vogliamo vedere. Nel passaggio da una generazione ad un'altra, non c’è mai una linea netta tra chi lascia e chi eredita, perchè non viviamo uguale periodo di vita. Non è esatto dire la vecchia e la nuova generazione. Ci sono persone che cavalcono più generazioni e giovanissimi che non cavalcano neanche la loro. Bisognerebbe parlare di modo di pensare delle persone, di chi vuole un certo tipo di sistema e di chi ne vuole l’opposto. La cosa migliore, sarebbe senza dubbio, quella di perseguire la strada del dialogo e di un percorso che aiuti l’umanità e non che la distrugga, come purtroppo sta accadendo nella nostra caotica società, dove domina la morte sulla vita. Su questo dovremmo fare mea culpa, ripensando alle scelte fatte dai nostri genitori, ma chiedendoci se non è arrivato il momento che ci diamo una bella e sostanziale scrollata!
01 giugno 2008
Commento su L'espresso "Ieri è nato mio nipote. Che mondo lo aspetta?” (Remo Vassallo)
Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 18:39
Penso che tu abbia espresso molto bene l’attuale situazione della nostra società. E, quindi, tuo nipote sta già subendo i malanni millenari dell’uomo. Nasce su di un pianeta straordinariamente bello, dove nessuno gli chiede se vuole soffermarsi, eredita le contraddizioni e le ingiustizie degli uomini, che ancora mettono in primo piano i conflitti e le guerre, appropriandosi di poteri che non hanno ragione d’essere. La società non si cura minimamente del suo futuro, se non quando le farà comodo. Il popolo è in balia di una sopravvivenza che sta diventando sempre meno sicura e nessuno si cura di assicurargli una vita più solidale e serena. Ognuno pensa di salvare il suo orticello, senza sapere che sta sacrificando e mortificando il suo essere umano. Dobbiamo sperare che la sua nascita sia di buon auspicio alle nuove generazioni perchè capiscano, che è sempre meglio volersi bene che odiarsi. Che è molto più importante essere che apparire. Non mi resta che fargli tanti auguri per essere una di quelle persone sensibili che contribuisca a portare l’uomo sulla diritta via, quella dell’amore.
Penso che tu abbia espresso molto bene l’attuale situazione della nostra società. E, quindi, tuo nipote sta già subendo i malanni millenari dell’uomo. Nasce su di un pianeta straordinariamente bello, dove nessuno gli chiede se vuole soffermarsi, eredita le contraddizioni e le ingiustizie degli uomini, che ancora mettono in primo piano i conflitti e le guerre, appropriandosi di poteri che non hanno ragione d’essere. La società non si cura minimamente del suo futuro, se non quando le farà comodo. Il popolo è in balia di una sopravvivenza che sta diventando sempre meno sicura e nessuno si cura di assicurargli una vita più solidale e serena. Ognuno pensa di salvare il suo orticello, senza sapere che sta sacrificando e mortificando il suo essere umano. Dobbiamo sperare che la sua nascita sia di buon auspicio alle nuove generazioni perchè capiscano, che è sempre meglio volersi bene che odiarsi. Che è molto più importante essere che apparire. Non mi resta che fargli tanti auguri per essere una di quelle persone sensibili che contribuisca a portare l’uomo sulla diritta via, quella dell’amore.
Commento su L'espresso “La carica di quelli che lavorano” (Federica Capomagi)
Raffaele Innato ha scritto: 1 Giugno, 2008 13:27
Purtroppo, cara Federica, mi duole, ma devo darti una brutta notizia, perchè da diversi anni a questa parte, gli stipendi si sono appiattiti anche nel privato. Causa una libera contrattazione dei salari che di fatto non esiste più, lasciando che l’aumento salariale avvenga in base all’inflazione programmata e non reale. Questa contrattazione riguarda tutte le fasce dei lavoratori (operai, impiegati e quadri), mentre per i dirigenti e le alte sfere, la contrattazione è molto diversa con aumenti anche esorbitanti. Ormai, in Italia si sono creati due ceti, quello basso che riguarda tutti coloro che producono e lavorano per sopravvivere, quello alto che sfrutta l’incapacità del popolo a non essere unito contro le disuguaglianze e contro gli speculatori. Ecco che poi nascono ad hoc i “fannulloni” come capro espiatorio, per creare maggiormente la divisione tra i lavoratori, facendo gongolare i furbi, che se ne stanno tranquillamente in posti di villeggiatura a godersi il frutto prodotto con molta fatica da altri.
Purtroppo, cara Federica, mi duole, ma devo darti una brutta notizia, perchè da diversi anni a questa parte, gli stipendi si sono appiattiti anche nel privato. Causa una libera contrattazione dei salari che di fatto non esiste più, lasciando che l’aumento salariale avvenga in base all’inflazione programmata e non reale. Questa contrattazione riguarda tutte le fasce dei lavoratori (operai, impiegati e quadri), mentre per i dirigenti e le alte sfere, la contrattazione è molto diversa con aumenti anche esorbitanti. Ormai, in Italia si sono creati due ceti, quello basso che riguarda tutti coloro che producono e lavorano per sopravvivere, quello alto che sfrutta l’incapacità del popolo a non essere unito contro le disuguaglianze e contro gli speculatori. Ecco che poi nascono ad hoc i “fannulloni” come capro espiatorio, per creare maggiormente la divisione tra i lavoratori, facendo gongolare i furbi, che se ne stanno tranquillamente in posti di villeggiatura a godersi il frutto prodotto con molta fatica da altri.
29 maggio 2008
Commento su L'espresso “I miei cari matti che nessuno vuole più”.
Raffaele Innato ha scritto: 29 Maggio, 2008 20:32
Dal film “Lo smemorato di Collegno: “In questo manicomio succedono cose da matti!” Solo che il manicomio in questione, non è quella struttura dove si curano o si alleviano le sofferenze di chi ha bisogno di aiuto concreto. Ma è il manicomio di una società che ha perso tutti i valori più importanti della solidarietà degli uomini, per una sana convivenza tra chi può e deve aiutare, e chi ha bisogno di aiuto. Non si ha più la capacità di frenare o fermare la violenza egoistica di predominare e calpestare il rispetto della persona. Siamo soggiogati e drogati da un mondo di fittizio benessere e di bellezza truccata. Non riusciamo più a guardarci dentro e confrontarci con una realtà che ci richiama alla concretezza del saper vivere nella trasparenza dell’essere. Abbiamo tutti bisogno di essere curati in luoghi, dove il denaro non deve esistere, dove il potere non deve essere inteso come predomino, ma come essere in grado di fare il bene di tutti. Si ha bisogno di strutture funzionali alle esigenze pratiche ed a misura d’uomo. Si ha bisogno di respirare aria benefica e non avvelenata da stupidi odii. Si ha bisogno d’incontrarsi e di sorridere alla vita. Noi dobbiamo capire quanto la vita è immensa e quanto siamo stati fortunati a ricevere questa gioia infinita. Dobbiamo liberarci da questa gabbia opprimente che ci siamo costruiti da falsità millenarie di pregiudizi e di invenzioni conflittuali. Se riusciremo a rompere le sbarre di questa nostra prigione, guardando ad un nuovo orizzonte, potremo dire di essere guariti tutti, di essere usciti da un vero manicomio e di aver ritrovato, finalmente, la ragione consapevolezza dell’uomo.
Dal film “Lo smemorato di Collegno: “In questo manicomio succedono cose da matti!” Solo che il manicomio in questione, non è quella struttura dove si curano o si alleviano le sofferenze di chi ha bisogno di aiuto concreto. Ma è il manicomio di una società che ha perso tutti i valori più importanti della solidarietà degli uomini, per una sana convivenza tra chi può e deve aiutare, e chi ha bisogno di aiuto. Non si ha più la capacità di frenare o fermare la violenza egoistica di predominare e calpestare il rispetto della persona. Siamo soggiogati e drogati da un mondo di fittizio benessere e di bellezza truccata. Non riusciamo più a guardarci dentro e confrontarci con una realtà che ci richiama alla concretezza del saper vivere nella trasparenza dell’essere. Abbiamo tutti bisogno di essere curati in luoghi, dove il denaro non deve esistere, dove il potere non deve essere inteso come predomino, ma come essere in grado di fare il bene di tutti. Si ha bisogno di strutture funzionali alle esigenze pratiche ed a misura d’uomo. Si ha bisogno di respirare aria benefica e non avvelenata da stupidi odii. Si ha bisogno d’incontrarsi e di sorridere alla vita. Noi dobbiamo capire quanto la vita è immensa e quanto siamo stati fortunati a ricevere questa gioia infinita. Dobbiamo liberarci da questa gabbia opprimente che ci siamo costruiti da falsità millenarie di pregiudizi e di invenzioni conflittuali. Se riusciremo a rompere le sbarre di questa nostra prigione, guardando ad un nuovo orizzonte, potremo dire di essere guariti tutti, di essere usciti da un vero manicomio e di aver ritrovato, finalmente, la ragione consapevolezza dell’uomo.
Commento su L'espresso "I bambini ci guardano. E dicono la verità" (Anna Mosene)
Raffaele Innato ha scritto: 29 Maggio, 2008 19:22
Una società per dichiararsi sana, ha una cosa semplice da attuare, saper educare alla solidarietà e far rispettare le leggi a tutti. Chi sbaglia deve poter essere condannato, espiando la colpa, a seconda del reato commesso. Questo deve essere chiaro per tutti. Il delinquente o criminale straniero non è differente da quello nostrano. I bambini, sono anime innocenti sin quando non commettono colpa, diventano anime colpevoli quando si macchiano di azioni delittuose. La cronaca, compresa quella italiana, è piena di delitti commessi da bambini. Di chi è la colpa? Principalmente della famiglia e della società, che non insegnano loro ad avere rispetto di tutti e delle regole. Quante bugie si dicono da bambini? Molte, lo abbiamo fatto tutti, potrà sembrerà strano, ma anche noi siamo stati bambini. Dov’è la differenza? Sta, nel fatto che quando della bugia veniva a conoscenza il genitore di qualche decennio fa, erano botte misurate e si spiegava che bisognava dire la verità. Da un pò di anni a questa parte, invece, di fronte alla bugia dannosa si sorride e si fa la carezza, accompagnandola con la frase: ” Mio figlio/a è forte!” Però se la bugia è detta da un bambino di un’altra famiglia, allora, quel bambino è ineducato e colpevole, quindi, bisognevole di una bella lezione! Cara signora Anna, lei ci ha spiegato la differenza tra un bambino ed un adulto sulla convenienza di tacere per i grandi, e il mettere, senza scrupoli, nero su bianco dei piccoli. Ebbene, lei ha fatto l’operazione geniale di mettere nero su bianco il suo modo di pensare, facendosi scudo del bambino pensiero. Un bell’esempio di trasparenza e di correttezza! Questi bambini, saranno fieri del suo gentil pensiero o ne invocheranno la purificazione del fuoco?
Una società per dichiararsi sana, ha una cosa semplice da attuare, saper educare alla solidarietà e far rispettare le leggi a tutti. Chi sbaglia deve poter essere condannato, espiando la colpa, a seconda del reato commesso. Questo deve essere chiaro per tutti. Il delinquente o criminale straniero non è differente da quello nostrano. I bambini, sono anime innocenti sin quando non commettono colpa, diventano anime colpevoli quando si macchiano di azioni delittuose. La cronaca, compresa quella italiana, è piena di delitti commessi da bambini. Di chi è la colpa? Principalmente della famiglia e della società, che non insegnano loro ad avere rispetto di tutti e delle regole. Quante bugie si dicono da bambini? Molte, lo abbiamo fatto tutti, potrà sembrerà strano, ma anche noi siamo stati bambini. Dov’è la differenza? Sta, nel fatto che quando della bugia veniva a conoscenza il genitore di qualche decennio fa, erano botte misurate e si spiegava che bisognava dire la verità. Da un pò di anni a questa parte, invece, di fronte alla bugia dannosa si sorride e si fa la carezza, accompagnandola con la frase: ” Mio figlio/a è forte!” Però se la bugia è detta da un bambino di un’altra famiglia, allora, quel bambino è ineducato e colpevole, quindi, bisognevole di una bella lezione! Cara signora Anna, lei ci ha spiegato la differenza tra un bambino ed un adulto sulla convenienza di tacere per i grandi, e il mettere, senza scrupoli, nero su bianco dei piccoli. Ebbene, lei ha fatto l’operazione geniale di mettere nero su bianco il suo modo di pensare, facendosi scudo del bambino pensiero. Un bell’esempio di trasparenza e di correttezza! Questi bambini, saranno fieri del suo gentil pensiero o ne invocheranno la purificazione del fuoco?
Commento su L'espresso "Prima di tutto: il lavoro” (Demetrio Bartolini)
Raffaele Innato ha scritto: 27 Maggio, 2008 18:23
Quando un uomo decide l’estremo gesto procurandosi la morte, la società ha l’obbligo morale e civile d’interrogarsi e ricercare il motivo o i motivi che hanno causato l’insano gesto. Se la società si mostra indifferente a questi gravi episodi, vuol dire che è la stessa società che sta morendo. Questo è quello che sta succedendo da molti anni in Italia e nel mondo. C’è un egoismo sfrenato che porta all’autodistruzione. Le immagini alle quali assistiamo quotidianamente, sono la prova lampante che la razza umana sta deviando verso il baratro. Quando si assiste alla scena di salvataggio di un gatto che ha avuto l’incuranza di salire su di un albero, dal quale non riesce più a scendere, e decine di persone con mezzi di ogni genere l’aiutano a scendere per poi curarlo. Mentre, centinaia di persone non guardano il corpo riverso a terra di un uomo morente, e ci passano anche sopra senza minimamente intervenire, dimostra che c’è qualcosa di molto serio che non quadra. Allora, non basta mandare a quel paese chiunque senza risolvere, ma bisogna fare una cosa naturale, cambiare i nostri atteggiamenti in positivo. Cioè, interrogandoci e dialogando con gli altri nostri simili senza sopraffare, ma aiutandoci a capire che è meglio per tutti cambiare questo rovinoso percorso, per prendere la via naturale dell’umano, che è quella che noi conosciamo meglio o che dovremmo conoscere in quanto uomini.
Pregare non serve, se non ti aiuti.
Raffaele Innato ha scritto: 29 Maggio, 2008 17:40
Caro Gabriele, potrei usare la frase “mi dispiace” per la tua condizione fisica di persona non perfettamente a norma (?), ma ti farei torto. Io non so cosa voglia dire il neologismo “diversamente abile”. Potrei provare ad immaginare che si abbia un’abilità diversa, diversa da chi? E di quale abilità stiamo parlando? Forse, tu non hai l’abilità di tanti politici a parlare bene ed a razzolare male? Non hai l’abilità di tanti furbi che raggirano tante persone oneste? Non hai l’abilità di frodare lo Stato? Non hai l’abilità di rubare? Non hai l’abilità di ingannare? Non hai l’abilità di corrompere? Non hai l’abilità di provocare guerre? Non hai l’abilità di svuotare le menti? Non hai l’abilità dell’ipocrita? Non hai l’abilità di deturpare l’ambiente?Ce ne fossero persone come te inabili a queste nefandezze! Tu hai certamente una diversità da tante persone “per bene”, la diversità di essere un normale “uomo”. Un uomo che ragiona col suo cervello e che sa riconoscere l’amore delle persone, che non è il semplice conforto di un sorriso, ma è il grande rispetto verso il prossimo, antidoto di tante ingiustizie.Amare non vuol dire mai: “mi dispiace”. (Love story) Un caro salutoRaffaele
Quando un uomo decide l’estremo gesto procurandosi la morte, la società ha l’obbligo morale e civile d’interrogarsi e ricercare il motivo o i motivi che hanno causato l’insano gesto. Se la società si mostra indifferente a questi gravi episodi, vuol dire che è la stessa società che sta morendo. Questo è quello che sta succedendo da molti anni in Italia e nel mondo. C’è un egoismo sfrenato che porta all’autodistruzione. Le immagini alle quali assistiamo quotidianamente, sono la prova lampante che la razza umana sta deviando verso il baratro. Quando si assiste alla scena di salvataggio di un gatto che ha avuto l’incuranza di salire su di un albero, dal quale non riesce più a scendere, e decine di persone con mezzi di ogni genere l’aiutano a scendere per poi curarlo. Mentre, centinaia di persone non guardano il corpo riverso a terra di un uomo morente, e ci passano anche sopra senza minimamente intervenire, dimostra che c’è qualcosa di molto serio che non quadra. Allora, non basta mandare a quel paese chiunque senza risolvere, ma bisogna fare una cosa naturale, cambiare i nostri atteggiamenti in positivo. Cioè, interrogandoci e dialogando con gli altri nostri simili senza sopraffare, ma aiutandoci a capire che è meglio per tutti cambiare questo rovinoso percorso, per prendere la via naturale dell’umano, che è quella che noi conosciamo meglio o che dovremmo conoscere in quanto uomini.
Pregare non serve, se non ti aiuti.
Raffaele Innato ha scritto: 29 Maggio, 2008 17:40
Caro Gabriele, potrei usare la frase “mi dispiace” per la tua condizione fisica di persona non perfettamente a norma (?), ma ti farei torto. Io non so cosa voglia dire il neologismo “diversamente abile”. Potrei provare ad immaginare che si abbia un’abilità diversa, diversa da chi? E di quale abilità stiamo parlando? Forse, tu non hai l’abilità di tanti politici a parlare bene ed a razzolare male? Non hai l’abilità di tanti furbi che raggirano tante persone oneste? Non hai l’abilità di frodare lo Stato? Non hai l’abilità di rubare? Non hai l’abilità di ingannare? Non hai l’abilità di corrompere? Non hai l’abilità di provocare guerre? Non hai l’abilità di svuotare le menti? Non hai l’abilità dell’ipocrita? Non hai l’abilità di deturpare l’ambiente?Ce ne fossero persone come te inabili a queste nefandezze! Tu hai certamente una diversità da tante persone “per bene”, la diversità di essere un normale “uomo”. Un uomo che ragiona col suo cervello e che sa riconoscere l’amore delle persone, che non è il semplice conforto di un sorriso, ma è il grande rispetto verso il prossimo, antidoto di tante ingiustizie.Amare non vuol dire mai: “mi dispiace”. (Love story) Un caro salutoRaffaele
26 maggio 2008
Commento su L'espresso "Toni Negri uno e due" (Emilia Monzo, Anna Matti)
Raffaele Innato ha scritto: 26 Maggio, 2008 20:27
Io sono sempre del parere che quando si voglia criticare, ebbene bisogna che s’impari ad ascoltare. L’ascolto delle varie opinioni e delle diverse interpretazioni dichiarate da esponenti di rilievo contemporanei, ci portano a farci riflettere sulle questioni che ci possono toccare da vicino per saper guardare meglio il nostro prossimo. E’ indubbio che Toni Negri è un filosofo di fama mondiale, che sa guardare in profondità le problematiche sociali e politiche, pertanto non trovo niente di strano se una brava ed esperta giornalista come la Rossini fa un’intervista pacata ad un signore che può avere anche il torto di aver causato gravi problemi (quanti hanno causato e causano problemi anche più gravi stando seduti tranquillamente sugli scranni senza essere condannati?), ma a cui non si può disconoscere la grande capacità di analisi socio-politica del mondo contemporaneo. Si può essere d’accordo o in disaccordo, resta il fatto che abbiamo fatto bene ad ascoltare.
Io sono sempre del parere che quando si voglia criticare, ebbene bisogna che s’impari ad ascoltare. L’ascolto delle varie opinioni e delle diverse interpretazioni dichiarate da esponenti di rilievo contemporanei, ci portano a farci riflettere sulle questioni che ci possono toccare da vicino per saper guardare meglio il nostro prossimo. E’ indubbio che Toni Negri è un filosofo di fama mondiale, che sa guardare in profondità le problematiche sociali e politiche, pertanto non trovo niente di strano se una brava ed esperta giornalista come la Rossini fa un’intervista pacata ad un signore che può avere anche il torto di aver causato gravi problemi (quanti hanno causato e causano problemi anche più gravi stando seduti tranquillamente sugli scranni senza essere condannati?), ma a cui non si può disconoscere la grande capacità di analisi socio-politica del mondo contemporaneo. Si può essere d’accordo o in disaccordo, resta il fatto che abbiamo fatto bene ad ascoltare.
Commento su L'espresso "Benedetto Sessantotto, vorrei che tornassi" (Duilio Canova)
Raffaele Innato ha scritto: 26 Maggio, 2008 12:54
La contestazione di per sè è sempre motivata da una ribellione verso qualcosa che ci circonda e che ci opprime. C’è la contestazione personale che si limita a essere circoscritta nel proprio nucleo. Mentre, c’è la contestazione generale che prende molta parte della società oppressa. La contestazione sana è quella che dovrebbe riguardare l’interesse di tutti, per migliorare una condizione di vita malsana. La contestazione insana, fine a se stessa, è quella che ripone gli interessi di pochi gruppi a danno di tutti gli altri. La contestazione nata nel ‘68, faceva parte di quella sana, perchè si prefiggeva ideali di uguaglianza, di pace e di libertà dei popoli. Il movimento di milioni di persone, studenti e lavoratori, nasceva da una società che prefigurava, il rispetto e l’ossequio verso istituzioni rigide, che riconoscevano più le figure che i valori. Non c’era spazio di crescita per quelli che facevano parte della massa. Perciò, quando si sono evidenziati i primi movimenti di ribellione, è stato terreno facile coinvolgere la massa di persone che non aspettava altro per rivendicare i propri diritti. Ma, come molti di noi sanno, i movimenti di massa non sono ben accolti dai gruppi di potere, per le ragioni che ben possiamo immaginare. Allora, si fanno nascere le tensioni, con varie strategie, per delegittimare coloro che cercano una giusta rivendicazione. E, con il buonismo dei potenti, si porta il movimento a regredire sulle posizioni rivendicate, facendo come la fisarmonica, prima si apre a prendere aria e poi si stringe per farla uscire, fino a chiudere la musica.Dare la colpa al ‘68 per quello che sta succedendo ora è una banale bugia. Siccome questa nuova generazione non riesce a mobilitarsi per un ideale concreto, perchè imbambolata dai nuovi aggeggi miracolosi che rendono la vita virtuale, non trovano di meglio che contestare un ‘68, che ha avuto il grande merito di rivoluzionare la cultura e il modo di porsi del popolo, scardinando quei tabù che incancrenivano la vita reale. Il suo demerito, se di demerito si può parlare, è stato quello di farsi soggiogare dalle devianze, che ti fanno vedere quello che interessa loro farti vedere.Finalmente, ho capito che per A59, s’intende l’anno di nascita. Bisogna essere molto pazienti e obiettivi per valutare bene gli avvenimenti. Anch’io ho iniziato a 5 anni la scuola, un pò prima di te e con un ambiente più greve, caro Alessandro.
La contestazione di per sè è sempre motivata da una ribellione verso qualcosa che ci circonda e che ci opprime. C’è la contestazione personale che si limita a essere circoscritta nel proprio nucleo. Mentre, c’è la contestazione generale che prende molta parte della società oppressa. La contestazione sana è quella che dovrebbe riguardare l’interesse di tutti, per migliorare una condizione di vita malsana. La contestazione insana, fine a se stessa, è quella che ripone gli interessi di pochi gruppi a danno di tutti gli altri. La contestazione nata nel ‘68, faceva parte di quella sana, perchè si prefiggeva ideali di uguaglianza, di pace e di libertà dei popoli. Il movimento di milioni di persone, studenti e lavoratori, nasceva da una società che prefigurava, il rispetto e l’ossequio verso istituzioni rigide, che riconoscevano più le figure che i valori. Non c’era spazio di crescita per quelli che facevano parte della massa. Perciò, quando si sono evidenziati i primi movimenti di ribellione, è stato terreno facile coinvolgere la massa di persone che non aspettava altro per rivendicare i propri diritti. Ma, come molti di noi sanno, i movimenti di massa non sono ben accolti dai gruppi di potere, per le ragioni che ben possiamo immaginare. Allora, si fanno nascere le tensioni, con varie strategie, per delegittimare coloro che cercano una giusta rivendicazione. E, con il buonismo dei potenti, si porta il movimento a regredire sulle posizioni rivendicate, facendo come la fisarmonica, prima si apre a prendere aria e poi si stringe per farla uscire, fino a chiudere la musica.Dare la colpa al ‘68 per quello che sta succedendo ora è una banale bugia. Siccome questa nuova generazione non riesce a mobilitarsi per un ideale concreto, perchè imbambolata dai nuovi aggeggi miracolosi che rendono la vita virtuale, non trovano di meglio che contestare un ‘68, che ha avuto il grande merito di rivoluzionare la cultura e il modo di porsi del popolo, scardinando quei tabù che incancrenivano la vita reale. Il suo demerito, se di demerito si può parlare, è stato quello di farsi soggiogare dalle devianze, che ti fanno vedere quello che interessa loro farti vedere.Finalmente, ho capito che per A59, s’intende l’anno di nascita. Bisogna essere molto pazienti e obiettivi per valutare bene gli avvenimenti. Anch’io ho iniziato a 5 anni la scuola, un pò prima di te e con un ambiente più greve, caro Alessandro.
Commento su L'espresso "Maledetto Sessantotto, mi hai distrutto la vita" (Silvia Canuti)
Raffaele Innato ha scritto: 26 Maggio, 2008 11:43
Cara Silvia, oggi pare di moda contestare il ‘68 più del nazifascismo o di lunghi momenti della nostra nostalgica memoria dittatoriale. Hai dato la tua personale testimonianza di quello che tu hai vissuto dopo il Sessantotto e non durante. Perchè non mi sembra veritiero il tuo racconto quando avevi appena 1 anno. Allora, se dobbiamo stare alla conseguenza negativa che ha portato nella tua famiglia il periodo post ‘68, dobbiamo prendere atto che hai dovuto subire delle incomprensioni famigliari, che io terrei fuori dal contesto sessantottino o almeno ben distinto. Altrimenti, si dovrebbe parlare di tutte quelle incomprensioni che ci sono state prima di quel periodo, e ti posso assicurare essere state nefaste per moltissime famiglie. Se oggi godiamo di una democrazia praticata, molto, se non moltissimo, lo dobbiamo a quel periodo di sentita ribellione verso uno Stato che riconosceva molto le divise, i padroni, le disuguaglianze, e poco i diritti dell’uomo. La legge 20 maggio 1970, n. 300 (Lo statuto dei lavoratori) è un esempio eloquente della conseguenza positiva del ‘68. La legge n.898/1970 (divorzio) un’altra conquista dovuta a quel movimento. I consigli d’istituto nelle scuole con la partecipazione attiva dei genitori degli studenti, è un altro esempio, ragazzi figli di operai che, prima non potevono accedere all’università, dopo hanno potuto e sono diventati ottimi professionisti, e potrei continuare. Io, come milioni di ragazzi e di lavoratori dell’epoca, avendo partecipato attivamente a quel periodo, a differenza tua ti posso portare l’esempio positivo della mia famiglia. Io ho un figlio di 16 anni che vive educato in una unita famiglia, rispettoso delle persone e delle leggi, studia e ha ottimi risultati. Quindi, non è attraverso una personale situazione vissuta, che si possa portare come esempio di negatività o positività assoluta un periodo di cambiamento della società, fortemente voluto da chi ha vissuto quel periodo. Certo, l’esperienza insegna sempre i correttivi da apportare per errori commessi, ma a parlarne come una mostruosità è esagerato, scorretto e non collima con la realtà.A differenza della dott.ssa Rossini, con tutto il rispetto per il libro della Tamaro (scrittrice professionista), io ti consiglierei di leggere il mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà” (consultare il mio blog di scrittore per vocazione), nel quale riesco a dare una soluzione particolareggiata e costruttiva, di come nel mondo si potrebbe vivere meglio e in maniera solidale, senza ricorrere a guerre ed a conflitti che ci stanno portando all’autodistruzione. E’ utopia? No, basta volerlo! “L’affetto delle persone care non si deve pretenderlo, ma bisogna cercarlo nei nostri cuori. ”Un caro salutoRaffaele Innato (ex sessantottino).
Cara Silvia, oggi pare di moda contestare il ‘68 più del nazifascismo o di lunghi momenti della nostra nostalgica memoria dittatoriale. Hai dato la tua personale testimonianza di quello che tu hai vissuto dopo il Sessantotto e non durante. Perchè non mi sembra veritiero il tuo racconto quando avevi appena 1 anno. Allora, se dobbiamo stare alla conseguenza negativa che ha portato nella tua famiglia il periodo post ‘68, dobbiamo prendere atto che hai dovuto subire delle incomprensioni famigliari, che io terrei fuori dal contesto sessantottino o almeno ben distinto. Altrimenti, si dovrebbe parlare di tutte quelle incomprensioni che ci sono state prima di quel periodo, e ti posso assicurare essere state nefaste per moltissime famiglie. Se oggi godiamo di una democrazia praticata, molto, se non moltissimo, lo dobbiamo a quel periodo di sentita ribellione verso uno Stato che riconosceva molto le divise, i padroni, le disuguaglianze, e poco i diritti dell’uomo. La legge 20 maggio 1970, n. 300 (Lo statuto dei lavoratori) è un esempio eloquente della conseguenza positiva del ‘68. La legge n.898/1970 (divorzio) un’altra conquista dovuta a quel movimento. I consigli d’istituto nelle scuole con la partecipazione attiva dei genitori degli studenti, è un altro esempio, ragazzi figli di operai che, prima non potevono accedere all’università, dopo hanno potuto e sono diventati ottimi professionisti, e potrei continuare. Io, come milioni di ragazzi e di lavoratori dell’epoca, avendo partecipato attivamente a quel periodo, a differenza tua ti posso portare l’esempio positivo della mia famiglia. Io ho un figlio di 16 anni che vive educato in una unita famiglia, rispettoso delle persone e delle leggi, studia e ha ottimi risultati. Quindi, non è attraverso una personale situazione vissuta, che si possa portare come esempio di negatività o positività assoluta un periodo di cambiamento della società, fortemente voluto da chi ha vissuto quel periodo. Certo, l’esperienza insegna sempre i correttivi da apportare per errori commessi, ma a parlarne come una mostruosità è esagerato, scorretto e non collima con la realtà.A differenza della dott.ssa Rossini, con tutto il rispetto per il libro della Tamaro (scrittrice professionista), io ti consiglierei di leggere il mio libro “Viaggio sul Pianeta della solidarietà” (consultare il mio blog di scrittore per vocazione), nel quale riesco a dare una soluzione particolareggiata e costruttiva, di come nel mondo si potrebbe vivere meglio e in maniera solidale, senza ricorrere a guerre ed a conflitti che ci stanno portando all’autodistruzione. E’ utopia? No, basta volerlo! “L’affetto delle persone care non si deve pretenderlo, ma bisogna cercarlo nei nostri cuori. ”Un caro salutoRaffaele Innato (ex sessantottino).
24 maggio 2008
Giustizia all'italiana è stata fatta!
Annamaria Franzoni, condannata in via definitiva a 16 anni di carcere per aver ucciso il piccolo Samuele, è stata rinchiusa in carcere mercoledì 21/05/08. Già per il clamore suscitato in questi anni i mass media si sono rimessi in movimento. Le prime informazioni già fanno sapere che tra indulto, sconti di pena per buona condotta e balzelli vari, la signora "assassina" di un povero piccolo bambino, che gli è stato negato dalla stessa madre di continuare a vivere solo per la colpa di piangere come fanno tutti i bambini del mondo, si troverà quanto prima a godere degli arresti domiciliari e poi della libertà definitiva tra qualche anno. Così giustizia all'italiana è stata fatta!
La giustificazione, secondo me, grave di questo buonismo (?), è che avendo altri due piccoli bambini c'è bisogno che ad accudirli sia la madre. Senza tener conto che proprio quella madre ha già ucciso il suo piccolo figlio e che, per un' altro scatto d'ira (?), potrebbe ripetere l'atto criminoso. Mi ricordo la frase pronunciata dalla Franzoni durante il funerale del piccolo Samuele rivolta al marito: "Ne facciamo un'altro figlio...". Che la dice tutta sulla grande innocenza e bontà di questa donna (?), ne uccido uno, ma ne posso mettere al mondo qualcun'altro.
Chissà cosa ne pensano tutte quelle persone che si trovano in carcere per piccoli o meno gravi reati di questo e che non possono usufruire di benefici di una giustizia disuguale per tutti?
Raffaele Innato
La giustificazione, secondo me, grave di questo buonismo (?), è che avendo altri due piccoli bambini c'è bisogno che ad accudirli sia la madre. Senza tener conto che proprio quella madre ha già ucciso il suo piccolo figlio e che, per un' altro scatto d'ira (?), potrebbe ripetere l'atto criminoso. Mi ricordo la frase pronunciata dalla Franzoni durante il funerale del piccolo Samuele rivolta al marito: "Ne facciamo un'altro figlio...". Che la dice tutta sulla grande innocenza e bontà di questa donna (?), ne uccido uno, ma ne posso mettere al mondo qualcun'altro.
Chissà cosa ne pensano tutte quelle persone che si trovano in carcere per piccoli o meno gravi reati di questo e che non possono usufruire di benefici di una giustizia disuguale per tutti?
Raffaele Innato
14 maggio 2008
13 maggio 2008
Commento su L'espresso “Mi esibisco quindi sono” (Paolo D'Arpini)
Raffaele Innato ha scritto: 13 Maggio, 2008 20:24
Pier Paolo Pasolini: “Niente di più feroce della banalissima Televisione, nemmeno la dittatura.”
Pier Paolo Pasolini: “Niente di più feroce della banalissima Televisione, nemmeno la dittatura.”
Commento su L'espresso "La schiena dritta di Travaglio e la fuffa degli altri" (Augusto Lauretig) Remanzacco
Raffaele Innato ha scritto: 13 Maggio, 2008 16:51
Il signor Augusto ha sollevato una questione importante, sulla opportunità di un giornalista schietto come Travaglio, di fare affermazioni scomode in TV, sulla vita privata di un importante uomo politico. E sarebbe pertinente che i nostri commenti si attenessero al tema, senza cadere in sproloqui.Il caso incriminato si riferisce agli anni ’80, quando Schifani era socio insieme a La Loggia, Nino Mandalà e Benny D’Agostino della società di Villabate che, attraverso la pianificazione del piano regolatore del comune palermitano, diresse i lavori per la costruzione di un centro commerciale attorno al quale ruotavano gli interessi della cupola. I fatti narrano che Nino Mandalà fu condannato in primo grado a 8 anni per associazione mafiosa più 4 anni per intestazione fittizia di beni; Benny D’Agostino è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e Nicola Mandalà è l’uomo accusato di aver coperto gli spostamenti di Bernardo Provenzano per ben due anni. Lo stesso presidente del Senato Renato Schifani lo ha ammesso il 18 ottobre 2004 davanti ai giudici della Terza sezione penale del Tribunale di Palermo. In quella sede ha riconosciuto di aver avuto rapporti di affari con il suddetto Mandalà nella società «Sicula brokers». Il Nino Mandalà è ritenuto il capomafia del mandamento di Villabate, comune dove il presidente Schifani, all’epoca avvocato senza cariche parlamentari, ebbe anche un delicatissimo incarico di consulente per le questioni urbanistiche. Campanella, parla di affari e in una sua deposizione dice che «il prg di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare, e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato con La Loggia…Schifani avrebbe cooordinato con il progettista di fiducia tutte le richieste che Mandalà avesse voluto inserire in materia urbanistica». Riferisce anche di tangenti. Sia l’onorevole La Loggia che il senatore Schifani hanno deciso di querelare Campanella. Si tratta, perciò, di dichiarazioni pubbliche, di documenti facilmente consultabili che Radio Radicale ha messo in onda in uno «Speciale giustizia». A raccontare di una storia fatta di frequentazioni molto imbarazzanti è lo stesso protagonista, Renato Schifani, presidente del Senato della Repubblica italiana.Questi sono i fatti. Raccontati anche da Travaglio al pubblico telespettatore, per evidenziare che, nella vita privata del nuovo Presidente del Senato, converrebbe guardare meglio per una maggiore trasparenza. Visto che ha il secondo incarico istituzionale dello Stato più importante, e che in mancanza del Presidente della Repubblica fa le sue veci. Quindi, non stiamo parlando di un semplice imprenditore, di un libero professionista, di un artigiano, di un lavoratore o di una persona comune. Stiamo parlando di una persona che ha un importante carica pubblica, presiede la camera senatoriale e rappresenta l’Italia e gli italiani nel mondo. Siccome, viviamo o pensiamo di vivere in un paese democratico, dovrebbe essere una ovvietà, poter mettere in discussione dei fatti realmente accaduti e chiedere all’interessato protagonista di rispondere a delle affermazioni che gli vengono rivolte. Senza il bisogno di far intervenire terzi a difesa della importante carica, come se la figura istituzionale bastasse a coprire la persona che la indossa, rendendola improvvisamente illibata. Rimango esterefatto, quando un servizio pubblico come la RAI, abituato a divulgare molti programmi di sottocultura senza provare un pò d’indignazione, non difende poi l’operato legittimo e di libertà d’espressione e d’informazione dei propri giornalisti (rischiando anche la vita), che esponendo dei quesiti importanti esigono risposte esaustive. Io, inviterei il Presidente del Senato Schifani a dare delle chiarificazioni, con documenti e prove alla mano, per togliere ogni dubbio e per confermare nei fatti che egli è totalmente estraneo a questa squallida vicenda. Altrimenti, chiamare il partito di appartenenza “partito della libertà” come emblema di diritti, di uguaglianza e di democrazia di un popolo, risulterebbe inadatto, ma sarrebbe più appropriato definirlo il partito della libertà personale.
Il signor Augusto ha sollevato una questione importante, sulla opportunità di un giornalista schietto come Travaglio, di fare affermazioni scomode in TV, sulla vita privata di un importante uomo politico. E sarebbe pertinente che i nostri commenti si attenessero al tema, senza cadere in sproloqui.Il caso incriminato si riferisce agli anni ’80, quando Schifani era socio insieme a La Loggia, Nino Mandalà e Benny D’Agostino della società di Villabate che, attraverso la pianificazione del piano regolatore del comune palermitano, diresse i lavori per la costruzione di un centro commerciale attorno al quale ruotavano gli interessi della cupola. I fatti narrano che Nino Mandalà fu condannato in primo grado a 8 anni per associazione mafiosa più 4 anni per intestazione fittizia di beni; Benny D’Agostino è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e Nicola Mandalà è l’uomo accusato di aver coperto gli spostamenti di Bernardo Provenzano per ben due anni. Lo stesso presidente del Senato Renato Schifani lo ha ammesso il 18 ottobre 2004 davanti ai giudici della Terza sezione penale del Tribunale di Palermo. In quella sede ha riconosciuto di aver avuto rapporti di affari con il suddetto Mandalà nella società «Sicula brokers». Il Nino Mandalà è ritenuto il capomafia del mandamento di Villabate, comune dove il presidente Schifani, all’epoca avvocato senza cariche parlamentari, ebbe anche un delicatissimo incarico di consulente per le questioni urbanistiche. Campanella, parla di affari e in una sua deposizione dice che «il prg di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare, e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato con La Loggia…Schifani avrebbe cooordinato con il progettista di fiducia tutte le richieste che Mandalà avesse voluto inserire in materia urbanistica». Riferisce anche di tangenti. Sia l’onorevole La Loggia che il senatore Schifani hanno deciso di querelare Campanella. Si tratta, perciò, di dichiarazioni pubbliche, di documenti facilmente consultabili che Radio Radicale ha messo in onda in uno «Speciale giustizia». A raccontare di una storia fatta di frequentazioni molto imbarazzanti è lo stesso protagonista, Renato Schifani, presidente del Senato della Repubblica italiana.Questi sono i fatti. Raccontati anche da Travaglio al pubblico telespettatore, per evidenziare che, nella vita privata del nuovo Presidente del Senato, converrebbe guardare meglio per una maggiore trasparenza. Visto che ha il secondo incarico istituzionale dello Stato più importante, e che in mancanza del Presidente della Repubblica fa le sue veci. Quindi, non stiamo parlando di un semplice imprenditore, di un libero professionista, di un artigiano, di un lavoratore o di una persona comune. Stiamo parlando di una persona che ha un importante carica pubblica, presiede la camera senatoriale e rappresenta l’Italia e gli italiani nel mondo. Siccome, viviamo o pensiamo di vivere in un paese democratico, dovrebbe essere una ovvietà, poter mettere in discussione dei fatti realmente accaduti e chiedere all’interessato protagonista di rispondere a delle affermazioni che gli vengono rivolte. Senza il bisogno di far intervenire terzi a difesa della importante carica, come se la figura istituzionale bastasse a coprire la persona che la indossa, rendendola improvvisamente illibata. Rimango esterefatto, quando un servizio pubblico come la RAI, abituato a divulgare molti programmi di sottocultura senza provare un pò d’indignazione, non difende poi l’operato legittimo e di libertà d’espressione e d’informazione dei propri giornalisti (rischiando anche la vita), che esponendo dei quesiti importanti esigono risposte esaustive. Io, inviterei il Presidente del Senato Schifani a dare delle chiarificazioni, con documenti e prove alla mano, per togliere ogni dubbio e per confermare nei fatti che egli è totalmente estraneo a questa squallida vicenda. Altrimenti, chiamare il partito di appartenenza “partito della libertà” come emblema di diritti, di uguaglianza e di democrazia di un popolo, risulterebbe inadatto, ma sarrebbe più appropriato definirlo il partito della libertà personale.
11 maggio 2008
Commento su L'espresso "Prodi l'esagerato" (Pamela D'Aresti)
Raffaele Innato ha scritto: 11 Maggio, 2008 21:43
Hai mai assistito al foto finish? Si usa quando i concorrenti sono arrivati quasi appaiati sul fil di lana. Basta un millesimo per essere dichiarato vincitore. Invece, secondo il tuo ragionamento se Prodi non ha vinto per due volte le elezioni è perchè non ha concluso l’intera legislatura. Allora, per avvalorare la tesi, dovresti anche dire, che Berlusconi non ha vinto queste elezioni perchè è ancora all’inizio del cammino! Anche, se io ho sentito il Berlusca dire che le ha stravinto. La verità è che in Italia è difficile per tutti governare, perchè ci sono 50 milioni di presidenti del Consiglio, come gli allenatori della nazionale italiana di calcio. Ma, soprattutto, perchè c’è un debito pubblico enorme, poco petrolio, una larga evasione fiscale, la delinquenza organizzata, i furbetti dei quartieri, una grande disinformazione e i poteri forti del nepotismo. Siccome la coperta è stata stretta, erosa negli anni, ognuno cerca di tirarla a sè per coprirsi, scoprendo chi la coperta non riesce a tirarsela. E noi popolo continiuamo a fare il tifo per chi è già coperto.
Hai mai assistito al foto finish? Si usa quando i concorrenti sono arrivati quasi appaiati sul fil di lana. Basta un millesimo per essere dichiarato vincitore. Invece, secondo il tuo ragionamento se Prodi non ha vinto per due volte le elezioni è perchè non ha concluso l’intera legislatura. Allora, per avvalorare la tesi, dovresti anche dire, che Berlusconi non ha vinto queste elezioni perchè è ancora all’inizio del cammino! Anche, se io ho sentito il Berlusca dire che le ha stravinto. La verità è che in Italia è difficile per tutti governare, perchè ci sono 50 milioni di presidenti del Consiglio, come gli allenatori della nazionale italiana di calcio. Ma, soprattutto, perchè c’è un debito pubblico enorme, poco petrolio, una larga evasione fiscale, la delinquenza organizzata, i furbetti dei quartieri, una grande disinformazione e i poteri forti del nepotismo. Siccome la coperta è stata stretta, erosa negli anni, ognuno cerca di tirarla a sè per coprirsi, scoprendo chi la coperta non riesce a tirarsela. E noi popolo continiuamo a fare il tifo per chi è già coperto.
Commento su L'espresso “Non è un paese per vecchi (e nemmeno per giovani)” (Michela Falchi)
Raffaele Innato ha scritto: 11 Maggio, 2008 18:50
Michela, tu vivi in Italia. Sei insegnante. Hai un compito difficile ma importante, insegnare. Chi meglio di te potrebbe spiegare ai giovani come affrontare meglio la vita. La tua categoria, potrebbe fare molto, se solo si impegnasse a svolgere con dedizione e con sentimento, il compito che è chiamata a fare. Capisco, quanto possa essere difficoltoso spiegare a dei ragazzi educati da una società, a dir poco, confusa, come conviene prendere la diritta via. Però, bisogna farlo, sia perchè è la tua funzione, e sia perchè sei madre. Io, pur non essendo un’insegnante di scuola, ci provo sempre a spiegare la cosa migliore da fare. Perchè, mi rendo conto che se non lo facciamo noi più maturi e più esperti, chi lo deve fare? I problemi non si risolvono fuggendo, ma affrontandoli a viso aperto. La giusta strada è sempre da costruire. E’ la vita che ce lo insegna.P.S. Quando tuo figlio gioca a pallone, sta attento a seguire i regolamenti del calcio?Un in bocca al lupo daRaffaele Innato
Michela, tu vivi in Italia. Sei insegnante. Hai un compito difficile ma importante, insegnare. Chi meglio di te potrebbe spiegare ai giovani come affrontare meglio la vita. La tua categoria, potrebbe fare molto, se solo si impegnasse a svolgere con dedizione e con sentimento, il compito che è chiamata a fare. Capisco, quanto possa essere difficoltoso spiegare a dei ragazzi educati da una società, a dir poco, confusa, come conviene prendere la diritta via. Però, bisogna farlo, sia perchè è la tua funzione, e sia perchè sei madre. Io, pur non essendo un’insegnante di scuola, ci provo sempre a spiegare la cosa migliore da fare. Perchè, mi rendo conto che se non lo facciamo noi più maturi e più esperti, chi lo deve fare? I problemi non si risolvono fuggendo, ma affrontandoli a viso aperto. La giusta strada è sempre da costruire. E’ la vita che ce lo insegna.P.S. Quando tuo figlio gioca a pallone, sta attento a seguire i regolamenti del calcio?Un in bocca al lupo daRaffaele Innato
09 maggio 2008
Commento su L'espresso “C’è un’altra casta. Quella dei commercialisti”. (Rolando Spinelli)
Raffaele Innato ha scritto: 9 Maggio, 2008 22:42
Senza entrare nel merito della onestà di dichiarare poco o molto del proprio reddito. Bisogna riconoscere, quantomeno, che un buon commercialista sa sempre come far quadrare bene i tornaconti, anche quando ci sono molte spese…
Senza entrare nel merito della onestà di dichiarare poco o molto del proprio reddito. Bisogna riconoscere, quantomeno, che un buon commercialista sa sempre come far quadrare bene i tornaconti, anche quando ci sono molte spese…
Commento su L'espresso "Non ci resta che ridere." (Mattias Bassotto)
Raffaele Innato ha scritto: 7 Maggio, 2008 21:00
Io, la colpa la darei a chi li ha candidati e a chi li ha votati. Se c’è un gruppo di persone che risultano non rispettosi della legge e che siedono illegittimamente nel Parlamento italiano per legiferare, noi non solo ci dobbiamo indignare, ma possiamo proporre un referendum popolare, perchè questi signori lascino una sede non idonea alla loro etica (?), e occupino degli spazi più attinenti per una meditazione profonda sulle colpe commesse. Non dobbiamo aspettare che il nostro futuro ce lo creino gli altri, ma fare in modo di costruirlo noi con le nostre mani e le nostre idee. Mio padre mi ha insegnato, che nella vita è importante poter camminare sempre a testa alta! Chi nella vita ti fa ridere, sappi che non ti vuole bene. Chi, invece, ti fa pensare ti aiuta a crescere bene. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 8 Maggio, 2008 18:03
Il figlio al padre: “Papà, perchè hai sposato la mamma?” Il padre al figlio: “Te lo stai chiedendo anche tu?” Ridere per una barzelletta o per una bella battuta è sempre divertente e aiuta a vivere. Ma, se sto sul ring e l’avversario mi sta lavaorando ai fianchi, c’è poco da ridere, perchè si sta preparando il colpo del ko. Io, non sono pessimista per natura, anzi, nelle disgrazie cerco sempre la parte di stimolo a continuare, comunque. Sono invece realista, e so che nel mondo ci sono milioni di bambini, donne e uomini che muiono ogni giorno di fame. Poi, ci sono milioni di persone che si divertono e gettano nella spazzatura cibo, che servirebbe a tenere in vita tanti bambini. Tra i quali, potrebbero esserci una o più menti, come e meglio, di (Leonardo da Vinci, Einstein, Fleming, ecc…) in grado di fare scoperte tali da salvare milioni di persone o addirittura la stessa Terra. Se proprio devo ridere con convincente soddisfazione, e non per la solita battuta umoristica che, il più delle volte, riesco ad anticipare, ebbene, preferisco farlo quando intorno a me ci sono persone che non soffrono, come mi succede spesso con i colleghi, i parenti o con gli amici spassionatamente. Un caro saluto e un sorriso amichevole da una persona che vive e cerca di vivere intensamente e semplicemente da molti anni guardando l’avvenire.
Raffaele Innato ha scritto: 9 Maggio, 2008 22:25
Caro Salvatore,
ti posso anticipare e assicurare che il tuo cervello è al posto giusto e molto funzionale. La tua difficile avventura (?), mi ha ricordato un film che mi ha colpito per il suo profondo significato. Trama: Dopo il divorzio, l’architetto George è rimasto a vivere nella sua casa sulla scogliera, che negli anni è degenerata fino a diventare una baracca. Un giorno l’uomo viene licenziato (non vuole imparare ad usare il computer) e scopre che un tumore gli lascia solo pochi mesi di vita. Decide di abbattere la sua vecchia casa per costruire quella dei suoi sogni, e vuole al fianco il figlio Sam per tentare di recuperare il suo affetto. Sam è un ragazzo difficile, fa uso di droghe e sembra non amare nessuno, né i genitori, né il ricco patrigno freddo e concentrato solo sul lavoro, né tantomeno se stesso. George è tenace, non ha più nulla da perdere e arriva a toccare il cuore del figlio parlandogli molto sinceramente. Anche lui ha avuto un’adolescenza difficile, con un padre che picchiava la madre e che ne aveva provocato la morte in un incidente stradale, nel quale era rimasta coinvolta anche un’altra auto, facendo finire una bambina su una sedia a rotelle. George conquista la fiducia del figlio, ottiene nuovamente l’amore dell’ex moglie e l’affetto di molti vicini. Proprio uno di questi, Coleen, con la bizzarra figlia invaghitasi di Sam, ingaggia un gruppo di operai per portare a termine la casa quando ormai George comincia a dare i primi segni di cedimento e tutti scoprono la verità fino a quel momento nascosta. Quindi, riuscito nell’intento, seduto su uno scoglio, con particolare soddisfazione dice: “Finalmente, per la prima volta ascolto il suono del mare e sento la vita.” Ebbene, è bastata questa frase, per far capire come, noi uomini, presi da una quotidianetà frenetica e senza senso, non ci rendiamo conto dei valori reali e della straordinarietà di un Pianeta, che oltre a donarci la vita, ci offre un paesaggio unico e fantastico, sul quale dovremmo essere in grado di comportarci sempre da degni ospiti, rispettandolo, ringraziandolo, e riconoscendogli questa immensa generosità. Ecco, se noi riuscissimo a fare questo, sarei il primo a fare una grande risata, non per il buon humor, ma per l’immensa felicità.
Un affettuoso saluto Raffaele
Io, la colpa la darei a chi li ha candidati e a chi li ha votati. Se c’è un gruppo di persone che risultano non rispettosi della legge e che siedono illegittimamente nel Parlamento italiano per legiferare, noi non solo ci dobbiamo indignare, ma possiamo proporre un referendum popolare, perchè questi signori lascino una sede non idonea alla loro etica (?), e occupino degli spazi più attinenti per una meditazione profonda sulle colpe commesse. Non dobbiamo aspettare che il nostro futuro ce lo creino gli altri, ma fare in modo di costruirlo noi con le nostre mani e le nostre idee. Mio padre mi ha insegnato, che nella vita è importante poter camminare sempre a testa alta! Chi nella vita ti fa ridere, sappi che non ti vuole bene. Chi, invece, ti fa pensare ti aiuta a crescere bene. Un caro saluto
Raffaele Innato ha scritto: 8 Maggio, 2008 18:03
Il figlio al padre: “Papà, perchè hai sposato la mamma?” Il padre al figlio: “Te lo stai chiedendo anche tu?” Ridere per una barzelletta o per una bella battuta è sempre divertente e aiuta a vivere. Ma, se sto sul ring e l’avversario mi sta lavaorando ai fianchi, c’è poco da ridere, perchè si sta preparando il colpo del ko. Io, non sono pessimista per natura, anzi, nelle disgrazie cerco sempre la parte di stimolo a continuare, comunque. Sono invece realista, e so che nel mondo ci sono milioni di bambini, donne e uomini che muiono ogni giorno di fame. Poi, ci sono milioni di persone che si divertono e gettano nella spazzatura cibo, che servirebbe a tenere in vita tanti bambini. Tra i quali, potrebbero esserci una o più menti, come e meglio, di (Leonardo da Vinci, Einstein, Fleming, ecc…) in grado di fare scoperte tali da salvare milioni di persone o addirittura la stessa Terra. Se proprio devo ridere con convincente soddisfazione, e non per la solita battuta umoristica che, il più delle volte, riesco ad anticipare, ebbene, preferisco farlo quando intorno a me ci sono persone che non soffrono, come mi succede spesso con i colleghi, i parenti o con gli amici spassionatamente. Un caro saluto e un sorriso amichevole da una persona che vive e cerca di vivere intensamente e semplicemente da molti anni guardando l’avvenire.
Raffaele Innato ha scritto: 9 Maggio, 2008 22:25
Caro Salvatore,
ti posso anticipare e assicurare che il tuo cervello è al posto giusto e molto funzionale. La tua difficile avventura (?), mi ha ricordato un film che mi ha colpito per il suo profondo significato. Trama: Dopo il divorzio, l’architetto George è rimasto a vivere nella sua casa sulla scogliera, che negli anni è degenerata fino a diventare una baracca. Un giorno l’uomo viene licenziato (non vuole imparare ad usare il computer) e scopre che un tumore gli lascia solo pochi mesi di vita. Decide di abbattere la sua vecchia casa per costruire quella dei suoi sogni, e vuole al fianco il figlio Sam per tentare di recuperare il suo affetto. Sam è un ragazzo difficile, fa uso di droghe e sembra non amare nessuno, né i genitori, né il ricco patrigno freddo e concentrato solo sul lavoro, né tantomeno se stesso. George è tenace, non ha più nulla da perdere e arriva a toccare il cuore del figlio parlandogli molto sinceramente. Anche lui ha avuto un’adolescenza difficile, con un padre che picchiava la madre e che ne aveva provocato la morte in un incidente stradale, nel quale era rimasta coinvolta anche un’altra auto, facendo finire una bambina su una sedia a rotelle. George conquista la fiducia del figlio, ottiene nuovamente l’amore dell’ex moglie e l’affetto di molti vicini. Proprio uno di questi, Coleen, con la bizzarra figlia invaghitasi di Sam, ingaggia un gruppo di operai per portare a termine la casa quando ormai George comincia a dare i primi segni di cedimento e tutti scoprono la verità fino a quel momento nascosta. Quindi, riuscito nell’intento, seduto su uno scoglio, con particolare soddisfazione dice: “Finalmente, per la prima volta ascolto il suono del mare e sento la vita.” Ebbene, è bastata questa frase, per far capire come, noi uomini, presi da una quotidianetà frenetica e senza senso, non ci rendiamo conto dei valori reali e della straordinarietà di un Pianeta, che oltre a donarci la vita, ci offre un paesaggio unico e fantastico, sul quale dovremmo essere in grado di comportarci sempre da degni ospiti, rispettandolo, ringraziandolo, e riconoscendogli questa immensa generosità. Ecco, se noi riuscissimo a fare questo, sarei il primo a fare una grande risata, non per il buon humor, ma per l’immensa felicità.
Un affettuoso saluto Raffaele
07 maggio 2008
Commento su L'espresso "Renato, Renato, Renato..." (Gian Carlo Pietrucci, Genova)
Raffaele Innato ha scritto: 7 Maggio, 2008 20:18
Devo dire che, anche a me, ha fatto un certo effetto sentire parlare, the new president of Senate, in maniera strana e anomala. Sembra un’altra persona. Si dice dalle nostre parti che: “quando il diavolo ti accarezza significa che vuole la tua anima”. Questo atteggiamento riflessivo e pacato, a parte Bossi, è diventato the new style del Pdl. Sinceramente, questa improvvisa trasformazione (o trasformismo?), non mi fa dormire sonni tanquilli, anzi, direi che mi preoccupa non poco. Speriamo proprio che mi sbagli. Mah…
Devo dire che, anche a me, ha fatto un certo effetto sentire parlare, the new president of Senate, in maniera strana e anomala. Sembra un’altra persona. Si dice dalle nostre parti che: “quando il diavolo ti accarezza significa che vuole la tua anima”. Questo atteggiamento riflessivo e pacato, a parte Bossi, è diventato the new style del Pdl. Sinceramente, questa improvvisa trasformazione (o trasformismo?), non mi fa dormire sonni tanquilli, anzi, direi che mi preoccupa non poco. Speriamo proprio che mi sbagli. Mah…
06 maggio 2008
Commento su L'espresso "Visco se n'è andato e un regalo ci ha lasciato". (Rocco Boccadamo)
Raffaele Innato ha scritto: 5 Maggio, 2008 20:07
Io non trovo strano che si pubblicano le dichiarazioni dei redditi. Chi guadagna onestamente dal suo lavoro, non vedo alcun motivo di preoccupazione. Coloro i quali si aggrappano alla privacy, evidentemente hanno qualcosa da nascondere. Gli stessi amministratori del Codacons, se portano con convinzione delle battaglie sui diritti, dovrebbero pretendere che si rendano pubblici i redditi delle persone, così da avere un osservatorio più realistico di chi guadagna di più e chi guadagna di meno, o meglio, chi dichiara di più e chi dichiara di meno. Se vogliamo vivere in una vera democrazia, dobbiamo avere il coraggio di guardarci nelle palle degli occhi e dirci la verità. Altrimenti, si ricade sul paradosso che è molto giusto quando colpisce gli altri ed è molto sbagliato quando colpisce noi. Dico al Codacons di non chiedere i 20 miliardi di euro dallo Stato e quindi, dalla comunità che paga regolarmente le tasse, ma di pretendere con forza dai tanti furbetti (ce ne sono dappertutto, anche nelle sedi meno sospette…) di pagare per intero le tasse sugli introiti riscossi, così noi dichiaranti onesti potremo pagare meno tasse, pari ad un valore che supererebbe certamente i 520 euro richiesti, e che mai arriveranno nelle nostre già svuotate tasche. Evviva la sincerità e crepi l’avarizia!
Raffaele Innato ha scritto: 6 Maggio, 2008 18:51
C’è uno strano modo d’intendere le cose. Il Visco, con tutti i suoi difetti personali, ha reputato opportuno mandare su internet le dichiarazioni dei redditi in nome della democrazia. Subito, i signori dell’IVA e delle dichiarazioni ad personam, si sono scagliati contro, nascondendosi dietro la legge sulla privacy come un oltraggio alla morale e all’etica subita. Poi, vai a vederli nella vita di tutti i giorni, e ti accorgi che sono i primi a non desistere dal mostrare i loro beni (case, ville, barche, automobili di lusso, ecc…), ed a pavoneggiarsi per i viaggi, le feste, i vestiti firmati ed altro, in barba a chi, pur faticando più di loro, deve tirare la cinghia per permettere a lor signori di divertirsi e di lamentarsi alla bisogna. Un bel modo d’ interpretare la democrazia!
Io non trovo strano che si pubblicano le dichiarazioni dei redditi. Chi guadagna onestamente dal suo lavoro, non vedo alcun motivo di preoccupazione. Coloro i quali si aggrappano alla privacy, evidentemente hanno qualcosa da nascondere. Gli stessi amministratori del Codacons, se portano con convinzione delle battaglie sui diritti, dovrebbero pretendere che si rendano pubblici i redditi delle persone, così da avere un osservatorio più realistico di chi guadagna di più e chi guadagna di meno, o meglio, chi dichiara di più e chi dichiara di meno. Se vogliamo vivere in una vera democrazia, dobbiamo avere il coraggio di guardarci nelle palle degli occhi e dirci la verità. Altrimenti, si ricade sul paradosso che è molto giusto quando colpisce gli altri ed è molto sbagliato quando colpisce noi. Dico al Codacons di non chiedere i 20 miliardi di euro dallo Stato e quindi, dalla comunità che paga regolarmente le tasse, ma di pretendere con forza dai tanti furbetti (ce ne sono dappertutto, anche nelle sedi meno sospette…) di pagare per intero le tasse sugli introiti riscossi, così noi dichiaranti onesti potremo pagare meno tasse, pari ad un valore che supererebbe certamente i 520 euro richiesti, e che mai arriveranno nelle nostre già svuotate tasche. Evviva la sincerità e crepi l’avarizia!
Raffaele Innato ha scritto: 6 Maggio, 2008 18:51
C’è uno strano modo d’intendere le cose. Il Visco, con tutti i suoi difetti personali, ha reputato opportuno mandare su internet le dichiarazioni dei redditi in nome della democrazia. Subito, i signori dell’IVA e delle dichiarazioni ad personam, si sono scagliati contro, nascondendosi dietro la legge sulla privacy come un oltraggio alla morale e all’etica subita. Poi, vai a vederli nella vita di tutti i giorni, e ti accorgi che sono i primi a non desistere dal mostrare i loro beni (case, ville, barche, automobili di lusso, ecc…), ed a pavoneggiarsi per i viaggi, le feste, i vestiti firmati ed altro, in barba a chi, pur faticando più di loro, deve tirare la cinghia per permettere a lor signori di divertirsi e di lamentarsi alla bisogna. Un bel modo d’ interpretare la democrazia!
04 maggio 2008
Commento su L'espresso “Figli di qualcuno e figli di nessuno”. (Antonio Giuseppe Vadacca)
Raffaele Innato ha scritto: 4 Maggio, 2008 20:36
Caro Antonio,
sei il solito maschilista! Come hai sentito che una donna si è fatta da sola, hai pensato maliziosamente: “Chissà quante disavventure ha dovuto affrontare per realizzarsi? Invece, devi sapere che ci sono pure gli uomini che si fanno da soli. Purtroppo poi, si scopre che anche loro sono figli di qualcuno “importante”. Mai fare discriminazioni di sorta! La verità è che purtroppo, la quasi totalità delle trasmissioni televisive (talk show), vede come protagonisti solo personaggi noti al pubblico, facendo perdere la cognizione della realtà quotidiana che vive la quasi totalità delle persone “comuni”. Io, non ho più l’abitudine di perdere tempo ad ascoltare persone che parlano di problemi finti o che non combaciono con la realtà.
Un caro saluto
Caro Antonio,
sei il solito maschilista! Come hai sentito che una donna si è fatta da sola, hai pensato maliziosamente: “Chissà quante disavventure ha dovuto affrontare per realizzarsi? Invece, devi sapere che ci sono pure gli uomini che si fanno da soli. Purtroppo poi, si scopre che anche loro sono figli di qualcuno “importante”. Mai fare discriminazioni di sorta! La verità è che purtroppo, la quasi totalità delle trasmissioni televisive (talk show), vede come protagonisti solo personaggi noti al pubblico, facendo perdere la cognizione della realtà quotidiana che vive la quasi totalità delle persone “comuni”. Io, non ho più l’abitudine di perdere tempo ad ascoltare persone che parlano di problemi finti o che non combaciono con la realtà.
Un caro saluto
Commento su L'espresso “L’elettore di sinistra non perdona debolezze, neanche quelle umane”. (Giuseppe Guastella)
Raffaele Innato ha scritto: 4 Maggio, 2008 20:02
Ormai sono decenni, che la sinistra in Italia sembra non volere governare. Ogni qualvolta si trova ad avere un consenso convinto, si preoccupa di intaccare i poteri forti e che l’avversario politico non sia troppo debole, come opposizione, in uno Stato che si vuole definire democratico (parole di D’Alema). Per ben due volte Berlusconi era uscito dalla scena politica. Prima complice Bertinotti e poi una politica di centrosinistra che non ha voluto affrontare le leggi sul conflitto d’interesse, sulla legge elettorale, sulla questione del duopolio televisivo, sulla giustizia, ecc…, hanno permesso a Berlusconi e al centrodestra di avere una bella rivincita, che porterà l’Italia a rovinose cadute, purtroppo. Perchè, se il buongiorno si vede dal mattino, è facile immaginare che il governo del paese non avverrà per l’interesse della Nazione, ma per interesse di gruppi e di poltrone comode, a dispetto dei diritti Costituzionali. E, come specchietto per le allodole, al popolino, il contentino democratico di dare una riduzione di tasse annuo procapite famigliare di qualche centinaio di euro (forse l’ici o la tassa automobilistica o la detassazione dello straordinario?) E il resto chi lo pagherà?
Ormai sono decenni, che la sinistra in Italia sembra non volere governare. Ogni qualvolta si trova ad avere un consenso convinto, si preoccupa di intaccare i poteri forti e che l’avversario politico non sia troppo debole, come opposizione, in uno Stato che si vuole definire democratico (parole di D’Alema). Per ben due volte Berlusconi era uscito dalla scena politica. Prima complice Bertinotti e poi una politica di centrosinistra che non ha voluto affrontare le leggi sul conflitto d’interesse, sulla legge elettorale, sulla questione del duopolio televisivo, sulla giustizia, ecc…, hanno permesso a Berlusconi e al centrodestra di avere una bella rivincita, che porterà l’Italia a rovinose cadute, purtroppo. Perchè, se il buongiorno si vede dal mattino, è facile immaginare che il governo del paese non avverrà per l’interesse della Nazione, ma per interesse di gruppi e di poltrone comode, a dispetto dei diritti Costituzionali. E, come specchietto per le allodole, al popolino, il contentino democratico di dare una riduzione di tasse annuo procapite famigliare di qualche centinaio di euro (forse l’ici o la tassa automobilistica o la detassazione dello straordinario?) E il resto chi lo pagherà?
Iscriviti a:
Post (Atom)